America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Globale

America Latina 2005-2006 (insieme a Christian e Simone)

Durata: 4 mesi  

Paesi percorsi: Messico – Cuba – Argentina – Uruguay  

Periodo: novembre – dicembre – gennaio – febbraio

 

America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Messico


Uno degli aspetti che spesso caratterizzano l’adolescenza e più in generale la gioventù di un individuo sono l’inquietudine e l’idealismo. Aggiungiamo a tutto ciò un periodo buio nel quale mi sentivo totalmente perduto ed ecco nascere il mio primo viaggio da mochilero.


Non ero mai stato particolarmente avventuroso, non avevo mai fatto campeggio, mai dormito in un ostello, insomma escludendo le vacanze in camper con i miei genitori vissute in tenera età, il mio viaggiare era sempre stato caratterizzato dall’organizzazione e dal confort. Mai nessuno avrebbe immaginato che, nel Novembre del 2005 all’improvviso, salutassi amici e parenti con uno zaino sulle spalle, un biglietto aereo d’andata per il Messico, e uno di ritorno dall’Uruguay con un lasco temporale di 4 mesi. In mezzo a queste due destinazioni un intero continente, un mare di incertezze, di incognite, di paure, ma allo stesso tempo tanta curiosità, un insieme di emozioni e di nuovi stimoli. Insomma per la prima volta volevo lasciar decidere il fato, farmi travolgere dalla vita, abbandonando qualsiasi tipo di pregiudizio, aprendo mente e cuore al mondo. Badate bene, non fraintendetemi, mi ero preparato leggendo guide, selezionando ciò che più mi interessava nei vari paesi, ma non volevo impormi un itinerario troppo rigido. Avrei fatto in modo che fossero la strada e gli incontri fatti lungo essa a indicarmi la via, e così è stato, senza regole di nessun genere, utilizzando mezzi di fortuna, autobus, autostop, senza sapere dove avrei dormito la sera seguente.


Il progetto di un viaggio solitario scomparve però quando comunicai la mia partenza a Christian e Simone, due persone che per quello che hanno rappresentato per me nel corso della mia vita, sarebbe più giusto definire fratelli piuttosto che semplici amici.
Simone è stato mio compagno di squadra per una decina d’anni, sempre in macchina insieme a ogni allenamento, e fu proprio durante uno di questi tragitti che gli comunicai la mia decisione di partire. Mi guardò in silenzio per qualche istante, poi d’un tratto semplicemente disse: “Vengo anch’io cazzo!”. E così fece.
Christian invece lo conosco da quando avevo 5 anni, e da sempre è stato il mio migliore amico. Dirlo a lui sarebbe stato più difficile, ma adesso le cose erano cambiate, non si trattava più di dirgli che me ne andavo, ma di convincerlo a venire insieme a noi, cosa che non fu poi così complicata. Tutti e tre eravamo pronti a lasciare le nostre vite composte da mille impegni e compromessi per lanciarci bendati verso l’ignoto.


I timori iniziali furono presto spazzati via come sabbia al vento, e vuoi per l’incoscienza dell’età o per quel fortissimo senso di libertà mai provato sino ad allora, ma ogni singolo giorno divenne un’avventura indimenticabile, fatta di persone straordinarie, frammenti di vita incisi nella memoria e meraviglie che restano indelebili davanti agli occhi.


Non è facile affrontare viaggi come questo con altre persone, per quanto si vada d’accordo, inevitabilmente prima o poi, può nascere qualche discussione o tensione, ma devo ammettere che ci completavamo l’uno con l’altro su tutto e non avrei potuto scegliere compagni migliori. L’aspetto più assurdo è che furono proprio i momenti più difficili a unirci di più e oggi sono quelli che ricordiamo con maggior ironia. Come le due sere consecutive a Cuba in cui dormimmo per terra nello stesso terminal dei bus a causa di una sfortunata combinazione di eventi; o quando trascorremmo la notte al freddo dentro un minivan attendendo che il vento si placasse per attraversare lo stretto di Magellano; o quando ci chiudemmo fuori dalla nostra stanza situata al primo piano nel cuore della notte a Isla Mujeres; o quando ci perdemmo senza né acqua né cibo nella foresta; per non parlare poi dei mezzi di trasporto più assurdi che ci hanno accompagnato lungo il percorso giungendo all’apice con un camion dell’immondizia. Il numero di aneddoti sarebbe davvero interminabile.


