<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Uruguay Archivi - Va&#039; dove ti porta il blog</title>
	<atom:link href="https://www.vadovetiportailblog.com/tag/uruguay/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.vadovetiportailblog.com/tag/uruguay/</link>
	<description>tutto ci&#242; che serve per pianificare la vostra prossima avventura</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Feb 2023 23:05:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">140555409</site>	<item>
		<title>America Latina 2014 (insieme a Myriam e Christian)</title>
		<link>https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2014-insieme-a-myriam-e-christian/</link>
					<comments>https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2014-insieme-a-myriam-e-christian/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 19:25:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Centro America]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[I viaggi di Mauri]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
		<category><![CDATA[Uruguay]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Backpackers]]></category>
		<category><![CDATA[Belize]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Costa Rica]]></category>
		<category><![CDATA[diario di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[El Salvador]]></category>
		<category><![CDATA[Guatemala]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>
		<category><![CDATA[Mochileros]]></category>
		<category><![CDATA[Nicaragua]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
		<category><![CDATA[Paraguay]]></category>
		<category><![CDATA[Zaino in spalla]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.vadovetiportailblog.com/?p=2021</guid>

					<description><![CDATA[<p>Durata: 6 mesi  Paesi percorsi: Brasile – Argentina – Paraguay – Bolivia – Cile –<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2014-insieme-a-myriam-e-christian/">Continua a leggere</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2014-insieme-a-myriam-e-christian/">America Latina 2014 (insieme a Myriam e Christian)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Durata</u>: 6 mesi  <br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Paesi percorsi</u>: Brasile – Argentina – Paraguay – Bolivia – Cile – Uruguay – Panama – Nicaragua – Costa Rica – Honduras – El Salvador – Guatemala – Belize – Messico<br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Periodo</u>: febbraio &#8211; marzo &#8211; aprile &#8211; maggio &#8211; giugno &#8211; luglio<br /><br /></span></strong></p>
<p><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2015" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sin da piccolo ho sempre invidiato coloro che conoscono con certezza assoluta cosa vogliono fare da grandi. Purtroppo io non ho mai avuto le idee chiare sull’argomento. Naturalmente se fossi nato in un’altra epoca sarei stato un esploratore, mi sarei lanciato alla scoperta di nuovi mondi, viaggiando per anni in lungo e in largo. Al giorno d’oggi ovviamente le cose non funzionano più così, <strong>ma è anche vero che la vita è quella che ci scegliamo, e che spesso i vincoli a cui siamo relegati non sono altro che paletti che noi stessi ci imponiamo di rispettare</strong>. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’idea di questo lungo viaggio comincia a radicarsi nella mia mente nel 2012 mentre mi trovavo in un piccolo ristorantino di un villaggio sperduto nel sud del Vietnam. Quando si incontrano altri viaggiatori, ancor più se si tratta di backpackers, diventa quasi un fattore naturale interagire con semplicità. Si percepisce un legame, un sentimento di condivisione e di fratellanza. Faccio così la conoscenza di un ragazzo tedesco, unico altro commensale oltre a me e ai miei compagni di viaggio. Ci racconta di essersi preso un anno sabbatico per conoscere il mondo e che proprio quella sera “festeggia” i primi 6 mesi lontano da casa. Di certo non era la prima volta che incontravo personaggi più o meno stravaganti che vagavano da mesi o addirittura da anni. In qualche modo avevano sempre suscitato il mio interesse, sia per l’esperienza che stavano vivendo sia per le loro idee e i loro ideali che spesso condividevo e sentivo fortemente affini ai miei. Ciò che mi colpì particolarmente di questo ragazzo però fu il suo equilibrio, la pace interiore che pareva avesse trovato. Sarà stato il contrasto col fatto che noi disponessimo solo di 23 giorni e dovessimo viaggiare di notte per guadagnare tempo (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-est-asiatico-2012-insieme-a-myriam-simone-e-ilaria-2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Sud-Est Asiatico 2012 – insieme a Myriam, Simone e Ilaria</u></a>), ma ricordo di averlo guardato fisso negli occhi e di non essermi mai sentito così invidioso in vita mia. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il seme di questo sogno è piantato, ma questo non basta. Una serie di eventi lieti e tragici in qualche modo mi spingono verso questo passo. La scomparsa del <em>abuelo</em>, mio nonno, a cui ero legatissimo, dapprima mi abbatte con inaudita violenza, ma poi mi induce a riflettere sull’inesorabile scorrere del tempo e su ciò che voglio davvero. Pensieri forse anche banali, ma su cui spesso non ci soffermiamo abbastanza. <strong>Cosa mi rende realmente felice?</strong> Il tempo è l’unico bene che non possiamo comprare, è limitato per ognuno di noi, e che ci piaccia o no, prima o poi si esaurirà. Non è quindi forse il caso di cercare di realizzare i propri sogni approfittando di ogni singolo istante? Non è forse il caso almeno di tentare di essere felici? Per farlo non esiste una ricetta che valga per tutti, ognuno deve trovare la sua strada, capire cosa lo gratifichi e lo faccia stare bene. Può essere la carriera, può essere la famiglia, può essere qualsiasi cosa. Per me di certo è viaggiare. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Altro evento catalizzatore è offerto da una proposta di lavoro che porterebbe <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener">Myriam</a> a viaggiare per mesi all’estero. È quindi giunto il momento di cogliere l’occasione al balzo unendo l’utile al dilettevole. Chiedo un’aspettativa di 1 anno, in caso contrario comunico già che sono pronto a dare le dimissioni. Mi viene fatta una controproposta, 6 mesi di aspettativa e la possibilità di conservare il mio impiego. Accetto. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Quella che sembrava essere solo una fantasia ora prende sostanza e diventa concreta. Ad accompagnare me e Myriam in questa nuova avventura c’è finalmente di nuovo <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/christian/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;">Christian</span></a>, con il quale anni fa, avevo già condiviso il mio primo viaggio da mochilero (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>). Anche Christian sta attraversando un periodo difficile e sente la necessità di un cambiamento radicale. Anche in lui poi, il richiamo ad afferrare lo zaino e partire non si è mai placato. Non potevo quindi immaginare compagni migliori. Mia moglie, la donna che amo e che è parte integrante di me stesso, e il mio migliore amico, colui che c’è sempre stato, che mi conosce forse meglio di chiunque altro e con il quale nutro un legame profondissimo. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dove andare? Per noi la scelta è scontata. Il continente che amiamo alla follia, quello in cui ci sentiamo liberi e a casa. L’America Latina ci attende. Esploreremo zone del sud America che abbiamo trascurato, torneremo in quei luoghi che ci hanno fatto perdere la testa e ci lanceremo verso la conoscenza dei paesi, per noi ancora inesplorati, dell’America Centrale. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un itinerario impegnativo che ci vedrà attraversare ben 14 paesi, alcuni dei quali obbiettivamente piuttosto pericolosi. Conosceremo una quantità di persone meravigliose, sia tra i viaggiatori che tra la popolazione locale, con i quali stringeremo legami di profonda amicizia che tutt’oggi sopravvivono più saldi che mai nonostante il trascorrere degli anni. Dedicheremo quasi una settimana al volontariato, pochi giorni che sapranno regalarci emozioni uniche e che ci arricchiranno come mai nessun’altra esperienza aveva fatto in passato. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Che dire? 6 mesi di vagabondaggio non sono una vacanza, non sono un viaggio, o meglio, non un viaggio convenzionale. 6 mesi sono vita, pura vita che scorre lungo le vene e che punta dritta all’anima. Un tempo per riflettere, un tempo per imparare a guardare il mondo con occhi nuovi, un tempo per cambiare sé stessi.</strong> Certo in passato avevo già intrapreso lunghi periodi lontano da casa facendomi trasportare qua e là dal vento, ma questa è stata di certo l’esperienza più avventurosa e consapevole tra tutte. Perché “consapevole” vi chiederete?  Semplicemente perché mai come in questo frangente delle nostre vite siamo stati così consapevoli delle nostre scelte, consapevoli che fosse quello che volevamo davvero fare e di cui avevamo fortemente bisogno. Consapevoli del modo in cui affrontare e vivere a pieno questa nuova “follia”, senza timori di sorta e con la convinzione che un atteggiamento positivo, un approccio aperto e solare verso gli altri, inducano il mondo a riservarci solo cose belle. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Che altro dire quindi se non “<em>Pura vida mochilero!</em>”.</span><br /><br /><br /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Itinerario dettagliato e rapida descrizione</u>:</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Brasile</u><br /></strong>RIO DE JANEIRO – PARATI – SAN PAOLO – FOZ DO IGUAÇU</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Argentina<br /></u></strong>PUERTO IGUAZÙ</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Paraguay<br /></u></strong>CIUDAD DEL ESTE – ASUNCIÓN – AREGUÁ – TRINIDAD – ENCARNACIÓN  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Argentina</u><br /></strong>POSADAS – SALTA – CAFAYATE – CACHI – TILCARA – LA QUIACA</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Bolivia</u><br /></strong>VILLAZÓN – UYUNI – SALAR DE UYUNI – SUD DEL LIPEZ</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Cile<br /></u></strong>SAN PEDRO DE ATACAMA – CALAMA – LA SERENA – VICUÑA – SANTIAGO – VALPARAISO – VIÑA DEL MAR – VILLARRICA – OSORNO – MAICOLPUÉ – BAHÍA MANSA – PUERTO VARAS – COCHAMÓ – LA JUNTA – PUERTO MONTT – CHILOÉ – ANCUD – PUÑIHUIL – CASTRO – DALCAHUE – CURACO DE VÉLEZ – ACHAO – CUCAO – QUELLÓN – PUERTO CHACABUCO – PUERTO AYSÉN – COYHAIQUE – PUERTO RIO TRANQUILO – CHILE CHICO </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Argentina<br /></u></strong>LOS ANTIGUOS – EL CHALTÉN – EL CALAFATE</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Cile<br /></u></strong>PUERTO NATALES – TORRES DEL PAINE – PUNTA ARENAS </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Argentina<br /></u></strong>USHUAIA – BUENOS AIRES – LA CESIRA – CORDOBA – CAPILLA DEL MONTE – CONCORDIA </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Uruguay<br /></u></strong>SALTO – DAYMÁN – MONTEVIDEO – PUNTA DEL ESTE – CABO POLONIO – COLONIA DEL SACRAMENTO – MONTEVIDEO<br /><br /><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2017" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?resize=912%2C855" alt="" width="912" height="855" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?w=912&amp;ssl=1 912w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?resize=300%2C281&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?resize=768%2C720&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?resize=520%2C488&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?resize=740%2C694&amp;ssl=1 740w" sizes="(max-width: 912px) 100vw, 912px" />  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Panama<br /></u></strong>PANAMÁ – SABANITAS – PORTOBELO NATIONAL PARK – LA GUAIRA – ISLA GRANDE – EL VALLE – LAS LAJAS – DAVID – CHIRIQUI GRANDE – ALMIRANTE – ISLA COLÓN – ISLA BASTIMENTO – CHANGUINOLA – GUABITO </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Costa Rica<br /></u></strong>SIXAOLA – PUERTO VIEJO – MANZANILLO – PUNTA UVA – CAHUITA – PUERTO LIMÓN – SAN JOSÉ – MANUEL ANTONIO – QUEPOS – ALAJUELA – LA FORTUNA – MONTEVERDE – LIBERIA – PLAYA FLAMINGO – POTRERO – PLAYA PENCA – PLAYA CONCHAL – PEÑAS BLANCAS</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Nicaragua<br /></u></strong>SAPOÁ – RIVAS – ISLA OMETEPE – MOYOGALPA – PLAYA VENECIA – ALTAGRACIA – PLAYA SANTO DOMINGO – GRANADA – CATARINA – MASAYA – LEÓN – GUASAULE </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Honduras<br /></u></strong>GUASAULE – TEGUCIGALPA – COMAYAGUA – LAGO DE YOJOA – SAN PEDRO SULA – COPÁN – SANTA ROSA – LA ESPERANZA – GRACIAS – NUEVA OCOTEPEQUE – EL POY</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>El Salvador<br /></u></strong>LA PALMA – SUCHITOTO – SANTA ANA – SAN CRISTOBAL </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Guatemala<br /></u></strong>CITTÀ DEL GUATEMALA – ANTIGUA – CHIMALTENANGO – LOS ENCUENTROS – SOLOLÁ – PANAJACHEL – LAGO DE ATITLÁN – SANTA CRUZ – JAIBALITO – SAN MARCOS – SAN JUAN – CHICHICASTENANGO – SANTA CRUZ DEL QUICHÉ – USPANTÁN – COBÁN – LANQUÍN – SEMUC CHAMPEY – SAYAXCHÉ – FLORES – EL REMATE – YAXHÁ – TIKAL – MELCHOR DE MENCOS  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Belize<br /></u></strong>BENQUE VIEJO DEL CARMEN – DANGRIGA – INDIPENDENCE – PLACENCIA – DANGRIDA – HOPKINS – BELIZE CITY – CAYE CAULKER – BELIZE CITY</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Messico<br /></u></strong>CHETUMAL – TULUM – SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS – SAN JUAN CHAMULA – SALINA CRUZ – OAXACA – HIERVE EL AGUA – POCHUTLA – MAZUNTE – PUERTO ESCONDIDO – ACAPULCO – PIE DE LA CUESTA – CITTÀ DEL MESSICO – PACHUCA – REAL DEL MONTE – PRISMAS BASALTICOS – TEOTIHUACÁN – XOCHIMILCO – COYOACÁN<br /><br /><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2016" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?resize=1170%2C618" alt="" width="1170" height="618" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?w=1612&amp;ssl=1 1612w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?resize=300%2C159&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?resize=1024%2C541&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?resize=768%2C406&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?resize=1536%2C812&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?resize=520%2C275&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?resize=740%2C391&amp;ssl=1 740w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le nostre peripezie stavolta iniziano a <strong>Rio de Janeiro</strong>, una città gigantesca che non ha bisogno di presentazioni. L’impatto è ricco di contrasti. La bellezza di Rio, immersa tra verdi colline lussureggianti che fanno da contrasto con l’azzurro dell’oceano e la terra tinta di rosso, è a dir poco indiscutibile. Contrariamente a quanto ci aspettassimo però la popolazione appare scorbutica, maleducata, quasi infastidita dalla nostra presenza. Il divario economico tra i diversi ceti sociali appare netto ed estremo. Alcune zone sono considerate off-limits perché pericolose, un pericolo però che personalmente non ho percepito, sebbene scippi e rapine ai danni dei turisti siano pressoché all’ordine del giorno. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le spiagge di <em>Copacabana</em> e <em>Ipanema</em> rappresentano il luogo ideale per riprenderci dalla stanchezza del lungo volo. Ci lanciamo subito alla scoperta della gastronomia brasiliana, che si tratti di ristorantini affollati o di cibo da strada, tutto risulta delizioso e a buon mercato. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Saliamo sulla cima del <em>Pan de Azucar</em>, per godere di una vista a 360° che lascia senza fiato, e poi sul <em>Corcovado</em>, per ammirare da vicino il <em>Cristo Redentore</em>, imponente statua simbolo del paese che sembra abbracciare la folle Rio. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Fortunatamente l’atteggiamento ostile dei brasiliani incontrati sino ad ora cambia radicalmente nel villaggio costiero di <strong>Parati</strong>. Qui tutti appaiono aperti, cordiali, pronti al dialogo. Grandi massi che sembrano esser stati gettati lì a casaccio compongono il manto stradale delle vie che caratterizzano il piccolo, ma affascinante, centro storico. Una perla dell’architettura coloniale che grazie a splendide spiagge deserte, al calore della sua gente e al clima di festa che avvolge ogni cosa al calare della sera, rende difficile proseguire il proprio viaggio. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A <strong>San Paolo</strong> ci attendono <strong>Sil</strong> e <strong>André</strong>, due cari amici di Myriam con i quali aveva lavorato in nave quando era imbarcata con Costa Crociere. Alloggiamo nel quartiere di <em>Vila Madalena</em>, una zona tranquilla che la sera si trasforma completamente. Migliaia di persone affollano i locali in un clima di festa allegro e contagioso nel quale ci buttiamo a capofitto. Non vedevo così tanta gente per strada dall’ultima volta in cui l’Italia ha vinto i mondiali di calcio. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2847" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante San Paolo sia una vera metropoli, la metro permette di coprire le grandi distanze con facilità. Ciò che più ci colpisce è il <em>Mercado Municipal</em>, un tripudio per i sensi, un luogo unico dove assaporare una varietà infinita e deliziosa di frutta fresca e spremute degne di esser definite “opere d’arte”.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Più di 15 ore sono necessarie per giungere a <strong>Foz do Iguazù</strong>, una città che di piacevole ha ben poco se non le celebri cascate. Avendo però già in passato visitato il versante brasiliano (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Sud America 2007-2008 insieme a Myriam</u></a>) siamo consapevoli che il lato argentino è decisamente superiore sotto tutti i punti di vista. Così decidiamo di salutare il Brasile e di varcare il confine.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/argentina/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><u>Argentina</u></strong></a> per noi è come una vecchia amica, un paese dove è facile sentirsi a casa e dove si viene sempre accolti con un affetto del tutto ingiustificato che, proprio per questo, riempie il cuore. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per Christian è la prima volta a <strong>Puerto Iguazù</strong> e per noi tornare è quasi un dovere. La cittadina non è affatto cambiata, continua fortunatamente a resistere ad un eccessivo sviluppo nonostante il continuo afflusso turistico. È giunto il momento di esplorare le <em>Cascate di Iguazù</em>. Proprio come era accaduto a me e Myriam anni fa, anche Christian fatica a trattenere le lacrime di fronte alla spettacolare <em>Garganta del Diablo</em>. In effetti questa gola enorme in cui precipita una continua e prorompente massa d’acqua lascia senza parole e come si dice qui in Argentina “<em>te impacta</em>”. Trascorriamo l’intera giornata immersi nella giungla lungo sentieri che permettono di ammirare da diverse angolazioni le numerose cascate. La sorte poi ci fa un regalo più unico che raro. Una piccola imbarcazione permette di raggiungere un’isoletta dove è concesso immergersi in acqua vicino alle cascate. Evidentemente per qualche errore di comunicazione tra il personale del parco, veniamo portati sull’altra riva quando ancora il servizio è chiuso al pubblico. Così per 20 minuti non arriva nessuno. Noi tre completamente soli a fare il bagno con una scenografia da cartolina. Una di quelle esperienze che non si dimenticano. </span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Salutiamo solo momentaneamente il territorio argentino per conoscere un nuovo paese, il <strong>Paraguay</strong>. Per raggiungere la capitale siamo costretti a passare per la malfamata <strong>Ciudad del Este</strong>. In prossimità del terminal degli autobus, lo scenario che si presenta davanti ai nostri occhi gela il sangue. Intere famiglie accampate in tende e baracche di fortuna sul ciglio della strada. Bambini piccolissimi vestiti con stracci e tranquillamente seduti in mezzo al fango e ai rifiuti. Nel corso degli anni mi è capitato spesso di visitare paesi con gravi problemi legati alla povertà. Mai però prima d’ora avevo incontrato persone in condizioni così estreme. Il dolore si fonde alla rabbia e all’impotenza di fronte a tutto questo. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Asunción</strong> non è particolarmente grande, ciononostante il traffico è costante e degno di una metropoli asiatica. I motori dei veicoli ormai datati rendono così l’aria quasi irrespirabile nelle aree del centro. Restiamo stupiti dall’estrema gentilezza dei paraguaiani. Probabilmente non sono molti gli stranieri che visitano il paese, motivo per cui destiamo grande curiosità in coloro che incontriamo. Qui è molto facile trascorrere ore intere a conversare con perfetti sconosciuti senza nemmeno rendersene conto. Bianchi e guaranì convivono pacificamente, ma i contrasti sociali sono forti. Le Mercedes sfilano accanto a senzatetto sdraiati sul ciglio della strada.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Gita in giornata ad <strong>Areguá</strong>, una località poco lontana che un tempo godeva di un certo lustro. Oggi purtroppo tutto appare desolato e trascurato. Per anni infatti le fabbriche hanno riversato nelle acque del lago su cui sorge, ogni tipo di scarto senza alcun controllo. L’inquinamento oggi ha raggiunto livelli talmente preoccupanti che nessuno osa avvicinarsi all’acqua. Il tragitto dalla capitale sin qui offre però uno sguardo autentico e sincero sulla realtà campestre del paese. Si attraversano infatti villaggi rurali percorrendo strade di terra rossa e facendo slalom tra animali da allevamento che vagano indisturbati. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il carnevale è alle porte, e da queste parti il più famoso è certamente quello di <strong>Encarnación</strong> che ogni anno richiama un numero cospicuo di visitatori. Approfittiamo quindi anche noi per vivere in prima persona l’esperienza del sambodromo. Uomini e donne dai corpi scultorei sfilano danzando per ore, dando vita ad una festa spensierata e travolgente. Una notte magica dove tutti non pensano ad altro che a divertirsi. Incontriamo anche un gruppo di studenti italiani tra i 16 e 17 anni che svolgono un anno di studio all’estero grazie a un progetto di Intercultura. Appaiono tutti molto sorpresi di incontrare dei loro connazionali e soprattutto affascinati dal nostro viaggio di 6 mesi zaino in spalla. Loro invidiano noi, e noi invidiamo loro per l’esperienza formativa che stanno vivendo e che ai miei tempi era impensabile.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2011" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ancora stravolti dai festeggiamenti visitiamo le rovine delle missioni gesuite a <strong>Trinidad</strong>, un patrimonio mondiale dell’UNESCO da tutti dimenticato. Non è affatto raro infatti essere gli unici a vagare in totale solitudine attraverso questo sito, simbolo dell’oppressione subita dai guaranì. Nonostante la connotazione negativa l’atmosfera che si respira è serena, e il contrasto di colori tra il verde dell’erba, l’azzurro del cielo, e il rosso intenso della terra e dei mattoni, si rivela decisamente suggestivo.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Anche qui a colpirci profondamente è il popolo paraguaiano. Le persone per strada ci salutano e ci rivolgono sorrisi sinceri. Alcuni vengono addirittura a stringerci la mano, altri ancora si soffermano chiedendoci quale sia la nostra storia. Nulla di più affascinante a mio parere. <strong>Il modo migliore per comprendere un popolo è quello di chiacchierare con le persone comuni. Niente mi fa sentire più vivo di un momento di condivisione e di complicità.</strong></span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un semplice fiume divide il confine paraguaiano da quello argentino. Per evitare le infinite code doganali decidiamo così di attraversare la frontiera con una barca a motore. Scelta azzeccatissima. In un batter d’occhio siamo a <strong>Posadas</strong>. Qui comincia un viaggio nel viaggio. Un’esperienza carica di emozioni di cui potrei scrivere all’infinito. Posadas non è certo una meta turistica o degna di essere inserita nel proprio itinerario per qualche attrazione culturale o paesaggistica. Ci troviamo infatti in una delle zone più povere dell’Argentina. Siamo giunti sin qui per conoscere da vicino una ONG italiana chiamata “<em>Jardin de los Niños</em>” e fare volontariato presso la loro struttura per alcuni giorni. L’associazione fa un po’ di tutto, perché a Posadas c’è bisogno di tutto. Si va dalla didattica scolastica alla formazione lavorativa, dalla costruzione di alloggi alla distribuzione di cibo per i bisognosi, dalle coltivazioni necessarie al sostentamento di tutte queste attività all’accoglienza rivolta a ragazze madri, bambini di strada e anziani abbandonati a sé stessi.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Avevamo scritto a Jardin de los Niños prima di partire e da subito si erano dimostrati gentilissimi e disponibili a offrirci ospitalità. Ad accoglierci al porticciolo troviamo <strong>Enrico</strong>, la nostra figura di riferimento, colui che, nei giorni a seguire, si prodigherà nel mostrarci e spiegarci ogni aspetto della realtà in cui ci stiamo addentrando. Enrico appare da subito una bella persona, venuto qui la prima volta come volontario per 15 giorni, è poi tornato per 6 mesi, ed ora si è trasferito in pianta stabile da più di 10 anni.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ovviamente non siamo gli unici volontari, conosciamo così i nostri coinquilini. <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Matteo</u></a>, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Ilena</u></a> e <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Angela</u></a>, studenti di psicologia a Padova che svolgono il tirocinio di 6 mesi, e <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Martina</u></a>, estetista di Montegrotto Terme che ha deciso di dedicare 1 mese ad aiutare gli altri. Avete presente quando incontrate qualcuno che vi sembra di conoscere da sempre? Beh così è stato per tutti noi. Sin dal primo istante si è creata un’armonia e una complicità tra noi tale da rendere meravigliosa un’esperienza che già di per sé sarebbe stata a dir poco interessante.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-924" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=960%2C639" alt="" width="960" height="639" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?w=960&amp;ssl=1 960w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=768%2C511&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=520%2C346&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nella casa famiglia accanto alla nostra, chiamata <em>hogar</em>, alloggiano le ragazze madri con i loro bimbi. Ognuna di loro ha alle spalle storie terribili che hanno inevitabilmente lasciato un segno indelebile. Stupri, maltrattamenti, abbandoni, il tutto spesso da parte di coloro che avrebbero dovuto proteggerle. Trascorriamo molto tempo insieme a loro, e anche se non sarà facile abbattere la diffidenza iniziale, riusciamo a conquistare prima la fiducia dei bambini e poi quella delle loro mamme. Vi sono varie figure che si prendono cura di loro e che hanno il compito di insegnare le regole basilari dell’igiene e della cura verso sé stessi e verso i bimbi. Tutte cose che noi diamo per scontate, ma che in realtà non lo sono affatto in situazioni come queste. <strong>Andrea </strong>è certamente la persona più adatta a questo ruolo e si distingue dalle altre per dolcezza e professionalità.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il secondo giorno è dedicato a <em>San Jorge</em>, il quartiere più povero che sorge su quello che un tempo non era altro che una discarica. Nel corso degli anni Jardin de los Niños ha costruito più di 800 abitazioni, oltre ad un centro sociale, un ambulatorio e un centro per gli anziani. Nonostante gli sforzi compiuti però il lavoro è tutt’altro che finito. Una distesa di capanne senza fine, edificate con materiali di fortuna e fognature che scorrono a cielo aperto, attendono speranzose l’aiuto della ONG. <strong>Carina</strong>, responsabile del centro sociale, ci accompagna attraverso quella che a grandi linee possiamo definire una favela. Tutti ci salutano, ci abbracciano, ci baciano. In questo contesto di degrado sociale purtroppo violenze, abusi e furti sono all’ordine del giorno. Carina è molto colpita dal mio spagnolo, naturalmente la fortuna di essere bilingue rende tutto più semplice permettendomi di interagire con le persone senza limiti. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nei giorni seguenti visitiamo la <em>chacra</em>, cioè la fattoria e le coltivazioni che fungono da sostentamento per la mensa dei poveri e per tutti coloro che trovano alloggio e riparo presso le varie strutture del centro. Un’esperienza formativa soprattutto dal punto di vista umano grazie all’accoglienza riservataci dai contadini, pronti a condividere con dei perfetti estranei quel poco che hanno. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Torniamo poi ancora a San Jorge, alla “<em>Casa de los Abuelos</em>”, il centro anziani dove cucineremo la pizza per tutti. In realtà a fare tutto è Matteo, noi ci limitiamo a dare una mano e soprattutto a chiacchierare a lungo con i carinissimi vecchietti e con la responsabile <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/lucia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Lucia</u></a>, un’altra di quelle persone straordinarie che non posso che ammirare profondamente. Los abuelos sono bellissimi, ognuno a modo suo. Da <strong>Felicia </strong>che sorride mostrando l’unico dente che le rimane a <strong>Pedro </strong>che quando parla non si capisce una parola. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’ultimo giorno avremo anche l’opportunità di conoscere <strong>Emilio</strong>, il fondatore dell’associazione. La sua storia mi tocca particolarmente dato che anche la mia famiglia ha vissuto in prima persona i tragici eventi della “<em>Guerra sucia</em>”. Emilio era figlio di un industriale, quando nel ’76 scoppiò la dittatura in Argentina, venne fuori che la persona a cui aveva affittato un suo appartamento altri non fosse che un esponente della sinistra. Questo bastò a etichettarlo come nemico della giunta militare. Venne rapito, imprigionato e torturato per 19 mesi. Riuscì a salvarsi solo grazie ai mariti delle sue due sorelle che, militari anch’essi, riuscirono in piena notte a farlo evadere caricandolo in fin di vita su un aereo diretto in Italia. Molti anni dopo, tornato nella sua terra natia, Emilio rimase sconvolto dall’estrema povertà in cui versavano alcune zone del paese, decidendo così di fondare <em>Jardin de los Niños</em>.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tra le tante persone speciali conosciute non ho ancora menzionato <strong>Ilaria</strong>, altro nostro fondamentale punto di riferimento sin dai primi contatti via mail. Anche lei, come accadde a Enrico, giunta come semplice volontaria decise poi di rimanere, cambiando vita e creando qui la sua famiglia. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sono trascorsi solo 5 giorni dal nostro arrivo, pochi giorni vissuti con così tanta intensità da sembrare mesi. Ricordo di essere arrivato con una voglia matta di fare, di aiutare gli altri, di sporcarmi le mani. Non sempre però sono necessarie grandi gesta. A volte basta solo ascoltare chi ne ha bisogno, tenere loro compagnia, far sentire che sei lì per loro e che non sono soli e dimenticati. Quello che non mi aspettavo poi è che ciò che si riceve è di gran lunga superiore a quello che si lascia. È stata un’esperienza emotivamente impegnativa e profonda. Mentirei se dicessi di non aver provato una certa riluttanza il primo giorno quando sconosciuti sporchi, vestiti di stracci, mi abbracciavano e mi baciavano. Superata però quella naturale iniziale avversione si comincia a guardare tutto con occhi nuovi, dando più importanza alle cose che contano davvero e non a ciò che appare. <strong>Mi porto via da qui sorrisi, abbracci e lacrime di persone meravigliose, per le quali conserverò sempre un posto speciale nel mio cuore.</strong></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciamo a fatica, tra le lacrime, il nostro hogar e i saluti divengono strazianti. Sembra assurdo essersi affezionati così tanto in così poco tempo. Durante le ben 22 ore che ci separano da <strong>Salta</strong> discutiamo senza tregua sull’ipotesi di abbandonare il viaggio e fermarci a <em>Jardin de los Niños</em>. Alla fine prevale il desiderio di proseguire, ma con la certezza che questo non sarà un addio, ma un semplice arrivederci.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Salta “l<em>a linda</em>”, ci appare esattamente come la ricordavamo, pulita, curata e graziosa. Un benessere al quale non eravamo più abituati. Questa è anche la nostra base per esplorare due località imperdibili, <strong>Cafayate</strong> e <strong>Cachi</strong>. Diversissimi tra loro, ma in egual misura affascinanti. A Cafayate attraversiamo un territorio arido, dove gigantesche rocce multicolori plasmate da millenni di erosione da parte dell’acqua e del vento danno vita a scenari vagamente simili al Gran Canyon. Ci addentriamo in profonde gole rocciose per poi fare sosta tra i vigneti di una delle case produttrici di vino della zona. A Cachi il paesaggio cambia completamente. Lussureggianti verdi montagne si alternano a giganteschi cactus, indiscussi padroni e custodi dell’altopiano.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prossima destinazione <strong>Tilcara</strong>, un villaggio tra le montagne di cui anni fa ci eravamo già innamorati Myriam ed io (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Sud America 2007-2008 insieme a Myriam</u></a>). Il desiderio di tornare e di far conoscere questo luogo così speciale anche a Christian è enorme. Niente sembra essere cambiato. Strade polverose di terra battuta, colorate bancarelle artigianali, squisite specialità locali da street food che creano pericolose dipendenze, e ritmi blandi e rilassati che scandiscono la vita degli abitanti. Indimenticabile poi la volta stellata che, grazie all’assenza di inquinamento luminoso, permette di ammirare chiaramente la via lattea.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Scendendo dall’autobus conosciamo <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/adriel/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Adriel</u></a>, un ragazzo di Buenos Aires che si unirà a noi per qualche giorno. Condivideremo con lui il nostro alloggio, giornate di cammino tra surreali montagne multicolori, piacevoli cene e quei momenti di umanità che rendono così speciale viaggiare senza il timore di aprirsi al prossimo. Inutile dire che sarà l’inizio di una profonda amicizia.   </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La quiete e il fascino di Tilcara sono contagiosi. Tre notti saranno necessarie per convincerci a ripartire.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2032" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo verso nord fino a <strong>La Quiaca</strong>. I tratti somatici attorno a noi, gli abiti e in alcuni casi persino la lingua, cominciano a cambiare. I controlli doganali sono praticamente inesistenti, così in un batter d’occhio siamo a <strong>Villazón</strong>. La <strong>Bolivia</strong> ci accoglie con la sua esplosione di colori, dall’artigianato ai tradizionali abiti delle donne indigene. Le ampie gonne assumono anche una funzione importante e poco ortodossa. È consuetudine infatti contrabbandare merce nascondendola proprio sotto le vesti. Una pratica ovviamente da condannare, ma che nonostante ciò, suscita da sempre in me grande ilarità. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Troviamo velocemente un autobus per <strong>Uyuni</strong>. I trasporti in questo paese hanno prezzi quasi ridicoli, ma scegliere una compagnia o un mezzo è esattamente come giocare alla roulette russa. Tutto è in mano alla dea bendata. Fondamentale quindi è prenderla con filosofia, aspettandosi sempre il peggio e cercando di non perdere mai il sorriso e la pazienza. Comincia il viaggio della speranza! Ritardo di 2 h e 30 min alla partenza, mezzo sgangherato che sfida le leggi della fisica e del tempo, gomma bucata, finestrini rotti che non si chiudono… nessun problema se non fosse che durante la notte sull’altopiano andino le temperature scendono sotto lo zero. Insomma 10 ore di calvario. Anche questo però è il viaggio, e spesso col passare degli anni, le disavventure sono quelle che si ricordano con maggior ironia. A consolarci poi è la consapevolezza che ci stiamo avvicinando al <em>Salar de Uyuni</em>, un deserto di sale che ancora oggi considero come il luogo più incredibile che abbia mai visto in vita mia. Durante la stagione delle piogge si crea una coltre d’acqua di circa 10 cm sopra la superficie bianca. L’effetto è quello di uno specchio che fonde terra e cielo in un unico elemento. Tutto e tutti vengono inglobati e l’ingannevole sensazione è quella di fluttuare nel vuoto. Questa volta però siamo capitati durante la stagione secca, motivo per cui l’acqua non c’è, e se da una parte ovviamente ne compromette lo charme, dall’altra ci permetterà di attraversare completamente il deserto facendoci poi lasciare al confine con il Cile. Prendiamo così un’escursione organizzata di 3 giorni attraverso il <em>sud del Lipez</em>, unico modo di addentrarsi in un territorio tanto meraviglioso quanto inospitale. Insieme a noi, tre giovani svizzeri-tedeschi molto simpatici, ma con i quali faremo fatica a legare anche a causa delle barriere linguistiche. Nonostante l’esperienza non si rivelerà magica come quella del 2008 (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Sud America 2007-2008 insieme a Myriam</u></a>) godremo comunque di paesaggi straordinari, attraversando distese desertiche, lagune colorate, cactus giganti, geyser naturali, alberi pietrificati, circondati poi da migliaia di fenicotteri rosa, lama e vigogne.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Accusiamo un po’ i disturbi fisici legati all’altitudine, d’altra parte 5000 m non sono proprio uno scherzo. Fortunatamente la strada verso il <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/cile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><u>Cile</u></strong></a> scende rapidamente, così rapidamente che sembra quasi di percorrere la via magica di una fiaba. Una discesa vertiginosa e sempre dritta che sembra non avere fine. Ci sentiamo così subito meglio e siamo pronti per <strong>San Pedro de Atacama</strong>, dove ad attenderci c’è <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/diego/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Diego</u></a>, un vecchio amico di Christian che non vede da anni. Diego si unirà a noi per le prossime 2 settimane e ci ospiterà a casa sua durante la nostra permanenza nella capitale cilena. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sebbene San Pedro de Atacama non sia altro che un paesino ai confini del deserto, il contrasto con la Bolivia è più che evidente. Strade asfaltate, pulizia e agiatezza economica sono in netta contrapposizione con la realtà a cui ci eravamo abituati nei giorni scorsi. Il paesino è delizioso sebbene l’affluenza turistica sia un tantino eccesiva. Visitiamo la <em>Valle della Luna</em>, così chiamata proprio per la somiglianza con la superficie lunare. Ci addentriamo nelle viscere della terra, per poi risalire i ripidi pendii rocciosi e godere dalla sommità dell’indimenticabile spettacolo del tramonto sulla distesa desertica.