Trascorsi 4 mesi di vagabondaggio la voglia di tornare a casa e riabbracciare i nostri cari era tanta, ma dopo appena una settimana fummo colpiti tutti e tre dalla medesima patologia: “la voglia di ripartire il prima possibile”.


Questo viaggio ci ha cambiati profondamente. In un certo senso siamo partiti bambini e siamo tornati uomini. Il confronto con le difficili realtà del mondo ci ha fatto comprendere quanto insignificanti siamo e quanto lo siano i nostri capricci, quanto inadeguata fosse la nostra visione della vita, quanto importante invece fosse godere pienamente di ogni minuto, inseguendo i nostri sogni senza lasciarci condizionare dagli altri o dalle regole che la società ci impone. A conti fatti però, ciò che maggiormente ci è rimasto dentro è la piena consapevolezza che, minore è il numero di oggetti che ci si porta dietro in viaggio e maggiore è il senso di libertà che ci pervade. Bastano pochi stracci dentro a uno zaino, aria nei polmoni e tanta voglia di vivere per essere davvero felici.

America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Messico

 

 

Itinerario dettagliato e rapida descrizione:


Messico

CITTA’ DEL MESSICO – TOLUCA – MORELIA – PATZCUARO –JANITZO – URUAPAN – ANGAHUAN – ZIHUATANEJO – ACAPULCO – PIE’ DE LA CUESTA – PUERTO ESCONDIDO – OAXACA – MONTE ALBAN – EL TULE – TUXTLA GUTIERREZ – CAÑON DEL SUMIDERO – SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS – SAN JUAN CHAMULA – ZINACANTÁN – PALENQUE – AGUA AZUL – MERIDA – IZAMAL – CHICHÉN ITZÁ – CENOTE IK KIL – TULUM – ISLA MUJERES – CANCUN



Cuba

L’AVANA – CIENFUEGOS – TRINIDAD – SANTA CLARA – REMEDIOS – CAIBARIEN –  HOLGUIN – GIBARA – SANTIAGO DE CUBA – BARACOA – L’AVANA – VIÑALES – L’AVANA

 


Argentina
BUENOS AIRES – USHUAIA – RIO GALLEGOS – EL CALAFATE – EL CHALTÉN – PUERTO MADRYN – PENINSULA DE VALDES – PUERTO PIRAMIDE – PARDELAS – CALETA VALDES – PUNTA CANTOR – PUNTA NORTE – TRELEW – ESQUEL – BARILOCHE – VILLA LA ANGOSTURA – PENINSULA DE QUETRIHUÉ – SAN MARTIN DE LOS ANDES – BUENOS AIRES

America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Argentina

 


Uruguay
COLONIA DEL SACRAMENTO – CARMELO – MONTEVIDEO – PUNTA DEL ESTE – SAN CARLOS – LA PALOMA – LA PEDRERA – VALIZAS – CABO POLONIO – PUNTA DEL DIABLO – PUNTA DEL ESTE – PIRIAPOLIS – MONTEVIDEO

 

 

 

 