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2041" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Cominciamo a scendere verso sud, e dopo una breve sosta a <strong>La Serena</strong> per riposare sulla spiaggia davanti all’oceano, raggiungiamo la <strong>Valle dell’Elqui</strong> fermandoci a <strong>Vicuña</strong>. La zona è nota per la quantità di avvistamenti ufo e, secondo i suoi abitanti, per la presenza di particolari energie cosmiche. Al di là di queste bizzarrie, l’atmosfera che si respira è di estrema serenità e pace interiore. Le persone sono estremamente gentili e inclini al dialogo, forse anche troppo, trascorriamo ore ed ore ad ascoltare i racconti di coloro che per caso incrociano il nostro cammino. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La meravigliosa vallata dal verde intenso è anche il centro nevralgico della produzione vinicola e del pisco, tipica bevanda alcolica cilena. Visitiamo anche l’osservatorio astronomico <em>Mammaluca</em>, che si rivelerà una vera delusione, tuttavia però la sua posizione in cima a un’altura immersa nell’oscurità permette naturalmente una visione delle stelle strepitosa.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A <strong>Santiago</strong> abbiamo la fortuna non solo di essere ospiti di Diego, ma anche di poter vivere intensamente la capitale grazie a lui e ai suoi carinissimi amici. Ampi spazi verdi, gallerie d’arte, festosa vita notturna e un particolare fervore culturale saranno gli ingredienti principali del nostro soggiorno. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2845" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />La domenica poi Diego ci porterà a pranzo da sua nonna, dove ci attende tutta la sua famiglia ansiosa di incontrarci. Persone fantastiche che ci faranno conoscere da vicino le tradizioni cilene, ma soprattutto ci accoglieranno con calore, facendoci sentire a casa.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Meno di due ore ci dividono da <strong>Valparaiso</strong>, un tripudio di colori sgargianti, incastonato tra la magia dell’oceano e la maestosità delle montagne. Passeggiamo a lungo attraverso tortuose viuzze in un continuo sali-scendi, scoprendo anche negli angoli più nascosti variopinti murales che contribuiscono a rendere Valpo una delle città più suggestive del paese. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ne approfittiamo anche per goderci una giornata al mare nella vicinissima <strong>Vi</strong><strong>ña del Mar</strong>. Purtroppo è giunta l’ora di salutare Diego che deve tornare ai suoi obblighi lavorativi. Il nostro modo di viaggiare però ha conquistato anche lui a tal punto che promette di raggiungerci in <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/messico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Messico</u></a> tra qualche mese.<br /><br /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rimasti soli ci rimettiamo sulla strada, verso la zona dei laghi, un’area molto affascinate da un punto di vista naturalistico e decisamente meno turistica rispetto alle nostre ultime tappe. <strong>Villarica</strong> si rivela una piacevole cittadina, impreziosita da un incantevole lago custodito da un vulcano attivo perennemente fumante. Lunghe passeggiate, profondissima quiete e tanto cibo genuino. La sera facciamo festa insieme a tutti gli ospiti dell’ostello in cui alloggiamo. Vino e <em>pisco</em> scorrono a fiumi, e l’alcool annulla facilmente qualsiasi barriera linguistica e culturale. Cileni, turchi, inglesi, argentini, ecc… Un vero miscuglio di etnie, tutti felici e consapevoli della fortuna di poter essere lì a condividere esperienze, pensieri e momenti speciali che ci inducono a riflettere su quanto siamo tutti così simili.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2846" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Passando per <strong>Osorno</strong>, ci fermiamo a <strong>Maicolpué</strong>, vicino a <strong>Baia Mansa</strong>. La stagione balneare è terminata, e il villaggio appare totalmente deserto. Fatichiamo a trovare da mangiare e un alloggio per la notte. Speravamo di poter avvistare i delfini che sovente si avvicinano molto alla riva, ma il cattivo tempo rende l’impresa assai difficile. Così decidiamo di proseguire fino a <strong>Puerto Varas</strong>, altra località che sorge sulle sponde di un lago, meno affascinante rispetto a Villarica, ma pur sempre graziosa e caratterizzata da scorci che ricordano più la Svizzera che l’America Latina.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il nostro obbiettivo principale è <strong>Cochamò</strong>, un minuscolo villaggio sperduto tra le montagne. Da qui parte un trekking di 13 km tra i più belli di tutto il paese. Al nostro arrivo piove a dirotto, gli alloggi sono pochissimi e cari. Come al solito però la dea bendata e gli incontri che si fanno lungo la strada ci danno una mano. Veniamo accolti da una coppia carinissima che ci affitta il loro delizioso bungalow di legno ubicato in giardino. L’indomani la pioggia non accenna a diminuire, così trascorriamo la giornata in totale relax, scrivendo, leggendo, studiando il nostro itinerario e coccolati dalla padrona che ci porta i suoi squisiti dolci fatti in casa. Il mattino seguente finalmente possiamo imboccare il sentiero. A causa delle piogge alcuni tratti sono talmente infangati da rendere estremamente difficile avanzare. Impiegheremo ben 5 ore per sbucare a <strong>La Junta</strong>, un enorme prato circondato da una corona di gigantesche montagne che danno vita ad uno scenario straordinario. Purtroppo non disponiamo di una tenda e non avevamo pianificato di fermarci a dormire qui, ma ne sarebbe valsa assolutamente la pena. Tornando indietro ci perdiamo più volte a causa della scarsissima segnaletica, ma il rumore del fiume ci aiuta ad orientarci.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2051" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Riprendiamo la nostra discesa, in direzione di un’altra meta da noi tanto agognata. Sto parlando dell’<strong>Isola di Chiloé</strong>. Si passa per <strong>Puerto Mont</strong>, si carica l’autobus a due piani su un traghetto circondati da centinaia di uccelli, leoni marini e pinguini che nuotano attorno a noi incuranti della nostra presenza, ed è fatta! Misteri e antiche leggende alimentano da sempre il fascino di queste terre lontane. Inizia la nostra esplorazione dell’arcipelago. <strong>Ancud</strong> e la sua Costa Nera. <strong>Puñihuil</strong> e i suoi innumerevoli, simpaticissimi pinguini. <strong>Castro</strong> con le sue chiese colorate e le pittoresche abitazioni su palafitte. <strong>Achao</strong>, <strong>Dalcahue</strong> e <strong>Curaco</strong> <strong>de Velez</strong>, soporiferi villaggi fuori dal tempo. <strong>Cucao</strong>, dove ci inoltriamo nel <em>Parque Nacional Chiloé</em> in concomitanza con i festeggiamenti per il compleanno di Myriam.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2034" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"> </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per proseguire il nostro viaggio verso sud disponiamo di due opzioni. Tornare indietro fino a Puerto Mont e riprendere la “carretera”, o spingerci fino alla punta dell’isola e prendere un’imbarcazione che salpa dal malfamato porto di <strong>Quellón</strong> in direzione <strong>Puerto Chacabuco</strong>. Le informazioni a riguardo sono poche, la nostra guida Lonely Planet non ne parla nemmeno, ma a noi non piace mai tornare per la stessa strada, quindi optiamo per la navigazione. La scelta si rivela azzeccatissima. Al di là della comodità e dello spazio che offrono le poltrone della nostra nave, potersi alzare, passeggiare lungo il ponte, prendere il sole sul tetto, mangiare o semplicemente godersi un caffè al bar, rende il lento trascorrere delle ore molto più piacevole. Inoltre sembra assurdo, ma probabilmente i paesaggi più incantevoli del <u>Cile</u> li abbiamo potuti ammirare proprio qui. La nostra imbarcazione infatti prosegue dritta verso sud, addentrandosi tra meravigliosi fiordi, attraverso territori privi di qualsivoglia presenza umana. Numerosi delfini giocano attorno a noi. Tramonti, albe e cieli stellati da cartolina. Insomma un’esperienza indimenticabile. Certo il viaggio durerà molto più del previsto, ben 36 ore saranno necessarie per giungere a destinazione, ma ne sarà valsa assolutamente la pena.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Scesi dalla nave però non è ancora finita. Tra mille peripezie, disavventure e problematiche varie attraversiamo <strong>Puerto Aysen</strong>, <strong>Coyaique</strong> e riusciamo finalmente ad arrivare a <strong>Puerto Rio Tranquilo</strong>, sulle sponde del <em>Lago Carrera</em>. Tutti ci avevano sconsigliato di spingerci sino a questa zona remota. Effettivamente il viaggio è davvero impegnativo. Le strade sono dissestate e polverose, l’ambiente appare inospitale, i mezzi di trasporto pochissimi e inadeguati. Eppure nonostante tutto qui si nasconde una perla rara. La <em>Capilla de Marmol</em> è la più celebre tra l’insieme di grotte marmoree immerse nelle acque turchesi del lago. Quando i raggi solari colpiscono la superficie dell’acqua creano un incredibile gioco di luci e riflessi che toglie il fiato.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciare la città si rivelerà ancor più difficoltoso. Stipati sul retro di un minivan, in condizioni quasi disumane per 4 ore, giungeremo a <strong>Cile Chico</strong> da dove attraverseremo la frontiera.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Los Antiguos</strong> ci dà nuovamente il benvenuto in <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/argentina/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><u>Argentina</u></strong></a>. La località è un insieme di fattorie dove si coltiva frutta di ogni genere. Le persone sono tutte gentilissime. Gli argentini sotto questo punto di vista hanno davvero una marcia in più. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Fortunatamente torniamo a godere dei comodi ed efficienti autobus argentini, mentre la <strong>Patagonia</strong> si rivela ai nostri occhi attraverso il vetro dei nostri finestrini. Ci dirigiamo verso El Calafate per far conoscere anche a Myriam l’impressionante meraviglia del <em>Perito Moreno</em>. Quando il nostro autobus fa la sua fermata a <strong>El Chalten</strong>, io e Christian restiamo sbalorditi nel constatare quanto sia cambiato. Fino a qualche anno fa (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>) non c’era praticamente niente. Qualche casetta, un paio di alimentari, nessun albergo. I mezzi pubblici lasciavano i passeggeri sul ciglio di una strada vuota e polverosa. Ora invece c’è un enorme terminal, strade asfaltate e molte abitazioni in più. Mentre il nostro bus riparte, l’alba illumina il villaggio e incendia le montagne attorno a noi. In quel momento ci rendiamo conto del grande errore commesso. Avremmo dovuto fermarci.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>El Calafate</strong> invece sembra essere rimasto lo stesso di sempre. La città è molto turistica, forse un po’ troppo. D’altro canto però questa è la base migliore per visitare il <em>Perito Moreno</em>, il celebre imponente ghiacciaio che, a mio parere, fa parte di quelle cose che vanno ammirate almeno una volta nel corso della vita.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2013" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rientriamo nuovamente in <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/cile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Cile</u></a> facendo sosta a <strong>Puerto Natales</strong>. Le temperature cominciano a scendere e un vento gelido ci mette a dura prova, ma anche questo fa parte del fascino selvaggio della Patagonia. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nel bed &amp; breakfast in cui alloggiamo facciamo la conoscenza di una carinissima coppia di giapponesi. La comunicazione non è affatto semplice, ma con un po’ di inglese, molti gesti e tantissimi sorrisi riusciamo a comprenderci gli uni con gli altri. Sono in viaggio di nozze da ben 2 anni! Hanno attraversato via terra tutta la Cina, l’India, il Pakistan, l’Iran, ecc… Entrambi erano stufi di un lavoro snervante a Tokyo che impegnava completamente le loro vite, così hanno preso la decisione di lasciarsi tutto alle spalle. Ora però che vorrebbero far ritorno a casa purtroppo non possono. Vivono infatti in una zona che è stata fortemente contaminata dal disastro nucleare del 2011, quindi continueranno a viaggiare ancora per un po’ finchè la situazione non sarà migliorata.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Durante la notte ci svegliamo di soprassalto a causa di un suono metallico fortissimo. Un colpo secco che ci fa sobbalzare. Mi affaccio alla finestra e vedo un’automobile che ha centrato in pieno le auto parcheggiate e che si dà alla fuga. Purtroppo una delle vetture colpite appartiene ad alcuni ospiti della nostra struttura, così io e Christian scendiamo a dare una mano per spostare il veicolo che a causa degli ingenti danni non si mette neanche in moto. Ci spiegano che da queste parti purtroppo, non essendoci molte attività di svago per i giovani, il problema dell’abuso di alcool è molto diffuso. Per questo motivo gli incidenti stradali nelle ore notturne sono molto comuni.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Al di là della notte movimentata siamo pronti e carichi per conquistare la vetta di <strong>Torres del Paine</strong>, il parco nazionale considerato, giustamente, tra i più affascianti di tutta l’America Latina. Il paesaggio intorno a noi è spettacolare. La salita diventa via via sempre più impegnativa. Impiegheremo circa 3 h e 30 min per raggiungere la cima, ma gli ultimi 45 min saranno davvero estenuanti. Una pendenza vertiginosa e uno strato di ghiaia nel quale i piedi affondano e tornano addirittura indietro. Le nostre fatiche però saranno ampiamente ricompensate dalla meravigliosa vista che ci attende al traguardo.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Continuiamo a scendere verso sud, sempre più a sud. Passando per <strong>Punta Arenas</strong>, varchiamo ancora una volta la frontiera. Attraversiamo lo <strong>Stretto di Magellano</strong> e avanziamo fino alla città più australe del mondo, la celebre <strong>Ushuaia</strong>. Niente sembra essere cambiato. Probabilmente la seduzione che Ushuaia esercita nell’immaginario collettivo è dovuta più che altro alla sua collocazione geografica, ma in realtà c’è molto di più. La corona di montagne innevate che sembra quasi abbracciare la città crea uno scenario estremamente suggestivo che non si dimentica.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il soggiorno sarà caratterizzato dagli incontri fatti con persone davvero speciali che arricchiranno il nostro viaggio e le nostre vite. Pochi giorni prima, su un autobus in <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/cile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Cile</u></a>, avevamo conosciuto <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/paolo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Paolo</u></a> e <strong>Lavinia</strong>, una simpaticissima coppia di Roma. Lui dentista, lei psichiatra, entrambi ammaliati dal nostro vagabondare di 6 mesi. Eravamo subito entrati in sintonia, e il caso volle che ci incontrassimo nuovamente durante la traversata dello Stretto di Magellano. Poi c’è <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/andrea/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Andrea</u></a>, un ragazzo totalmente folle, residente a Nervesa della Battaglia. Un viaggiatore temerario capace di tenere tutti col fiato sospeso raccontando le sue disavventure. E infine <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/jose/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Josè</u></a>, talentuoso musicista italo-argentino che alloggiava nel nostro stesso ostello e che produce da solo hang drum, meravigliosi strumenti metallici a percussione che ho sempre ammirato e desiderato.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Vivremo una delle serate più divertenti di tutta la nostra lunga avventura facendo festa con Paolo, Lavinia e Andrea. Una notte indimenticabile.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Facciamo due conti e ci accorgiamo che tornare in autobus fino a <strong>Buenos Aires</strong> ci costerebbe tanto quanto prendere un biglietto aereo. Così decidiamo di risparmiare tempo e fatica volando direttamente sulla capitale argentina. In aereo ritroviamo anche Andrea con il quale condividiamo il tragitto fino in centro. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ad attenderci a Buenos Aires c’è <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/ariel/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Ariel</u></a>, un caro amico al quale siamo molto affezionati e che avevamo conosciuto Christian ed io durante il nostro primo viaggio da mochileros (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>). Ariel vive in periferia, così per godere a pieno del fervore della capitale e sfruttare al massimo i giorni a disposizione decidiamo di alloggiare tutti insieme in un hotel del centro. Trascorriamo cinque giorni a spasso per la capitale, una metropoli di cui sono follemente innamorato e che ha così tanto da offrire da non permettere mai di annoiarsi. Da ricordare sicuramente il concerto di musica classica gratuito a cui abbiamo assistito nell’incantevole <em>Teatro Colòn</em> e lo spettacolo straordinario di <em>Fuerza Bruta</em>. Quest’ultima è opera teatrale del tutto innovativa che coinvolge completamente lo spettatore in prima persona mischiando musica, danza e interpretazione a livelli mai visti. Un nuovo modo di concepire il rapporto tra attore e spettatore. Tamburi, acrobati, giochi di luce, ballerine che fluttuano immerse nell’acqua in una piscina che cala dal soffitto sopra le nostre teste. Ne usciamo entusiasti!</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Salutato Ariel è il turno di andare a trovare un altro grande amico che non vediamo da ben 8 anni. Anche l’incontro con <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/nicolas-e-la-sua-famiglia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Nicolas</u></a> risale al nostro viaggio del 2006, (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>), ma a differenza di Ariel, non avevamo più avuto occasione di rivederci. È giunto finalmente il momento di porvi rimedio. Nicolas vive a <strong>La Cesira</strong>, un piccolo villaggio situato nella <em>Pampa Umeda</em>, 400 km a sud di Cordoba. Il viaggio è lungo e le difficoltà aumentano a causa di un brutto temporale che rallenta inevitabilmente il nostro autobus. L’emozione di riabbracciare Nicolas è tanta. Ad attenderci poi c’è tutta la sua famiglia che ci ha preparato un fantastico asado. L’affetto di tutti nei nostri confronti è talmente tanto da farci sentire di nuovo a casa. Verremmo coccolati e viziati spudoratamente per due giorni prima di riuscire a trovare la forza di ripartire tra lacrime, abbracci e la promessa di tornare presto.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2849" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Attraversiamo decine e decine di minuscoli villaggi rurali. Come dice Lourdes, la mamma di Nicolas, qui il bus “hace màs paradas que el lechero”, cioè “fa più fermate del lattaio”. Visitiamo <strong>Cordoba</strong>, una piacevole città universitaria piena di vita e dalla frizzante movida notturna.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tappa successiva <strong>Capilla del Monte</strong>, una località di montagna dall’atmosfera hippie che conquista al primo istante e che diverrà una delle nostre mete preferite. Capilla però è un luogo particolarmente controverso. Nessun altro posto vanta un numero così cospicuo di avvistamenti UFO. Si crede infatti che sia la porta di accesso ad un altro mondo e che al di sotto del <em>Cerro Uritorco</em>, montagna che le fa da scenografia, vi sia una città sotterranea chiamata <em>Erk</em>. Altri ritengono che l’<em>Uritorco</em> sia una porta verso un&#8217;altra dimensione, altri ancora che si tratti di un centro energetico. Insomma vi sono diverse e svariate teorie, alcune si basano su leggende, altre su basi pseudoscientifiche, altre ancora sembrano semplicemente i deliri di un pazzo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Indipendentemente da ciò che ognuno può pensare riguardo a questo particolare mondo, che ammetto essere molto lontano dal mio, un dato di fatto invece indiscutibile è che la cittadina è incantevole nella sua semplicità e che nei dintorni si possono fare escursioni tra paesaggi spettacolari. Inoltre si respira un’atmosfera di totale pace e armonia con il cosmo che potrebbe giustificare l’influenza e il fascino che Capilla ha sulle persone. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante il mio scetticismo in materia però, anche io sono spettatore di qualcosa a cui non riesco a dare una spiegazione razionale. L’ultima sera saliamo sulla terrazza del nostro albergo a chiacchierare e a brindare con un bicchiere di vino, quando ad un tratto, in un lasso di tempo non superiore ai 2 secondi, il cielo sopra la montagna si squarcia e una fiamma cilindrica di grandi dimensioni scende in traiettoria perfettamente perpendicolare alla terra. Mai visto niente di simile prima d’ora. La prima reazione è di vero e proprio spavento. Dopo di che, da brava persona razionale quale sono, inizio a riflettere e a valutare a che tipo di fenomeno ambientale posso aver assistito. Ipotizzo persino qualche tipo di operazione militare o spaziale, ma nessuna teoria sembra essere plausibile. In passato mi era già capitato di vedere satelliti e stelle cadenti, ma questa sembra essere tutt’altra storia. Non si è trattato di una scia luminosa, ma di una specie di lanciafiamme gigante. Il moto poi non è stato ellittico o orizzontale, bensì perfettamente perpendicolare dal cielo alla terra. L’unica considerazione vagamente razionale a cui riesco a giungere è che si tratti di un qualche fenomeno elettromagnetico dovuto al fatto che l’<em>Uritorco</em> è una formazione granitica ricchissima di quarzo, ma in totale sincerità la tesi mi sembra un po’ fiacca. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La mattina seguente così mi reco perplesso e quasi imbarazzato da <strong>Alicia</strong>, la proprietaria dell’hotel, con la speranza che possa darmi qualche spiegazione plausibile su quanto accaduto.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima ancora di iniziare a raccontare l’evento, lei stessa mi descrive alla perfezione ciò che ho visto, e questo per me si rivela un vero sollievo perché implica che non sono impazzito e ciò che ho visto è stato reale. Poi, come se fosse una cosa normalissima, mi dice che si tratta delle navi aliene che entrano nella città di <em>Erk</em>. Vedendo il mio volto assumere un’espressione perplessa, tira fuori il computer e mi mostra tutta una serie di foto di UFO scattate sia di giorno che di notte proprio dalla terrazza. Personalmente non sono un esperto di Photoshop, ma devo ammettere che mi sembrano autentiche. Mi racconta poi di gnomi, folletti, persone che levitano, che si incendiano di luce, che parlano con gli extraterrestri e tante altre cose a cui in tutta onestà pur sforzandomi faccio davvero fatica a credere. Spiego alla signora che per me è davvero difficile accettare tutto questo e che non sono venuto a Capilla con l’intento di vedere navi aliene o fenomeni paranormali. Lei si mette a ridere e mi dice che accade sempre così, gli scettici se ne vanno sconvolti, mentre coloro che credono fortemente e giungono qui appositamente nel tentativo di avvistare qualcosa se ne tornano a casa delusi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Infine mi racconta la storia della sua vita e il motivo che l’ha spinta a trasferirsi a Capilla del Monte. La storia è abbastanza inquietante e affascinante, ma naturalmente dato che fa parte della sfera privata di un’altra persona non sta a me divulgarla senza il suo consenso. Un brivido lungo la schiena però l’ho provato anche io.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Certo, ritenere la Terra l’unico pianeta dotato di esseri viventi evoluti in un universo infinito, probabilmente è pura superbia e scientificamente assurdo. Credo quindi nell’esistenza di altre forme di vita, ma è tutto il contorno che mi lascia perplesso. Non so cosa fosse ciò che vidi quella notte, l’unica certezza è che non era qualcosa di normale.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2033" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Viaggiamo tutta la notte fino a <strong>Concordia</strong>, attraversiamo la frontiera ed entriamo a <strong>Salto</strong>. Finalmente il mio <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/uruguay/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><u>Uruguay</u></strong></a>! Prima di proseguire ci concediamo una giornata di puro relax nelle celebri <strong>Terme di Dayman</strong> che caratterizzano la zona. Ci attende poi un altro spostamento notturno fino alla capitale. Mentre attendiamo l’arrivo del nostro mezzo, vado a fare rifornimenti di acqua in un piccolo supermarket limitrofo al terminal. In giro non c’è anima viva. Quando mi avvicino alla cassa un signore anziano al di là del bancone inizia a parlarmi come se mi conoscesse da sempre e, senza darmi nemmeno il tempo di controbattere, mi racconta di strani eventi e fenomeni soprannaturali. Poi si ferma un istante, cambia tono di voce e inizia a parlare della mia vita, di me e di come il viaggio che sto facendo mi stia cambiando. Ho i brividi lungo la schiena. Mi dice cose del tutto personali che non poteva conoscere. Mi sembra di essere dentro a un film o vittima di qualche scherzo. Perdo la cognizione del tempo, così dopo 20 minuti di assenza Myriam viene a cercarmi e mi trova ancora lì, fermo e inebetito ad ascoltare l’anziano signore.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A <strong>Montevideo</strong> dopo tanto tempo posso finalmente riabbracciare mia nonna, i miei zii e i miei cugini. Ma non solo, anche i miei genitori si trovano qui in vacanza. Rivedere tutti è come sempre una grande emozione, mi sono davvero mancati tutti.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Trascorriamo la prima settimana in famiglia, tra <em>asados</em>, feste e passeggiate lungo le strade della capitale dove i miei genitori sono cresciuti. Ho sempre amato girovagare per Montevideo con loro ascoltando gli aneddoti di quando vivevano qui. La seconda settimana invece, approfittando delle loro vacanze, ci raggiungono <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Matteo</u></a>, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Ilena</u></a> e <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Angela</u></a>, tre dei volontari che abbiamo conosciuto a <em>Jardin de los Niños. </em>Purtroppo Martina è già rientrata in Italia e la sua mancanza si farà sentire. Entusiasti di esserci ritrovati decidiamo di far loro da ciceroni attraverso alcune delle bellezze di questo paese. Iniziamo dalle spiagge e dalla movida dell’esclusiva <strong>Punta del Este</strong> per poi proseguire lungo la costa più selvaggia fino alle dune di <strong>Cabo Polonio</strong>, un villaggio hippy di rara bellezza che conquista al primo sguardo. Poi il fervore di <strong>Montevideo</strong> tra eventi culturali e la sua squisita tradizione culinaria. E infine le suggestive e placide vie dell’affascinante <strong>Colonia del</strong> <strong>Sacramento</strong> dove faremo festa per concludere la nostra rimpatriata promettendoci di ritrovarci in Italia.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2008" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo questa parentesi “familiare” è giunto il momento di proseguire il nostro cammino. I soliti strazianti saluti accompagnano la nostra partenza. Sono trascorsi ormai 3 mesi dall’inizio della nostra avventura e sebbene un po’ di stanchezza si sia fatta sentire, il nostro soggiorno in Uruguay si è rivelato particolarmente ristoratore. Siamo pronti quindi ad esplorare una parte del continente latinoamericano a noi del tutto sconosciuta.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un volo terribile, a causa delle turbolenze legate al mal tempo, ci apre la porta dell’America Centrale. Siamo a <strong>Panama</strong>. La popolazione locale appare dapprima diffidente, ma non appena comprendono di non avere nulla da temere si dimostrano estremamente gentili e disponibili. I tratti somatici dei panamensi sono particolarissimi. Vi è un egual numero di neri e di mulatti che sembrano essersi mischiati con gli orientali conservando i caratteristici occhi a mandorla. L’omonima capitale del paese sembra essere l’emblema del continente latinoamericano. Due città convivono in una. Da una parte i lussuosi grattacieli, pulizia e attenzione per i dettagli. Dall’altra quartieri abbandonati alle incurie del tempo tra degrado, sporcizia e costruzioni fatiscenti. Nonostante ciò preferiamo concentrare la nostra attenzione sul <em>Casco Viejo</em>, la zona più antica e pittoresca della città. Apprezziamo da subito la cucina tradizionale panamense che risente chiaramente delle influenze caraibiche.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’impatto con Panama non è semplicissimo, un po’ per il caldo, un po’ perché dobbiamo abituarci ai problemi legati alla sicurezza. Purtroppo infatti qui omicidi, sequestri e rapine sono all’ordine del giorno. L’aspetto più agghiacciante è quello delle sparizioni di giovani, spesso turisti e spesso di sesso femminile, legate al traffico di organi indirizzati prevalentemente verso gli Stati Uniti.  Proprio pochi giorni prima del nostro arrivo sono scomparse due ragazze olandesi di ventidue anni. Non vogliamo per nessuna ragione modificare il nostro approccio aperto e fiducioso verso gli altri, ma questa situazione ci impone di pianificare bene i nostri spostamenti e il nostro itinerario per ridurre il più possibile i rischi.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Decidiamo di saltare nostro malgrado San Blas principalmente a causa dei costi eccessivi e non adatti a dei <em>mochileros</em> come noi. Ci dirigiamo comunque verso il Mar dei Caraibi. Dopo una breve sosta a <strong>Sabanitas</strong>, dove per poco non veniamo reclutati come lavoratori a bordo di una barca a vela diretta a San Blas, passiamo per <strong>Portobello</strong> e la <strong>Guayra</strong>, e giungiamo finalmente a <strong>Isla Grande</strong>. L’isola è piccolina, la vegetazione lussureggiante, l’acqua paradisiaca, la fauna rigogliosa e impressionante, tra mante salterine, svariati pesci e volatili coloratissimi. Un sogno, se non fosse per i rifiuti gettati ovunque. Vere e proprie discariche ad ogni angolo e nemmeno tanto nascoste. Gli isolani si dimostrano estremamente maleducati, ignoranti e purtroppo spesso ubriachi. L’incontro con questa popolazione caraibica in prevalenza di colore si dimostra una vera delusione. Così dopo appena due giorni scappiamo via spostandoci a <strong>El Valle</strong>, una piacevole località di montagna tra cascate, acque termali e piscine naturali. Probabilmente siamo gli unici visitatori stranieri, di mochileros come noi non vi è traccia. Dopo la pessima esperienza umana avuta a Isla Grande, fortunatamente ritroviamo fiducia nel prossimo grazie a <strong>Javier </strong>e a sua moglie che si mantengono producendo e vendendo braccialetti e collane, offrendo alloggio ai pochi visitatori e gestendo una specie di ristorante vegano all’interno della loro abitazione. Due belle persone. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2848" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Oltre a loro conosciamo anche una famiglia di Novara che, stufa di lavorare incessantemente, ha deciso di lasciare tutto e aprire qui una pizzeria italiana. Aprono solo 3 giorni alla settimana, quanto basta per vivere dignitosamente e godersi la vita.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciamo le montagne e torniamo in spiaggia! <strong>Las Lajas</strong> sorge sulle rive dell’Oceano Pacifico in una zona remota e piuttosto selvaggia. Anche qui incontriamo italiani emigrati. <strong>Elisa </strong>infatti è la proprietaria dell’ostello ecologico dove alloggiamo. Fortunatamente disponiamo di una cucina dato che non vi sono posti dove acquistare cibo se non un minuscolo alimentari dagli scaffali quasi completamente vuoti. I panamensi, da queste parti, sembrano non apprezzare particolarmente la frutta che viene data principalmente in pasto agli animali o dimenticata sugli alberi o ancora, lasciata a marcire a terra tra gli insetti. Così vista la carenza di cibo a nostra disposizione, Christian ed io, da veri acrobati, ci arrampichiamo l’uno sull’altro e raccogliamo una miriade di cocchi e manghi. Quest’ultimi si riveleranno talmente buoni che ancora oggi li ricordiamo come i migliori mai mangiati in vita nostra.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2045" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Trascorriamo 3 giorni a stretto contatto con una natura primordiale, lontani dal superfluo. A farci compagnia oltre ai fantastici genitori di Elisa che proprio in questi giorni sono qui in visita, vi sono pipistrelli appesi a testa in giù sul soffitto della nostra capanna, insetti di ogni genere e soprattutto la meravigliosa quanto terrificante <strong>Camilla</strong>. Una tarantola pelosa grande quanto una mano che si aggira indisturbata per la struttura e che una mattina mi sono trovato dentro al lavandino del bagno.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Abbandoniamo le fragorose onde oceaniche per spingerci nuovamente verso nord nel Mar dei Caraibi. Passando per <strong>David</strong>, <strong>Chiriqui Grande</strong> e <strong>Almirante</strong> ci imbarchiamo per le isole di <strong>Bocas del Toro</strong>. Il primo motoscafo ci porta a <strong>Isla Colòn</strong>, precisamente nella città di <strong>Bocas Town</strong>, un tantino caotica ed eccessivamente festaiola per i miei gusti. Una seconda lancia ci conduce fino a <strong>Isla Bastimento</strong> che a prima vista sembra un vero e proprio paradiso! Proprio com’era già avvenuto in precedenza però, ci rendiamo subito conto che il problema dei rifiuti nelle località caraibiche continua a rappresentare una grave piaga. Spiagge e un mare da sogno vengono rovinati da cumuli di immondizia disseminati ovunque. Uno spettacolo che fa male all’anima. Anche qui la popolazione locale quasi totalmente di colore si rivela maleducata, razzista nei nostri confronti e ancora una volta dedita all’abuso di alcool.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante tutto cechiamo di non farci scoraggiare e ci godiamo la fine sabbia, l’acqua turchese, le rocce vulcaniche e le ristoratrici palme della bellissima e solitaria <em>Playa Wizard</em>. Non c’è anima viva, abbiamo tutta la spiaggia per noi. Ci hanno avvisato però di stare molto attenti durante il tragitto. Il sentiero di accesso infatti è tristemente noto per il numero di aggressioni e rapine ai danni dei turisti. A confermare tali nefaste notizie sono proprio due poliziotti che pattugliano l’arenile e che ci consigliano vivamente per la nostra sicurezza di andarcene entro le 17:00.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Purtroppo Panama devo ammettere che mi ha un tantino deluso. Vi sono dei luoghi incredibili, ma i grossi problemi relativi ai rifiuti e all’insicurezza rovinano inevitabilmente l’insieme.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tornati sulla terra ferma ci dirigiamo verso il confine costaricano. Nel tragitto conosciamo un ragazzo americano con il quale entriamo subito in sintonia. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ryan_Lewis" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Ryan Lewis</strong></a> ci racconta le sue disavventure tragicomiche qui a Panama e ci fa ascoltare la sua musica, dato che in patria fa il cantante e ha fondato un suo studio di produzione. Rimaniamo esterrefatti da quanto è bravo! Ha una voce spettacolare e anche le canzoni e le tematiche da lui trattate nei testi sono davvero interessanti. Oggi Ryan ha fatto carriera ed è diventato parecchio famoso. Di certo tutti conoscete alcuni suoi celebri brani prodotti in collaborazione con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Macklemore" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Macklemore</em></a>.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Giunti a <strong>Guabito</strong> la frontiera si varca a piedi con una facilità disarmante, camminando su alcune travi marce e bucherellate che vanno a comporre un pittoresco ponte tra i due paesi. Nessun tipo di controllo se non i consueti timbri di transito sul passaporto.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Siamo a <strong>Sixaola</strong>. Siamo in <strong>Costa Rica</strong> e si capisce subito che qualcosa è cambiato. Salta all’occhio una minor presenza umana e soprattutto una notevole pulizia alla quale non eravamo più abituati. Il paesaggio, sembra impossibile, ma appare ancor più lussureggiante e selvaggio rispetto a quello panamense. Una sola strada e tutto attorno a noi selva e coltivazioni di banane che si stendono per chilometri e chilometri. Appartiene quasi tutto al noto marchio Chiquita, e anche qui i problemi non mancano. Incuranti infatti del benessere della popolazione, il noto marchio lancia i diserbanti direttamente da piccoli aeroplani. Metodo più comodo e rapido, ma che crea gravissimi problemi di salute agli abitanti della zona.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il nostro autobus ci accompagna fino a <strong>Puerto Viejo</strong>, pittoresca e festosa cittadina dove però non abbiamo intenzione di fermarci. Giusto il tempo di fare un po’ di spesa e il destino, come sempre, gioca la sua carta, facendoci incontrare tra le corsie del supermercato <strong>Giulia</strong> e <strong>Alex</strong>, una coppia di italiani che gestisce dei bungalow in una località vicina. Giulia in particolare ci piace da subito talmente tanto che non abbiamo neanche bisogno di riflettere. Promettiamo di andare da loro tra un paio di giorni. La scelta si rivelerà azzeccatissima. Giulia e Alex rappresenteranno una delle interazioni umane più belle e profonde di tutto il nostro viaggio.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo fino a <strong>Manzanillo</strong> che sfortunatamente si rivelerà meno piacevole di quanto ci aspettassimo. Sebbene la spiaggia sia molto carina, l’eccessiva presenza di zanzare e di moscherini che mordono a tutte le ore rendono difficile potersi rilassare. Certo una cosa che non dimenticheremo mai del nostro soggiorno saranno i versi delle grosse scimmie urlatrici che vivevano nella foresta giusto alle spalle del nostro alloggio e della cucina all’aperto dove preparavamo i nostri pasti.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Anche in questo caso però il destino ci ha condotto qui per un motivo. Facciamo amicizia con i nostri vicini di stanza, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/franklin-e-xinia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Franklin e Xinia</u></a> che, da questo momento, diverranno i nostri genitori adottivi “<em>ticos</em>” (= costaricani). Non so per quale motivo ci abbiamo accolti sotto la loro ala protettiva, ma tutto avvenne con una tale naturalezza e spontaneità che nessuno di noi si pose troppe domande. Ci hanno sempre detto che sembravamo tre bravi ragazzi e che insieme a noi portavamo un’aurea di positività contagiosa. Franklin e Xinia si trovano qui in vacanza, ma vivono ad Alajuela, e si offrono di ospitarci a casa loro quando arriveremo da quelle parti. Come se non bastasse poi, decidono di darci un passaggio in macchina fino a <strong>Cahuita</strong> dove ci attendono Giulia e Alex. Inoltre, dato che è di passaggio, ci portano anche a conoscere <strong>Punta Uva, </strong>che effettivamente si rivela una località molto più affascinante di Manzanillo.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Giulia attendeva con ansia il nostro arrivo. Siamo in bassa stagione quindi di ospiti oltre a noi neanche l’ombra. L’impressione è che Giulia si senta un po’ sola e che abbia davvero bisogno di compagnia. Era da parecchio poi che non aveva occasione di interagire con suoi connazionali. Giulia è arrivata 2 anni fa ed è originaria di un paesino nelle vicinanze di Pisa. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2840" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Alex invece vive qui da ben 20 anni, ha acquistato un terreno gigantesco e un po’ alla volta ne ha fatto una magnifica “<em>finca</em>” (= fattoria) con la quale riesce a provvedere al proprio sostentamento in maniera quasi del tutto autonoma. Alleva e coltiva una varietà incredibile di piante, frutti e animali. Naturalmente Alex è molto fiero del lavoro svolto e ci accompagna con entusiasmo attraverso la tenuta alla scoperta di questa natura straordinaria. Tra le fronde degli alberi poi spuntano qua e là le teste dei simpatici bradipi che sembrano sorridere incuriositi dalla nostra presenza.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La riserva naturale e le spiagge di Cahuita si riveleranno davvero piacevoli, ma ciò che ci porteremo dentro per sempre, saranno le serate trascorse tutti insieme sotto il portico, condividendo oltre al cibo, pensieri, opinioni e riflessioni profonde come se fossimo vecchi amici che si ritrovano dopo tanto tempo.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2009" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ripartire è difficilissimo, ma la strada ci chiama. Cambiamo autobus prima a <strong>Puerto Limòn</strong> e poi ancora a <strong>San Josè</strong> per giungere finalmente a <strong>Manuel Antonio</strong> che è già buio. Troviamo facilmente alloggio proprio dove inizia il sentiero che porta al <strong>Parque Nacional Manuel Antonio</strong>, il vero motivo per cui ci siamo spinti fino a qui. Il parco nazionale è sicuramente un luogo da non perdere. Bradipi, scimmie e svariate specie di uccelli vivono in totale libertà nel loro habitat naturale. Le spiagge sono stupende e i numerosi procioni che sbucano dalla foresta sull’arenile a caccia di cibo danno vita a scene di irresistibile ilarità. Col tempo infatti hanno imparato ad aprire gli zaini dei visitatori alla ricerca di qualcosa di commestibile che non esitano a rubare indegnamente. Il divertimento però non si ferma qui. Trascorriamo un intero pomeriggio a ridere fino alle lacrime osservando decide e decine di persone che nel tentativo di farsi fare una foto in riva al mare, vengono poi totalmente travolti dalle violente e fragorose onde. Lo so, siamo delle brutte persone, ma è più forte di noi. Specialmente le donne qui hanno l’abitudine di sistemarsi per bene prima dello scatto. Curano il trucco, la pettinatura e soprattutto la posizione del corpo, per poi essere scaraventate a terra e trascinate per alcuni metri dalla forza dell’acqua. Impossibile restare seri.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2044" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Passando per <strong>Quepos</strong> ci riavviciniamo alla capitale San Josè fino ad <strong>Alajuela</strong> dove ci attendono <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/franklin-e-xinia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Franklin e Xinia</u></a>. Ci sarebbe davvero tanto da dire su queste due persone eccezionali che hanno aperto la loro casa e i loro cuori a tre perfetti sconosciuti. Insieme a loro visiteremo i dintorni della città e l’affascinante vetta ancora attiva del vulcano <em>Poàs</em>.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non potrò ringraziarli mai abbastanza per aver avuto la possibilità di conoscere il Costa Rica e la sua gente dall’interno in modo così autentico, ma soprattutto per averci dato l’affetto di una vera famiglia che, per coloro che come noi sono lontani da casa, è il dono più grande che si possa ricevere.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tappa successiva la città di <strong>La Fortuna</strong>, per poter ammirare l’<em>Arenal</em>, un altro vulcano attivo che è possibile ammirare solo a distanza a causa del suo pericoloso eruttare di fumo e lava lungo le pendici. Uno spettacolo impressionante. <br />Degno di nota è anche il limitrofo parco nazionale tra cascate e terme naturali. Ci immergiamo nelle sue acque bollenti in piena notte circondati da una naturala altamente suggestiva. A rendere poi indimenticabile la serata sarà la nostra guida che inizierà magicamente a sfornare cocktail tipici del luogo. Risultato? Una mandria di ubriachi a mollo nell’acqua calda. Una serata divertentissima.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci dirigiamo verso <strong>Monteverde</strong>, località dove si dice venga praticato il miglio canopy al mondo. Le distanze che sulla mappa appaiono piuttosto brevi, in realtà sono ostacolate dalla mancanza di strade e dall’impossibilità quindi di poter attraversare zone boschive e corsi d’acqua. Ciononostante non possiamo rinunciare a questa occasione e le nostre aspettative non saranno affatto deluse. Il percorso di cavi sospesi tra albero e albero di oltre 4 km rappresenta già di per sé un’esperienza adrenalinica e da brividi, ma a questo si aggiungono anche il “<em>Tarzan</em>” e il “<em>Superman</em>”. Il primo è una sorta di bungee jumping in cui ci si lancia nel vuoto appesi a un albero giù per una vallata, mentre il secondo non è altro che una zip line di 1 km che collega due montagne alla quale si viene legati su schiena e gambe.<br /><br /></span><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2564" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=1170%2C878&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Attraversiamo <strong>Liberia</strong> e <strong>Playa Flamingo</strong> per poi fermarci a <strong>Playa Potrero</strong> dove conosceremo <strong>Holly</strong>, cara amica di una collega di Myriam che ci aveva raccomandato di andare a trovare se fossimo stati in zona. Holly, originaria di Varese è qui da 2 anni, ma ha vissuto in tanti paesi diversi. Oltre a lei c’è anche <strong>Lucia</strong>, la sua coinquilina pugliese. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2841" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Scopriamo presto che qui a Potrero vi sono ben tre interi villaggi di soli italiani, nel senso che per regolamento possono viverci solo ed esclusivamente italiani. Mi sembra una cosa davvero assurda. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non sono proprio riuscito a comprendere bene i vari italiani presenti nella zona. Parlando con loro mi sono reso conto che tutti si lamentano dell’Italia, degli italiani e della vita che facevano prima. Alzarsi tutti i giorni per andare a lavorare, avere poco tempo per sé, ecc… Questioni più che comprensibili e condivisibili. Quando però chiedi loro di cosa si occupano qui in Costa Rica, rispondono che per ora non fanno nulla.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Quindi riassumendo odi l’Italia, gli italiani e il sistema che ti impone di lavorare tutti i giorni. La tua soluzione è trasferirti all’estero in un villaggio di soli italiani dove entri inevitabilmente all’interno dei medesimi meccanismi che ti infastidivano, ma dove puoi lamentarti tutto il tempo del tuo paese e, non si sa per quanto tempo, non fare nulla dalla mattina alla sera. Ammetto di essere perplesso.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Potrero è una località modesta dove non c’è molto, ma il suo fascino è proprio questo. L’assenza di inquinamento luminoso permette alla volta stellata di illuminare completamente il cielo. Le strade di terra battuta e i prati quando cala la notte vengono letteralmente invasi da centinaia di lucciole come non ne vedevo da tempo immemore. Le spiagge di Potrero poi sono fantastiche, <em>Playa Penca</em> in particolare, ma anche <em>Playa Conchal</em>. <strong>Pippo</strong>, uno dei cani adottati da Holly, non ci lascerà mai soli neanche per un minuto. Ci seguirà ovunque, anche in spiaggia. Inutile dire che avrei tanto voluto portarlo via con me. L’ultimo giorno ci ha accompagnato fino alla fermata del bus e una volta arrivato voleva salire anche lui. Non sono riuscito a trattenere le lacrime.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Varchiamo la frontiera a <strong>Peñas Blancas</strong>, anche questa volta nessun tipo di controllo a parte il passaporto. Il Costa Rica si è dimostrato un paese davvero affasciante per la sua gente, ma soprattutto per l’incredibile ricchezza e varietà di flora e fauna.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’impatto con il <strong>Nicaragua</strong> è forte, per lo meno per quanto riguarda <strong>Sapoá</strong>, la sua città di frontiera. Sembra di essere piombati improvvisamente a Saingon, o in qualche metropoli asiatica. Un caos totale, ovunque veicoli, biciclette, orde di persone urlanti che ti offrono ogni genere di merce. Fortunatamente questo delirio dura poco. Saliamo subito su un autobus pubblico identico a quello giallo dei Simpson che ci porterà fino a <strong>Rivas</strong>. Dal finestrino del nostro mezzo il paese nicaraguense inizia a poco a poco a svelarsi ai nostri occhi. Le radicali differenze con il Costa Rica sono piuttosto evidenti. Il paesaggio appare decisamente più spoglio, quasi arido. Foreste, alberi e grossi arbusti qui lasciano spazio a campi infiniti e piantagioni basse. Gli abitanti hanno dei tratti somatici molto attraenti, sembrano un misto tra indigeni ed europei. Contrariamente a quanto letto sulle guide turistiche non mi sento per niente in pericolo, tutt’altro. Non capisco per quale motivo, ma sono pervaso da una sensazione di pace e serenità.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2029" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Da Rivas ci imbarchiamo verso <strong>Isla Ometepe</strong>. Il forte vento e il mare estremamente mosso mettono a dura prova la nostra navigazione. Dico mare, ma in realtà non si tratta di un mare. Il <em>Lago Nicaragua</em> (detto anche <em>Lago Cocibolca</em>) è però talmente grande da non riuscire a vederne la fine. Si tratta infatti del lago più grande di tutta l’America Latina.  Giungiamo fortunatamente incolumi a <strong>Moyogalpa</strong> dove ancora una volta prendiamo un bus pubblico per <strong>Playa Venecia</strong>. Ormai si è fatto tardi e il buio cala avvolgendo ogni cosa. Quando l’autista ci fa cenno di scendere, ci accorgiamo che attorno a noi non c’è assolutamente niente. Prendiamo i nostri zaini e osserviamo i fari del nostro mezzo allontanarsi e con lui l’unica fonte di luce. Piomba su di noi una totale oscurità. Pochi istanti però per abituare la vista e restiamo esterrefatti guardando all’insù sopra le nostre teste. Un cielo stellato talmente bello che pare esser stato dipinto da un artista. Rinfrancati iniziamo a camminare su un sentiero sabbioso, verso quella che dovrebbe essere la direzione della finca che stiamo cercando. In realtà è l’unico alloggio disponibile, o per essere più precisi, l’unica struttura presente. Pochi metri e veniamo circondati da migliaia e migliaia di lucciole. Non riusciamo a credere ai nostri occhi, la scena appare surreale e meravigliosa. Con lo sguardo e il cuore pieno di emozione raggiungiamo finalmente la <em>Finca Hotel Venecia</em>. Il luogo è molto grazioso, curatissimo ed estremamente pulito. Gli standard appaiono come quelli europei con la differenza che i prezzi sono davvero bassissimi. Il personale poi è cortese e disponibile. Insomma abbiamo trovato un luogo dove rilassarci per bene e dove fare base per esplorare il resto dell’isola.<br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Visiteremo la riserva naturale e la <em>Laguna Charco Verde</em>, piccola ma carina. Poi la modesta cittadina di <strong>Altagracia</strong> e la <em>Finca Magdalena</em> per ammirare i petroglifi risalenti al 1500 a.c. realizzati dai primi abitanti dell’isola. Interessante, ma tutto lasciato a sé stesso e poco valorizzato. E infine <strong>Playa Santo Domingo</strong> dove è possibile fare il bagno con uno sfondo da cartolina delineato dalla bellezza di uno dei due vulcani presenti sull’isola. Nonostante la piacevole e rilassante ambientazione non c’è proprio da stare tranquillissimi in quanto sembra assurdo, ma le acque del <em>Lago Nicaragua</em> sono abitate da squali leuca, celebri per essere spesso imprevedibili e piuttosto aggressivi.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rientrati a Rivas, ci spostiamo a <strong>Granada</strong>. Un vero e proprio gioiello multicolore dall’architettura coloniale. Curato nei minimi particolari e a misura d’uomo rappresenta sicuramente una delle destinazioni da non perdere assolutamente. Dopo tutti questi mesi riusciamo anche a mangiare una pizza molto simile alla nostra grazie ad una coppia di italiani che, trasferitisi qui, hanno aperto una pizzeria.Ci intratteniamo con loro volentieri per conoscere gli aspetti positivi e negativi della vita in questo paese. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Affascinante poi il vulcano <em>Catarina</em> il cui cratere è oramai pieno d’acqua. Piuttosto deludente invece il mercato <em>Masaya</em>.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2010" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Meta seguente <strong>Leòn</strong>, località sicuramente meno seducente rispetto a Granada, ma comunque molto piacevole e per molti versi più autentica perché non turistica.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Guasaule</strong>, città di frontiera divisa letteralmente in due, è il nostro punto di ingresso verso uno dei paesi più pericolosi al mondo.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I timori per ciò che ci attende in <strong>Honduras</strong> sono molti, ma in noi è più forte il desiderio di esplorare e di proseguire il nostro viaggio con un atteggiamento positivo. Ci rendiamo conto ovviamente che è necessario avanzare con cautela prendendo tutte le precauzioni necessarie per non esporci a inutili rischi. Purtroppo però non è così semplice. Feroci organizzazioni criminali chiamate <em>Maras</em>, detengono praticamente il controllo totale del paese. Le loro attività si espandono dal traffico di droga all’estorsione verso commercianti e ditte di trasporti. Gli omicidi sono all’ordine del giorno e in alcune città i dati giornalieri sembrano veri e propri bollettini di guerra. Ciononostante dietro a questo clima di violenza e insicurezza vive uno dei popoli più gentile e accogliente che abbia mai incontrato.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Seduta accanto a me nell’autobus c’è una ragazza del luogo che sembra essere allo stesso tempo incuriosita e intimorita da me. Ci osserva guardinga probabilmente tentando di comprendere quale lingua parliamo tra noi. Dopo un po’ si fa coraggio e con un filo di voce mi chiede da dove veniamo e come mai stiamo entrando in Honduras. Le spiego del nostro viaggio, ma non riesce a capire. Non comprende per quale motivo si possa viaggiare solo per il gusto di viaggiare. È evidente che si tratti di qualcosa che lei non lo ha mai fatto. Mi racconta che gli stranieri non vengono da queste parti e mi dice di fare molta attenzione perché il suo è un paese davvero molto pericoloso. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Vorremmo evitare la capitale <strong>Tegucigalpa</strong>, ma non è possibile. Dobbiamo cambiare autobus proprio qui. Fortunatamente alla dogana abbiamo fatto amicizia con un signore carinissimo diretto nella nostra stessa destinazione. Oltre ad averci atteso e aiutato a trovare i bus da prendere, una volta giunti a <strong>Comayagua</strong> telefona addirittura a sua sorella che in macchina ci viene a prendere e ci accompagna direttamente in albergo perché teme per la nostra incolumità. Non avevamo previsto di fermarci in questa cittadina, purtroppo però si è fatto tardi e viaggiare di notte in Honduras equivale a un suicidio. Ceniamo in un centro commerciale a pochi passi dal nostro alloggio. Qui facciamo la conoscenza di una famiglia locale che tra una chiacchera e l’altra finisce per invitarci a passare la notte a casa loro. Decliniamo con gratitudine dato che siamo solo di passaggio, ma restiamo sbalorditi dall’estrema gentilezza di queste persone che, nonostante tutto, si dimostrano così aperte e generose.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’indomani ripreso il nostro cammino raggiungiamo finalmente il <strong>Lago de Yojoa</strong>. Il paesaggio è piacevole seppur non eccezionale, ma ci attendono emozioni degne di un vero esploratore. I fondali del lago infatti sono ricchi di reperti archeologici risalenti alla civiltà <em>Lenca</em>, successori dei <em>Maya</em> intorno al 500 a.c.. Il governo è riuscito ad acquistare i terreni circostanti al lago, purtroppo però non dispone delle risorse economiche per recuperare l’ingente quantitativo di oggetti antichi che la corrente spinge fino a riva. Tra i sassi e la terra troviamo decine e decine di punte di frecce, cocci di vasellame decorato, punte di coltelli antichi. Istintivamente vorremmo prendere tutto e portarlo al museo cittadino. Ci hanno informato però che sarebbe tutto inutile, dato che il museo poi rivende di nascosto i reperti che trova. Che tristezza lasciare tutte queste preziose testimonianze del passato a disintegrarsi e marcire nel terreno.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciamo il lago con l’idea di trascorrere alcuni giorni di relax a <strong>Roatan</strong>, un’isola paradisiaca. Nonostante le distanze siano piuttosto modeste, le pessime condizioni stradali e la mancanza di collegamenti tra le varie città rallentano notevolmente il nostro avanzare. L’esercito poi occupa le strade con continui posti di blocco. In quanto stranieri, ad ogni avamposto ci vengono controllati minuziosamente i documenti.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’ultimo luogo al mondo in cui vorremmo andare adesso è <strong>San Pedro Sula</strong>, la città col maggior numero di omicidi del paese. Purtroppo non abbiamo altra scelta, qualsiasi sia la nostra destinazione dobbiamo cambiare autobus proprio lì. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Seduto davanti accanto al <em>conductor</em> del nostro minivan, ascoltiamo alla radio la notizia che sulla stessa “<em>carretera</em>” che stiamo percorrendo, appena due ore prima c’è stato un assalto delle <em>Maras</em> ai danni di un minivan come il nostro. Per la prima volta da quando siamo partiti avvertiamo un po’ di nervosismo nell’aria. Non abbiamo paura, ma in questo clima di incertezza non capiamo fino a dove sia possibile spingerci. Ci sconsigliano vivamente la strada che collega San Pedro Sula e <strong>La Ceiba</strong> a causa delle continue e numerose aggressioni. Se vogliamo proseguire verso Roatan però non abbiamo alternative. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ne parliamo a lungo e consapevoli di averla già scampata bella oggi, a malincuore decidiamo di saltare la nostra amata isola dirigendoci direttamente a <strong>Copàn</strong>. La cittadina è molto graziosa e ci sono un sacco di cose interessanti da fare. Tutto poi è talmente economico da permetterci la soddisfazione di toglierci qualche sfizio. Iniziamo con una piacevole cavalcata di 3 h per visitare i villaggi <em>Lenca</em>. A seguire ci immergiamo nel sito archeologico di Copàn che meriterebbe di certo maggior considerazione internazionale visto l’eccellente stato di conservazione dei sue alti steli di pietra incisi da bassorilievi. La natura circostante inoltre è prorompente ed offre riparo a numerosi pappagalli rossi che si aggirano indisturbati tra i prati e le fronde degli alberi secolari. Infine facciamo visita al <em>Parque de Aves</em>, un centro di recupero e reinserimento in natura di ben 181 specie di uccelli diversi. I vari esemplari non sono in gabbia, bensì completamente liberi o al massimo in strutture gigantesche che simulano il loro habitat. Si passeggia accanto ai vari esemplari, alcuni di loro si avvicinano e tentano di interagire con noi, come il meraviglioso tucano che curioso ci osserva a lungo per poi iniziare per gioco a mordicchiarci le scarpe. Ricorderò per sempre questa esperienza incredibile.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2049" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ancora un cambio di veicolo a <strong>Santa Rosa</strong> per poi avanzare fino a <strong>La</strong> <strong>Esperanza</strong>. Come al solito sono seduto davanti con l’autista e una ragazza francese di nome <strong>Lisa</strong> che viaggia da sola e nella vita fa la traduttrice cinematografica. Il tema della conversazione presto si sposta sulle <em>Maras</em> e sulle problematiche legate all’insicurezza del paese. Lisa infatti mi chiede un parere perché essendo sola nutre diversi timori. All’inizio l’autista sembra non volerne parlare. Poi col passare del tempo probabilmente si rende conto di potersi fidare di noi e comincia a confidarsi. Ci racconta che ogni lunedì un tipo grosso, pelato e tutto tatuato in volto si presenta nel loro deposito e chiede l’equivalente di 90 euro, cifra altissima per l’economia di questo paese. Loro però non hanno scelta. A chi non vuole o non può pagare vengono rapinati e incendiati i minivan. Se ciò non basta e si continua a non pagare le conseguenze divengono ben più gravi. Qualsiasi tipo di attività subisce questo genere di estorsione, in silenzio, con rassegnazione. Nessuno è in grado o vuole aiutarli, dato che, la corruzione è talmente radicata da non esistere nessun tipo di ente a cui rivolgersi. Sembra tutto così assurdo. Mi sale una tale rabbia a pensare che non si possa fare niente per aiutare queste persone. Le <em>Maras</em> in questo modo tengono in ginocchio l’economia del paese, opprimendo un popolo straordinario  </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">che è costretto a subire e patire questa triste realtà quotidiana. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La Esperanza è un paesino dal clima fresco, con una graziosa piazzetta, ma niente più. Nonostante di turisti qui non vi sia nemmeno l’ombra, esiste un ufficio di turismo. L’impiegata è gentilissima e visto che oltre a noi non c’è nessuno, ci fermiamo volentieri a fare due chiacchere. Dato che non sappiamo cosa fare, la ragazza ci propone di unirci gratuitamente a un suo amico che deve portare del materiale edile alle comunità lenca delle montagne. Cosa abbiamo da perdere? Saliamo così sul pick-up di <strong>Geovani</strong> restando fuori sul retro. Man mano che l’auto continua a salire sulla montagna il paesaggio accresce di fascino e autenticità. Ci fermiamo di continuo per far salire e scendere studenti e anziani a cui Geovani offre volentieri un passaggio senza naturalmente volere nulla in cambio. L’estrema cortesia e disponibilità di queste persone ci lascia senza parole. Tutto, attorno a noi, appare genuino e sincero. Attraversiamo diversi villaggi, osserviamo le donne che lavorano instancabili il telaio e acquistiamo qualcosa in modo da contribuire seppur con poco al benessere della comunità. Geovani poi ci accompagna anche a vedere una bellissima cascata del tutto nascosta che naturalmente conosce solo chi vive da queste parti. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un aspetto che ci ha colpito positivamente è stata la quantità di studenti e di scuole incrociate lungo la strada. In un paese dove l’istruzione non è obbligatoria e dove un numero spaventoso di bambini è costretto a lavorare invece che studiare, vedere una tale partecipazione e dedizione verso il mondo dell’istruzione tra le montagne ci ha davvero sorpreso.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci spostiamo a <strong>Gracias</strong>, anche qui nulla di eccezionale, ma l’ambientazione è piacevole. Inoltre ci sono le terme. L’acqua che sgorga dalle profondità è caldissima e le piscine naturali sono avvolte dagli alberi della selva. Insomma uno stop rilassante e ristoratore.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ora si presenta davanti a noi una scelta difficile che abbiamo rimandato in attesa che gli eventi ci dessero maggiori indicazioni a riguardo. Possiamo dirigerci verso nord ed entrare così in Guatemala, oppure possiamo virare a sud e varcare la frontiera di quello che è considerato forse il paese più pericoloso al mondo. In questi giorni ci siamo confrontati a lungo a riguardo, cercando di valutare accuratamente aspetti positivi e negativi. Ogni singolo individuo incontrato sul nostro cammino ci ha messo in guardia e sconsigliato vivamente dall’entrare a <strong>El Salvador</strong>. L’Honduras già di per sé è stato un grosso rischio che ci ha costretti nostro malgrado ad adottare diverse precauzioni. I racconti su El Salvador spaventano. D’altra parte però siamo qui, e non sappiamo se e quando ci ricapiterà questa occasione. Siamo consapevoli dei rischi, però ci rendiamo anche conto che se non entriamo solo perché abbiamo paura ce ne pentiremo per il resto della vita. Inoltre avevamo deciso fin dal primo giorno che il nostro viaggio sarebbe stato caratterizzato da un atteggiamento positivo e di apertura verso il prossimo. È nostro dovere quindi essere fedeli ai nostri ideali e alle nostre convinzioni. In cuor nostro sappiamo quale sia la decisione giusta.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Facciamo quindi rotta verso sud con qualche clausola però che concordiamo di imporci. Non trascorreremo più di una settimana a El Salvador, e soprattutto, ai primi segnali di estremo pericolo faremo dietro front e usciremo di corsa dal paese.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I punti di accesso sono ben pochi. Passando per <strong>Nueva Ocotepeque</strong> giungiamo alla dogana di <strong>El Poy</strong>. Nessun tipo di controllo, solo una rapida occhiata al passaporto e mio malgrado, nemmeno il timbro che per me rappresenta un nostalgico ricordo da collezionare.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proprio come era già avvenuto entrando in Honduras, ci accorgiamo da subito che contrariamente a quel che si possa pensare la gente del posto è carinissima, cordiale e disponibile. Persino i poliziotti di frontiera si dimostrano simpatici e alla mano.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Arriviamo velocemente a <strong>La Palma</strong>, una mini cittadina conosciuta per i suoi murales disseminati tra le pareti delle case. Una rapida occhiata e ci rendiamo conto che non si tratta di nulla di speciale, così decidiamo di proseguire verso <strong>Suchitoto</strong>. L’autobus però ci lascia a un incrocio dove non vi è anima viva. Nessun villaggio all’orizzonte, solo una strada polverosa. Secondo quanto riferitoci dall’autista dobbiamo attendere un altro autobus che dovrebbe giungere a momenti. Gli orari in questo continente però sono più un’indicazione di massima che una certezza. Aspettiamo fiduciosi, ma inizia a farsi tardi e se non troviamo una soluzione presto sarà buio. Ci hanno raccomandato di non farci trovare in giro dopo le 18:00. Il nostro mezzo non arriva così, seppur con un po’ di incoscienza, decidiamo di fare l’autostop. Incredibilmente ogni singola auto o camion che passa si ferma e tutti cercano di aiutarci con estrema gentilezza. Non passa molto prima che due carinissimi signori ci carichino sul retro del loro pick-up. Giunti a destinazione non vorranno neppure accettare i pochi dollari che offriamo loro come ringraziamento.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Suchitoto è una piccola città molto gradevole dall’architettura coloniale. La sua piazza principale brulica di bancarelle di artisti e talentuosi artigiani. La cucina locale è squisita e i prezzi sono davvero bassissimi. Sono certo che lasceremo il paese con una forte dipendenza da <em>pupusas</em>, uno squisito piatto tipico salvadoregno venduto come street food un po’ ovunque.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tra le pittoresche vie acciottolate sbucano di continuo gruppi di 4 militari, molto giovani, troppo giovani se vogliamo essere onesti. Camminano in formazione in mezzo alla strada con i mitra spianati e il dito sul grilletto, come se si aspettassero di essere attaccati all’improvviso da tutte le direzioni. Ai nostri occhi appare tutto surreale, quasi fossimo in una zona di guerra. Per quanto lo spettacolo non sia proprio rassicurante, grazie a queste numerose forze militari, Suchitoto è considerata una delle città più sicure del paese.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La capitale <strong>San Salvador</strong> al contrario gode di una pessima fama. Così sebbene ci sarebbero alcuni interessanti musei da non perdere decidiamo di attraversarla senza fermarci. La meta successiva si rivelerà purtroppo piuttosto deludente. Contrariamente infatti a quanto afferma la nostra guida, <strong>Santa Ana</strong> appare davvero brutta. I pochissimi hotel presenti sono scadenti, e le strade brulicano di gente poco raccomandabile. Inutile dire che qui in effetti non ci sentiamo assolutamente al sicuro.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciamo El Salvador da <strong>San Cristobal Frontera</strong> un po’ delusi, ma consapevoli di non aver visitato diverse affascinanti località lungo la costa. Il nostro buon senso ha però avuto la meglio, impedendoci di correre rischi eccessivi. Nonostante tutto siamo molto felici di non aver rinunciato a questa esperienza, soprattutto, perché ci ha permesso di conoscere lo straordinario popolo salvadoregno, ben diverso da quello che ci aspettavamo.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il peggio sembra essere passato. <strong>Guatemala City</strong> ci accoglie con tutta la sua vitalità e con uno spirito moderno e innovatore decisamente poco comune alle altre capitali centroamericane. Anche qui tutti ci danno una mano. Ci accompagnano sempre quando chiediamo indicazioni e addirittura non ci fanno pagare la metro di superficie dato che dispongo solo di grandi banconote e non ho monetine come richiesto.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ad attenderci c’è una delle mete più affascinanti di tutto il nostro viaggio. Non è facile descrivere l’estrema bellezza di <strong>Antigua</strong>. Una città che sembra evocare il suo antico splendore tra i colori sgargianti delle abitazioni, numerose e suggestive chiese, pittoresche strade acciottolate e una cura per i dettagli e per la pulizia poco comune. L’aspetto poi che conquista del tutto è il ritmo di vita pacato e a misura d’uomo, nonostante una considerevole presenza turistica.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La popolazione guatemalteca è composta da un’enorme fetta di indigeni che conferisce al paese una ricchezza etnica e cultura straordinaria. In particolare colpiscono le donne, dalle bambine fino ad arrivare alle signore anziane, tutte appaiono sempre impeccabili e perfettamente in ordine nei loro tradizionali abiti variopinti. I colori delle stoffe e i motivi ricamati sono tantissimi e indicano il villaggio di provenienza.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tra mercati, bancarelle e antiche rovine conosciamo anche <strong>Oliver</strong>, un amico di Christian, nato qui da papà statunitense e mamma italiana che sarà la nostra piacevole guida durante la nostra permanenza in città.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Familiarizziamo subito con la folle guida degli autisti guatemaltechi che non lesinano mai un sorpasso neanche in prossimità di una curva cieca. Cambiamo ben 4 minivan in meno di 3 ore, ma tutto con estrema velocità, in un sali-scendi-riparti continuo. Toccando così <strong>Chimaltenango</strong>, <strong>Los Encuentros</strong> e <strong>Sololá</strong>, giungiamo a <strong>Panajachel</strong>, località situata sulle rive dello strepitoso <strong>Lago di Atitlán</strong>. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nell’ostello in cui alloggiamo conosciamo <strong>Cecilia</strong> una ragazza argentina dalle idee poco chiare. L’artista colombiano <strong>Angel</strong> e il simpaticissimo spagnolo <strong>Ruben</strong>. Trascorreremo con loro divertenti serate di festa condividendo le nostre storie, i nostri pensieri e le nostre convinzioni, brindando alla vita tra un bicchiere e l’altro.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2842" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Panajachel è la base ideale per visitare i villaggi indigeni attorno al lago, tutti raggiungibili comodamente da frequenti imbarcazioni che collegano le varie località. Prima tappa <strong>Santa Cruz</strong>, la meno visitata, probabilmente perché in effetti non offre molto, ma di certo appare come la meno turistica e quindi più autentica. Raggiungiamo poi a piedi <strong>Jabalito</strong> attraverso uno stretto sentiero che regala scorci paesaggistici mozzafiato. Il villaggio però è davvero deludente. Riprendiamo così una barca fino a <strong>San Marco</strong> ottima meta per chi ama le atmosfere un po’ bohemien. Vi sono molti ostelli carini e svariate possibilità di farsi fare massaggi o seguire corsi di meditazione. C’è persino una persona che fa corsi di macramè, disciplina per cui nutro un certo interesse in quanto durante questo viaggio ho iniziato ad apprenderla. Altro spostamento in barca e siamo a <strong>San Juan</strong>, pieno di tentatrici bancarelle e negozietti di artigianato indigeno da perdere la testa.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Salutati i villaggi del Lago Atitlán, appena 1 ora di autobus ci separa da quello che è considerato all’unanimità il mercato artigianale indigeno più bello di tutto il paese. Siamo a <strong>Chichicastenango</strong>! </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La cittadina possiede un fascino particolare che naturalmente offre il meglio di sé la domenica, quando tutte le vie del centro si trasformano in un gigantesco, affollatissimo, mercato all’aperto. Un’esplosione di colori in un tale caos da rendere difficile orientarsi tra tendoni, bancarelle, e un via vai continuo di persone.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le scalinate delle chiese possiedono un qualcosa di solenne e antico, quasi fossero lì a testimoniare un passato ancorato e radicato più che mai al presente. L’interno delle chiese ricordano quelle indigene dei villaggi messicani, strutture spartane in legno e centinaia di candele a terra a eludere l’oscurità.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2046" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tra gli incontri fatti e gli episodi rilevanti sicuramente non dimenticheremo facilmente la famiglia proprietaria di un ristorantino non lontano da dove alloggiavamo. La prima sera avendo fatto un po’ tardi, a fine cena hanno voluto a tutti i costi riaccompagnarci in hotel perché temevano che potesse capitarci qualcosa di spiacevole camminando di notte da soli lungo le strade buie. Ancora oggi la cosa mi lascia senza parole. Non riesco proprio a immaginare un ristoratore in Italia che riaccompagna in hotel dei clienti perché teme che possano essere rapinati.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Cambio di autobus a <strong>Santa Cruz del Quiché</strong> e poi ancora a <strong>Uspantán</strong> per raggiungere <strong>Cobán</strong>. La città non offre granché, ma rappresenta un’ottima base per le escursioni dei dintorni.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’idea iniziale era quella di visitare il parco “<em>Biotopo del Quetzal</em>”, con l’intento ovviamente di poter avvistare qualche esemplare del bellissimo uccello nazionale, per l’appunto il <em>quetzal</em>. All’ufficio di informazione turistica però, ci convincono che nell’adiacente parco “<em>El ranchito del quetzal</em>” se ne vedono molti di più. Così cambiamo i nostri piani, ma del <em>quetzal</em> neanche l’ombra. La delusione si dissolve velocemente il giorno seguente quando, passando per <strong>Lanquìn</strong>, giungiamo a <strong>Semuc Champey</strong>. Il luogo è a dir poco meraviglioso. Una serie di cascate disposte a gradoni, immerse nel verde lussureggiante della foresta e caratterizzate dal colore turchese e intenso delle sue fresche acquee. Lo scenario somiglia molto a quello di <em>Plitviche</em> in Croazia. Accostando le due foto le similitudini sono davvero notevoli. Col senno di poi ci pentiamo di aver intrapreso questa escursione solo in giornata, Semuc Champey meriterebbe senz’altro un soggiorno più lungo.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Niente da fare, gli autobus diretti, qui sembrano proprio non esistere. Ancora tanti cambi, ben 5 tra bus e barca, attraversando <strong>Sayaché</strong> e <strong>Flores</strong> per raggiungere <strong>El Remate</strong>, un piccolo villaggio situato sulle rive del <em>Lago de Petén Itzá</em>. Non lontano da qui sorge il celebre sito archeologico di Tikal. Prima di visitarlo però, seguiamo il consiglio sia di <strong>Oliver</strong> che di <strong>Robert</strong> (ragazzo americano proprietario dell’ostello in cui avevamo alloggiato presso il Lago de Yojoa in Honduras) di essere tra i pochissimi a esplorare le rovine maya di <strong>Yaxhá</strong>. La scelta si rivela azzeccatissima. Camminiamo per ore ed ore tra piramidi e antiche costruzioni straordinariamente conservate senza incontrare anima viva. Di tanto in tanto incrociamo qualche guardia parco con i quali scambiamo volentieri qualche parola, increduli che una meraviglia del genere non sia conosciuta e presa d’assalto dai turisti. Come avviene anche per molti altri siti anche Yaxhá sembra emergere dalle profondità della giungla, ma a rendere unico il paesaggio è l’adiacente laguna che regala incantevoli scorci, in particolare dalla cima della piramide 216. Decidiamo di salirci proprio a fine giornata, sul calar della sera, per poter ammirare il tramonto in tutte le sue sfaccettature. Ed è proprio qui che finalmente incontriamo altri visitatori, gli unici oltre a noi di tutta la giornata. Conosciamo così <strong>Aaron</strong>, un ragazzo americano che vive in questo paese, dove ha aperto un’agenzia turistica che organizza viaggi in Guatemala, Messico e Belize, dando un’impronta un po’ spirituale a tutta l’esperienza. È qui infatti con altri 5 ragazzi/e a cui fa da guida e ci racconta di aver pianificato l’intero itinerario per poter essere qui sulla cima della piramide 216 proprio in questo preciso momento durante l’ultimo tramonto prima del solstizio d’estate. Aaron sembra una brava persona, e anche se non sono particolarmente incline a credenze mistiche e quant’altro, devo ammettere che mi affascina il fatto di trovarmi per caso nel posto giusto al momento giusto. Vista l’esperienza di Aaron ne approfittiamo per fargli qualche domanda sul Belize e parlando della sicurezza, anche lui, ci dice una cosa che ci siamo sentiti dire una miriade di volte durante questi mesi: “<span style="text-decoration: underline;"><em>Voi non dovete preoccuparvi della sicurezza, si vede come viaggiate, si vede come siete, non c’entrate niente con gli americani che fanno solo casino! Voi emanate un’energia positiva, troppo bella, non vi può capitare niente</em></span>”.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il giorno seguente è la volta di <strong>Tikal</strong>. Alle 06.00 del mattino siamo già dentro, un po’ per approfittare delle ore meno calde viste le alte temperature, e un po’ per cercare di evitare le folle di turisti. Come temevamo infatti i visitatori sono davvero tanti. Fortunatamente il sito archeologico è abbastanza grande da favorirne la dispersione, ma i luoghi più caratteristici sono comunque presi d’assalto. A rendere poi la vita difficile ci sono veri e propri sciami di zanzare estremamente aggressivi. Tutto appare poco curato. Non vi è alcun personale a controllare e infatti la gente ignorante si arrampica sulle rovine e getta rifiuti ovunque.  </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se dovessi fare un confronto tra i due siti maya devo ammettere che nel complesso ho preferito senza alcun dubbio Yaxhá. Va detto però a dover di cronaca che la piazza centrale di Tikal è di una bellezza indescrivibile e sarebbe un vero peccato perdersela.