Atterrati a Città del Messico al calar della sera, commettiamo il primo errore a cui porrò rimedio anni dopo. Intimoriti da quanto letto nelle guide in materia di sicurezza e non ancora avvezzi ai rischi della vita da mochilero, decidiamo di saltare la capitale messicana e di prendere un autobus che parte direttamente dall’interno dell’aeroporto verso una città più o meno a caso nella direzione idonea al nostro itinerario. Finiamo così a Toluca, cittadina vivace e accogliente, non capiamo però perché a ogni isolato ci sia un militare in allerta armato fino ai denti. A noi sembra una città più che sicura, così ci lasciamo andare ai festeggiamenti di inaugurazione viaggio. Scopriremo in seguito che la zona è la sede di uno dei gruppi di narcotrafficanti più sanguinari del paese.
Proseguiamo verso la più caotica Morelia, immersa nella sua vita universitaria, per poi entrare nel Messico più autentico attraversando villaggi sperduti fino al lago di Patzcuaro e alla sua meravigliosa, anche se un po’ turistica, isola di Janitzo.
Entriamo in contatto con la povertà più estrema nell’affascinante e impervia Angahuan, vite di privazioni e ciononostante sorrisi che riempiono l’anima. Il contrasto poi con la vibrante Acapulco è forte, sia per il contesto che per l’alta temperatura al limite della sopportazione. Scopriamo così, quasi per caso, la paradisiaca Piè de la Cuesta, una lingua di spiaggia incontaminata e semideserta, palme ovunque, amache e Corona a volontà. Tornato recentemente alla ricerca di questa rara perla, ho dovuto constatare mio malgrado, il suo triste sviluppo che ne ha inevitabilmente compromesso parte del suo fascino.
È la volta poi di una delle mete più attese, Puerto Escondido, il cui nome evoca già di per sé grandi aspettative che non saranno affatto deluse. Troviamo alcune capanne sulla spiaggia davvero basilari al prezzo di soli 2,5 euro a notte per persona, e viviamo così per la prima volta la magia di dormire sulla spiaggia, senza corrente elettrica e senza i confort che diamo per scontati nella nostra quotidianità. Il senso di libertà cresce dentro di noi ogni giorno di più. Anche in questo caso, tornato di recente con la speranza di ritrovare lo stesso selvaggio contesto, ho purtroppo incontrato una situazione ben diversa sebbene Puerto Escondido continui ad essere una località piacevole da includere tutt’oggi nel proprio itinerario.
Lasciamo l’oceano Pacifico e iniziamo a risalire proseguendo verso est. Prima tappa la gioiosa Oaxaca, dove iniziamo realmente ad apprezzare la vita da ostello, conoscendo decine di persone fantastiche con le quali visiteremo di giorno la città e i suoi dintorni (tra cui l’interessantissimo sito archeologico di Monte Albàn e il villaggio di El Tule sede dell’albero più vecchio al mondo), mentre la notte ci lasceremo andare a feste sfrenate e al semplice piacere di stare insieme, condividendo le nostre esperienze e confrontando culture differenti.
Proseguiamo quindi fino a Tuxtla Gutierrez per poter ammirare l’impressionante Cañon del Sumidero, scoprendo tra l’altro di essere entrati in territorio ribelle zapatista, cosa che però più che preoccuparci ci incuriosisce. Giungiamo poi a San Cristobal de las Casas, un’esplosione di colori, dove si respira un’atmosfera intima e bohémien che cattura l’anima e costringe i visitatori a modificare i propri programmi rimandando di giorno in giorno la partenza. Esploriamo anche i villaggi indigeni dei dintorni, in particolare Zinacantàn e San Juan Chamula dove viviamo l’emozione di entrare nella sua chiesa immersa nell’oscurità. A indicare la via centinaia di candele a terra, fumi d’incenso che pervadono i sensi e antiche preghiere che echeggiano nell’aria in un rituale che sa in egual misura di sacro e di profano.
Meta successiva Palenque, con il suo straordinario sito archeologico immerso completamente nella giungla e non lontano le rigeneranti acque turchesi delle cascate di Agua Azul. É la volta poi della forse troppo sviluppata Merida e della ben più pittoresca Izamal conosciuta anche con il nome di “città gialla” in quanto la maggior parte di case ed edifici sono appunto dipinti di giallo. Senza saperlo capitiamo in entrambe le città durante festività popolari dalle quali ovviamente non possiamo non lasciarci coinvolgere.
Continuiamo il nostro percorso con Chichén Itzà, sito archeologico simbolo, non a caso, di questo paese. Visitiamo le rovine sia di giorno che di notte per poi vivere un’altra esperienza indimenticabile facendo il bagno in totale solitudine nel vicino cenote Ik Kil.
Da qui ci spingiamo fino alla costa Caraibica di Tulum, un vero e proprio paradiso terrestre, infinite spiagge bianche incontaminate, acqua cristallina turchese, palme a perdita d’occhio, e spartane capanne sulla spiaggia che ormai sono diventate la nostra tipologia di alloggio preferita. D’altro canto, addormentarsi ascoltando le onde del mare non è proprio cosa da tutti i giorni. Purtroppo anche in questo caso, tornato di recente ho trovato una situazione un po’ diversa, dove lo sviluppo turistico ha imposto la presenza di ristoranti sulla spiaggia e numerose imbarcazioni che portano a largo i turisti. Tutte cose che pur non deturpando il paesaggio, ne alterano notevolmente il fascino.
Procediamo verso nord e prima della deludente ed eccessivamente turistica Cancun decidiamo di concederci un altro po’ di relax nella piccola e vivace Isla Mujeres.