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2038" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci dirigiamo a est verso la frontiera a bordo di un minivan di pazzi, in senso buono. Appena saliamo a bordo tutti iniziano a ridere e a scherzare con noi come se fossimo vecchi amici. Raggiunto <strong>Melchor de Mencos</strong>, a malincuore, ci lasciamo così alle spalle il Guatemala che si è rivelato essere per ora il paese più affascinante del centroamerica.<br /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Varchiamo il confine con il <strong>Belize</strong> ed entriamo a <strong>Benque Viejo del Carmen</strong>. Le operazioni doganali sono velocissime e come al solito nessun tipo di controllo. Non sappiamo bene cosa aspettarci dal Belize. Le informazioni che abbiamo sono poche, ma la curiosità è tanta. Il primo trauma è dover cambiare lingua. La lingua ufficiale è l’inglese, sebbene la maggior parte degli adulti e degli anziani parlino correttamente spagnolo. Per i giovani il discorso invece è diverso in quanto profondamente fieri di essere una colonia inglese. La quasi totalità della popolazione è <em>garifuna</em>, quell’etnia di colore che già avevamo conosciuto a Panama e che non ci era piaciuta particolarmente. L’impressione avuta allora, purtroppo trova nuove conferme. Tutti appaiono maleducati, casinisti, ubriaconi e spesso arroganti.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le dimensioni del paese sono piuttosto ridotte, ma i collegamenti lasciano un po’ a desiderare. Così passando prima per <strong>Dandriga</strong>, e poi per <strong>Indipendence</strong> saliamo su un motoscafo che ci conduce finalmente a <strong>Placencia</strong>. La cittadina è piccolissima, circa 800 m per 200 m. Le abitazioni sono dipinte con colori sgargianti, la sabbia è bianca e l’acqua inizia ad avere il tipico color caraibico. Siamo in bassa stagione, tutto appare molto calmo, così ne approfittiamo per riposarci un paio di giorni.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ripreso il nostro cammino ci spostiamo a <strong>Hopkins</strong>, dipinta dalla Lonely Planet come una delle spiagge più belle del paese. Ben diversa è la situazione che troviamo al nostro arrivo. L’arenile è praticamente scomparso a causa dell’erosione ed è pieno di rifiuti. Come già avevamo avuto modo di constatare, anche qui i <em>garifuna</em> gettano senza alcun ritegno la spazzatura ovunque. Preferiamo quindi non fermarci e con lo stesso metodo utilizzato per arrivare ce ne andiamo facendo autostop fino a Dangriga. Qui prenderemo un autobus per <strong>Belize City</strong>. La capitale non gode di buona fama, ed effettivamente le voci sul suo conto sono vere, ma non abbiamo altra scelta che attraversarla se vogliamo imbracarci per <strong>Caye Caulker</strong>. Percorriamo a piedi il caotico e trafficato tragitto che va dalla stazione dei bus fino al porto. A terra numerosi ubriachi e drogati chiedono l’elemosina, ma l’impressione non è di essere in pericolo, in quanto nelle loro condizioni faticano persino a reggersi in piedi. Di certo però non è uno spettacolo che lascia indifferenti.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">In 45 minuti di lancia siamo sull’isola. “<em>Welcome to Paradise guys</em>!”, ci accoglie un signore appena sbarcati. Difficile dargli torto. Il colore dell’acqua è impressionante. Limpida e trasparente dove il fondale è più basso e di un turchese acceso dove è più profondo. Troviamo facilmente una bellissima cabaña, spaziosa, con cucina e tutto a un prezzo irrisorio. L’unico difetto di questa piccola isola è che non ci sono vere e proprie spiagge, ma piuttosto dei pontili che si insinuano nel mare. C’è il pontile dove la sera ci si ritrova tutti a bere una birra ammirando il tramonto, c’è quello da cui ci si tuffa, e soprattutto c’è quello dove non vi è anima viva, in quanto mezzo crollato, che diventerà il nostro luogo preferito dove crogiolarci al sole e dove immergersi tra i pesci caraibici nell’acqua placida e ammaliante.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2042" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Decidiamo di partecipare a un’escursione di snorkeling della durata di quattro ore per poter osservare da vicino la barriera corallina, immergendoci in quella che da oltre 30 anni, è una riserva acquatica protetta. Tra le tante agenzie scegliamo l’unica che rispecchia il nostro modo di viaggiare, dimostrando un approccio nei confronti della natura più corretto ed ecosostenibile. Si raccomandano infatti di non toccare assolutamente gli animali o i coralli e si rifiutano categoricamente di dar da mangiare agli squali per attirarli. Cose che dovrebbero essere abbastanza scontate, ma purtroppo non lo sono dato che tutte le altre compagnie utilizzano questi metodi. Ci attende una delle esperienze più sorprendenti e indimenticabili della nostra vita. Una piccola imbarcazione ci conduce al largo fino a un punto in cui l’acqua sembra quasi entrare in una baia invisibile. Ci buttiamo in mare armati solo di pinne, occhiali e boccaglio. La corrente è piuttosto forte, ma lo sforzo viene presto ricompensato. Guardo giù e ai miei occhi appare come per magia un mondo nuovo! Mai visto nulla del genere in vita mia. Sembra di essere in un documentario di Super Quark! Piante marine e coralli giganteschi danno vita a un’esplosione di colori sgargianti impressionati. Alcuni coralli hanno le sembianze di enormi cervelli! Attorno a noi migliaia di pesci tropicali, dai più piccoli agli enormi barracuda. E ancora gigantesche mante nere ricoperte da puntini bianchi che sbattendo le “ali” sembrano volare in acqua. All’improvviso la guida mi afferra per un braccio e mi fa cenno di guardare alla mia destra, per poco non mi viene addosso una tartaruga marina grande quanto me! Poi è la volta degli squali, così maestosi nei loro movimenti da intimorire non poco, sebbene sembrino del tutto incuranti della nostra presenza. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non essendo abituato a respirare dalla bocca così a lungo, purtroppo dopo un’oretta di immersione sono costretto a tornare in barca perché sento che mi manca il respiro. Invece di stare meglio però, complice probabilmente il continuo oscillare dell’imbarcazione, il mio malessere aumenta, costringendomi a non rientrare più in acqua. Questo sarà uno dei miei più grandi rimpianti. Myriam e Christian infatti incontrano tre esemplari di lamantini, fermi e ritti l’uno di fronte all’altro, quasi stessero dialogando tra loro sul fondo del mare. Il tutto però non dura tanto da permettermi di buttarmi in acqua. Il cretino di turno infatti, proveniente da un’altra imbarcazione, si avvicina troppo mettendo ovviamente in fuga questi animali meravigliosi!<br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Durante il nostro tour abbiamo conosciuto un simpatico ragazzo tedesco che ha vissuto un anno a Venezia e una carinissima coppia californiana in viaggio di nozze, <strong>Audrey</strong> e <strong>Brandon</strong>. Tornati in terraferma decidiamo di andare prima a bere qualcosa sul molo ammirando così il tramonto sul mare, per poi proseguire la serata cenando tutti insieme. Come sempre una bella occasione per conoscere persone nuove e confrontare culture diverse.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2843" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Trascorse ormai ben 4 notti in questo paradiso giunge purtroppo l’ora di afferrare i nostri zaini e proseguire la nostra avventura. Ritorniamo così a Belize City da dove prenderemo un autobus che ci porterà direttamente oltre confine. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il Belize è un paese che mi ha lasciato un po’ perplesso e combattuto. Da un lato le zone turistiche come Placencia e Caye Caulker sono a dir poco favolose. Dall’altro basta addentrarsi verso l’interno del paese o semplicemente nelle zone più residenziali per trovare contrastanti situazioni di degrado.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Superati i controlli della dogana messicana, questa volta fin troppo scrupolosi, il bus ci lascia a <strong>Chetumal</strong>. Dopo quasi 9 anni dalla mia precedente esperienza zaino in spalla in queste zone (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>), finalmente sono di nuovo in <strong><u>Messico</u></strong>!</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Chetumal ha ben poco di interessante da offrire e ormai si è fatta sera. Molti ci hanno parlato bene della Laguna Bacalar, ma sebbene si trovi a soli 50 km di distanza esiste un solo autobus al giorno che parte in tarda mattinata. Questo ci rallenterebbe troppo, e la voglia di ripartire è tanta. Gli alberghi dei dintorni poi sono cari e piuttosto scadenti. Decidiamo così di trascorrere la notte all’interno del terminal e di prendere il primo bus per <strong>Tulum</strong> delle 04:45 del mattino.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il terminal di Tulum si trova nel centro della cittadina, ben lontano dalle sue spiagge da sogno. Così prima di dirigerci verso la costa, ne approfittiamo per fare una bella spesa alimentare per i prossimi giorni e, in particolare, per riempire l’intero bagagliaio del nostro taxi di bottiglie di Corona! Il litorale è lungo, ma noi sappiamo già dove farci lasciare. Vicinissimo all’entrata del sito archeologico sorgono delle capanne sulla spiaggia, un po’ spartane, ma molto affascianti dato che offrono la possibilità di alloggiare praticamente sulla spiaggia addormentandosi con il dolce suono delle onde del mare. Il complesso alberghiero è stato ampliato rispetto a un tempo, ma i veri cambiamenti ci attendono sull’arenile. Quella che una volta era una distesa bianca totalmente deserta, oggi ospita ristoranti, resort, imbarcazioni che portano i turisti a fare snorkeling. Di certo ha perso una parte del suo fascino selvaggio, ma nonostante tutto resta ancora una delle spiagge più belle mai viste. Fine sabbia bianchissima, acqua calda dall’azzurro intenso, e palme da cocco che offrono ristoro e riparo dal sole. Certo durante il weekend di gente ce n’è parecchia, ma gli altri giorni sembra quasi di rivedere il paradiso che abbiamo lasciato anni fa.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2031" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante di strada da fare ce ne sia ancora tanta avevamo deciso che giunti a Tulum ci saremmo concessi una pausa dal nostro vagabondare. Trascorriamo quindi ben 5 giorni in totale relax. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima di andarcene però Christian ed io andiamo a visitare il complesso archeologico maya che si trova a soli 8 min di cammino dalle nostre cabañas. Il biglietto di ingresso è davvero economico, ma per entrare c’è una bella coda composta soprattutto da americani e italiani. Di per sé le rovine non sono nulla di eccezionale se paragonate a quelle di Palenque, Chichén Itzà, o agli altri siti visitati in centroamerica. La vegetazione però e soprattutto il mar dei caraibi che fa da sfondo al complesso rendono unico ed estremamente affascinante il paesaggio.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Viaggiamo tutta la notte per coprire la distanza che ci separa da <strong>San Cristobal de las Casas</strong>. Purtroppo mentre tutti dormono due coppie a bordo vengono derubate. Eventi come questi sono molto comuni durante i tragitti notturni. Per questo motivo è necessario prestare la massima attenzione e custodire sempre addosso i propri valori. I poveri sventurati avevano lasciato denaro e documenti nel borsone situato in alto all’interno della cappelliera o nel bagaglio a terra tra le gambe, ma verso il corridoio.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">San Cristobal al contrario di Tulum sembra non essere cambiata affatto. L’atmosfera allegra e spensierata che la caratterizzano è rimasta invariata. Tutti sorridono, tutti appaiono aperti e pronti al dialogo. Si tratta indubbiamente della città coloniale più attraente di tutto il paese. Variopinte case dai colori sgargianti si affacciano a vie pedonali di acciottolato dando vita a un vero e proprio spettacolo per gli occhi. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A tutto ciò si aggiungono mercatini artigianali indigeni, artisti di strada e squisiti caffè francesi sorti un po’ ovunque. Per queste ragioni e per molte altre San Cristobal è così tanto amata dai mochileros e dagli spiriti un po’ bohemien. È difficile da spiegare, ma questa città possiede la capacità di sedurre e conquistare completamente al primo sguardo. Il rischio è quello di rimane bloccati qui, rimandando di giorno in giorno la partenza.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tutto attorno a San Cristobal sorgono piccoli villaggi indigeni. Dedichiamo così una giornata alla visita di <strong>San Juan Chamula</strong>, di certo il più interessante tra tutti. La pittoresca chiesa cittadina viene ridipinta ogni tre mesi, sempre con colori sgargianti. È chiaro quindi che ci appaia diversa rispetto a un tempo. A non essere cambiato invece è lo scenario che riserva al suo interno. Inginocchiati a terra sulla paglia i fedeli pregano ad alta voce, ma in modo totalmente autonomo e individuale. Le parole che si propagano nell’aria insieme a fitti fumi di incenso sembrano provenire da un antico passato, e infatti la lingua parlata è quella maya. Centinaia e centinaia di candele illuminano l’oscurità aggiungendo ancor più fascino a questo luogo carico di sacralità e misticismo.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Viaggiamo tutta la notte fino a <strong>Salina Cruz</strong>, il nostro obbiettivo è “<em>Playa la Ventosa</em>”. Parlando con i locali però scopriamo che non è poi così vicina e soprattutto che non ci sono alloggi. Questo ci costringerebbe a fare avanti e indietro e soprattutto a dormire a Salina Cruz, località che ci hanno sconsigliato per ragioni di sicurezza. Fatte le dovute considerazioni quindi si prosegue. Un’ora dopo siamo già a bordo di un autobus diretto a <strong>Oaxaca</strong>. La città è davvero enorme, sembra essersi ingrandita molto, ma soprattutto sembra essere migliorata sotto tutti i punti di vista. Il quartiere storico in particolare appare curato, variopinto, tranquillo, insomma a misura d’uomo. Oaxaca è poi anche una città universitaria, perennemente in festa e celebre per il suo fervore culturale.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La nostra prossima tappa è caratterizzata da un alone di mistero. Sono mesi infatti che cerchiamo informazioni precise su <strong>Hierve el Agua</strong> senza riuscire ad ottenere granché. Persino i viaggiatori più incalliti sembrano non averne mai sentito parlare. Nonostante il dubbio che non esista ci sia venuto, non vogliamo arrenderci, e i nostri sforzi verranno ampiamente ricompensati. Un autobus pubblico ci porta fino a <strong>Mitla</strong> da dove, cercando cercando, scoviamo un camioncino che ci condurrà a Hierve el Agua. La strada è polverosa, dissestata e piena di curve. Sicuramente non si tratta di un tragitto piacevole, ma nemmeno così difficile da giustificare lo scarsissimo numero di visitatori che si spingono fino a qui. Lo spettacolo che si presenza dinnanzi ai nostri occhi è impressionante. Una serie di cascate pietrificate e pozze naturali scavate nella roccia dall’acqua termale che sgorga prepotente dal sottosuolo. Il tutto situato sulla cima di uno strapiombo da brividi con tutta la vallata a fare da scenografia. È mattina presto, e siamo completamente soli. Inutile spiegare il piacere di immergersi all’interno delle piscine naturali in totale solitudine con un paesaggio del genere.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Verso l’ora di pranzo compaiono diverse persone, motivo che ci spinge a rivestirci e ad esplorare un po’ i dintorni. Imbocchiamo un sentiero che conduce a diversi punti panoramici per poi scendere lungo le cascate pietrificate. Notiamo dei primitivi condotti d’acqua scavati nella roccia, forse dai maya. La sensazione infatti è proprio quella di trovarsi in una zona archeologica. Come già avvenuto in Honduras, trovo un’antica punta di freccia conficcata nel terreno. Questa volta non in ossidiana, bensì realizzata con un minerale bianco dotato di qualche sfumatura rosea. Sarebbe bello proseguire lungo il sentiero che attraversa la vallata scomparendo all’orizzonte, ma purtroppo si è fatto tardi e dobbiamo tornare indietro.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2012" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Altro viaggio notturno fino a <strong>Pochutla</strong>, da dove con un <em>collectivo</em> raggiungiamo velocemente <strong>Mazunte</strong>, una località che molti ci hanno consigliato di non lasciarci sfuggire. Si tratta di un minuscolo villaggio costiero dotato di una bellissima spiaggia resa ancor più affascinante da enormi ammassi rocciosi che spiccano in mezzo all’oceano. Le onde sono alte e decisamente violente, ma il loro infrangersi sulla battigia sarà l’unico suono udibile in questo luogo così placido e sereno. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci lasciamo convincere a fare un’escursione in barca per vedere i delfini e nuotare con loro. Ci garantiscono al 100% che ci sono. Dopo 3 ore di navigazione dei delfini neanche l’ombra. Avvistiamo solo qualche uccello e due tartarughe impegnate in atti non adatti ai minori. Finiamo poi anche a litigare con la guida che per far divertire i soliti turisti americani si butta in acqua, afferra una delle tartarughe e la porta praticamente a bordo per farla toccare e fotografare da quei quattro ignoranti. Una giornata da dimenticare.<br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Degno di nota invece il mio incontro casuale con <strong>Mary Carmen Barròn</strong>, una signora che si occupa di cerimonie tradizionali temazcalli, meditazione e massaggi. Insomma una specie di curandera. Oltre ad entrare subito in sintonia con lei, mi rendo conto che possiede una considerevole preparazione scientifica sul corpo umano, nervi, agopuntura, digitopressione e quant’altro. Considerando che da anni ho un problema al collo che nessuno riesce a risolvere e soprattutto che per 2 ore di massaggio chiede l’equivalente di 22 euro, senza ulteriori indugi provo ad affidarmi alle sue mani esperte. Nonostante non sia incline agli aspetti mistici, a maggior ragione quando vengono associati a tecniche di guarigione, decido di darle fiducia e, pur consapevole delle mie riserve, mi impongo di ascoltarla con mente aperta senza giudicare le sue parole. All’inizio mi mette ritto in piedi davanti al fumo sacro, una specie di incenso. Poi mi passa delle piume sul corpo pregando ad alta voce. Mi osserva e afferma che ho qualche problema di stomaco e che sto maltrattando i miei reni. In effetti da qualche giorno avevo qualche disturbo, e, per quanto riguarda i reni, sono purtroppo solito bere pochissimo. Nessuna rivelazione sconvolgente comunque. Ad essere sconvolgente invece è la sua bravura nel messaggio. Intanto capisce subito che ho qualcosa di strano al collo e utilizzando delle ampolle di vetro insieme ad alcuni bastoncini infuocati, crea dei vuoti d&#8217;aria appoggiandoli sul mio corpo. Poi preme in determinati punti, soprattutto di mani e piedi che a suo dire sono collegati con gli organi interni. Terminate le 2 ore di massaggio vuole leggermi i miei <em>nahuel</em>. Sinceramente non so nemmeno cosa siano, ma la lascio fare. Osserva i miei spiriti guida e in qualche modo cerca di capire che tipo di persona sono. Mi dice che con le parole sono in grado di far credere al moribondo di essere sano e viceversa al sano che sta per morire. Poi rimanendo in tema dice che non posso morire in un incidente perché il mio spirito guida è la Morte. Afferma che possiedo un potere più grande del suo, ma che non so utilizzarlo. Dice che posso prevedere la morte degli altri attraverso il sogno e proprio per questo non sogno mai, come se mi fossi costruito una barriera mentale, un muro difensivo. In effetti, avrà anche avuto fortuna, ma è vero, non sogno mai o, se sogno, non ricordo assolutamente nulla. Infine mi dice quasi commossa, che il mio cuore è carico di malinconia e di tristezza e che devo liberarmene donandole al mare. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Al di là di tutte queste cose poco credibili seppur di innegabile fascino, l’esperienza si è rivelata davvero ottima. Tant’è vero che dopo tempo immemore non sento alcun dolore al collo e riesco a muoverlo perfettamente. Anche Christian e Myriam il giorno seguente decidono di andare a trovare Mary e ne usciranno entusiasti e sconvolti. Rivela loro infatti alcune informazioni molto personali che non avrebbe potuto sapere in nessun modo. Coincidenze? Per quanto io sia scettico in materia non vedo come possa aver azzeccato dettagli familiari così precisi e particolari semplicemente buttando lì a caso.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Mary ha da poco acquistato un terreno vicino a Puerto Escondido dove intente trasferirsi. È diretta proprio lì e, dato che Puerto Escondido è la nostra prossima destinazione si offre di darci un passaggio. Naturalmente anche in questo lei ci vede un segno del destino, un destino che ci ha volutamente fatti incontrare.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Puerto Escondido</strong> durante il mio primo viaggio zaino in spalla di alcuni anni fa (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>) è stato un luogo magico che ha lasciato dentro di noi un segno indelebile. Senza indugi quindi ci dirigiamo verso <em>Playa Marinero</em> con l’intento di alloggiare nuovamente nelle nostre vecchie <em>cabañas</em> sulla spiaggia. La delusione però è tanta. Le basiche, ma affascinanti capanne di paglia con solo sabbia a terra hanno lasciato il posto a tristissime e fatiscenti capanne di cemento. Come se non bastasse poi <em>Playa Marinero</em> è stata deturpata da palazzoni osceni, delle vere colate di cemento che rovinano completamente la bellezza del paesaggio.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Avviliti ci spostiamo a <em>Playa Zicatela</em>, la celebra spiaggia dei surfisti che, contrariamente a quanto ci aspettassimo è migliorata molto. Troviamo facilmente una stupenda <em>cabaña </em>di legno fronte mare, dotata di cucina, bagno privato, e persino di piscina, il tutto a un prezzo davvero ridicolo. Abbiamo tutti gli ingredienti per dare il via ai folli festeggiamenti per il compleanno di Christian! Non potevamo capitare in un luogo migliore di questo. Party in piscina a tutte le ore e Corona a fiumi.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’ultimo giorno conosciamo <strong>Lin</strong>, transessuale venezuelano, fuggita dal suo paese dove la situazione è divenuta insostenibile e particolarmente drammatica.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo 5 notti di festa e relax giunge il momento di lasciare anche Puerto Escondido.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per l’ennesima volta cerchiamo di guadagnare tempo coprendo le lunghe distanze con autobus notturni. Quando l’autista annuncia l’arrivo ad <strong>Acapulco</strong> il sole deve ancora sorgere. Attendiamo un’oretta prima di muoverci, consapevoli che nonostante le apparenze possano ingannare, ci troviamo in una delle città più pericolose di tutto il Messico. Al di là dell’aspetto legato alla sicurezza, Acapulco non ci ha mai entusiasmati. Troppo caos, troppo smog, troppo turismo di massa e soprattutto un caldo infernale. Anni fa però avevamo scoperto per caso una piccola località molto carina a soli 5 km di distanza da qui. Siamo diretti infatti a <strong>Piè de la Cuesta.</strong> Constatiamo nostro malgrado che anche qui lo sviluppo urbano è proseguito senza alcun ritegno. Ciononostante resta comunque una meta piacevole dove poter oziare su un’amaca, all’ombra di un ombrellone di paglia, sorseggiando un buon cocktail. L’aspetto più interessante poi è che Piè de la Cuesta sembra essere riservata esclusivamente alle vacanze dei messicani, turisti stranieri non ce ne sono, infatti siamo gli unici.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Una notte veniamo svegliati da un temporale violentissimo. Il cielo è illuminato a giorno da centinaia di lampi che attraversano l’oscurità in tutte le direzioni. Non mi era mai capitato di vedere lampi infrangersi orizzontalmente nella volta celeste. Che spettacolo ammirare la forza prorompente della natura. L’intera casa dove alloggiamo è sveglia e, dato che il nostro alloggio è al primo piano nel sottotetto, la padrona di casa ci invita a scendere in una delle stanze più nuove in cemento al piano terra.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Scampato il pericolo della nottata senza grandi conseguenze, Myriam ed io facciamo un salto ad Acapulco per acquistare i biglietti per <strong>Città del Messico</strong>, approfittandone anche per fare un giro.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2014" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ad attenderci nella capitale c’è <strong>Tadashi</strong>, un ex collega del fratello di Myriam che abbiamo avuto il piacere di conoscere in Italia e che, saputo del nostro viaggio, ci ha generosamente invitati a casa sua. Nato da madre messicana e padre giapponese, anche Tadashi un tempo era un <em>mochilero</em> proprio come noi. Durante il suo girovagare però ha conosciuto <strong>Angelica</strong> qui in Messico e ha deciso così di fermarsi. Oggi sono sposati e hanno una splendida bambina di nome <strong>Hiromi</strong>, che in giapponese significa “la più bella”.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per noi è davvero una gran fortuna poter vivere Città del Messico e i suoi dintorni dall’interno, attraverso gli occhi di chi ci abita. Tadashi e Angelica poi sono due persone davvero carine che si prodigheranno per cercare di farci vedere il più possibile e soprattutto di farci assaggiare tutte le squisite prelibatezze tipiche della cucina locale.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Durante il weekend Tadashi e Angelica approfittando di essere liberi da impegni lavorativi ci fanno da ciceroni permettendoci di visitare luoghi poco conosciuti e lontani dalla capitale. Prima tappa la cittadina di <strong>Pachuca</strong>, seguita poi da <strong>Real del Monte</strong>, interessante località di montagna celebre più che altro per i suoi <em>pastes</em>! Si tratta di una specie di sofficini al forno riempiti con svariati ingredienti talmente buoni da aver fatto nascere un festival a loro dedicati.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Terza tappa i <strong>Primas Basalticos</strong>, un impressionante complesso naturale di cascate che si infrangono su colonne di rocce dalla bizzarra forma a prisma. Tale conformazione è dovuta al raffreddamento improvviso della roccia lavica. Un vero spettacolo.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Quarta tappa il famoso sito archeologico di <strong>Teotihuachan</strong>. Avendo già visitato la quasi totalità delle più celebri rovine maya e azteche, il timore è quello di trovarci davanti a qualcosa di già visto e rivisto. E invece niente affatto. Le dimensioni di Teotihuachan sono davvero impressionanti, ci troviamo infatti di fronte alla piramide più grande di tutta l’America Latina. Sculture, incisioni, templi, tutto si trova in uno stato di conservazione straordinario.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il secondo giorno restiamo più in zona buttandoci prima nella mischia del mercato di <strong>Xochimilco</strong> per poi unirci alle tradizioni locali a bordo delle folcloristiche <em>trajineras</em>. Queste colorate imbarcazioni infatti vengono utilizzate soprattutto la domenica da famiglie e amici come sede di veri e propri festosi picnic da guinnes dei primati. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La sera cena in famiglia dai gentilissimi genitori di Angelica.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tadashi, Angelica, Hiromi e le loro famiglie sono stati tutti così carini con noi che non sappiamo come ringraziarli. Non vogliamo comunque pesare più del necessario. Decidiamo così di lasciarli un po’ tranquilli e di trascorrere gli ultimi 3 giorni nel pieno centro della capitale.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2844" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante si tratti di una vera e propria metropoli, Città del Messico ha davvero molto da offrire. Prima di tutto una quantità impressionante di musei imperdibili. Come lasciarsi sfuggire l’occasione di ammirare da vicino le straordinarie tele di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Frida_Kahlo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Frida Kahlo</a> al<em> Museo Dolores Olmedo</em> o nella <em>Casa <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Frida_Kahlo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Museo di Frida Kahlo</a></em>. Come dimenticarsi poi dell’enorme <em>Museo Antropologico</em> o del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Soumaya" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Museo Soumaya</em></a> che solo per l’architettura del suo futuristico palazzo merita assolutamente una visita. A completare poi il quadro di questa vibrante capitale sono alcuni dei suoi quartieri più affascinanti e a misura d’uomo come quello di <strong>Coyoacán</strong>.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per la nostra ultima cena decidiamo di incontrare Tadashi e Angelica per un ultimo saluto.</span><br /><br /><br /><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Conclusione</u></span></strong><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sembra impossibile, ma siamo giunti al termine di questo lungo viaggio durato 6 mesi. Abbiamo vissuto intensamente ogni singolo instante rendendoci conto di come un semplice giorno racchiuda in sé la possibilità di rivoluzionare tutto completamente. Mi spiego meglio. Quando sono a casa, la mattina mi alzo, mi preparo e vado in ufficio. Quando finisco di lavorare ormai di tempo libero ne resta ben poco, così tra la stanchezza e qualche commissione, il più delle volte le giornate finiscono così, con la sensazione di non aver combinato nulla. Durante questo viaggio ogni giorno ci siamo dedicati a centinaia di cose diverse, abbiamo conosciuto persone nuove, cercato di fare più esperienze possibili imparando tutto ciò che ci potesse arricchire e stimolare. Le attività delle solite 24 ore sono state talmente tante da alterare la nostra percezione temporale, dandoci l’illusione che i giorni corrispondessero a settimane, le settimane a mesi. I 6 mesi trascorsi quindi sì sono stati tanti, ma per noi sono durati molto più di 6 mesi. È stato come vagare per anni in piena e totale libertà, con l’animo privo di qualsiasi peso e il cuore aperto al mondo.</span><br /><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La cosa che più ci ha colpito è stato ciò che ci siamo sentiti ripetere innumerevoli volte da persone totalmente diverse e in paesi diversi. Tutti coloro che abbiamo incrociato nel nostro cammino ripetevano sempre la stessa cosa e cioè che in noi vedevano qualcosa di speciale. Affermavano che era più che evidente che portassimo con noi una positività contagiosa e che proprio grazie ad essa nulla di male ci sarebbe mai potuto accadere. Personalmente non credo che fossimo speciali o che portassimo con noi il buonumore, ma è anche vero che se così tante persone hanno percepito questo fattore un motivo ci sarà pur stato. Secondo me tutto può essere ricondotto ad un concetto semplicissimo e forse persino banale. A mio parere eravamo solo felici, e la felicità si sa è contagiosa. Affrontare ogni avvenimento con il sorriso, sdrammatizzando invece di arrabbiarsi o preoccuparsi, cercando sempre di non prendersi mai troppo sul serio. Questo tipo di attitudine rappresenta già un buon punto di partenza per essere felici. </span></strong><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci eravamo prefissati di lasciarci andare completamente cercando di guardare solo agli aspetti positivi della vita, del mondo e delle persone. Non sempre è stato facile, ma ci eravamo imposti di tenere lontano ogni paura di sorta e di fidarci del prossimo. Qualcuno dirà che siamo stati solo fortunati, ma io non credo che sia così. Al Mondo vi sono tante cose terribili, è innegabile. Così come ci sono tante persone terribili. Il punto però è che si tende a parlare e a ricordarsi solo di queste, tralasciando il piccolo particolare che la stragrande maggioranza della popolazione di qualsiasi paese è invece composta da persone straordinarie, generose e pronte a dare una mano a tre perfetti sconosciuti come noi senza aspettarsi assolutamente nulla in cambio.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"> </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Quando sento parlare con disprezzo, arroganza o superficialità di razze, religioni, convinzioni politiche, tendenze sessuali, mi rendo conto che l’unico vero grande ostacolo è sempre e solo la paura. La paura di ciò che è diverso da noi, la paura di ciò che non conosciamo. Il mio consiglio è sempre lo stesso. Viaggiate. Viaggiate il più possibile e fermatevi qualche istante a conoscere chi incrocia il vostro cammino, non solo i luoghi, ma coloro che li abitano. Scoprirete che in realtà siamo tutti uguali, vogliamo tutti le stesse cose e ciò che ci differenzia gli uni dagli altri è quanto di più interessante abbiamo da offrire al prossimo e quanto di più straordinario abbiamo da tramandare a chi verrà dopo di noi. L’odio non è mai la risposta. Tutto ciò che facciamo nella vita non è forse un modo per farci voler bene un po’ di più?</strong><br /><br /><br /></span><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2047" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=1170%2C1567" alt="" width="1170" height="1567" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?w=1912&amp;ssl=1 1912w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=224%2C300&amp;ssl=1 224w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=765%2C1024&amp;ssl=1 765w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=768%2C1028&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=1147%2C1536&amp;ssl=1 1147w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=1530%2C2048&amp;ssl=1 1530w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=520%2C696&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=740%2C991&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br />    <br /><br /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. <br /></span></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2014-insieme-a-myriam-e-christian/">America Latina 2014 (insieme a Myriam e Christian)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2014-insieme-a-myriam-e-christian/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2021</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sud America 2007-2008 (insieme a Myriam)</title>
		<link>https://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/</link>
					<comments>https://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 12:19:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[I viaggi di Mauri]]></category>
		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
		<category><![CDATA[Uruguay]]></category>
		<category><![CDATA[Backpackers]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[diario di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[Isole Galapagos]]></category>
		<category><![CDATA[Mochileros]]></category>
		<category><![CDATA[Perù]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Zaino in spalla]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.vadovetiportailblog.com/?p=1396</guid>