America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Messico

 

 

 

Voliamo da Cancun a L’Avana, e diamo inizio alla parte di viaggio più impegnativa sia dal punto di vista logistico sia dal punto di vista ideologico. Cuba infatti si rivelerà un paese sorprendente, più unico che raro, ma purtroppo ricco di contraddizioni. Un mare di aspetti sociali positivi, ma altrettanti negativi. Le difficoltà nel settore dei trasporti, legate anche alla mancanza di carburante, ci obbligheranno inoltre a percorrere gran parte del paese in autostop o a piedi.
L’energica capitale cubana ci accoglie a braccia aperte e capiamo subito che la vera forza di questo paese sospeso nel tempo, è il suo popolo, vivace, cortese e curioso. Dormiamo nelle “casas particulares”, cioè nelle case stesse dei locali, cosa che ci permette non solo di risparmiare, ma anche di poter interagire in maniera più autentica con i cubani. Impariamo poi i vari metodi che ci permetteranno di mangiare a prezzi irrisori nei ristoranti destinati ai cubani, invece che in quelli per turisti. Ahimè, non ne vado fiero, ma a volte saremo costretti a spacciarci per studenti di medicina argentini in “Erasmus” a L’Avana, fondamentale per le ridotte finanze di tre vagabondi come noi. A livello culinario poi un “must” della nostra permanenza a Cuba saranno le squisite pizze di strada di cui diventeremo praticamente dipendenti.
La nostra avventura si sposta a Cienfuegos, dove oltre a esplorare la piacevole cittadina, ci facciamo prendere dalla fervente vita notturna proprio come era già avvenuto anche a L’Avana.
Ci spostiamo poi nell’incantevole Trinidad, dove la colorata architettura coloniale, insieme alle sue strade acciottolate e alle automobili appartenenti a un’epoca ormai lontana, creano ovunque scorci da cartolina. Una capatina in spiaggia e poi via, dopo molte peripezie raggiungiamo Santa Clara, dove sono conservati i resti di Che Guevara e dei suoi compagni.
Veniamo a sapere che non lontano si svolgono le “parrandas”, diversi giorni di festa che culminano con la notte del 24 dicembre. Tale evento richiama centinaia di persone da tutto il paese, non possiamo quindi lasciarci sfuggire l’occasione di partecipare ai travolgenti festeggiamenti di Remedios. Musica dal vivo e reggaeton sparato a tutto volume per le strade, dove, intere folle composte da individui di tutte le età, si lasciano andare a sensuali balli in un’atmosfera carica di gioia e spensieratezza. E ancora street food ad ogni angolo, fiumi di alcool, ma soprattutto, fuochi d’artificio che più che uno spettacolo pirotecnico creano una specie di guerriglia urbana. Alcuni razzi infatti, decisamente troppo artigianali, vengono per errore sparati in qualunque direzione e a qualsiasi altezza, creando così momenti di esilarante panico.
Il ricordo però che ci porteremo per sempre nel cuore sarà quello di Celia, una signora straordinaria che ha aperto la porta di casa sua a tre vagabondi come noi che a causa di tale evento non erano riusciti a trovare nessun posto dove dormire. Non dimenticherò mai la dolcezza di Celia, e quel sorriso sempre presente sul suo volto, in contrasto con i suoi occhi velati di tristezza. Non la ringrazierò mai abbastanza per essere riuscita a farci sentire a casa nonostante ci trovassimo all’altro capo del mondo.
Dopo una giornata di relax sulle modeste spiagge di Caibarien affrontiamo una delle parti più impegnative del viaggio spostandoci prima a Holguin, dove facciamo la conoscenza con le inusuali e imperdibili gelaterie cubane, e poi a Gibara, un piccolo e piacevole villaggio di pescatori. Per una serie di sfortunati eventi siamo costretti a trascorrere non una, ma ben due notti consecutive dormendo a terra presso la stazione degli autobus di Holguin. Ancora oggi il ricordo di quell’esperienza riesce sempre a strapparci una bella risata.
Tra mille peripezie quindi giungiamo finalmente a Santiago de Cuba, città molto interessante anche se un tantino caotica, ma la vera delusione sarà constatare che qui gli abitanti sono molto meno aperti e disponibili rispetto al resto dell’isola. Tappa successiva l’incantevole Baracoa, dove ci immergiamo nella natura più selvaggia scalando El Yunque, dalla cui cima si gode di una suggestiva e appagante vista. In questa città trascorriamo anche il capodanno che però non è così tanto sentito come in Italia e i festeggiamenti a confronto con le parrandas di Remedios sono davvero poca cosa.
E’ arrivato il momento di fare ritorno a L’Avana, ma prima di congedarci da questo paese dopo averlo percorso in lungo e in largo fino alla punta est, non possiamo non spingerci fino alla punta ovest con Viñales, immersa tra meravigliosi paesaggi agresti, dove proviamo l’emozione di farci il bagno dentro a profonde grotte illuminate solo dalla tenue luce di una candela.

 

 

 

Un lungo volo apre le porte a una nuova avventura, Buenos Aires ci dà il benvenuto con la sua incontenibile energia,  rigenerando umori e aspettative messe a dura prova dalle ultime impegnative settimane. Sebbene di solito non apprezzi particolarmente le grandi città, la capitale argentina si rivela per me da subito amore a prima vista, grazie anche ai suoi quartieri vicinissimi l’uno all’altro, ma così diversi tra loro, dove si alterna il benessere della quiete al fervore dei centri urbani. Riprende la vita da ostello che tanto avevamo imparato ad apprezzare in Messico e che qui è ancor più esaltata da un clima di condivisione umana straordinario. La simpatia e l’accoglienza argentina poi rende tutto più facile.
Entriamo quasi per scherzo nell’agenzia di Aereolinas Argentina, compagnia aerea di bandiera del paese, per uscirne con in mano tre biglietti per Ushuaia con l’idea poi di risalire il paese via terra. Un fuori programma che ci rende euforici, ma al quale non eravamo preparati. Acquistiamo così un paio di indumenti caldi da mettere nei nostri zaini insieme a tanta follia di cui siamo invece ben provvisti. E così eccoci nell’estrema punta sud della Patagonia. Ushuaia gode di un fascino particolare, dovuto probabilmente più alla sua posizione che alla reale bellezza della città, sebbene bisogna ammettere che alcuni scenari del suo parco nazionale lascino senza parole.