					<description><![CDATA[<p>Durata: 4 mesi  Paesi percorsi: Uruguay – Argentina – Brasile – Bolivia – Perù<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/">Continua a leggere</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/">Sud America 2007-2008 (insieme a Myriam)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">Durata</span>: 4 mesi  <br /></span></strong><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Paesi percorsi</span>: Uruguay – Argentina – Brasile – Bolivia – Perù – Ecuador – Isole Galapagos  </strong><br /><br /><strong><span style="text-decoration: underline;">Periodo</span>: novembre &#8211; dicembre &#8211; gennaio &#8211; febbraio</strong><br /><br /></span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1392" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />La prima esperienza di vagabondaggio zaino in spalla verso l’ignoto del <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">2005-2006</a>, era andata talmente bene che aveva cambiato profondamente il mio modo di pensare e di interagire con gli altri. Il ragazzo timido e timoroso d’un tempo non c’era più, e in me fremeva una voglia talmente forte di scoprire, di conoscere e di esplorare nuove realtà, da non permettermi più di stare fermo. Inevitabilmente quindi, appena ne ho l’occasione adesso, si parte, non importa la destinazione, voglio vedere ogni cosa, tutto ciò che il mondo e la vita hanno da offrire. Anche questo però sembra non bastare più. La tentazione di afferrare la mia <em>mochila</em> e di immergermi per mesi nella più totale libertà in un contesto dove poter essere realmente me stesso, diventa ingestibile. Così a meno di due anni di distanza dalla mia prima grande avventura si riparte! </span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Nel frattempo però conosco <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Myriam</a>, colei che oggi è mia moglie e che da questo momento in poi sarà la mia immancabile e insostituibile compagna di viaggio e di vita. Ci accorgiamo subito che vedere il mondo è una passione che ci accomuna e, sebbene Myriam lo abbia fatto sempre in modo convenzionale, il suo spirito d’avventura non le concede esitazioni e la prospettiva di un viaggio del genere la rende entusiasta. In un primo momento qualche timore ce l’ho, sento infatti la responsabilità di dovermi prendere cura non più solo di me stesso, ma anche di un’altra persona che per di più non ha mai provato la vita del <em>mochilero</em>. Le mie preoccupazioni fortunatamente si rivelano del tutto infondate, Myriam conferma di essere una ragazza forte, indipendente, priva delle paranoie che caratterizzano la maggior parte delle sue coetanee. Neanche a dirlo si lascia travolgere completamente anche lei da questo modo di viaggiare che diventerà in seguito quasi uno stile di vita.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Se l’<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">esperienza del 2005</a> con i miei amici <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/christian/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Christian</a> e <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/simone-e-ilaria/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Simone</a> era stata la rivelazione, un percorso di crescita e consapevolezza interiore, questo con Myriam sarà il viaggio della maturità, dell’evoluzione personale verso il mondo adulto, ma anche verso un nuovo modo di essere adulti lontano dalle imposizioni della società e dei ben pensanti.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">In questi quattro mesi abbiamo visitato luoghi da togliere il fiato, conosciuto persone meravigliose, consolidato profondamente il nostro legame, ma anche affrontato momenti difficili che si spera non accadano mai durante un viaggio. Tuttavia saranno alcuni dei mesi più emozionanti della mia vita ai quali resterò profondamente legato e per i quali conserverò sempre un posto speciale in fondo al cuore.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><u>Itinerario dettagliato e rapida descrizione</u>:</span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u>Argentina<br /></u></strong>BUENOS AIRES</span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u>Uruguay<br /></u></strong>COLONIA DEL SACRAMENTO – MONTEVIDEO – PUNTA DEL ESTE – PORTEZUELO – SAN CARLOS – VALIZAS – CABO POLONIO – PUNTA DEL ESTE – MONTEVIDEO – PAYSANDÚ – SALTO</span> <br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1387" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/02-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Uruguay.jpg?resize=320%2C320" alt="" width="320" height="320" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/02-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Uruguay.jpg?w=320&amp;ssl=1 320w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/02-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Uruguay.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/02-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Uruguay.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u><br />Argentina<br /></u></strong>CONCORDIA – PUERTO IGUAZÚ</span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u>Brasile<br /></u></strong>FOZ DO IGUAZÚ</span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u>Argentina<br /></u></strong>SALTA – TILCARA – LA QUIACA</span><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1388" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/03-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Argentina.jpg?resize=320%2C214" alt="" width="320" height="214" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/03-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Argentina.jpg?w=320&amp;ssl=1 320w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/03-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Argentina.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u><br />Bolivia<br /></u></strong>VILLAZON – TUPIZA – ATOCHA – UYUNI – SALAR DE UYUNI – SUD DEL LIPEZ (VILLA MAR, LAGUNA COLORADA, LAGUNA CAPIÑA, LAGUNA VERDE, MIRADOR FLAMENGO, ARBOL DE PIEDRA, LAGUNA ONDA, LAGUNA EDIONDA, LAGUNA CAÑAPA, SAN CRISTOBAL, CEMENTERIO DE TRENES) – POTOSI – SUCRE – TARABUCO – LA PAZ – TIQUINA – COPACABANA – LAGO TITICACA</span> <br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1389" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/04-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Bolivia.jpg?resize=320%2C320" alt="" width="320" height="320" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/04-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Bolivia.jpg?w=320&amp;ssl=1 320w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/04-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Bolivia.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/04-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Bolivia.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u><br />Perù<br /></u></strong>PUNO – CUZCO – PISAC – URUBAMBA – OLLATAYTAMBO – AGUAS CALIENTES – MACHU PICCHU – AREQUIPA – CABANACONDE – CANYON DEL COLCA – NAZCA – LINEAS DE NAZCA – ICA – LAGUNA HUACACHINA – LIMA – CHIMBOTE – TRUJILLO – HUANCHACO – MANCORA – TUMBES – AGUAS VERDES</span><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1390" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/05-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Per%C3%B9.jpg?resize=288%2C360" alt="" width="288" height="360" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/05-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Per%C3%B9.jpg?w=288&amp;ssl=1 288w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/05-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Per%C3%B9.jpg?resize=240%2C300&amp;ssl=1 240w" sizes="auto, (max-width: 288px) 100vw, 288px" /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u><br />Ecuador<br /></u></strong>CUENCA – QUITO – OTAVALO – GUAYAQUIL </span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u>Isole Galapagos (Ecuador)<br /></u></strong>BALTRA – PUERTO AYORA – PURTO VILLAMIL </span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u>Ecuador<br /></u></strong>GUAYAQUIL – LAS TUNAS – GUAYAQUIL</span> <br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1391" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/06-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Ecuador.jpg?resize=320%2C180" alt="" width="320" height="180" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/06-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Ecuador.jpg?w=320&amp;ssl=1 320w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/06-Sud-America-2007-2008-con-Myriam-Ecuador.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Il lungo volo è reso ancora più pesante dai ritardi dell’aeromobile che ci fanno toccare il suolo argentino alle 02.00 del mattino. Naturalmente abbiamo già un hotel prenotato, ma questa volta non è affatto una fortuna. L’albergo risulta essere una vera bettola, le foto visionate online erano chiaramente una truffa, ma l’ora tarda e la grande stanchezza ci inducono a chiudere un occhio per la prima sera. Nonostante tutto poi l’entusiasmo relativo all’inizio di questa nuova avventura è così forte da non lasciarci abbattere cercando così di cogliere con ironia la spiacevole situazione. Il mattino seguente, dopo aver risolto abbastanza velocemente il problema relativo all’alloggio ci buttiamo tra il brulicante fiume umano che caratterizza la vivace <strong>Buenos Aires</strong>. Per me è il ritorno a un amore a prima vista nato due anni orsono, mentre per <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener">Myriam</a> si tratta di un nuovo stimolante mondo che si apre davanti ai suoi occhi. Percorriamo in lungo e in largo la capitale argentina, rigorosamente a piedi, alternando romantiche passeggiate condite dall’immancabile suono del tango, al fervore delle pedonali sovraccariche di negozi, ristoranti e locali d’ogni genere. E ancora, momenti di puro relax tra la quiete dei numerosi parchi e visite a sofisticati musei e centri culturali. Il fascino di Buenos Aires non sembra essere per niente cambiato, il calore e l’accoglienza che gli argentini riservano ai visitatori poi, in particolare a quelli di nazionalità italiana, conquistano chiunque, rendendo di certo l’Argentina il paese ideale come primo approccio al continente latino americano. Decido anche di fare un tuffo nel passato entrando nell’ostello in cui avevo alloggiato con <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/christian/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Christian</a> e <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/simone-e-ilaria/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Simone</a> due anni fa. Alcune cose sono cambiate, ma l’atmosfera è quella di sempre e, con mia grande incredulità, il personale mi riconosce subito, non hanno dimenticato i tre pazzi italiani.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Attraversando il Rio de la Plata, un’imbarcazione ci conduce rapidamente nel mio tanto amato Uruguay. Tappa obbligatoria proprio come due anni fa è <strong>Colonia del Sacramento</strong>, dove comincio subito a far conoscere le prelibatezze della cucina uruguayana a Myriam. Gli spettacolari tramonti sul delta del fiume e la pace assoluta che regna lungo le vie acciottolate del centro storico, creano poi un’atmosfera romantica dalla quale è difficile separarsi. A <strong>Montevideo</strong> però ci attende la mia famiglia, ansiosa di conoscere la mia compagna. Fortunatamente Myriam parla correttamente spagnolo, vantaggio non da poco, grazie al quale fa capire subito di che pasta è fatta. Quando in macchina i miei zii, temendo che possa non piacerle, non le porgono il <em>mate (</em>tipico infuso rioplatense dal sapore decisamente amaro), subito tuona scherzosamente: “Ed io?”. Pochi minuti dopo Myriam sarà seduta in soggiorno con mio nonno a bere whisky e a scherzare come se si conoscessero da sempre. Insomma, la mancanza di barriere linguistiche ed il suo approccio straordinariamente aperto e sincero, ha fatto si che venisse da subito accolta con grande affetto e simpatia in famiglia. Presto ci raggiungeranno anche i miei genitori e mia sorella con suo marito, in quanto tutti desiderano partecipare al grande imminente evento, l’ottantesimo compleanno di mio nonno!<br /><br /></span><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1409" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/249-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/249-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/249-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/249-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/249-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/249-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/249-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/249-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/249-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/249-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />Qualche giorno per ambientarci ed immergerci nella pulsante e malinconica capitale uruguayana ed è già ora di spostarci lungo la costa sino a <strong>Punta del Este</strong>, elegante ed esclusivo centro balneario dove trascorriamo momenti di puro relax tra lunghe distese sabbiose e tramonti dalle sfumature talmente accese che sembrano esser state alterate con Photoshop.</span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Unitisi a noi mia sorella e suo marito, non posso esimermi dal portarli a conoscere due villaggi davvero speciali lungo la costa. Facciamo base a <strong>Valizas</strong>, dove troviamo facilmente un appartamento in affitto per un paio di notti. Valizas è tale e quale a come l’avevamo lasciata, un’oasi di pace dove il tempo sembra non trascorrere mai, immersa in un’atmosfera bohémien tanto amata da <em>mochileros</em> e artisti di strada. Entro un po’ per nostalgia nell’ostello in cui avevo alloggiato due anni fa e subito il mio sguardo viene catturato da una foto situata dietro il bancone al centro della parete. Ebbene sì, sembra assurdo, ma anche qui non si sono scordati di noi, la fotografia ritrae me, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/christian/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Christian</a> e <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/simone-e-ilaria/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Simone</a>. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Memore dell’impegnativa, ma appagante esperienza già vissuta, convinco gli altri a percorrere a piedi gli 8 km che ci separano da <strong>Cabo Polonio</strong> attraverso alte dune di sabbia che si innalzano di fronte all’oceano creando una scenografia sorprendente. Piccolissimo inconveniente, giunti alla base delle prime dune ci troviamo di fronte un profondo e impetuoso fiume. Non capisco, sono certo che non c’era nulla del genere due anni fa. Scoprirò in seguito che il corso d’acqua c’è sempre stato, solo che la mia <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">precedente avventura</a> aveva coinciso con un evento di eccezionale siccità che aveva prosciugato completamente per un breve periodo tale ostacolo sul nostro cammino. Niente paura però, per pochi spiccioli, un anziano su una piccola imbarcazione fa da Caronte tra una sponda e l’altra. I nostri sforzi sono decisamente ricompensati, Cabo Polonio è una perla di rara bellezza, un pittoresco villaggio di pescatori, meta di hippies e personaggi stravaganti sin dagli anni 60, privo dei confort di base, dove però la vita scorre languida di fronte all’oceano. Un luogo imperdibile.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Tornati a Montevideo prima dei festeggiamenti di rito per l’arrivo del nuovo anno, scopriamo che il 31 dicembre al <em>Mercado del Puerto</em> si svolge tradizionalmente una festa a cui non possiamo mancare. Orde di giovani si riversano lungo le strade del porto cantando, ballando e, muniti di centinaia e centinaia di bottiglie cariche di vino, sidro ed acqua, danno vita ad una divertente “lotta” il cui unico intento è quello di bagnarsi gli uni con gli altri. L’atmosfera è allegra e coinvolgente. Col passare del tempo la folla cresce e si stringe attorno ad un gruppo di musicisti che, instancabili, danno vita a qualcosa di magico attraverso i ritmi tribali del <em>candombe</em>, mentre corpi sinuosi danzano avvinghiati tra loro in un travolgente crescendo di pathos.</span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Giunge purtroppo l’ora dei saluti, un momento sempre straziante dato che non sappiamo quanto tempo passerà prima di poterci nuovamente riabbracciare. Per di più i miei nonni cominciano ad avere una certa età, e la consapevolezza che gli anni passano inesorabili e incessanti rendono la nostra dipartita ancor più drammatica. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Puntiamo verso nord, addentrandoci nell’Uruguay più sconosciuto e rurale. Verdi colline a perdita d’occhio, e un numero impressionante di bovini che pascolano liberi e indisturbati, dando l’illusione di una libertà purtroppo effimera. Terra rossa, scura, scura come i volti sporchi e bruciati dal sole dei <em>gauchos</em> a cavallo che sembrano apparire all’improvviso come da un passato dimenticato. Prima sosta a <strong>Paysandù</strong>, che ad essere sinceri ha ben poco da offrire oltre al <em>postre chajà</em>, tipico dolce della zona, tanto stomachevole quanto squisito. Rimaniamo però colpiti dalla pulizia delle strade e dalla gente estremamente gentile e onesta.</span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Proseguiamo fino a <strong>Salto</strong>, ottimo punto dove poter attraversare la frontiera argentina via terra, ma soprattutto celebre località termale. Naturalmente ne approfittiamo per rilassarci un po’ immergendoci fino a tarda notte nelle bollenti acque delle terme di <em>Dayman</em>. </span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Varcato il confine, dopo aver gironzolato a lungo per <strong>Concordia</strong>, prendiamo un autobus notturno che ci permetterà di coprire comodamente la lunga distanza che ci separa da <strong>Puerto Iguazù</strong>. Nonostante il notevole afflusso turistico la città conserva le caratteristiche del placido villaggio a misura d’uomo. Impazienti di poter ammirare le celebri cascate, visitiamo subito il lato brasiliano rimanendo senza parole di fronte a tanta bellezza. Niente in confronto però a quel che ci attende il giorno seguente alle <em>cascate di Iguazù</em> del lato argentino. La differenza sostanziale è che mentre in Brasile ci si trova le cascate di fronte come se si trattasse di una cartolina, in Argentina si viene completamente inglobati, vivendole direttamente sulla pelle, addentrandosi nella giungla, immergendosi nelle sue fresche acque, insomma un&#8217;esperienza sensoriale a 360° da fare assolutamente almeno una volta nella vita.<br /></span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-340" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0224-c.jpg?resize=1170%2C878" alt="Puerto Iguazu - Argentina - 2014" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0224-c.jpg?w=4000&amp;ssl=1 4000w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0224-c.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0224-c.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0224-c.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0224-c.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0224-c.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0224-c.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0224-c.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ancora un viaggio notturno ed è la volta dell’affascinante <strong>Salta</strong>. Eleganti palazzi colorati, cura per i dettagli e vivaci vie pedonali, la rendono una delle mete più ambite del nord del paese. Il paesaggio poi si fa sempre più particolare e intrigante. La strada che collega Salta a <strong>La Quiaca </strong>infatti attraversa scenari splendidi, dalle tonalità simili alla tavolozza di un pittore. Prima però di lasciare il paese argentino facciamo tappa a <strong>Tilcara</strong>, un villaggio incastonato tra montagne di mille colori, dove proliferano giganteschi cactus talmente sorprendenti da sembrare finti. Con Tilcara sarà amore a prima vista, e faremo davvero fatica a ripartire, lasciandoci alle spalle le sue polverose strade di terra battuta, le sue pittoresche bancarelle e quell’atmosfera di quiete al di fuori del tempo.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Continuiamo a salire in direzione nord e i disturbi legati all’altitudine iniziano a farsi sentire. I volti di coloro che ci circondano cominciano a mutare. Più avanziamo e più i tratti somatici delineano una discendenza indigena che non può che suscitare la nostra curiosità e il nostro interesse. Superiamo velocemente gli esigui controlli doganali e ci immergiamo nel caos tipico delle città di frontiera a <strong>Villazon</strong>. Un fiume di colori, botteghe, mercati, ovunque c’è gente che fa affari. Le colorate gonne delle donne andine sono talmente grandi che non stupisce scoprire che vengano spesso utilizzate per contrabbandare merci di vario tipo da un paese all’altro. Alla stazione ferroviaria troviamo lunghe code e una folla di <em>mochileros</em> che avvilita attende invano accampata a terra. Tutti i treni con destinazione <strong>Uyuni</strong> non dispongono di posti liberi per i prossimi due giorni. Lo sgomento e lo smarrimento di tutti è evidente e sconcertante. Prendiamo in mano la situazione e in men che non si dica altre 9 persone ci seguono speranzosi, interrogandoci sul da farsi. La strada che collega Villazon a Uyuni è impervia e le piogge degli ultimi giorni l’hanno resa ancor più pericolosa. Parlo un po’ con la gente del posto e con le diverse compagnie di autobus. Molti mi consigliano di salire fino a Potosí per poi tornare indietro a Uyuni, ma al di là della perdita di tempo non mi sembra una buona soluzione dato che tutti stiamo accusando il <strong>soroche</strong>, un disturbo legato all’altitudine che si manifesta quando il corpo non ha avuto il tempo di abituarsi a tale condizione. Ci troviamo a 3400 m e giungere subito a Potosí che si trova a 4000 m sarebbe un suicidio. Basta accelerare il passo attraversando la strada per avere capogiri e fiato corto. Così decidiamo di proseguire in direzione Uyuni fino a <strong>Tupiza</strong>, che trovandosi a 2850 m, ci aiuterà a combattere i nostri disturbi fisici. Da qui, il giorno seguente, troviamo una jeep che ci condurrà alla volta della nostra tanto ambita Uyuni. La strada, se così si può chiamare, è effettivamente all’altezza della sua fama. Il nostro 4&#215;4 si arrampica lungo sentieri impervi fatti di fango, sabbia e rocce. È un continuo sali-scendi con pendenze da montagne russe e quando, fortunatamente molto di rado, si incrociano atri mezzi le ruote sfiorano il ciglio del precipizio che neanche a dirlo è privo di qualsiasi tipo di protezione. Saranno 7 lunghe ore al cardiopalma, ripagate però da scenari spettacolari.<br /></span><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1404" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/425-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/425-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/425-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/425-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/425-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/425-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/425-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/425-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/425-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/425-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />Giunti a destinazione acquistiamo un indimenticabile tour organizzato di 3 giorni attraverso il <strong>Salar de Uyuni</strong> e il <strong>sud del Lipez</strong>. Non vi è altro modo di visitare queste zone desolate se non affidandosi alle agenzie organizzate del luogo. Il timore di dover condividere alcuni giorni con dei perfetti sconosciuti viene presto spazzato via. I nostri compagni di avventura sono tutti personaggi fantastici, degni d’un romanzo d’appendice. Il legame che nascerà tra noi sarà immediato e profondo, e renderà questa esperienza ancor più stimolante dandole una connotazione e un valore umano inestimabile. Oltre agli argentini Nahuel, Angeles e Carola, che si erano aggregati a noi già a Villazon, si aggiungono così le argentine Fernanda e Carola, i due italiani Edoardo e Guglielmo, la spagnola Miriam (fidanzata di Guglielmo), e il francese Manù. Infine una coppia di brasiliani che sfortunatamente resterà spesso in disparte, probabilmente un po’ per la grossa differenza d’età, un po’ per le difficoltà linguistiche in quanto non parlano spagnolo. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">La prima tappa del nostro tour è quella che lascia chiunque senza fiato. Il Salar de Uyuni, il deserto di sale più grande al mondo, è una di quelle immagini che ci si porta dentro per il resto della vita. Mai avevo avuto davanti agli occhi così tanta bellezza. L’emozione è talmente grande da far scendere le lacrime. Una distesa bianca a perdita d’occhio, sopra la quale, si crea uno strato di circa 10 cm d’acqua, fondendo terra e cielo in un unico elemento. Non si riesce a capire dove finisca l’uno e cominci l’altro. Tutto e tutti vengono inglobati e l’ingannevole sensazione è quella di fluttuare nel vuoto.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1430" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/466-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/466-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/466-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/466-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/466-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/466-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/466-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/466-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/466-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/466-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Vorremmo rimanere qui per sempre, ma è tempo di addentrarci nel sud del Lipez. La nostra guida di viaggio definisce questa zona come “il luogo dove si possono ammirare i paesaggi più belli di tutta l’America Latina”, e inaspettatamente bisogna ammettere che ha proprio ragione. Ci attendono 3 giorni di lagune dai colori sgargianti, distese desertiche, giganteschi cactus, alberi pietrificati, geyser, e ancora, lama, vigogne, infinite colonie di fenicotteri rosa, veri padroni di queste terre tanto inospitali quanto meravigliose. <br /></span><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2553" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/08-Salar-de-Uyuni-scaled.jpeg?resize=1170%2C878&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/08-Salar-de-Uyuni-scaled.jpeg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/08-Salar-de-Uyuni-scaled.jpeg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/08-Salar-de-Uyuni-scaled.jpeg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/08-Salar-de-Uyuni-scaled.jpeg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/08-Salar-de-Uyuni-scaled.jpeg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/08-Salar-de-Uyuni-scaled.jpeg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/08-Salar-de-Uyuni-scaled.jpeg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/08-Salar-de-Uyuni-scaled.jpeg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/08-Salar-de-Uyuni-scaled.jpeg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />Sfortunatamente però per noi le emozioni non sono ancora finite. L’ultimo giorno, proprio mentre stiamo oramai tornado verso la civiltà urbana, durante la consueta sosta per il pranzo, avviene un episodio apparentemente banale che ci condurrà successivamente a dover affrontare momenti drammatici. Manù, che si diletta di giocoleria, utilizzando alcuni sassi come palline e coinvolgendo in tutto questo anche Guglielmo, colpisce accidentalmente alla testa quest’ultimo con un sasso. Un po’ di dolore, un bel bernoccolo, ma niente di così grave o allarmante in condizioni normali. Ci troviamo però a quasi 5000 m di altitudine e i nostri corpi sono già così sottoposti a uno sforzo di adattamento notevole. Divisi in 2 jeep iniziamo a percorrere la lunga strada del ritorno, quando il nostro autista, accortosi che da troppo tempo non vede il secondo mezzo decide di fermarsi e attenderlo. D’un tratto arriva a tutta velocità la seconda jeep da cui scendono correndo Miriam ed Edoardo sorreggendo Guglielmo che piange e grida come un pazzo. Ha perso l’uso prima della bocca e poi del viso, non riesce a respirare ed è stato necessario tirargli fuori la lingua per evitare che soffocasse. In queste condizioni è più che comprensibile che Guglielmo si sia fatto prendere dal panico. Ci scambiamo le jeep, dato che quella in cui stavamo viaggiando noi è più veloce, e parte una folle corsa verso il primo punto medico a disposizione. Purtroppo siamo davvero in mezzo al nulla. La tensione è palpabile. Dopo ben 40 minuti troviamo il primo villaggio, ma l’ambulatorio è totalmente in disuso e non vi è anima viva. Riprendiamo le ricerche, ancora 1 ora ci separa dal villaggio successivo dove, ahimè, la situazione è la medesima. Guglielmo non migliora affatto, continua a urlare e ad agitarsi. Ci vogliono altri 15 minuti per raggiungere l’ospedale di San Cristobal, che più che una struttura medica sembra essere una scuola. Il medico sembra un bidello e l’acqua che sgorga a fatica dai rubinetti esce marrone. A Guglielmo viene somministrato dell’ossigeno, grazie al quale fortunatamente si calma un po’. Probabilmente ha subito un trauma cranico, ma sono necessari esami più approfonditi che qui non possono essere eseguiti. Tornati in città si avvicina il momento dei saluti, ognuno di noi andrà per la sua strada, ma prima, ci concediamo un ultima serata, cenando insieme, omaggiando la vita e cosa ancor più importante, tenendo compagnia fino a tardi a Guglielmo che, visto l’accaduto, per precauzione deve restare sveglio tutta la notte.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1411" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/556-scaled.jpg?resize=1170%2C878&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/556-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/556-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/556-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/556-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/556-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/556-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/556-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/556-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/556-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Riprendiamo il nostro itinerario verso nord fino a <strong>Potosí</strong>, celebre per le sue miniere d’argento, sfruttate senza tregua per secoli dai conquistatori spagnoli. Nonostante molti dubbi, decidiamo di scendere nelle viscere della terra e visitare il <em>Cerro Rico</em>, una miniera tutt’ora attiva, conoscendo così da vicino questa realtà sconvolgente. Un ambiente malsano e pericoloso, lavoro minorile, condizioni estreme e un sincretismo religioso che sa più di rassegnazione a una vita di sofferenze che di fede. Questo è ciò che ci troveremo davanti agli occhi. Indossiamo l’attrezzatura necessaria e giunti all’ingresso accendiamo le pile in dotazione sui nostri caschi. Inizia così la discesa all’Inferno. Il cunicolo è angusto e avanzando diviene sempre più buio. L’aria è satura di una polvere nera che disturba la respirazione. La terra sulla quale poggiamo i piedi diviene presto fango, mentre il soffitto si abbassa sempre di più. Myriam sarà decisamente più brava di me, riuscendo a compiere il percorso completo lungo 2 km, arrivando persino a strisciare attraverso un angusto e soffocante cunicolo. Io al contrario preso da un senso estremo di claustrofobia dopo alcuni minuti darò forfait, accodandomi ad alcuni minatori che trasportano un carico verso l’esterno. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Nonostante tutto, coloro che lavorano nelle miniere si considerano fortunati dato che lo stipendio è quasi il quadruplo rispetto alla media, permettendo così ai minatori di vivere una vita relativamente agiata seppur per breve tempo. L’aspettativa di vita infatti in questo paese è di 65 anni, mentre quella di un minatore è di 45 anni. Alcuni di loro però non superano nemmeno i 30 anni a causa di malattie respiratorie, cardiache o vittime di incidenti sul lavoro.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Tappa seguente l’affascinante <strong>Sucre</strong> che fa piombare improvvisamente il visitatore in un contesto decisamente più benestante rispetto al resto del paese. Città dall’aspetto curato e pulito dove però i contrasti sociali appaiono molto più evidenti. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Per degli amanti dei mercatini come noi, l’escursione giornaliera a <strong>Tarabuco</strong> è a dir poco obbligatoria. Questo piccolo villaggio infatti, la domenica trasforma le sue viuzze in un’esplosione di colori dove prodotti artigianali d’ogni genere insieme a un clima festoso e gioviale vanno a comporre quello che senza dubbio è il mercato più grande e affascinante del paese. Inutile dire che compreremo talmente tanta roba che giunti a <strong>La Paz</strong> saremo obbligati a spedire un pacco a casa tramite le efficientissime poste boliviane. L’impatto con la capitale è davvero forte, La Paz ci investe con tutto il suo caos vitale. A nostra insaputa siamo capitati durante i festeggiamenti in onore del dio <em>Ekeko</em>, quando migliaia di persone dopo aver acquistato miniature di ciò che desidererebbero ricevere, si riversano lungo le strade del centro creando fiumi umani impenetrabili, ammassati attorno a bizzarri personaggi che bruciano tali offerte insieme a quintali di incenso con la speranza che il dio realizzi appunto i loro desideri. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Lasciamo presto questo marasma e facciamo rotta verso il lago navigabile più alto del mondo, il <strong>Lago Titicaca</strong>, precisamente nella cittadina di <strong>Copacabana</strong> dove alloggeremo. Ci troviamo a ben 3810 m e, sebbene siano poca cosa in confronto alle altitudini raggiunte nel sud del Lipez, sia io che Myriam accusiamo diversi problemi di salute. Nel mio caso saranno talmente gravi da costringermi a rivolgermi in piena notte all’ospedale locale dove mi verranno somministrati farmaci per abbassare la pressione.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Superata anche questa disavventura ci dirigiamo verso la frontiera dove con estrema facilità a piedi entriamo in Perù fermandoci a <strong>Puno</strong> proprio durante un importante festa popolare tra musicisti e danze in abiti tradizionali. Escursione in giornata poi alla scoperta delle<strong> Isole</strong> <strong>Uros</strong>. La navigazione del Lago Titicaca è particolarmente affascinante e la visita alle “isole galleggianti” per quanto assuma un’inevitabile connotazione turistica, si rivela comunque molto istruttiva. Gli Uros inoltre sembrano interessati quanto noi a capire meglio chi si trovano davanti, così l’interazione seppur difficile assume di significato.<br /></span><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1426" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Prova1-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Prova1-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Prova1-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Prova1-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Prova1-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Prova1-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Prova1-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Prova1-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Prova1-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Prova1-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Si prosegue, ad attenderci la tanto blasonata <strong>Cuzco</strong>. Architettura coloniale, paesaggi incantevoli, atmosfera pacifica, inestimabile bagaglio storico archeologico, frizzante vita notturna e un’accoglienza del tutto atipica per una meta turistica così famosa. Cuzco è uno di quei luoghi magici che sa stregare i viaggiatori, facendo loro rimandare di giorno in giorno la partenza. La nostra avventura però prosegue e l’obbiettivo è raggiungere Machu Picchu senza spendere una fortuna. Il treno da Cuzco infatti è davvero molto caro, la compagnia inglese Orient Express detiene il monopolio di tutte le vie d’accesso al celebre sito archeologico, in questo modo può dettare legge sui prezzi. Noi però non ci arrendiamo, un autobus ci conduce a <strong>Pisac</strong>, dove cogliamo l’occasione per lanciarci nei festeggiamenti del carnevale insieme alla popolazione locale. Passando poi per <strong>Urubamba</strong>, facciamo tappa a <strong>Ollataytambo</strong>, un pittoresco villaggio andino incastonato tra le montagne. Da qui alle prime luci dell’alba prendiamo un treno che ci conduce finalmente a <strong>Machu Picchu</strong>. Con questo metodo non solo riusciamo a risparmiare molto, ma soprattutto entriamo nel sito archeologico per primi, quando ancora le orde barbariche di turisti non sono nemmeno partite da Cuzco. L’impatto è indimenticabile, dinnanzi a noi una fitta coltre di nuvole che all’improvviso si dissolve davanti ai nostri occhi dando vita a una scena surreale. L’emozione è tanta che Myriam non riesce a trattenere le lacrime. Restiamo in contemplazione per quasi un’ora, prima di immergerci tra rovine e lama che incuranti della presenza umana passeggiano attorno a noi. Scendiamo a piedi fino ad <strong>Aguas Calientes</strong> dove trascorriamo la notte dopo esserci rilassati per bene nelle sue terme naturali con vista sulla montagna sacra. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1413" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/878.jpg?resize=1170%2C875" alt="" width="1170" height="875" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/878.jpg?w=2288&amp;ssl=1 2288w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/878.jpg?resize=300%2C224&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/878.jpg?resize=1024%2C766&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/878.jpg?resize=768%2C575&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/878.jpg?resize=1536%2C1149&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/878.jpg?resize=2048%2C1532&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/878.jpg?resize=520%2C389&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/878.jpg?resize=740%2C554&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Tornati a Cuzco ci ritroviamo nel bel mezzo di una dura manifestazione popolare contro il governo inerente a diverse motivazioni. L’attenzione viene rivolta specialmente alla vendita dei siti archeologici e delle attività a essi connessi, a imprese straniere, impedendo così introiti a favore dei locali. Le proteste si protrarranno per settimane culminando persino con la chiusura di Machu Picchu.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Lasciatoci tutto alle spalle, una piccola deviazione verso sud ci permette di godere del coloratissimo e fotogenico <em>Monasterio di Santa Catalina</em> ad <strong>Arequipa</strong> e successivamente della vista dei condor nel <em>Canyon del Colca</em>, poco distante da <strong>Cabanaconde</strong> dove per l’ennesima volta capitiamo in un giorno di festa tra canti, balli e fiumi di alcool. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Una sosta a <strong>Nazca</strong> è d’obbligo per poter osservare da vicino le enigmatiche “linee” che ancora oggi suscitano perplessità e domande. Vista la quantità e le dimensioni di queste antiche e misteriose figure tracciate sul terreno, il modo migliore per osservarle è ovviamente dall’alto. Così Myriam, che è molto più coraggiosa di me, si concede questo brivido, e di brivido davvero si tratta, dato che per ben due volte è costretta a svegliare un pilota particolarmente assonato.</span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Procediamo lungo la Panamericana verso nord. A due passi da <strong>Ica</strong>, proprio alle porte del deserto, sorge un’oasi di rara bellezza, circondata da alte dune sabbiose, sto parlando della <strong>Laguna Huacachina</strong>. Attendere il tramonto dalla cima di una duna, sentire il vento sulla pelle scottata dal sole, osservare la luce attorno a noi dipingere la sabbia e il cielo, è un’esperienza che non si dimentica facilmente.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1414" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1047-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1047-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1047-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1047-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1047-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1047-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1047-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1047-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1047-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1047-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Abbandoniamo questo paradiso per piombare tra le moderne e cosmopolite vie della capitale. <strong>Lima</strong> ci accoglie con la sua eleganza, ma anche con tutto il suo consumismo, aspetto ovviamente molto comune alle grandi città.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Un paio di giorni ed è già tempo di fare i bagagli, allontanarci dal caos e dirigerci verso le spiagge. Viaggeremo di notte per poterci svegliare così a <strong>Trujillo</strong>, o almeno questo sarebbe il piano. Ho però una brutta sensazione, come di qualche evento nefasto che sta per accadere, temo che durante il tragitto qualcosa vada storto, bucheremo una gomma, si romperà il motore, non funzionerà l’aria condizionate, niente di particolarmente drammatico insomma. Così dopo aver manifestato le mie perplessità a Myriam decidiamo comunque di partire, i biglietti del bus sono già stati acquistati, e i miei timori si basano sul nulla. Probabilmente il contatto con una metropoli piuttosto pericolosa mi ha reso semplicemente un po’ paranoico. Non potevamo nemmeno immaginare ciò che di lì a poco sarebbe accaduto. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Il nostro bus parte alle 22.00 come da programma, alle 01.30 della notte veniamo svegliati da uno dei nostri due autisti che ci comunica che è in atto uno sciopero agrario. L’autobus è quindi costretto a fermarsi per far passare i manifestanti. Dopo una breve attesa sembra esser tutto risolto, così ci addormentiamo senza altri indugi. Al nostro risveglio però ci accorgiamo di essere ancora in mezzo al deserto, bloccati lungo un’interminabile fila di bus e camion che si perdono all’orizzonte. Gli agricoltori hanno costituito quattro posti di blocco lungo la Panamericana, unica strada che attraversa queste terre, così ora siamo intrappolati tra il primo e il secondo stop senza poter ne proseguire ne tornare indietro. Il caldo inizia a farsi sentire, disponiamo di una modesta quantità di acqua e cibo che non durerà a lungo. Dall’unico villaggio relativamente vicino alcuni venditori arrivano a piedi in nostro aiuto. La maggior parte di loro però se ne approfitta applicando prezzi molto alti per l’acqua. Niente di impossibile per noi, ma molti peruviani non se lo possono permettere. Inoltre per poter accaparrarsela è necessario farsi largo tra la bolgia in uno scenario apocalittico di disperazione. Riesco quasi per miracolo a recuperare due bottigliette d’acqua, ma mentre torniamo al nostro mezzo, Myriam vede una mamma con due bambini che ci fissano all’ombra di un autobus. Non ci pensa un attimo, si avvicina e regala loro la bottiglia d’acqua da me conquistata con tanta fatica. Nei primi secondi prendo in considerazione l’idea di ucciderla, subito dopo invece decido al contrario che questa donna dovrà per forza diventare mia moglie. Le ore passano e dalle aride colline circostanti iniziano ad apparire loschi personaggi armati, delinquenti a tutti gli effetti che si mischiano ai contadini con ben altre intenzioni. Nel bus ormai si comincia a fraternizzare, in particolare facciamo amicizia con padre e figlio peruviani che hanno in passato già vissuto un’esperienza del genere durata ben quattro giorni. La tensione aumenta, tutti attendono l’arrivo dell’esercito che però non si fa vivo. Alle 13.00 però la polizia in tenuta antisommossa riesce a prendere il controllo del varco stradale, così si inizia ad avanzare lentamente, ma tutto questo rende la protesta più violenta. Iniziano le sassaiole contro i bus, ci fanno inginocchiare con la testa bassa e le tende chiuse per evitare che pietre o frammenti di vetro possano ferirci. Il caos fuori è tremendo. Myriam per la prima volta in questo viaggio va comprensibilmente in crisi, io però devo mantenere l’autocontrollo, così mi infilo la carta di credito dentro a una scarpa e le memorie della macchina fotografica in tasca, invitando Myriam a fare lo stesso. Tutto il resto non è importante, che si prendano ciò che vogliono. Le intense sassaiole proseguono, ma riusciamo a passare senza grossi danni. Il bus davanti al nostro invece non sarà così fortunato, non resterà integro nemmeno un vetro. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Giungiamo a <strong>Chimbote</strong>, ma i problemi non sono finiti. Appena fuori dalla cittadina gli scontri proseguono più violenti che mai. Noi passeggeri chiediamo di sostare nel terminal centrale e di attendere che faccia giorno, ma gli autisti al contrario hanno l’ordine di non fermarsi. Prendiamo in considerazione l’idea di scendere dal bus e di trovare un albergo qui, ma tutti ce lo sconsigliano. I malintenzionati non aspettano altro che qualche turista si avventuri da solo per strada. Quindi si va avanti, ma appena fuori città la polizia obbliga noi e altri sette bus che viaggiavano in carovana ad accostare, è troppo pericoloso. A bordo strada le case aprono le porte e iniziano a distribuire gratuitamente limonate. Un gesto pieno di umanità che in qualche modo solleva il morale. Dopo un’ora di attesa ci fanno tornare al terminal, ma niente da fare, non c’è più posto. Fuori si vedono persone armate di machete, sembra di essere in Rwuanda ai tempi della guerra civile. La polizia ci scorta in una grande zona adibita a fiere, una specie di stadio, dove sostiamo insieme a una sessantina di bus e dove la protezione civile distribuisce acqua. Alle 01.30 di notte ci comunicano che si può ripartire, l’esercito infatti ha preso il controllo dei posti di blocco lungo la Panamericana. Sulla strada restano incendi, pali della luce abbattuti, massi e vetri ovunque, insomma un disastro. Alle 03.30 il nostro calvario giunge al termine e padre e figlio conosciuti nel bus non ne vogliono sapere di lasciarci soli. Ci portano in taxi fino a casa loro, prendiamo la loro macchina e ci accompagnano in hotel. Due persone davvero gentilissime che ci sono state vicino durante tutta questa brutta avventura. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong>Trujillo</strong> è una cittadina coloniale piacevole e animata, evoluta, ma a misura d’uomo. La parola d’ordine ora però è relax. Non ci resta altro da fare che spostarci a <strong>Huanchaco</strong> per godere delle sue spiagge e della sua squisita cucina di mare. L’aspetto che più colpisce qui è la cura per i dettagli e la pulizia dei luoghi pubblici. Trascorriamo alcuni giorni di spensieratezza e di riposo, ma poco prima di ripartire siamo costretti a far la conoscenza del sistema sanitario peruviano. Myriam infatti inizia ad avere la febbre altissima e non riesce a trattenere i farmaci che le somministro. Così sono costretto a portarla in ospedale in piena notte. Sebbene i prezzi siano bassissimi la sanità non è pubblica, quindi dopo aver visitato Myriam devo correre alla farmacia dell’ospedale per acquistare ciò che serve al medico per curarla. La diagnosi è intossicazione alimentare. Cinque ore sdraiata su una barella in corridoio con flebo alla mano e ci lasciamo alle spalle anche questa brutta esperienza. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Impieghiamo tutta la notte e un altro viaggio stressante, tra problemi tecnici e ritardi del mezzo, per arrivare a <strong>Mancora</strong>, la più celebre località balneare del paese. Tutta questa fama però è ingiustificata ai nostri occhi. I prezzi sono molto alti, la spiaggia sporchissima, certo le alte onde e l’acqua limpida e, relativamente temperata, sono un richiamo per i surfisti, ma per il resto non ci entusiasma particolarmente. </span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Proseguiamo lungo a costa, passando per <strong>Tumbes</strong>, fino a <strong>Aguas</strong> <strong>Verdes</strong>, da dove varchiamo il confine equadoregno. Ci dirigiamo subito verso <strong>Cuenca</strong>, città universitaria incantevole e vivace, nominata non a caso Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Qui ad attenderci ci sono i parenti del ragazzo di Samanta che è la sorella di Myriam. Veniamo accolti in famiglia con un tale affetto che ci sembra di essere a casa. Zii e cugini si faranno in quattro per farci conoscere bene i principali punti di interesse del luogo e saranno fondamentali nel darci una mano quando, anche io, avrò problemi di salute leganti nuovamente a un’intossicazione alimentare. Non scorderò mai la bontà d’animo di queste persone meravigliose. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Dopo alcuni giorni di stop, legati al mio malessere, è tempo per Myriam di riabbracciare una cara amica con cui lavorava in nave. Abbiamo appuntamento a <strong>Quito</strong> con <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/isabel/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Isabel</a>, ragazza sempre allegra e meravigliosamente pazza che anche io conoscevo già, ma solo da un punto di vista lavorativo. Visitiamo la capitale con l’occhio privilegiato di chi ci vive. Alloggiamo infatti da Pietro, un caro amico di Isabel, un personaggio strampalato al di fuori di ogni convenzione con cui entreremo subito in sintonia. La sera si aggiungono anche altri amici, una scusa per uscire a festeggiare nonostante la stanchezza.<br /><br /></span><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1428" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/prova-2-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/prova-2-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/prova-2-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/prova-2-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/prova-2-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/prova-2-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/prova-2-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/prova-2-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/prova-2-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/prova-2-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />Degli amanti dei mercatini andini come noi non possono perdersi <strong>Otavalo</strong>, meta di culto in materia, un’esplosione di colori tra stoffe, abiti sgargianti e artigianato d’ogni genere. Una cartolina indelebile nella memoria. </span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Terminati i giorni di vacanza di Isabel rientriamo insieme a lei nella sua città natale <strong>Guayaquil</strong>, dove vive tutt’oggi. Anche qui saremo ospiti di un altro gentilissimo amico di Isabel. Cesar e sua figlia Camil si aggiungono così al lungo elenco di incontri che convertono una vacanza in un viaggio. Guayaquil è una città curatissima dove edifici storici si mischiano con classe a quelli moderni. Offre una gran numero di passeggiate e di avvenenti scorci da scoprire. Unico difetto è l’alto tasso di criminalità che un turista disinformato non sospetterebbe mai così a prima vista. Cesar però ci mette a disposizione Eddy, il suo autista personale, che sa metterci in guardia dalle zone meno sicure, e che addirittura, gira armato, aspetto contemporaneamente inquietante e rassicurante.<br /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ci concediamo un fuoriprogramma, una piccola pazzia delle nostre. Acquistiamo il volo per le isole <strong>Galapagos</strong>! I nostri dubbi sono legati soprattutto all’aspetto economico. La quasi totalità dei visitatori stranieri infatti, una volta atterrato si imbarca immediatamente in una delle tante navi da crociera che, a prezzi esorbitanti, offrono ogni genere di confort spostandosi da un’isola all’altra. Questo fenomeno fa sì che i locali non traggano alcun beneficio dal flusso turistico, le navi sono infatti di proprietà di imprese internazionali. Non è in questo modo che vogliamo visitare questo paradiso, lo faremo in totale autonomia interagendo con la popolazione locale in tutto e per tutto, dimostrando così che è possibile visitare le Galapagos spendendo poco e facendo del bene a chi ti accoglie nella sua terra.</span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Il volo è senza dubbi il più movimentato che abbia mai dovuto affrontare in vita mia, avrei preferito prendere una zattera piuttosto, ma questo purtroppo è l’unico modo. Atterrati a <strong>Baltra</strong>, ci si sposta subito all’Isola di <strong>Santa Cruz</strong>, precisamente a <strong>Puerto Ayora</strong>, dove troviamo una sistemazione addirittura con cucina a un prezzo irrisorio. Questa sarà per una settimana la nostra prima base che ci permetterà di esplorare i dintorni. Non possiamo resistere dal correre subito alla <em>Stazione Scientifica Internazionale Darwin</em>, dove abbiamo la fortuna più unica che rara di trovarci totalmente soli. Nessun visitatore, nessuna guardia. Siamo solo noi e decine di tartarughe giganti, talmente grandi che noi accanto a loro sembriamo bambini. Non dimenticheremo mai l’emozione di entrare in contatto con queste magnifiche creature, quasi avessimo il privilegio di dare uno sguardo a un’era lontana ormai scomparsa. <br />Altro lungo che resterà indelebile nei nostri occhi sarà <em>Tortuga</em> <em>Bay</em>, non tanto per l’indiscutibile bellezza della sabbia bianca e dell’acqua turchese, ma per la varietà e quantità di animali d’ogni genere che ci girano attorno totalmente incuranti della nostra presenza. Iguane, mante enormi, pellicani, paguri, e ancora svariate specie di pesci e uccelli.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1394" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1313-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1313-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1313-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1313-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1313-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1313-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1313-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1313-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1313-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1313-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Seguono diverse escursioni, a volte per conto nostro, altre volte, quando è necessario navigare verso isole lontane ci affidiamo a quelle organizzate. Ad ogni modo dimostriamo che è possibile vedere tutte le specie animali presenti senza dover usufruire obbligatoriamente di una costosa crociera.</span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ora che siamo qui, riusciamo finalmente a comprendere fino in fondo il motivo per cui anche solo nominare le Isole Galapagos induce chiunque a sognare. Sembra di essere su un altro pianeta, un luogo dove gli animali non hanno motivo di temere l’essere umano che rispetta loro e l’ambiente in cui vivono.<br /></span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Una rapida imbarcazione ci conduce all’isola di <strong>Isabela</strong>, precisamente a <strong>Puerto Villamil</strong>, secondo punto base, dove trascorreremo un’altra settimana di gite, passeggiate, navigazioni, spiagge deserte, snorkeling, insomma non ci faremo mancare proprio niente. Un aspetto che abbiamo apprezzato molto e che senza alcun dubbio fa la differenza, è il numero molto limitato di turisti presenti. Ciò permette di essere spesso totalmente da soli rendendo ancor più unico questo paradiso. Anche qui facciamo la conoscenza di molte specie animali tra cui <em>piqueros patas azules</em>, <em>piqueros patas rojas</em>, fenicotteri, pinguini, squali, foche, pesci e mante più grandi di me, e ancora tartarughe sia di terra che di mare. Durante un’escursione in barca mentre osservo i meravigliosi fondali con la maschera noto sotto di me un bel serpente giallo che nuota sereno e aggraziato. Riemergo e rivolgendomi al barcaiolo chiedo se ci sono serpenti velenosi? Lui risponde di non preoccuparmi, che ne esiste solo un tipo di colore giallo molto velenoso, ma che è rarissimo incontrarlo. All’improvviso comprendo come aveva fatto Gesù a camminare sulle acque, e torno sulla mia imbarcazione in tempi da record. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Una volta tornati a Guayaquil, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/isabel/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Isabel</a> e Cesar organizzano per noi un paio di giorni di relax da trascorrere tutti insieme a <strong>Las Tunas</strong>, località balneare dove l’ex moglie di Cesar possiede un piccolo resort sulla spiaggia. La zona è remota proprio come piace a noi, e tra amache e tramonti memorabili avremo l’occasione di goderci i nostri cari amici prima di del nostro volo di rientro in Italia.<br /></span><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1395" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1659.jpg?resize=1170%2C875" alt="" width="1170" height="875" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1659.jpg?w=2288&amp;ssl=1 2288w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1659.jpg?resize=300%2C224&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1659.jpg?resize=1024%2C766&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1659.jpg?resize=768%2C575&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1659.jpg?resize=1536%2C1149&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1659.jpg?resize=2048%2C1532&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1659.jpg?resize=520%2C389&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1659.jpg?resize=740%2C554&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Conclusione</u></span></strong><br /><br /><strong><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Abbiamo vissuto quattro mesi di emozioni, quattro mesi durante i quali ci siamo sentiti davvero liberi, felici di ciò che eravamo e di ciò che stavamo facendo. Certo non sono mancate le difficoltà e i momenti difficili, ma sono stati proprio questi a rendere grandiosa la nostra avventura, permettendo a noi stessi di superare i nostri limiti e di conoscerci a fondo consolidando il nostro legame. Esperienze come queste non hanno prezzo e ci insegnano che la vita va vissuta al massimo ogni singolo giorno senza rimandare a chissà quando i nostri sogni.</span></strong> </p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1393" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/08.jpg?resize=1170%2C875" alt="" width="1170" height="875" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/08.jpg?w=2288&amp;ssl=1 2288w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/08.jpg?resize=300%2C224&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/08.jpg?resize=1024%2C766&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/08.jpg?resize=768%2C575&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/08.jpg?resize=1536%2C1149&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/08.jpg?resize=2048%2C1532&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/08.jpg?resize=520%2C389&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/08.jpg?resize=740%2C554&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. <br /></span></span></strong><br /><br /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/">Sud America 2007-2008 (insieme a Myriam)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1396</post-id>	</item>
		<item>
		<title>America Latina 2005-2006 (insieme a Christian e Simone)</title>
		<link>https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/</link>
					<comments>https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 15:07:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Centro America]]></category>
		<category><![CDATA[I viaggi di Mauri]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
		<category><![CDATA[Uruguay]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Backpackers]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[diario di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Mochileros]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Zaino in spalla]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.vadovetiportailblog.com/?p=669</guid>

					<description><![CDATA[<p>Durata: 4 mesi   Paesi percorsi: Messico &#8211; Cuba &#8211; Argentina &#8211; Uruguay  <a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/">Continua a leggere</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/">America Latina 2005-2006 (insieme a Christian e Simone)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">Durata</span>: 4 mesi  </span></strong></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Paesi percorsi</span>: Messico &#8211; Cuba &#8211; Argentina &#8211; Uruguay  </strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Periodo</span>: novembre &#8211; dicembre &#8211; gennaio &#8211; febbraio</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-685" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DPSCAMERA_0030-1024x768.jpg?resize=1024%2C768" alt="America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Messico" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DPSCAMERA_0030.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DPSCAMERA_0030.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DPSCAMERA_0030.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DPSCAMERA_0030.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DPSCAMERA_0030.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DPSCAMERA_0030.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
Uno degli aspetti che spesso caratterizzano l’adolescenza e più in generale la gioventù di un individuo sono l’inquietudine e l’idealismo. Aggiungiamo a tutto ciò un periodo buio nel quale mi sentivo totalmente perduto ed ecco nascere il mio primo viaggio da <em>mochilero</em>.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Non ero mai stato particolarmente avventuroso, non avevo mai fatto campeggio, mai dormito in un ostello, insomma escludendo le vacanze in camper con i miei genitori vissute in tenera età, il mio viaggiare era sempre stato caratterizzato dall’organizzazione e dal confort. Mai nessuno avrebbe immaginato che, nel Novembre del 2005 all’improvviso, salutassi amici e parenti con uno zaino sulle spalle, un biglietto aereo d’andata per il Messico, e uno di ritorno dall’Uruguay con un lasco temporale di 4 mesi. In mezzo a queste due destinazioni un intero continente, un mare di incertezze, di incognite, di paure, ma allo stesso tempo tanta curiosità, un insieme di emozioni e di nuovi stimoli. Insomma per la prima volta volevo lasciar decidere il fato, farmi travolgere dalla vita, abbandonando qualsiasi tipo di pregiudizio, aprendo mente e cuore al mondo. Badate bene, non fraintendetemi, mi ero preparato leggendo guide, selezionando ciò che più mi interessava nei vari paesi, ma non volevo impormi un itinerario troppo rigido. Avrei fatto in modo che fossero la strada e gli incontri fatti lungo essa a indicarmi la via, e così è stato, senza regole di nessun genere, utilizzando mezzi di fortuna, autobus, autostop, senza sapere dove avrei dormito la sera seguente.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Il progetto di un viaggio solitario scomparve però quando comunicai la mia partenza a <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/christian/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Christian</a> e <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/simone-e-ilaria/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Simone</a>, due persone che per quello che hanno rappresentato per me nel corso della mia vita, sarebbe più giusto definire fratelli piuttosto che semplici amici.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Simone è stato mio compagno di squadra per una decina d’anni, sempre in macchina insieme a ogni allenamento, e fu proprio durante uno di questi tragitti che gli comunicai la mia decisione di partire. Mi guardò in silenzio per qualche istante, poi d’un tratto semplicemente disse: “Vengo anch’io cazzo!”. E così fece.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Christian invece lo conosco da quando avevo 5 anni, e da sempre è stato il mio migliore amico. Dirlo a lui sarebbe stato più difficile, ma adesso le cose erano cambiate, non si trattava più di dirgli che me ne andavo, ma di convincerlo a venire insieme a noi, cosa che non fu poi così complicata. Tutti e tre eravamo pronti a lasciare le nostre vite composte da mille impegni e compromessi per lanciarci bendati verso l’ignoto.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">I timori iniziali furono presto spazzati via come sabbia al vento, e vuoi per l’incoscienza dell’età o per quel fortissimo senso di libertà mai provato sino ad allora, ma ogni singolo giorno divenne un’avventura indimenticabile, fatta di persone straordinarie, frammenti di vita incisi nella memoria e meraviglie che restano indelebili davanti agli occhi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Non è facile affrontare viaggi come questo con altre persone, per quanto si vada d’accordo, inevitabilmente prima o poi, può nascere qualche discussione o tensione, ma devo ammettere che ci completavamo l’uno con l’altro su tutto e non avrei potuto scegliere compagni migliori. L’aspetto più assurdo è che furono proprio i momenti più difficili a unirci di più e oggi sono quelli che ricordiamo con maggior ironia. Come le due sere consecutive a Cuba in cui dormimmo per terra nello stesso terminal dei bus a causa di una sfortunata combinazione di eventi; o quando trascorremmo la notte al freddo dentro un minivan attendendo che il vento si placasse per attraversare lo stretto di Magellano; o quando ci chiudemmo fuori dalla nostra stanza situata al primo piano nel cuore della notte a Isla Mujeres; o quando ci perdemmo senza né acqua né cibo nella foresta; per non parlare poi dei mezzi di trasporto più assurdi che ci hanno accompagnato lungo il percorso giungendo all’apice con un camion dell’immondizia. Il numero di aneddoti sarebbe davvero interminabile.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Trascorsi 4 mesi di vagabondaggio la voglia di tornare a casa e riabbracciare i nostri cari era tanta, ma dopo appena una settimana fummo colpiti tutti e tre dalla medesima patologia: “la voglia di ripartire il prima possibile”.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong>Questo viaggio ci ha cambiati profondamente. In un certo senso siamo partiti bambini e siamo tornati uomini. Il confronto con le difficili realtà del mondo ci ha fatto comprendere quanto insignificanti siamo e quanto lo siano i nostri capricci, quanto inadeguata fosse la nostra visione della vita, quanto importante invece fosse godere pienamente di ogni minuto, inseguendo i nostri sogni senza lasciarci condizionare dagli altri o dalle regole che la società ci impone. A conti fatti però, ciò che maggiormente ci è rimasto dentro è la piena consapevolezza che, minore è il numero di oggetti che ci si porta dietro in viaggio e maggiore è il senso di libertà che ci pervade. Bastano pochi stracci dentro a uno zaino, aria nei polmoni e tanta voglia di vivere per essere davvero felici.</strong><br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-691" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/06-768x1024.jpg?resize=768%2C1024" alt="America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Messico" width="768" height="1024" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/06.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/06.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/06.jpg?resize=520%2C693&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/06.jpg?resize=740%2C987&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/06.jpg?w=1944&amp;ssl=1 1944w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><u>Itinerario dettagliato e rapida descrizione</u>:</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
<strong><u>Messico</u></strong><br />
</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">CITTA’ DEL MESSICO – TOLUCA – MORELIA – PATZCUARO –JANITZO – URUAPAN – ANGAHUAN – ZIHUATANEJO – ACAPULCO – PIE’ DE LA CUESTA – PUERTO ESCONDIDO – OAXACA – MONTE ALBAN – EL TULE – TUXTLA GUTIERREZ – CAÑON DEL SUMIDERO – SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS – SAN JUAN CHAMULA – ZINACANTÁN – PALENQUE – AGUA AZUL – MERIDA – IZAMAL – CHICHÉN ITZÁ – CENOTE IK KIL – TULUM – ISLA MUJERES – CANCUN</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-682" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Messico.jpg?resize=320%2C214" alt="" width="320" height="214" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Messico.jpg?w=320&amp;ssl=1 320w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Messico.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /><br />
<u></u></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><u><br />
Cuba<br />
</u></strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><u> </u>L’AVANA – CIENFUEGOS – TRINIDAD – SANTA CLARA – REMEDIOS – CAIBARIEN –  HOLGUIN – GIBARA – SANTIAGO DE CUBA – BARACOA – L’AVANA – VIÑALES – L’AVANA</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-680" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Cuba.jpg?resize=320%2C180" alt="" width="320" height="180" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Cuba.jpg?w=320&amp;ssl=1 320w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Cuba.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
<strong><u>Argentina<br />
</u></strong>BUENOS AIRES – USHUAIA – RIO GALLEGOS – EL CALAFATE – EL CHALTÉN – PUERTO MADRYN – PENINSULA DE VALDES – PUERTO PIRAMIDE – PARDELAS – CALETA VALDES – PUNTA CANTOR – PUNTA NORTE – TRELEW – ESQUEL – BARILOCHE – VILLA LA ANGOSTURA – PENINSULA DE QUETRIHUÉ – SAN MARTIN DE LOS ANDES – BUENOS AIRES<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-859 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/04/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Argentina.jpg?resize=216%2C360" alt="America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Argentina" width="216" height="360" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/04/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Argentina.jpg?w=216&amp;ssl=1 216w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/04/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Argentina.jpg?resize=180%2C300&amp;ssl=1 180w" sizes="auto, (max-width: 216px) 100vw, 216px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
<strong><u>Uruguay<br />
</u></strong>COLONIA DEL SACRAMENTO – CARMELO – MONTEVIDEO – PUNTA DEL ESTE – SAN CARLOS – LA PALOMA – LA PEDRERA – VALIZAS – CABO POLONIO – PUNTA DEL DIABLO – PUNTA DEL ESTE – PIRIAPOLIS – MONTEVIDEO</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-681" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Uruguay.jpg?resize=320%2C320" alt="" width="320" height="320" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Uruguay.jpg?w=320&amp;ssl=1 320w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Uruguay.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/America-Latina-2005-2006-con-Kiki-e-Poppe-Uruguay.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Atterrati a <strong>Città del Messico</strong> al calar della sera, commettiamo il primo errore a cui porrò rimedio anni dopo. Intimoriti da quanto letto nelle guide in materia di sicurezza e non ancora avvezzi ai rischi della vita da mochilero, decidiamo di saltare la capitale messicana e di prendere un autobus che parte direttamente dall’interno dell’aeroporto verso una città più o meno a caso nella direzione idonea al nostro itinerario. Finiamo così a <strong>Toluca</strong>, cittadina vivace e accogliente, non capiamo però perché a ogni isolato ci sia un militare in allerta armato fino ai denti. A noi sembra una città più che sicura, così ci lasciamo andare ai festeggiamenti di inaugurazione viaggio. Scopriremo in seguito che la zona è la sede di uno dei gruppi di narcotrafficanti più sanguinari del paese. </span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Proseguiamo verso la più caotica <strong>Morelia</strong>, immersa nella sua vita universitaria, per poi entrare nel Messico più autentico attraversando villaggi sperduti fino al lago di <strong>Patzcuaro</strong> e alla sua meravigliosa, anche se un po’ turistica, isola di <strong>Janitzo</strong>. </span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Entriamo in contatto con la povertà più estrema nell’affascinante e impervia <strong>Angahuan</strong>, vite di privazioni e ciononostante sorrisi che riempiono l’anima. Il contrasto poi con la vibrante <strong>Acapulco</strong> è forte, sia per il contesto che per l’alta temperatura al limite della sopportazione. Scopriamo così, quasi per caso, la paradisiaca <strong>Piè de la Cuesta</strong>, una lingua di spiaggia incontaminata e semideserta, palme ovunque, amache e Corona a volontà. Tornato recentemente alla ricerca di questa rara perla, ho dovuto constatare mio malgrado, il suo triste sviluppo che ne ha inevitabilmente compromesso parte del suo fascino. </span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">È la volta poi di una delle mete più attese, <strong>Puerto Escondido</strong>, il cui nome evoca già di per sé grandi aspettative che non saranno affatto deluse. Troviamo alcune capanne sulla spiaggia davvero basilari al prezzo di soli 2,5 euro a notte per persona, e viviamo così per la prima volta la magia di dormire sulla spiaggia, senza corrente elettrica e senza i confort che diamo per scontati nella nostra quotidianità. Il senso di libertà cresce dentro di noi ogni giorno di più. Anche in questo caso, tornato di recente con la speranza di ritrovare lo stesso selvaggio contesto, ho purtroppo incontrato una situazione ben diversa sebbene Puerto Escondido continui ad essere una località piacevole da includere tutt’oggi nel proprio itinerario. </span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Lasciamo l’oceano Pacifico e iniziamo a risalire proseguendo verso est. Prima tappa la gioiosa <strong>Oaxaca</strong>, dove iniziamo realmente ad apprezzare la vita da ostello, conoscendo decine di persone fantastiche con le quali visiteremo di giorno la città e i suoi dintorni (tra cui l’interessantissimo sito archeologico di <strong>Monte Albàn </strong>e il villaggio di <strong>El Tule</strong> sede dell’albero più vecchio al mondo), mentre la notte ci lasceremo andare a feste sfrenate e al semplice piacere di stare insieme, condividendo le nostre esperienze e confrontando culture differenti.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Proseguiamo quindi fino a <strong>Tuxtla Gutierrez</strong> per poter ammirare l’impressionante <strong>Cañon del Sumidero</strong>, scoprendo tra l’altro di essere entrati in territorio ribelle zapatista, cosa che però più che preoccuparci ci incuriosisce. Giungiamo poi a <strong>San Cristobal de las Casas</strong>, un&#8217;esplosione di colori, dove si respira un&#8217;atmosfera intima e bohémien che cattura l’anima e costringe i visitatori a modificare i propri programmi rimandando di giorno in giorno la partenza. Esploriamo anche i villaggi indigeni dei dintorni, in particolare <strong>Zinacantàn</strong> e <strong>San Juan Chamula</strong> dove viviamo l’emozione di entrare nella sua chiesa immersa nell’oscurità. A indicare la via centinaia di candele a terra, fumi d’incenso che pervadono i sensi e antiche preghiere che echeggiano nell’aria in un rituale che sa in egual misura di sacro e di profano.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Meta successiva <strong>Palenque</strong>, con il suo straordinario sito archeologico immerso completamente nella giungla e non lontano le rigeneranti acque turchesi delle cascate di <strong>Agua Azul</strong>. É la volta poi della forse troppo sviluppata <strong>Merida</strong> e della ben più pittoresca <strong>Izamal</strong> conosciuta anche con il nome di “città gialla” in quanto la maggior parte di case ed edifici sono appunto dipinti di giallo. Senza saperlo capitiamo in entrambe le città durante festività popolari dalle quali ovviamente non possiamo non lasciarci coinvolgere.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Continuiamo il nostro percorso con<strong> Chichén Itzà</strong>, sito archeologico simbolo, non a caso, di questo paese. Visitiamo le rovine sia di giorno che di notte per poi vivere un’altra esperienza indimenticabile facendo il bagno in totale solitudine nel vicino cenote <strong>Ik Kil</strong>. </span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Da qui ci spingiamo fino alla costa Caraibica di <strong>Tulum</strong>, un vero e proprio paradiso terrestre, infinite spiagge bianche incontaminate, acqua cristallina turchese, palme a perdita d’occhio, e spartane capanne sulla spiaggia che ormai sono diventate la nostra tipologia di alloggio preferita. D’altro canto, addormentarsi ascoltando le onde del mare non è proprio cosa da tutti i giorni. Purtroppo anche in questo caso, tornato di recente ho trovato una situazione un po’ diversa, dove lo sviluppo turistico ha imposto la presenza di ristoranti sulla spiaggia e numerose imbarcazioni che portano a largo i turisti. Tutte cose che pur non deturpando il paesaggio, ne alterano notevolmente il fascino. </span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Procediamo verso nord e prima della deludente ed eccessivamente turistica <strong>Cancun</strong> decidiamo di concederci un altro po’ di relax nella piccola e vivace <strong>Isla Mujeres</strong>.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-690" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/05-1024x768.jpg?resize=1024%2C768" alt="America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Messico" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/05.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/05.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/05.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/05.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/05.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/05.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Voliamo da Cancun a <strong>L’Avana</strong>, e diamo inizio alla parte di viaggio più impegnativa sia dal punto di vista logistico sia dal punto di vista ideologico. Cuba infatti si rivelerà un paese sorprendente, più unico che raro, ma purtroppo ricco di contraddizioni. Un mare di aspetti sociali positivi, ma altrettanti negativi. Le difficoltà nel settore dei trasporti, legate anche alla mancanza di carburante, ci obbligheranno inoltre a percorrere gran parte del paese in autostop o a piedi.<br />
L’energica capitale cubana ci accoglie a braccia aperte e capiamo subito che la vera forza di questo paese sospeso nel tempo, è il suo popolo, vivace, cortese e curioso. Dormiamo nelle “<em>casas particulares</em>”, cioè nelle case stesse dei locali, cosa che ci permette non solo di risparmiare, ma anche di poter interagire in maniera più autentica con i cubani. Impariamo poi i vari metodi che ci permetteranno di mangiare a prezzi irrisori nei ristoranti destinati ai cubani, invece che in quelli per turisti. Ahimè, non ne vado fiero, ma a volte saremo costretti a spacciarci per studenti di medicina argentini in “Erasmus” a L’Avana, fondamentale per le ridotte finanze di tre vagabondi come noi. A livello culinario poi un “must” della nostra permanenza a Cuba saranno le squisite pizze di strada di cui diventeremo praticamente dipendenti.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">La nostra avventura si sposta a <strong>Cienfuegos</strong>, dove oltre a esplorare la piacevole cittadina, ci facciamo prendere dalla fervente vita notturna proprio come era già avvenuto anche a <strong>L’Avana</strong>.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ci spostiamo poi nell’incantevole <strong>Trinidad</strong>, dove la colorata architettura coloniale, insieme alle sue strade acciottolate e alle automobili appartenenti a un&#8217;epoca ormai lontana, creano ovunque scorci da cartolina. Una capatina in spiaggia e poi via, dopo molte peripezie raggiungiamo <strong>Santa Clara</strong>, dove sono conservati i resti di Che Guevara e dei suoi compagni.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Veniamo a sapere che non lontano si svolgono le “<em>parrandas</em>”, diversi giorni di festa che culminano con la notte del 24 dicembre. Tale evento richiama centinaia di persone da tutto il paese, non possiamo quindi lasciarci sfuggire l’occasione di partecipare ai travolgenti festeggiamenti di <strong>Remedios</strong>. Musica dal vivo e reggaeton sparato a tutto volume per le strade, dove, intere folle composte da individui di tutte le età, si lasciano andare a sensuali balli in un’atmosfera carica di gioia e spensieratezza. E ancora street food ad ogni angolo, fiumi di alcool, ma soprattutto, fuochi d’artificio che più che uno spettacolo pirotecnico creano una specie di guerriglia urbana. Alcuni razzi infatti, decisamente troppo artigianali, vengono per errore sparati in qualunque direzione e a qualsiasi altezza, creando così momenti di esilarante panico.<br />
Il ricordo però che ci porteremo per sempre nel cuore sarà quello di Celia, una signora straordinaria che ha aperto la porta di casa sua a tre vagabondi come noi che a causa di tale evento non erano riusciti a trovare nessun posto dove dormire. Non dimenticherò mai la dolcezza di Celia, e quel sorriso sempre presente sul suo volto, in contrasto con i suoi occhi velati di tristezza. Non la ringrazierò mai abbastanza per essere riuscita a farci sentire a casa nonostante ci trovassimo all’altro capo del mondo.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Dopo una giornata di relax sulle modeste spiagge di <strong>Caibarien</strong> affrontiamo una delle parti più impegnative del viaggio spostandoci prima a <strong>Holguin</strong>, dove facciamo la conoscenza con le inusuali e imperdibili gelaterie cubane, e poi a <strong>Gibara</strong>, un piccolo e piacevole villaggio di pescatori. Per una serie di sfortunati eventi siamo costretti a trascorrere non una, ma ben due notti consecutive dormendo a terra presso la stazione degli autobus di Holguin. Ancora oggi il ricordo di quell’esperienza riesce sempre a strapparci una bella risata.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Tra mille peripezie quindi giungiamo finalmente a <strong>Santiago de Cuba</strong>, città molto interessante anche se un tantino caotica, ma la vera delusione sarà constatare che qui gli abitanti sono molto meno aperti e disponibili rispetto al resto dell’isola. Tappa successiva l’incantevole <strong>Baracoa</strong>, dove ci immergiamo nella natura più selvaggia scalando <em>El Yunque</em>, dalla cui cima si gode di una suggestiva e appagante vista. In questa città trascorriamo anche il capodanno che però non è così tanto sentito come in Italia e i festeggiamenti a confronto con le <em>parrandas</em> di Remedios sono davvero poca cosa.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">E’ arrivato il momento di fare ritorno a L’Avana, ma prima di congedarci da questo paese dopo averlo percorso in lungo e in largo fino alla punta est, non possiamo non spingerci fino alla punta ovest con <strong>Viñales</strong>, immersa tra meravigliosi paesaggi agresti, dove proviamo l’emozione di farci il bagno dentro a profonde grotte illuminate solo dalla tenue luce di una candela.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1381" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/03.jpg?resize=960%2C720" alt="" width="960" height="720" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/03.jpg?w=960&amp;ssl=1 960w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/03.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/03.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/03.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/03.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Un lungo volo apre le porte a una nuova avventura, <strong>Buenos Aires</strong> ci dà il benvenuto con la sua incontenibile energia,  rigenerando umori e aspettative messe a dura prova dalle ultime impegnative settimane. Sebbene di solito non apprezzi particolarmente le grandi città, la capitale argentina si rivela per me da subito amore a prima vista, grazie anche ai suoi quartieri vicinissimi l’uno all’altro, ma così diversi tra loro, dove si alterna il benessere della quiete al fervore dei centri urbani. Riprende la vita da ostello che tanto avevamo imparato ad apprezzare in Messico e che qui è ancor più esaltata da un clima di condivisione umana straordinario. La simpatia e l’accoglienza argentina poi rende tutto più facile.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Entriamo quasi per scherzo nell’agenzia di <em>Aereolinas Argentina</em>, compagnia aerea di bandiera del paese, per uscirne con in mano tre biglietti per <strong>Ushuaia </strong>con l’idea poi di risalire il paese via terra. Un fuori programma che ci rende euforici, ma al quale non eravamo preparati. Acquistiamo così un paio di indumenti caldi da mettere nei nostri zaini insieme a tanta follia di cui siamo invece ben provvisti. E così eccoci nell’estrema punta sud della Patagonia. Ushuaia gode di un fascino particolare, dovuto probabilmente più alla sua posizione che alla reale bellezza della città, sebbene bisogna ammettere che alcuni scenari del suo parco nazionale lascino senza parole.</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-887" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/04/08.jpg?resize=720%2C960" alt="" width="720" height="960" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/04/08.jpg?w=720&amp;ssl=1 720w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/04/08.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/04/08.jpg?resize=520%2C693&amp;ssl=1 520w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /><br />