Incontriamo particolari problemi a trovare il modo di lasciare Ushuaia, e una volta risolto tale ostacolo, gli imprevisti si accaniscono su di noi. Motore in panne, gomma bucata, forte vento da sud che ci impedisce di attraversare lo stretto di Magellano e ci costringe a trascorrere la gelida notte all’interno del nostro pulmino. Tutti eventi che contribuiscono a rendere questo viaggio interminabile, ma contemporaneamente uno dei ricordi più belli, grazie ai paesaggi patagonici che colpiscono dritto all’anima e grazie al calore umano di coloro che hanno condiviso con noi questa esperienza. Alcuni di loro si uniscono a noi per alcuni giorni, in particolare Nicolas, ragazzo argentino con il quale istauriamo un legame speciale.
Finalmente eccoci a El Calafate, meta turistica d’obbligo per visitare l’imponente Perito Moreno, neanche a dirlo con tutta la compagnia creatasi nell’avventura on the road appena conclusasi. Il ghiacciaio lascia senza parole, è una di quelle cose che vanno assolutamente viste una volta nella vita.
Proseguiamo verso nord fino a El Chaltén, minuscolo e sconosciuto villaggio ai piedi del meraviglioso Monte Fitz Roy, dove ci dedichiamo al trekking immersi in un insolito silenzio che rende ancor più suggestivo l’ambiente circostante. Tornato di recente ho potuto constatare che le cose sono in parte cambiate, nel senso che il mondo esterno si è accorto dell’estrema bellezza dei paesaggi e dei sentieri di El Chaltén, ma fortunatamente, per ora, non vi sono stati scempi edilizi, permettendo così di conservare quell’atmosfera autentica e selvaggia che lo caratterizzano.
Ci spostiamo poi sulla costa atlantica a Puerto Madryn, dove oltre a concederci lunghe cavalcate sulla spiaggia, noleggiamo un’auto e ci lanciamo all’emozionante scoperta delle tante specie animali che proliferano in totale libertà nella Peninsula de Valdés.
Purtroppo giunge anche il triste momento dei saluti, Nicolas deve tornare a casa. Promettiamo di mantenerci in contatto e ce ne andiamo con la consapevolezza di aver incontrato un’altra di quelle persone speciali che tanto hanno dato al nostro grande viaggio.
D’un tratto sembra essere tornati improvvisamente tra le montagne europee, Bariloche infatti assomiglia a una tipica cittadina svizzera di montagna. Il colpo d’occhio del lago circondato da montagne innevate è notevole, ma si tratta di una località troppo alla moda, e preferiamo di gran lunga immergerci nella quiete della natura selvaggia nella vicina Villa la Angostura e della sua Peninsula de Quetrihué. Un luogo davvero affascinate che meriterebbe una lunga e rigenerante sosta.
Ultima fermata tra le vette andine prima di tornare a Buenos Aires è San Martin de los Andes, dove ci cimentiamo per la prima volta con il rafting tra divertimento e spensieratezza.

America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Argentina

 

 

 

Dopo un paio di giorni nella capitale argentina che tanto ci aveva positivamente impressionato, attraversiamo in battello il Rio de la Plata ed eccoci nel mio Uruguay. Fermata d’obbligo l’incantevole Colonia del Sacramento, dove regna una pace assoluta in netta contrapposizione con la vicina Buenos Aires. Fatichiamo davvero a lasciare le strade acciottolate che caratterizzano il centro storico, immersi in un’atmosfera romantica fuori dal tempo. Visita in giornata a Carmelo più che altro per vedere i luoghi dove è cresciuta mia nonna e così portarle in dono una foto della strada dedicata alla memoria di suo nonno.
Ad attenderci a Montevideo c’è gran parte della mia famiglia, nonni, zii, cugini, l’accoglienza è come sempre grandiosa e scatena in noi un mare di emozioni. La capitale uruguayana pulsa di vita ad ogni angolo, e noi ci tuffiamo dentro senza esitazioni.
Ci spostiamo poi insieme ai miei nonni a Punta del Este, elegante ed esclusivo centro balneario tra giornate di relax, tramonti mozzafiato e la possibilità di godere della compagnia dei miei anziani e formidabili nonni. Ma non siamo venuti in Uruguay solo per stare in famiglia e trascorrere qualche giorno al mare, quindi è ora di riprendere i nostri zaini e soprattutto la nostra strada. L’obbiettivo è quello di percorrere verso est tutta la costa del paese fino al confine con il Brasile fermandoci nei villaggi più caratteristici e interessanti.
Si parte, prime due tappe La Paloma e La Pedrera, dove ci rituffiamo con piacere nella vita da ostello facendo incontri che animeranno le nostre serate e arricchiranno i nostri momenti, cosa che avverrà anche per le successive destinazioni. La costa uruguayana infatti è particolarmente frequentata da mochileros che non fanno fatica a trovare prezzi economici e buona compagnia. La Paloma sembra essere più adatta alle famiglie, mentre La Pedrera più alla gioventù, ma entrambe offrono la possibilità di rilassarsi davanti a tramonti indimenticabili.
Come già avvenuto in passato, finiamo quasi per caso a Valizas, ed è amore a prima vista. Non c’è praticamente nulla, ma si tratta di un’oasi di pace che sembra dimenticata dal resto del mondo, immersa in un’atmosfera bohémien tanto amata da mochileros e artisti di strada. Serate di festa e notti col naso all’insù ammirando una volta stellata impressionante, resa ancor più magica dall’assenza di eccessive fonti luminose.
Percorriamo a piedi gli 8 km che ci separano da Cabo Polonio attraverso alte dune di sabbia che si innalzano di fronte all’oceano e che creano una scenografia sorprendente. I nostri sforzi sono decisamente ricompensati, Cabo Polonio è una perla di rara bellezza, un pittoresco villaggio di pescatori, privo dei confort di base dove la vita scorre languida di fronte all’oceano, meta di hippies e personaggi stravaganti sin dagli anni 60. Un luogo imperdibile.
Spingendoci ancora più a est ci imbattiamo in Punta del Diablo, strade di terra battuta e case in legno garantiscono un senso di autenticità e di fascino al luogo che però risulta essere adatto più che altro agli amanti del surf.
Prima di rientrare a Montevideo facciamo sosta a Piriapolis, un tuffo nel passato, qui infatti venivo in vacanza quando ero molto piccolo. Incontriamo nuovamente anche Ariel, un ragazzo argentino con il quale abbiamo stretto amicizia a Buenos Aires e che diverrà uno dei nostri più cari amici.
Sono trascorsi ben quattro mesi di vagabondaggio ed è giunta l’ora di tornare a casa. Così dopo gli strazianti saluti di rito, un volo da Montevideo ci riporta in Italia.