<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Incontriamo particolari problemi a trovare il modo di lasciare Ushuaia, e una volta risolto tale ostacolo, gli imprevisti si accaniscono su di noi. Motore in panne, gomma bucata, forte vento da sud che ci impedisce di attraversare lo stretto di Magellano e ci costringe a trascorrere la gelida notte all’interno del nostro pulmino. Tutti eventi che contribuiscono a rendere questo viaggio interminabile, ma contemporaneamente uno dei ricordi più belli, grazie ai paesaggi patagonici che colpiscono dritto all’anima e grazie al calore umano di coloro che hanno condiviso con noi questa esperienza. Alcuni di loro si uniscono a noi per alcuni giorni, in particolare <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/nicolas-e-la-sua-famiglia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nicolas</a>, ragazzo argentino con il quale istauriamo un legame speciale.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Finalmente eccoci a <strong>El Calafate</strong>, meta turistica d’obbligo per visitare l’imponente Perito Moreno, neanche a dirlo con tutta la compagnia creatasi nell’avventura on the road appena conclusasi. Il ghiacciaio lascia senza parole, è una di quelle cose che vanno assolutamente viste una volta nella vita.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Proseguiamo verso nord fino a <strong>El Chaltén</strong>, minuscolo e sconosciuto villaggio ai piedi del meraviglioso Monte Fitz Roy, dove ci dedichiamo al trekking immersi in un insolito silenzio che rende ancor più suggestivo l’ambiente circostante. Tornato di recente ho potuto constatare che le cose sono in parte cambiate, nel senso che il mondo esterno si è accorto dell’estrema bellezza dei paesaggi e dei sentieri di El Chaltén, ma fortunatamente, per ora, non vi sono stati scempi edilizi, permettendo così di conservare quell’atmosfera autentica e selvaggia che lo caratterizzano.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ci spostiamo poi sulla costa atlantica a <strong>Puerto Madryn</strong>, dove oltre a concederci lunghe cavalcate sulla spiaggia, noleggiamo un&#8217;auto e ci lanciamo all’emozionante scoperta delle tante specie animali che proliferano in totale libertà nella <strong>Peninsula de Valdés</strong>.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Purtroppo giunge anche il triste momento dei saluti, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/nicolas-e-la-sua-famiglia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nicolas</a> deve tornare a casa. Promettiamo di mantenerci in contatto e ce ne andiamo con la consapevolezza di aver incontrato un’altra di quelle persone speciali che tanto hanno dato al nostro grande viaggio.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">D’un tratto sembra essere tornati improvvisamente tra le montagne europee, <strong>Bariloche</strong> infatti assomiglia a una tipica cittadina svizzera di montagna. Il colpo d’occhio del lago circondato da montagne innevate è notevole, ma si tratta di una località troppo alla moda, e preferiamo di gran lunga immergerci nella quiete della natura selvaggia nella vicina <strong>Villa la Angostura</strong> e della sua <strong>Peninsula de Quetrihué</strong>. Un luogo davvero affascinate che meriterebbe una lunga e rigenerante sosta.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ultima fermata tra le vette andine prima di tornare a Buenos Aires è <strong>San Martin de los Andes</strong>, dove ci cimentiamo per la prima volta con il rafting tra divertimento e spensieratezza.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-689" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/04-1024x768.jpg?resize=1024%2C768" alt="America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Argentina" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/04.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/04.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/04.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/04.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/04.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/04.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Dopo un paio di giorni nella capitale argentina che tanto ci aveva positivamente impressionato, attraversiamo in battello il Rio de la Plata ed eccoci nel mio Uruguay. Fermata d’obbligo l’incantevole <strong>Colonia del Sacramento</strong>, dove regna una pace assoluta in netta contrapposizione con la vicina Buenos Aires. Fatichiamo davvero a lasciare le strade acciottolate che caratterizzano il centro storico, immersi in un&#8217;atmosfera romantica fuori dal tempo. Visita in giornata a <strong>Carmelo</strong> più che altro per vedere i luoghi dove è cresciuta mia nonna e così portarle in dono una foto della strada dedicata alla memoria di suo nonno.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ad attenderci a <strong>Montevideo</strong> c’è gran parte della mia famiglia, nonni, zii, cugini, l’accoglienza è come sempre grandiosa e scatena in noi un mare di emozioni. La capitale uruguayana pulsa di vita ad ogni angolo, e noi ci tuffiamo dentro senza esitazioni.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ci spostiamo poi insieme ai miei nonni a <strong>Punta del Este</strong>, elegante ed esclusivo centro balneario tra giornate di relax, tramonti mozzafiato e la possibilità di godere della compagnia dei miei anziani e formidabili nonni. Ma non siamo venuti in Uruguay solo per stare in famiglia e trascorrere qualche giorno al mare, quindi è ora di riprendere i nostri zaini e soprattutto la nostra strada. L’obbiettivo è quello di percorrere verso est tutta la costa del paese fino al confine con il Brasile fermandoci nei villaggi più caratteristici e interessanti.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Si parte, prime due tappe <strong>La Paloma</strong> e <strong>La Pedrera</strong>, dove ci rituffiamo con piacere nella vita da ostello facendo incontri che animeranno le nostre serate e arricchiranno i nostri momenti, cosa che avverrà anche per le successive destinazioni. La costa uruguayana infatti è particolarmente frequentata da mochileros che non fanno fatica a trovare prezzi economici e buona compagnia. La Paloma sembra essere più adatta alle famiglie, mentre La Pedrera più alla gioventù, ma entrambe offrono la possibilità di rilassarsi davanti a tramonti indimenticabili.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Come già avvenuto in passato, finiamo quasi per caso a <strong>Valizas</strong>, ed è amore a prima vista. Non c’è praticamente nulla, ma si tratta di un&#8217;oasi di pace che sembra dimenticata dal resto del mondo, immersa in un’atmosfera bohémien tanto amata da mochileros e artisti di strada. Serate di festa e notti col naso all’insù ammirando una volta stellata impressionante, resa ancor più magica dall’assenza di eccessive fonti luminose.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Percorriamo a piedi gli 8 km che ci separano da <strong>Cabo Polonio</strong> attraverso alte dune di sabbia che si innalzano di fronte all’oceano e che creano una scenografia sorprendente. I nostri sforzi sono decisamente ricompensati, Cabo Polonio è una perla di rara bellezza, un pittoresco villaggio di pescatori, privo dei confort di base dove la vita scorre languida di fronte all’oceano, meta di hippies e personaggi stravaganti sin dagli anni 60. Un luogo imperdibile.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Spingendoci ancora più a est ci imbattiamo in <strong>Punta del Diablo</strong>, strade di terra battuta e case in legno garantiscono un senso di autenticità e di fascino al luogo che però risulta essere adatto più che altro agli amanti del surf.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Prima di rientrare a Montevideo facciamo sosta a <strong>Piriapolis</strong>, un tuffo nel passato, qui infatti venivo in vacanza quando ero molto piccolo. Incontriamo nuovamente anche <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/ariel/">Ariel</a>, un ragazzo argentino con il quale abbiamo stretto amicizia a Buenos Aires e che diverrà uno dei nostri più cari amici.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Sono trascorsi ben quattro mesi di vagabondaggio ed è giunta l’ora di tornare a casa. Così dopo gli strazianti saluti di rito, un volo da Montevideo ci riporta in Italia.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-692" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DSC02152-1024x768.jpg?resize=1024%2C768" alt="America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Uruguay" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DSC02152.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DSC02152.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DSC02152.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DSC02152.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DSC02152.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/DSC02152.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Conclusione</u></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u><br />
</u></span></strong><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Atterrati a Venezia le emozioni che si alternano sono talmente tante da provocare in noi quasi un senso di stordimento. E’ forte la consapevolezza di aver compiuto qualcosa di più di un semplice viaggio, condividendo un breve periodo delle nostre vite che resterà indelebile per sempre dentro di noi. Abbiamo attraversato quattro paesi straordinari, ognuno a suo modo. La vivacità del <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/messico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Messico</a>, le difficoltà di Cuba e contemporaneamente la capacità dei cubani di farti sentire da subito uno di loro, il fascino indescrivibile dell’<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/argentina/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Argentina</a>, e infine l’<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/uruguay/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Uruguay</a>, la mia seconda casa che ho potuto finalmente girare e conoscere meglio.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><strong><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Durante questa avventura siamo stati capaci di mantenere i nostri cuori e le nostre menti aperte e in cambio abbiamo guadagnato tutto. Forse per la prima volta in vita mia non mi sono sentito giudicato da nessuno, non importava cosa indossassimo, o se fossimo attraenti. Le persone erano interessate a noi per quello che avevamo da dire, per ciò che eravamo realmente, al di là di tutte le convenzioni e le maschere che indossiamo ogni giorno nella vita quotidiana. Beh, le maschere sono cadute e abbiamo avuto l’occasione di farci conoscere davvero per quello che siamo e non per quello che gli altri si aspettano da noi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span></strong><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong>I nostri familiari ci accolgono come eroi, e riabbracciare tutti è davvero meraviglioso anche se ci sentiamo entusiasti e afflitti allo stesso tempo. Salgo in macchina e mentre torno a casa tutto mi appare diverso, ma nulla di ciò che mi circonda è cambiato, ad essere cambiato sono io. Chiudo gli occhi e improvvisamente mi scorrono davanti i volti di tutte le persone che abbiamo incontrato in questi quattro mesi. Ognuno di loro ci ha lasciato qualcosa addosso, qualcosa che non si può togliere tanto facilmente, qualcosa che ci ha permesso di crescere, evolverci e maturare. Queste persone ci hanno dato moltissimo. La nostra speranza è quella di essere riusciti nel nostro piccolo, a lasciare loro una parte di noi, in modo che non dimentichino tanto presto, quei tre ragazzi italiani con gli zaini sulle spalle che marciavano chini sotto il sole rovente, ma sempre con un sorriso sulle labbra.</strong></span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-687" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/02-1024x681.jpg?resize=1024%2C681" alt="America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Argentina" width="1024" height="681" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/02.jpg?resize=1024%2C681&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/02.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/02.jpg?resize=768%2C511&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/02.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/02.jpg?resize=520%2C346&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/02.jpg?resize=740%2C492&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/02.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/03/02.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. </span></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/">America Latina 2005-2006 (insieme a Christian e Simone)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">669</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Uruguay (guida completa)</title>
		<link>https://www.vadovetiportailblog.com/uruguay/</link>
					<comments>https://www.vadovetiportailblog.com/uruguay/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2019 23:44:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carousel]]></category>
		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
		<category><![CDATA[Uruguay]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[guida]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.vadovetiportailblog.com/?p=214</guid>

					<description><![CDATA[<p>tra i suoni tribali del candombe, la parilla, leoni marini che gridano al vento<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/uruguay/">Continua a leggere</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/uruguay/">Uruguay (guida completa)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 14pt;"><strong><em>tra i suoni tribali del candombe, la parilla, leoni marini che gridano al vento e cieli incendiati di porpora</em></strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #999999; font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">Capitale</span>: Montevideo</span><br />
<span style="color: #999999; font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> <span style="text-decoration: underline;">Lingua ufficiale</span>: spagnolo</span><br />
<span style="color: #999999; font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> <span style="text-decoration: underline;">Valuta</span>: 1 € = 41,70 pesos uruguaiani</span><br />
<span style="color: #999999; font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> <span style="text-decoration: underline;">Costo della vita</span>: €€</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Alcune persone non sanno nemmeno dove sia collocato esattamente nella mappa. Qualcuno sa che esiste grazie alla nazionalità di qualche calciatore famoso. Pochissimi ci sono stati. Quasi nessuno l’ha vissuto col cuore. Il mio problema è esattamente il contrario. Parlare di Uruguay per me è come raccontarvi di una parte della mia anima, un luogo al quale mi sento di appartenere tanto quanto all’Italia, e chiedermi se preferisca l’uno o l’altra è come chiedere a una persona se vuole più bene a mamma o a papà.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Sin da quando ero in fasce ho viaggiato attraverso queste terre decine e decine di volte, dato che ancora oggi, gran parte della mia famiglia si trova lì. Ciononostante al di là dell’aspetto affettivo e della sfera dei ricordi che mi legano inevitabilmente a questo paese, si tratta di una meta che lascia sempre senza parole coloro che hanno l’ardire di spingersi fino a qui.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Se siete quindi alla ricerca di una destinazione talmente particolare e caratteristica da essere unica nel suo genere allora questo è un viaggio che fa per voi. In Uruguay due paesi convivono in uno, quello del traffico intenso della capitale e quello del gaucho del &#8220;<em>interior&#8221;</em>, versione sudamericana del cowboy che vive nelle zone rurali più interne. Le rumorose partite di calcio dei ragazzi si alternano alle serene conversazioni degli anziani seduti sulla porta di casa mentre sorseggiano l’immancabile &#8220;<em>mate&#8221;</em>, una specie di infuso, vero e proprio simbolo del popolo rioplatense.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Numerosi sono i punti di interesse turistico che, fortunatamente, non sono ancora stati presi d’assalto dalle masse, mantenendo così integra la propria autenticità. Splendide spiagge, cultura, tradizioni, relax, sport, vita notturna e un’eccelsa gastronomia fanno da contorno a una delle popolazioni più ospitali dell’America Latina. Ma il vero Uruguay non è solo questo. È un luogo dove il cielo appare di un azzurro disarmante mentre le nuvole invitano a fantasticare sulle loro forme che cambiano veloci sospinte da una lieve brezza giocosa. Un luogo dove infinite verdi praterie si perdono all’orizzonte popolate da un numero così elevato di ovini e bovini che sembrano essere nati insieme a queste stesse colline. Un luogo dove interminabili campi di girasoli salutano sorridenti i passanti senza mai però distogliere lo sguardo dal loro amato sole.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>INDICE ARTICOLO<br />
</strong></span><br />
&#8211; <a href="#ancora1">CITTÀ E LUOGHI DI INTERESSE</a><br />
&#8211; <a href="#ancora2">QUANDO ANDARE</a><br />
&#8211; <a href="#ancora3">COSTO DELLA VITA, TRASPORTI E ALLOGGI</a><br />
&#8211; <a href="#ancora4">GASTRONOMIA</a><br />
&#8211; <a href="#ancora5">CULTURA ED EVENTI</a><br />
&#8211; <a href="#ancora6">RELIGIONE</a><br />
&#8211; <a href="#ancora7">SICUREZZA</a><br />
&#8211; <a href="#ancora8">CENNI STORICI</a><br />
&#8211; <a href="#ancora9">COMUNITÀ GAY</a><br />
&#8211; <a href="#ancora10">CONSIGLI</a><br />
&#8211; <a href="#ancora11">CONCLUSIONE</a><br />
&#8211; <a href="#ancora12">LINK UTILI</a></span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif; text-decoration: underline;"><strong><br />
<a id="ancora1"></a>CITT<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">À</span> E LUOGHI DI INTERESSE</strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <span style="text-decoration: underline;">COLONIA DEL SACRAMENTO</span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Partendo dall’estremo ovest, proprio a due passi dalla celeberrima Buenos Aires, al di là del Rio de la Plata è possibile fare un vero e proprio tuffo nel passato della romantica Colonia. Fondata nel 1680, rende onore al nome che porta, mantenendo un inconfondibile stile coloniale che si rispecchia nell’architettura delle abitazioni e delle botteghe dei piccoli artigiani disseminate lungo le sue antiche strade di pietra, costituite da enormi ciottoli poco pratici, ma dal fascino indiscutibile.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-576" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0223-1024x685.jpg?resize=1024%2C685" alt="Colonia del Sacramento - Uruguay - 2014" width="1024" height="685" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0223.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0223.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0223.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0223.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0223.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0223.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0223.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0223.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Dichiarata nel 1995 Patrimonio Culturale dell’Umanità da parte dell’UNESCO, Colonia è il luogo ideale per rilassarsi lontano dal fragore della capitale. Potrete immergervi in una dimensione di pace e serenità passeggiando attraverso il quartiere storico tra case di fango e pietra, dipinte con le tonalità più disparate che garantiscono un inevitabile effetto cartolina alle vostre fotografie.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-575" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0209-1024x685.jpg?resize=1024%2C685" alt="Colonia del Sacramento - Uruguay - 2014" width="1024" height="685" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0209.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0209.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0209.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0209.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0209.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0209.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0209.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0209.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Troverete poi disseminate qua e là automobili d’epoca che ormai, sconfitte dal tempo, oggi posano come modelle per le foto dei pochi turisti che giungono sino a qui.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Lo splendido faro e i suoi moli di legno infine fanno da contorno a indimenticabili tramonti sul delta del fiume più largo al mondo.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-577" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01863-1024x768.jpg?resize=1024%2C768" alt="Colonia del Sacramento - Uruguay - 2006" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01863.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01863.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01863.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01863.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01863.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01863.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <span style="text-decoration: underline;">MONTEVIDEO</span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Proseguendo verso est, ci si immerge nella frenetica vita lavorativa di Montevideo. La malinconica capitale uruguayana, fatta di piccole case e giardini curati, si è oramai trasformata in una città moderna e crepitante.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Lo scrittore Edoardo Galeano afferma che, se i peruviani discendono dagli Inca e i messicani dagli Aztechi, gli abitanti di Montevideo discendono dalle navi. La sua popolazione aperta e multietnica infatti, deriva da immigranti spagnoli e italiani, ma possiede anche una minoranza nera, giunta in schiavitù dall’Africa nei secoli scorsi. A loro si deve l&#8217;introduzione del ritmo del “<em>candombe</em>”, caratterizzato dal suono dei tamburi e protagonista assoluto delle notti di Carnevale. Questa varietà etnica rappresenta un importante punto di forza della comunità uruguayana, in quanto, bambini di culture diverse crescono in armonia con la consapevolezza che la diversità spesso è solo un&#8217;occasione di arricchimento e di crescita personale. Grazie a questo i fenomeni di razzismo sono quindi praticamente inesistenti.</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1287" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?resize=1170%2C780" alt="Montevideo" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_0702-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
Come ogni capitale che si rispetti anche Montevideo ha il suo mercato delle pulci: la “<em>Feria de Tristàn Narvaja</em>” dove l’impronta umana è ciò che lo contraddistingue e dove è possibile scovare tra le innumerevoli bancarelle qualsiasi oggetto che la mente umana possa concepire.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> L’immagine però che rimane ben salda nella mente di chi visita Montevideo è quella della “<em>Ciudad Vieja</em>”, un meraviglioso quartiere coloniale tipico per le sue passeggiate tra giardini, bancarelle e costruzioni storiche che qui concentrano, di giorno la vita culturale della città, mentre di notte quella dello svago giovanile. Spingendosi fino al porto si percorrono poi strade silenziose e palazzi abbandonati, dove spesso, da una delle poche finestre ancora aperte si odono le struggenti note di un antico giradischi che suona un tango di <em>Carlos Gardel</em>, vero e proprio idolo di questo paese.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Tappa obbligatoria qui, sia per gli abitanti che per i turisti, è il “<em>Mercado del Puerto</em>”, un incredibile agglomerato di stand gastronomici, dove non si può perdere l’occasione di mangiare una tipica “<em>parrillada</em>” uruguayana, grigliata di quella che probabilmente è la miglior carne al mondo, più buona persino della tanto osannata carne argentina.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-574" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0134-a-1024x685.jpg?resize=1024%2C685" alt="Montevideo - Uruguay - 2014" width="1024" height="685" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0134-a.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0134-a.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0134-a.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0134-a.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0134-a.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0134-a.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0134-a.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0134-a.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <span style="text-decoration: underline;">PUNTA DEL ESTE</span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Senza dubbio il più elegante ed esclusivo centro balneario del paese, amato soprattutto da brasiliani e argentini delle classi sociali più abbienti per trascorrere le loro vacanze. Negli ultimi anni però, ha iniziando a richiamare anche l’attenzione di un numero considerevole di europei, alla ricerca di nuove località alla moda. Definita non a caso, la Monaco del sud America, Punta del Este è divenuta una tappa obbligatoria del mercato crocieristico e luogo di culto di milionari che giungono con i loro splendidi yatch in cerca di eventi mondani, con tanta voglia di mostrare e mostrarsi.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Le insegne al neon delle boutique di lusso illuminano la notte, che si consuma tra un party alla moda e una puntata al Casinò.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-580" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02303-1024x768.jpg?resize=1024%2C768" alt="Punta del Este - Uruguay - 2006" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02303.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02303.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02303.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02303.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02303.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02303.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1534" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/new-scaled.jpg?resize=1170%2C1560" alt="" width="1170" height="1560" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/new-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/new-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/new-scaled.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/new-scaled.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/new-scaled.jpg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/new-scaled.jpg?resize=520%2C693&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/new-scaled.jpg?resize=740%2C987&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Punta è una penisola che divide le spiagge in due tipi: “<em>Brava</em>” e “<em>Mansa</em>”. Nella costa “<em>de aguas mansas</em>” raramente soffia un forte vento e le sue acque assomigliano a quelle di un tranquillo lago; mentre al contrario la costa “<em>de aguas bravas</em>” presenta eccitanti onde che si infrangono rumorose, generando uno sfondo accattivante e un luogo ideale per la pratica di sport acquatici come il surf.<br />
</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> La città riserva anche altre sorprese, come la “<em>Isla de Lobos</em>”, isola situata a 8,5 km dalla costa in cui vive una straordinaria colonia di leoni marini, alcuni dei quali da anni si sono trasferiti nel porto. I &#8220;<em>lobos de mar&#8221;</em> infatti, hanno scoperto come procurarsi il cibo senza tanta fatica. I pescatori dopo l’intera nottata di lavoro, ripuliscono il pesce pronto per essere venduto nella banchina, ma gli scarti invece di essere gettati via, vanno a costituire il goloso banchetto di queste imponenti creature. Terminato il pesce, ormai a pancia piena, ai lobos non resta altro da fare che sdraiarsi sui moli al sole, incuranti dei bambini incuriositi che spesso si avvicinano sino a toccarli.</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1969" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/08/2007-Uruguay-01-03-scaled.jpeg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/08/2007-Uruguay-01-03-scaled.jpeg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/08/2007-Uruguay-01-03-scaled.jpeg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/08/2007-Uruguay-01-03-scaled.jpeg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/08/2007-Uruguay-01-03-scaled.jpeg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/08/2007-Uruguay-01-03-scaled.jpeg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/08/2007-Uruguay-01-03-scaled.jpeg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/08/2007-Uruguay-01-03-scaled.jpeg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/08/2007-Uruguay-01-03-scaled.jpeg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/08/2007-Uruguay-01-03-scaled.jpeg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> E ancora, non potete perdervi, monumentali opere architettoniche come “<em>Casa Pueblo</em>”, innalzata lungo una ripida scogliera di fronte all’oceano da <em>Carlos Pàez Vilarò</em>, artista emblematico dell’Uruguay, seguendo un&#8217;unica regola: la totale assenza di linee rette. Di grande impatto visivo, evoca grazie al colore bianco e alla posizione impervia, le costruzioni moresche e mediterranee. In molti affermano che da qui si possano ammirare i più spettacolari tramonti di tutta l’America Latina ed effettivamente, per quella che è la mia esperienza, potrebbero avere ragione.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-582" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02454-1024x768.jpg?resize=1024%2C768" alt="Casa Pueblo - Uruguay - 2006" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02454.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02454.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02454.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02454.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02454.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02454.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <span style="text-decoration: underline;">CABO POLONIO</span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Situato di fronte all’oceano tra immense dune questo villaggio di pescatori che saprà conquistarvi per la sua semplicità, rappresenta il luogo ideale dove nascondersi dal mondo intero cambiando, almeno per alcuni giorni, stile di vita. Nonostante sia privo dei confort più elementari come acqua calda e corrente elettrica, Cabo Polonio è una perla di rara bellezza. Può essere raggiunto solo tramite appositi camioncini 4&#215;4 o a piedi partendo dalla pittoresca cittadina di Valizas lungo un impegnativo percorso di circa 8 km che passa da una duna all’altra attraverso paesaggi straordinari.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-584" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-375-1024x685.jpg?resize=1024%2C685" alt="Cabo Polonio - Uruguay - 2014" width="1024" height="685" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-375.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-375.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-375.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-375.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-375.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-375.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-375.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-375.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Non c’è da sorprendersi che Cabo Polonio sia nato intorno agli anni 60, quando alcuni hippies vennero qui e semplicemente vi si stabilirono costruendo le loro case di legno in riva al mare senza ovviamente alcun tipo di permesso, cosa che ancora oggi causa una serie di problemi legali ai suoi abitanti. Nonostante tutto però il tempo passa, le pittoresche abitazioni sono ancora in piedi e la vita prosegue languida di fronte all’oceano.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Il villaggio offre anche la possibilità di visitare una gigantesca riserva di leoni marini che incontrerete liberi tra le rocce e il faro dalla cui cima si gode una vista da brivido. Questo ambiente crea la cornice ideale per una notte romantica sotto un cielo incredibilmente stellato a causa della totale assenza di luci, o per le lunghe chiacchierate tra amici riuniti attorno a un fuoco con il solo rumore delle onde come sottofondo musicale.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; VALIZAS</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Come detto pocanzi, a breve distanza da Cabo Polonio sorge un&#8217;oasi di pace che sembra dimenticata dal resto del mondo. Intendiamoci a Valizas obbiettivamente non c’è veramente nulla, se non un minuscolo e polveroso terminal dei bus, più simile a una fermata dell’autobus che ad un vero terminal, una “<em>panaderia</em>” (panificio), un paio di ostelli, un paio di ristoranti molto basilari e un mini market. Perché andare quindi? In tutta onestà la prima volta che ci sono finito è stato per caso, era troppo tardi per arrivare a Cabo Polonio e alcuni viaggiatori mi avevano detto che dormire a Valizas era più semplice e poteva essere più economico. La prima sera, uscendo lungo le strade di sabbia e terra battuta, l’oscurità che avvolgeva tutto attorno a me, era interrotta solo da una moltitudine di candele poste a terra in prossimità di giovani che vendevano e producevano collane e bracciali in “<em>hilo encerado</em>” (filo di cotone immerso nella cera) o “<em>hilo metalico</em>” (filo di diversi tipi di metalli). Altri suonavano nell’oscurità, qualcuno ballava, insomma era una notte magica. Poche volte nella mia vita poi ho potuto ammirare una volta stellata come quella, sdraiato sulla spiaggia con solo la Luna a indicarmi il cammino.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-579" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02238-1024x768.jpg?resize=1024%2C768" alt="Valizas - Uruguay - 2006" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02238.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02238.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02238.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02238.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02238.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC02238.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> A parte questa breve parentesi nostalgica, una cosa invece da tenere in seria considerazione è che il percorso che a piedi lungo la spiaggia collega Valizas con Cabo Polonio è indimenticabile, 8 km percorrendo alte dune che si innalzano di fronte all’oceano. Si impiegano circa 2 h e 30 min e dovrete anche attraversare un piccolo ma profondo fiume, non a piedi ovviamente, c’è sempre un pescatore che per pochi spiccioli si presta a Caronte. Troverete anche mandrie di mucche che brucano i pochi fili d’erba che emergono dalla sabbia, insomma sarà una bella avventura, ripagata dall’emozione di scorgere all’orizzonte la vostra meta come in miraggio nel deserto.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-572" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/181-1024x768.jpg?resize=1024%2C768" alt="Valizas - Uruguay - 2007" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/181.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/181.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/181.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/181.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/181.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/181.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; LA PALOMA E LA PEDRERA</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Sebbene Punta del Este, rappresenti la meta vacanziera principale del paese, vi sono anche altri balneari totalmente immersi nella natura, decisamente più selvaggi e semplici, ma che offrono comunque adeguati servizi per trascorrere le proprie vacanze in piena comodità lontano dal caos. Se quindi la semplicità e la tranquillità sono ciò che cercate, la Paloma e la Pedrera fanno decisamente al caso vostro. Accomunati da infinite lingue di sabbia semideserte, distano appena 5 km l’una dall’altra e sono in parte molto simile, anche se la Pedrera appare più urbanizzata. Solitamente a la Paloma si concentrano maggiormente le famiglie, mentre a la Pedrera i giovani se non giovanissimi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; PUNTA DEL DIABLO</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Vicino al confine brasiliano sorge quello che un tempo era solo un minuscolo villaggio di pescatori. Negli ultimi anni la fama di Punta del Diablo è però cresciuta notevolmente in particolar modo tra i mochileros e soprattutto tra i surfisti, richiamati da impressionati onde che ne fanno una meta d’obbligo per gli amanti del genere. Fortunatamente nonostante l’incremento turistico specie in alta stagione, le strade di terra e le abitazioni di legno continuano a garantire un senso di autenticità e di fascino al luogo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; PIRIAPOLIS</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Vale la pena di fermarsi a Piriapolis solo se si ha tempo da perdere o se si è di passaggio. La cittadina seppur dotata di una vasta spiaggia e di acque cristalline non ha molto da offrire e in termini di charme è ben lontana dalle mete precedentemente trattate. Merita un occhiata comunque lo storico “<em>Hotel Argentino</em>”, ancora oggi in funzione, e una passeggiata fino alla croce in cima al “<em>Pan de Azucar</em>”, una collina che si erge sopra la piccola città.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; PAYSANDU’ E SALTO</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Non dimentichiamo che il nord dell’ Uruguay è celebre per le sue terme. Città come Salto e Paisandù sono sinonimo di relax e benessere, dove il tempo sembra essersi fermato al XVIII secolo e dove si possono incontrare ancora i leggendari <em>gauchos</em> intenti a domare cavalli selvaggi. In entrambi i casi vale la pena fermarsi solo se si intende approfittare dei loro centri termali, le città di per sé, in particolare Paisandù non hanno molto da offrire. Salto rappresenta anche un comodo punto di accesso alla frontiera argentina.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Per quanto riguarda le strutture termali ce n’è davvero per tutti i gusti, dal lusso degli hotel 5 stelle agli economici parchi pubblici. Le migliori sono certamente le <em>Termas del Daymàn</em> e le <em>Termas del Arapey</em>, entrambe localizzate nei dintorni di Salto. Quest’ultime sono comunemente considerate di maggior prestigio e quindi i prezzi sono ovviamente più alti. Da non tralasciare però le <em>Termas del Daymàn</em> che offrono un gigantesco parco termale pubblico, adattissimo soprattutto alle famiglie ad un prezzo quasi simbolico.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; “EL INTERIOR”</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> L’interno del paese è caratterizzato da infinite distese di prati e colline dal verde intenso, sempre in contrasto con l’azzurro del cielo e il rosso della terra. Qui a farla da padrone sono i “<em>gauchos</em>”, la versione del cowboy sudamericano. Molti ranch hanno adibito parte delle infrastrutture a scopo ricettivo, spesso si tratta si servizi di altissimo livello che offrono sicuramente esperienze indimenticabili anche se a volte più turistiche che autentiche.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Nell’immaginario collettivo la carne argentina è considerata la migliore al mondo, ma questo solo perché non si conosce quella uruguayana. Ad oggi non ho ancora incontrato nessuno che dopo averle assaggiate entrambe non propenda con sicurezza per la carne uruguayana. Anni fa avevo cercato possibili spiegazioni a questo fatto, e mio nonno aveva esposto una teoria molto interessante che non so se sia vera, perché come si dice, gli uruguayani quando non sanno inventano. Mio nonno però, era una persona molto colta quindi propendo per l’autenticità della teoria. Sosteneva infatti che l’eccessivo consumo di carne degli argentini considerato l’elevato numero di abitanti rispetto all’Uruguay, avevano portato l’Argentina non solo a importare carne dall’Uruguay, ma soprattutto a dare vita ad allevamenti intensivi, che al contrario non esistono in Uruguay, dove bovini e ovini sono lasciati sempre liberi di brucare l’erba sulle sterminate colline.</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4826" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/06/13-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br />
</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <span style="text-decoration: underline;">LA QUEBRADA DE LOS CUERVOS</span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Giungere in questa area naturale protetta non è cosa da tutti per diverse ragioni. Quella più semplice e più sciocca è che sono davvero poche le persone che ne conosco l’esistenza, cosa che vi permetterà di visitare il parco quasi in totale solitudine. Bisogna poi ammettere che non è facilissimo da raggiungere perché si devono affrontare 25 km di sterrato, buche e pietre che non sono proprio piacevolissime, specie se non siete muniti di un 4&#215;4. Niente paura, tutto è fattibile, e soprattutto il luogo è talmente affascinante che vale la pena di farsi sballottare un po’ per conquistare la meta.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Per chi è stato negli Stati uniti possiamo dire che questa è la versione uruguaiana del “<em>Horseshoe Bend</em>” sebbene con dimensioni e colori totalmente diversi. Insomma si tratta del meandro di un fiume che serpeggia tra le montagne creando uno scenario particolarmente affascinante.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Il biglietto di ingresso ha un prezzo irrisorio, una volta lasciato il proprio mezzo si può percorrere una semplicissima passarella lunga 500 m che vi porta direttamente alla terrazza dalla quale è possibile godere della vista più spettacolare del parco. Per i meno pigri invece si può intraprendere un sentiero di 3 km che scende lungo la vallata immergendosi completamente nella selva e regalando emozioni ben diverse. Il percorso non è particolarmente impegnativo con eccezione della salita finale che è comunque fattibilissima a meno che non soffriate di particolari patologie. Se non doveste farcela niente paura, sopra le vostre teste ci sono sempre numerosi condor che attendono di banchettare. Ovviamente sto scherzando, sebbene l’impressione sia davvero quella dato che girano insistentemente sopra le vostre teste quasi a controllare se ce la fate o meno a risalire il crinale che sbuca poi nello stesso “mirador” della passerella più breve.</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1288" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_1107-17-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="Quebrada de los Cuervos - Uruguay" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_1107-17-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_1107-17-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_1107-17-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_1107-17-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_1107-17-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_1107-17-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_1107-17-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_1107-17-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/02/DSC_1107-17-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
Se state percorrendo la costa vi consiglio la strada numero 14 che collega Punta del Diablo con Treinta y Tres attraverso un percorso che sembra un safari di ornitologia. Centinaia di uccelli che spiccano il volo al passaggio della vostra vettura. Se siete fortunati potrete avvistare persino nandù, una specie di struzzo endemico dell’Uruguay.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; VILLA SERRANA</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Entrando in questo villaggio diversi cartelli invitano i visitatori a godere della quiete del luogo mantenendo la pulizia e rispettando l’ambiente. Villa Serrana non è di certo una meta per chi cerca la vita mondana, è un’oasi di pace dove ricaricare le batterie e rilassarsi in una delle tante casette in affitto disseminare qua e là tra queste verdeggianti colline. Non mancano personaggi stravaganti in stile hippies e ristoranti vegetariani. Insomma un luogo per chi vuole sentirsi in armonia con la Terra.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Imperdibili i cannelloni di spinaci del ristorante “La mia cucina”, Virginia e suo marito si dedicano alla cucina ayurvedica producendo delle bevande squisite. Oltre alla yurta e alla tinozza esterna per il bagno caldo, è possibile anche pernottare nella splendida casa davanti al ristorante. Insomma vale la pena una sosta se passate da queste parti. L’unico pericolo sarà quello di non riuscire più a ripartire. Noi dovevamo fermarci solo a pranzo e siamo rimasti intrappolati due giorni.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif; text-decoration: underline;"><strong><a id="ancora2"></a>QUANDO ANDARE</strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Le stagioni qui sono esattamente invertite rispetto alle nostre in Europa.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Dicembre, gennaio e febbraio = estate (alta stagione)</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Giugno, luglio ed agosto = inverno (bassa stagione)</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Settembre, ottobre e novembre = primavera</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Marzo, aprile e maggio = autunno</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Probabilmente il periodo migliore per visitare il paese è tra novembre ed aprile in modo da poter godere anche delle diverse località balneare disseminate lungo la costa.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Spesso se prese con largo anticipo, si possono trovare buone offerte sui voli prima di metà dicembre, il giorno di Capodanno, e dopo la metà di febbraio.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
<a id="ancora3"></a>COSTO DELLA VITA, TRASPORTI E ALLOGGI</span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">L’Uruguay è da sempre definito la Svizzera del Sud America, e questo non solo perché sino al 2009 era un paradiso fiscale, ma anche perché considerato un paese ricco. In parte è così, anche se come la maggior parte dei paesi dell’America Latina, vive un profondo conflitto interiore, fatto di contraddizioni e di enormi disparità sociali.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Se in passato per noi poteva essere una meta estremamente economica negli ultimi anni i prezzi sono aumentati a tal punto da renderli oggi poco inferiori a quelli italiani. Solitamente mangiare è decisamente più economico, mentre l’acquisto di beni non essenziali come tecnologia e abbigliamento sono spesso più cari. Il mercato immobiliare è molto conveniente rispetto ai nostri standard, mentre i prezzi delle automobili sono più elevati che in Italia.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">La rete stradale è ben sviluppata e rappresenta il metodo migliore per visitare il paese in considerazione del fatto che le distanze non sono mai eccessive da richiedere spostamenti aerei e che la rete ferroviaria è praticamente inesistente. Quindi le soluzioni si riducono o al noleggio di un&#8217;automobile o ai mezzi pubblici. L’automobile rappresenta un&#8217;opzione relativamente economica rispetto alla media degli altri paesi e può essere quindi utile per avere una totale indipendenza o per chi ha particolari esigenze, ma a mio parere non è poi così necessaria. Questo perché in ogni città vi sono diversi terminal da dove partono in continuazione bus per tutte le destinazioni. Il servizio è eccellente, di qualità elevata ed economico.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Per quel che riguarda gli alloggi variano molto dalle zone in termini di qualità e prezzi. Solitamente gli standard di pulizia sono ottimi dappertutto. Nelle città principali come Montevideo e Punta del Este i prezzi sono in media più alti, ma offrono ogni tipo di scelta, dall’ostello all’hotel 5 stelle. Nei villaggi costieri i prezzi scendono notevolmente, in genere le tipologie ricettive sono ostelli, campeggi e case vacanze. Nelle zone termali a nord del paese e nelle “<em>estancias</em>” del centro la fanno da padrone gli alberghi di lusso, ma le strutture sono così tante che non è difficile trovare ottimi hotel a prezzi vantaggiosi.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Concludendo sia che viaggiate <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/zaino-in-spalla-cosa-portare-con-se-e-cosa-no/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">zaino in spalla</a> a basso budget, sia che cerchiate il lusso non avrete grossi problemi a trovare il vostro alloggio ideale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif; text-decoration: underline;"><strong><br />
<a id="ancora4"></a>GASTRONOMIA<br />
</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><em>Asado</em></span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Definirlo semplicemente una grigliata mista di manzo e maiale sarebbe a dir poco oltraggioso. Gli uruguayani prendono molto sul serio quello che senza ombra di dubbio è il loro piatto nazionale. Per rendersene conto basta dare un&#8217;occhiata a qualsiasi rivista o sito immobiliare, che si tratti di un mini appartamento o di una villa da sogno, dopo il numero delle stanze e dei bagni troverete sempre la scritta “<em>parrillero</em>” che è appunto la griglia esterna, prerogativa essenziale per qualsiasi abitazione.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> La varietà di tagli che compongono l’asado, dalle parti più classiche a quelle più insolite, ognuno con le sue modalità e tempi di cottura ne fanno quasi una forma d’arte, tanto che esiste persino una figura professionale che viene ingaggiata durante le feste o i pranzi in famiglia che si reca a casa del cliente a cucinare per lui.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> <em>Asado de tira</em>, <em>colita de quadril</em>, <em>entraña</em>, <em>chorizos</em>, <em>morcillas</em>, <em>mollejas</em>, <em>achuras</em>, <em>chinchulines</em>, <em>hungaras</em>, sono solo alcune delle specialità che compongono questo piatto. Consiglio sempre di assaggiare senza pregiudizi e poi dare una sentenza. Per farvi capire, <em>las mollejas</em> sono le ghiandole salivari della mucca, cosa che ai più (compreso il sottoscritto) farebbe a dir poco rabbrividire, eppure si tratta di una vera e propria leccornia se cucinate in modo corretto.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Per i più raffinati imperdibile è il <em>bife de lomo</em>, cioè il filetto di manzo.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Dove mangiarlo: Sebbene si trovi praticamente ovunque, una tappa d’obbligo è il Mercado del Puerto, nella parte più antica di Montevideo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Chivito</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Gigantesco panino imbottito con un tenero filetto di manzo, formaggio, prosciutto, olive, pancetta, uova fritte o sode, pomodoro, lattuga e maionese. Il tutto accompagnato da patatine fritte. Una cosetta leggera leggera, ma così buona che non ne potrete più fare a meno. Fortunatamente è anche particolarmente economico, specie se consumato per strada come street food. È possibile anche ordinarlo “<em>al plato</em>” cioè senza pane tutto in un piatto.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Dove mangiarlo: Ovunque. Esistono persino chiviterias, catene specializzate quasi esclusivamente nella produzione di chivitos, tra le più famose ci sono “<em>Marcos</em>” e “<em>La Pasiva</em>”. Spesso però per quanto siano indiscutibilmente buoni, i chivitos migliori potrete trovarli nei locali più inaspettati, magari in un villaggio sperduto come è accaduto a me.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Fainà</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Non è altro che la farinata di ceci ligure. Introdotta dai marinai italiani si è diffusa così tanto da diventare più famosa della pizza. Il fainà, viene cucinato nel forno a legna, ma la cottura è disomogenea, il centro (<em>del medio</em>) infatti resta più spesso e morbido, mentre i bordi (<em>del orillo</em>) più sottili e croccanti. Non dimenticate quindi di specificare al cameriere quale parte preferite. Si condisce sempre con il pepe, e negli ultimi anni è nata anche la versione coperta di mozzarella.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Provoletas</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Formaggio cotto alla parrilla, spesso usato come accompagnamento per l’asado.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Tortillas</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Omelette giganti di origine spagnola, a base di patate, cipolla e salamino piccante.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Dulce de leche</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Così come avviene per <em>Gardel</em>, l’origine del dulce de leche è contesa con i vicini argentini. È una specie di crema mou a base di latte, zucchero e vaniglia che troverete in un’infinità di dolci rioplatensi. La versione uruguayana è leggermente più densa di quella argentina. Le marche migliori sono “<em>Conaprole</em>” e “<em>Lapataya</em>”.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Churros</span></em></span><br />
È<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> una pastella fritta spolverata di zucchero e ripiena di dulce de leche, cioccolato o crema. Esistono anche in Spagna dove però sono più piccoli e privi di ripieno.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Dove mangiarli: I migliori del paese si trovano a Punta del Este da “<em>Churros Manolo</em>”.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-583" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-337-1024x685.jpg?resize=1024%2C685" alt="Churros - Uruguay - 2014" width="1024" height="685" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-337.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-337.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-337.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-337.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-337.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-337.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-337.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/Immagine-337.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <span style="text-decoration: underline;"><em>Alfajores</em></span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Di origine araba ed ispanica, diffusosi poi in tutto il Sudamerica l’alfajor è composto da due biscotti uniti da un ripieno dolce (dulche de leche, cioccolata o crema) e generalmente bagnati nel cioccolato, glassa o zucchero in polvere. Quelli confezionati non rendono onore a quelli freschi che possono essere acquistati in pasticceria o nella maggior parte dei panifici.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <span style="text-decoration: underline;"><em>Chajà</em></span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Squisito dolce inventato a Paysandù e composto da pan di Spagna, meringhe, panna e pesche. Una bomba calorica poco adatto a chi ci tiene alla linea.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <span style="text-decoration: underline;"><em>Tortas fritas</em></span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> La tradizione vuole che nei giorni di pioggia si debbano mangiare tortas fritas, usanza che deriva dalle campagne, quando gli agenti atmosferici non permettevano di lavorare nei campi si aveva il tempo per mettersi ai fornelli. Si tratta di un impasto simile al pane, ma con meno lievito fritto nell’olio.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Dove mangiarli: Si comprano quasi esclusivamente per strada, sempre presenti in occasioni speciali, feste, manifestazioni, luna park, giostre e porti.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <span style="text-decoration: underline;"><em>Martin Fierro</em></span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Oltre ad essere un classico della letteratura uruguayana, è anche il nome di un comune dolce molto semplice, composto da una fetta di formaggio con sopra una fetta di egual misura di dulce de membrillo che non sarebbe altro che la cotognata, cioè una pasta gelatinosa e soda dal gusto simile alla marmellata di mela cotogna.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">&#8211; <span style="text-decoration: underline;"><em>Medio y medio</em></span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Inventato al <em>Mercado del Puerto</em> dall’unione tra <em>Pinot Bianco</em> e vino <em>Moscato</em>, rappresenta un aperitivo fresco e ideale per assaggiare le varie prelibatezze della cucina uruguayana.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Dove berlo: Ovviamente al <em>Mercado del Puerto</em> di Montevideo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Rassegnatevi, sarà inevitabile tornare a casa con qualche chilo in più.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><a id="ancora5"></a>CULTURA ED EVENTI</strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> &#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Il Carnevale e il candombe</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Pochi sanno che il carnevale uruguayano con i suoi 40 giorni di festeggiamenti è a tutti gli effetti il più lungo al mondo. Gli eventi in questo lasco di tempo sono molteplici e variano molto da regione a regione. Il carnevale di Artigas ad esempio è molto simile a quello di Rio de Janeiro, seppur con dimensioni ridotte, dove infatti si sfidano tra loro diverse scuole di samba. Degno di nota è anche quello di Rivera, ma senza dubbio quello più importante è quello della capitale. In particolare la festa che tutti attendono con fermento è “<em>El desfile de Llamadas</em>” che si svolge nei quartieri di <em>Sur</em> e <em>Palermo</em> dove il candombe la fa da padrone.<br />
</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-578" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01952-1024x768.jpg?resize=1024%2C768" alt="Montevideo - Uruguay - 2006" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01952.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01952.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01952.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01952.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01952.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC01952.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Dichiarato Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO, il candombe è una danza caratterizzata dal ritmo coinvolgente dei tamburi, nata durante la seconda metà del XVIII secolo da parte degli schiavi che giungevano dall’Africa fino al porto di Montevideo ed era usata come principale mezzo di comunicazione, danza e religione.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Quando: Da fine gennaio ad inizio marzo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211; <span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><em><span style="text-decoration: underline;">Capodanno al Mercado del Puerto</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Il 31 dicembre, come di consueto, orde di giovani si riversano lungo le strade del porto per festeggiare la fine dell’anno cantando, ballando e ovviamente, vista la temperatura, rovesciandosi addosso migliaia di bottiglie di sidro, vino ed acqua, scatenando un “lotta” a dir poco coinvolgente. Fondamentale quindi è indossare i peggiori vestiti che avete a disposizione perché tentare di osservare lo spettacolo rimanendo in disparte è praticamente impossibile. Uno dei divertimenti preferiti dagli uruguayani è appunto innaffiare coloro che ignari della festa si trovano a passare da quelle parti. Ad avere la peggio solitamente sono gli statunitensi che, sbarcati da qualche crociera, non sono a conoscenza di questa tradizione. Il clima goliardico però, è talmente coinvolgente da impedire a chiunque di prendersela.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Col passare del tempo la folla cresce e si stringe attorno a un gruppo di musicisti che, instancabili, danno vita a qualcosa di magico attraverso i ritmi tribali del <em>candombe</em>. La piazza gremita assomiglia più a un concerto o a uno stadio, dove corpi sinuosi danzano avvinghiati tra loro in un travolgente crescendo di pathos.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Terminati i festeggiamenti il vostro unico desiderio sarà quello di potervi lavare, ma niente paura perché dai balconi delle abitazioni della <em>Ciudad Vieja</em> saranno ben lieti di accontentarvi concedendovi secchiate d’acqua a volontà.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Quando: il 31 dicembre dal primo pomeriggio.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Il mate</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Comprendere cosa rappresenti il mate per un uruguayano è un po’ come tentare di capire a pieno la cerimonia del tè giapponese. Si tratta infatti di un vero e proprio rito di aggregazione e di condivisione, sebbene non sia difficile vedere persone che bevono il mate da sole, generalmente è un momento comune, dove amici, parenti e colleghi bevono a turno dalla stessa cannuccia metallica (detta “<em>bombilla</em>”) secondo regole ferree che vanno sempre rispettate. Si tratta di un infuso di erbe originarie del Sudamerica chiamate appunto “<em>yerba mate</em>”, poste all’interno di una piccola zucca (“<em>calabaza</em>”) dentro la quale si versa l’acqua calda che viene poi succhiata attraverso una cannuccia. Questa è la versione decisamente semplificata della faccenda. Vi sono alcune cose da sapere assolutamente nel caso vi venga offerto il mate: solo ed esclusivamente il matero, cioè colui che ha preparato il mate è autorizzato a versare l’acqua nella calabaza; ogni singola persona deve consumare tutta l’acqua contenuta all’interno del mate prima di restituirlo sempre e solo in mano al matero che verserà nuovamente l’acqua e lo passerà alla persona seguente, sempre e rigorosamente in senso orario; non ringraziate mai quando vi viene passato il mate, questo perché dire “<em>gracias</em>” implica che siete soddisfatti e quello sarà il vostro ultimo giro.</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-573" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0096.jpg?resize=960%2C640" alt="Mate - Uruguay - 2014" width="960" height="640" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0096.jpg?w=960&amp;ssl=1 960w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0096.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0096.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0096.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0096.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/DSC_0096.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Il consumo di mate riguarda principalmente Uruguay e Argentina, che ne fanno un uso smisurato. Infatti non ci si limita a berlo a colazione, ma lo si fa continuamente a tutte le ore. In particolare per gli uruguayani è una vera e propria ossessione, le persone lo gustano mentre camminano per strada, mentre guidano, mentre lavorano, insomma ovunque vedrete persone col mate sotto braccio.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> In Argentina molti, per addolcire il sapore piuttosto amaro del mate, aggiungono zucchero o fette di arancia, cosa non gradita invece dagli uruguayani.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> In Paraguay, Brasile e nel nord-est dell’Argentina il mate viene servito freddo ed è chiamato “<em>tereré</em>”.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Aperitivo</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Non stupitevi se vi verrà offerto un whisky prima di cena, qui è considerato l’aperitivo per antonomasia. Si consuma molto anche la birra, tanto che vi sono locali specializzati che servono bicchierini di birre dai sapori più disparati come assaggi con tanto di spiegazioni per i più esperti. La migliore e la più diffusa è la “<em>Pilsen</em>”.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Al contrario il vino non è molto considerato, anche se negli ultimi anni ha iniziato a diffondersi, ma più che atro come status quo tra le classi sociali più alte.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Qualità della vita e rapporti interpersonali</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Gli uruguayani sono un popolo estremamente aperto e accogliente, più tranquilli nei modi rispetto ai vicini argentini, ma allo stesso modo ugualmente straordinari. Vanno fieri di prendere la vita con calma e le domeniche sono dedicate alla famiglia e agli amici quasi sempre davanti a una bella parrilla.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Le persone sono solite salutarsi con un solo bacio, porgendo la propria guancia destra, anziché i due italiani ed è consuetudine baciarsi anche tra uomini. Anzi è così normale che vi basterà scambiare due parole anche all’interno di un negozio o dal macellaio per essere poi salutati con un bacio.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211;<em><span style="text-decoration: underline;">Droghe leggere</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> In Uruguay il consumo della cannabis è legale e può essere acquistata in farmacia solo però dai cittadini uruguayani. L’utilizzo da parte degli stranieri è infatti vietato. Vi sono poi dei limiti da rispettare, non si può acquistare più di 10 grammi a settimana e non più di 40 grammi al mese. Il prezzo dovrebbe essere di 1,20 € al grammo.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> D’accordo o meno, questa è una delle tante leggi che hanno portato il paese ad essere considerato a livello internazionale come innovativo e dalla mentalità aperta. Tanto per citarne un’altra, sono riconosciuti i matrimoni tra persone dello stesso sesso.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Tramonti</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Una particolare abitudine caratterizza tutto il popolo uruguayano: ogni sera, quando la giornata volge al termine, amici, famiglie, fidanzati, si riuniscono, sorseggiando un buon mate, con lo sguardo rivolto all’orizzonte, per contemplare il sole che stanco, si immerge nelle acque dell’oceano in un meraviglioso spettacolo di luci e colori che non li delude mai, ed essi ringraziano con un lungo e fragoroso applauso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif; text-decoration: underline;"><strong><br />
<a id="ancora6"></a>RELIGIONE<br />
</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Sebbene possa essere considerato a tutti gli effetti un paese di religione cattolica, una fetta considerevole di uruguayani si dichiara ateo o agnostico, cosa estremamente rara in America Latina.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif; text-decoration: underline;"><strong><br />
<a id="ancora7"></a>SICUREZZA</strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> L’Uruguay è senza dubbio uno dei paesi più sicuri dell’America Latina, ciononostante negli ultimi anni a Montevideo sono aumentati gli episodi di borseggi nella <em>Ciudad Vieja</em> in particolare nelle ore notturne. Vanno quindi prese le precauzioni generiche che troverete approfondite nella sezione “<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/category/prima-di-partire/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Prima di partire</a>”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<a id="ancora8"></a>CENNI STORICI<br />
</span></strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Come avvenuto in tutti i paesi dell’America Latina durante gli anni ‘70 anche l’Uruguay ha vissuto gli anni bui della dittatura, e sebbene questo fenomeno non abbia raggiunto le tragiche dimensioni argentine anche qui vi sono stati i tristemente noti <em>desaparecidos</em>.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Solitamente non parlo molto di storia, non perché non la ritenga importante, tutt’altro, piuttosto per questioni prettamente pratiche. Spesso le persone si annoiano a leggere gli avvenimenti storici di un paese, e per i pochi realmente interessati basta dare un&#8217;occhiata a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wikipedia</a> per ottenere tutte le informazioni necessarie.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<a id="ancora9"></a>COMUNIT<u>À</u> GAY<br />
</span></strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Nel 2008 sono state legalizzate le unioni civili tra individui dello stesso sesso. Da allora il paese ha continuato a fare passi in avanti sviluppando una cultura di tolleranza nei confronti di qualsiasi minoranza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<a id="ancora10"></a>CONSIGLI<br />
</span></strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><em>Come arrivare</em></span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Solitamente i voli più economici per il Sudamerica sono quelli con destinazione Buenos Aires. Questa è di certo un’ottima soluzione dato che, la capitale argentina si trova proprio di fronte a quella uruguayana, separata solo dal Rio de la Plata. È possibile quindi atterrare a Buenos Aires e poi prendere le imbarcazioni del “<em>Buquebus</em>”, che a seconda delle tariffe vi porterà più o meno velocemente a Montevideo o a Colonia.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Per chi arriva via terra dai paesi limitrofi, le frontiere non presentano particolari problemi. Gli accessi più comodi sono il Tigre (via acquea), Colòn e Concordia per quanto riguarda l’Argentina, mentre il Chuì per il Brasile.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <span style="text-decoration: underline;"><em>Denaro</em></span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">È possibile prelevare attraverso i bancomat pagando le solite commissioni internazionali praticamente dappertutto, ad esclusione di poche zone rurali del paese. Se volete portare con voi dei contanti è possibile cambiare senza alcun problema sia euro che dollari, anche se quest’ultimi hanno tassi di cambio più vantaggiosi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Percorso Valizas-Cabo Polonio</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Pur avendo già affrontato l’argomento non posso esimermi dal raccomandare a chi ne ha il tempo questo percorso a piedi attraverso le dune. Importantissimo partire presto al mattino per evitare la calura del sole, in media si impiegano 2 h e 30 min per coprire gli 8 km. Orientarsi è facilissimo, avrete sempre l’oceano a lato, non c’è modo di sbagliare strada. Tra le mucche al mare che troverete sul vostro cammino potrebbe esserci qualche toro, mantenete la calma ed evitate di avvicinarvi troppo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <span style="text-decoration: underline;"><em>Teatro Solis</em></span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Il teatro in Uruguay non ha una connotazione così d’elite come nel nostro paese, o almeno non del tutto. Le rappresentazioni della Compagnia Nazionale infatti hanno prezzi alla portata di tutti, questo proprio per garantire l’accesso alla cultura a chiunque e non rendere il teatro un luogo per pochi eletti. Se parlate spagnolo consiglio assolutamente di vederne una.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Inoltre è possibile visitare il magnifico teatro indipendentemente dalle rappresentazioni, le visite guidate sono gratuite il mercoledì e rappresentano un&#8217;esperienza emozionante. Infatti mentre vi verrà spiegata la storia e le caratteristiche del palazzo di tanto in tanto spunteranno attori che vi lasceranno di stucco recitando frammenti di importanti opere teatrali in mezzo a voi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Casa Pueblo</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Per chi non ha grossi problemi di budget la celebre casa-museo di <em>Carlos Pàez Vilarò</em> è anche un lussuoso hotel nonché un rinomato ristorante. Inutile dire che la struttura è magnifica ed il paesaggio ancor di più.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Playa Solanas</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Molti sostengono che da questa spiaggia, che si trova di fronte a Casa Pueblo a Punta del Este, si possano ammirare i tramonti più belli di tutto il Sudamerica. Non so dirvi se questo sia vero, anche se effettivamente da qui ho potuto ammirare tramonti mozzafiato. Di certo il sole scompare dietro al mare, la spiaggia non è mai affollata e l’acqua è limpida. Se visitate Casa Pueblo vale la pena di farci un salto.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Mochileros</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> In generale l’America Latina, così come il sud-est asiatico, sono considerate mete adatte ai backpackers o come preferisco chiamarli io ai mochileros, insomma per coloro che viaggiano zaino in spalla a basso budget. L’Uruguay da questo punto di vista è senza dubbio una meta imperdibile, specialmente per quanto riguarda i villaggi costieri.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; “<em><span style="text-decoration: underline;">Manos del Uruguay</span></em>”</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">È una cooperativa di tessitrici che vivono nelle zone rurali e che danno vita a capi di altissima qualità conosciuti in tutto il mondo. Sebbene i prezzi siano più cari che altrove i suoi negozi, presenti nelle principali città del paese, meritano una capatina. A Montevideo nella sede in calle San Josè 1111 al piano superiore c’è anche un piccolo spaccio a prezzi più contenuti.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><br />
&#8211; <em><span style="text-decoration: underline;">Soprannomi</span></em></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"> Sia in Argentina che in Uruguay è consuetudine trovare appellativi che facciano riferimento alle caratteristiche fisiche delle persone, i più comuni sono <em>gordo</em> (grasso), <em>flaco</em> (magro), <em>negro</em> (nero), <em>rubia</em> (bionda), <em>morena</em> (mora), ecc… Questi nomignoli però assumono in questo caso una valenza affettuosa e ben lontana dal peso che solitamente diamo noi a certi termini nel nostro paese. Se in Italia sentiste urlare per strada “ciao grassa!” rivolto a una signora in leggero sovrappeso, come minimo pensereste di essere di fronte a un individuo villano e maleducato e vi sentireste mortificati per la povera signora. Beh qui non funziona allo stesso modo, appellativi di questo genere sono usati e accettati di buon grado da ambedue le parti, segno di confidenza e affetto tra i due interlocutori. Non prendetevela quindi in questi casi, ma state al gioco e vi renderete conto che spesso sdrammatizzare è il modo migliore di accettare sé stessi comprendendo che quello che per voi può essere un difetto magari per gli altri è solo una caratteristica di poco conto.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<a id="ancora11"></a>CONCLUSIONE</span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">L’aria che si respira in Uruguay è totalmente diversa rispetto a qualsiasi altro luogo al mondo. Quando ero piccolo credevo che fosse dovuto all’odore degli alberi di eucalipto, al profumo dei fiori di gelsomino, alle tante grigliate presenti ad ogni isolato. Oggi mi rendo conto che probabilmente si tratta di un qualcosa che ho ereditato dai miei genitori nel mio DNA, come un’impronta del passato impressa nella mia anima.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ho iniziato a viaggiare attraverso questo paese da piccolissimo e da sempre ne sono stato affascinato. Nel corso degli anni ho portato con me amici e affetti. Tutti, nessuno escluso, se ne sono innamorati, stupiti e conquistati da questi luoghi sconosciuti e incontaminati. Al di là dei giudizi personali una certezza è che siamo di fronte a una delle mete più sottovalutate in assoluto, probabilmente perché incastonata tra due colossi del turismo come Brasile e Argentina. Senza dubbio personaggi straordinari come l’ex presidente Mujica hanno contribuito a far parlare dell’Uruguay anche all’estero, sia per quanto riguarda le sue politiche liberali (come la legalizzazione della marijuana), sia e soprattutto grazie alle sue idee sulla vita e sulla moralità che hanno affascinato individui in ogni parte del mondo e alle quali personalmente mi ispiro ogni giorno. Nei prossimi anni quindi è probabile che anche l’Uruguay venga preso d’assalto dal turismo di massa, sarebbe quindi un vero peccato non approfittare e goderselo adesso nella sua autenticità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif; text-decoration: underline;"><strong>LINK UTILI</strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Video promozionale ente turismo uruguayano</span></span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif; text-decoration: underline;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=8SHxnAoWQR8" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=8SHxnAoWQR8</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se questo articolo ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. </span></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/uruguay/">Uruguay (guida completa)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.vadovetiportailblog.com/uruguay/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">214</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