America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Uruguay

 

 

 

Conclusione


Atterrati a Venezia le emozioni che si alternano sono talmente tante da provocare in noi quasi un senso di stordimento. E’ forte la consapevolezza di aver compiuto qualcosa di più di un semplice viaggio, condividendo un breve periodo delle nostre vite che resterà indelebile per sempre dentro di noi. Abbiamo attraversato quattro paesi straordinari, ognuno a suo modo. La vivacità del Messico, le difficoltà di Cuba e contemporaneamente la capacità dei cubani di farti sentire da subito uno di loro, il fascino indescrivibile dell’Argentina, e infine l’Uruguay, la mia seconda casa che ho potuto finalmente girare e conoscere meglio.


Durante questa avventura siamo stati capaci di mantenere i nostri cuori e le nostre menti aperte e in cambio abbiamo guadagnato tutto. Forse per la prima volta in vita mia non mi sono sentito giudicato da nessuno, non importava cosa indossassimo, o se fossimo attraenti. Le persone erano interessate a noi per quello che avevamo da dire, per ciò che eravamo realmente, al di là di tutte le convenzioni e le maschere che indossiamo ogni giorno nella vita quotidiana. Beh, le maschere sono cadute e abbiamo avuto l’occasione di farci conoscere davvero per quello che siamo e non per quello che gli altri si aspettano da noi.


I nostri familiari ci accolgono come eroi, e riabbracciare tutti è davvero meraviglioso anche se ci sentiamo entusiasti e afflitti allo stesso tempo. Salgo in macchina e mentre torno a casa tutto mi appare diverso, ma nulla di ciò che mi circonda è cambiato, ad essere cambiato sono io. Chiudo gli occhi e improvvisamente mi scorrono davanti i volti di tutte le persone che abbiamo incontrato in questi quattro mesi. Ognuno di loro ci ha lasciato qualcosa addosso, qualcosa che non si può togliere tanto facilmente, qualcosa che ci ha permesso di crescere, evolverci e maturare. Queste persone ci hanno dato moltissimo. La nostra speranza è quella di essere riusciti nel nostro piccolo, a lasciare loro una parte di noi, in modo che non dimentichino tanto presto, quei tre ragazzi italiani con gli zaini sulle spalle che marciavano chini sotto il sole rovente, ma sempre con un sorriso sulle labbra.

America Latina (2005-2006) con Kiki e Poppe - Argentina

 

 

Se questo articolo ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un “mi piace” alla pagina Facebook di Va’ dove ti porta il blog o seguimi su Instagram attraverso il profilo va_dove_ti_porta_il_blog

 

 

Digiprove sealCopyright secured by Digiprove © 2018-2020 Maurizio Daniele

3 pensieri riguardo “America Latina 2005-2006 (insieme a Christian e Simone)

Lascia un commento