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	<title>I viaggi di Mauri Archivi - Va&#039; dove ti porta il blog</title>
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		<title>Colombia 2022 (insieme a Myriam)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 23:02:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[I viaggi di Mauri]]></category>
		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durata: 17 giorni   Paesi percorsi: Colombia   Itinerario: Bogotà – Villa de Leyva – Barichara<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/colombia-2022-insieme-a-myriam/">Continua a leggere</a></p>
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<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Durata</u>: 17 giorni   </span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Paesi percorsi</u>: Colombia  </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Itinerario</u>: Bogotà – Villa de Leyva – Barichara – Santa Marta – Palomino – Cartagena – Medellín – Guatapé – Jardin – Bogotà   </span></strong><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Periodo</u>: giugno</strong>    </span><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sebbene la pandemia covid non sembra ancora essere terminata, le restrizioni si allentano e dopo quasi 3 anni possiamo finalmente rimettere piede in quello che da sempre è il continente di cui siamo follemente innamorati: l’America Latina. La scelta questa volta ricade sulla Colombia, un paese che durante i nostri primi anni di vagabondaggio avevamo saltato in parte per timori legati alla sicurezza, in parte molto più banalmente per mancanza di tempo. È giunto quindi il momento di porre rimedio a questa nostra mancanza.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4792" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0454-scaled.jpg?resize=1170%2C1755&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1755" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0454-scaled.jpg?w=1707&amp;ssl=1 1707w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0454-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0454-scaled.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0454-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0454-scaled.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0454-scaled.jpg?resize=1365%2C2048&amp;ssl=1 1365w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0454-scaled.jpg?resize=520%2C780&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0454-scaled.jpg?resize=740%2C1110&amp;ssl=1 740w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Quanto segue è il resoconto giorno per giorno del nostro viaggio, tra emozioni, incontri e riflessioni.</strong> Questo “diario di viaggio” è stato pubblicato anche in tempo reale all’interno della <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener"><u>pagina Facebook di “Va’ dove ti porta il blog</u></a>” con la presenza di un gran numero di fotografie. Buona lettura a tutti!<strong><u><br /><br /><br /><br /><br /></u><span style="color: #ff6600;"><span style="text-decoration: underline;">COLOMBIA &#8211; 1° PARTE</span><u><br /></u></span></strong></span><span style="color: #ff6600;"><strong style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Bogotá &#8211; Villa de Leyva – Barichara</u></strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo 2 anni e mezzo di restrizioni dovute alla pandemia, finalmente torniamo a viaggiare fuori dall&#8217;<a href="https://www.vadovetiportailblog.com/category/europa/" target="_blank" rel="noopener">Europa</a>!</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Come spesso accade con le grandi città, l&#8217;impatto con <strong>Bogotá</strong> è forte. Sebbene la capitale colombiana vanti numerosi spazi verdi, un continuo via vai di veicoli, motorini e persone danno vita a un caos opprimente. Alloggiamo nel quartiere della <em>Candelaria</em>, teoricamente il più sicuro. In realtà purtroppo la percezione è ben diversa, motivo che ci spinge a non andare in giro la notte. Giusto il tempo di mischiarci con i locali che, seduti sulle gradinate della Plaza Mayor, assistono divertiti ai monologhi comici di un artista di strada. Polizia e militari armati sono numerosi e disseminati agli angoli delle zone più a rischio e fungono certamente da deterrente sebbene non risolvano del tutto il problema della delinquenza.</span><br /><br /></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le 7 ore di fuso orario mischiate con la stanchezza accumulata ingannano i ritmi del sonno. All&#8217;alba siamo già pronti per esplorare la città. Una fitta coltre di nuvole basse avvolge ogni cosa. Si dice che in tutto il paese pioverà da luglio a novembre incessantemente. Fortunatamente però si tratta in realtà di pioggerelle leggere e sporadiche. L&#8217;aria è pungente, d&#8217;altro canto ci troviamo sulle Ande a un&#8217;altitudine di 2640 m. </span><br /><br /></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Visitiamo subito il bellissimo <em>Museo di Botero</em>, che come la maggior parte dei musei cittadini è gratuito. Ho sempre pensato che ogni Stato dovrebbe farsi carico delle spese legate alla cultura, permettendo così a tutti di averne libero accesso.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Saliamo poi in funicolare sulla cima del <em>Monserrate</em> (3152 m.) da cui si gode di una spettacolare vista su tutta la città. Il luogo è anche meta di pellegrinaggio per i cristiani gemellato con Santiago de Compostela. Mentre passeggio tra ristorantini tradizionali e punti panoramici un ragazzo di circa 15 anni mi chiede in inglese da dove vengo. Sentendomi rispondere in spagnolo resta stupito che sappia parlare la sua lingua e parte con una raffica di domande inerenti ai paesi da me visitati e che ho amato maggiormente. Ascolta affascinato e curioso ogni mia singola parola. Prima di salutarci mi dice che è la prima volta in vita sua che esce da Cali, la città in cui vive. Ovviamente cerco di consolarlo dicendogli che è giovane e che ha tanto tempo per recuperare e vedere il Mondo. Mi ha fatto molta tenerezza questo ragazzo e contemporaneamente anche un po&#8217; di tristezza. Non vi sono meriti o demeriti nel nascere in un luogo o in un altro. Si tratta solo di fortuna, una fortuna che ad alcuni concede opportunità d&#8217;ogni genere, mentre ad altri nessuna.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Scendiamo dal <em>Monserrate</em> a piedi convinti, come ci avevano detto, che il percorso sia molto semplice e si realizzi in solo mezz&#8217;ora. Non è affatto così&#8230; In realtà è necessaria un&#8217;ora abbondante attraverso grandi massi irregolari che di certo non agevolano l&#8217;avanzare. Lungo il tragitto una poliziotta mi si avvicina e mi chiede di mettere via la reflex e di tirarla fuori solo quando devo fotografare. Anche qui la polizia è molto presente e vigile nei confronti dei turisti. </span><br /><br /></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Seguono altri musei gratuiti d&#8217;arte e di storia cittadina prima di rifugiarci nuovamente nel nostro alloggio. Qui facciamo la conoscenza di <strong>Ego</strong>, un simpatico ragazzo spagnolo di Bilbao e di una coppia di Bruxelles che sta viaggiando attraverso il Sudamerica da 6 mesi e proprio oggi è giunta all&#8217;ultimo giorno. <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener">Myriam</a> quasi si commuove ripensando all&#8217;ultimo giorno vissuto da noi due e <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/christian/" target="_blank" rel="noopener">Christian</a> dopo i nostri <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2014-insieme-a-myriam-e-christian/" target="_blank" rel="noopener">6 mesi di viaggio nel 2014</a>. A me invece suscita tanta felicità il fatto che altre persone abbiano provato sulla loro pelle un&#8217;esperienza così straordinaria come quella vissuta anche da noi. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ad essere onesti lasciamo con piacere Bogotá, desiderosi di immergerci nella natura e curiosi di scoprire quel che ci attende tra i villaggi delle montagne. Le distanze seppur relativamente modeste in termini di chilometri, qui in Colombia divengono estremamente impegnative. La strada è spesso una sola e il trasporto merci dei camion ostruisce e rallenta il flusso dei veicoli.</span><br /><br /></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Villa de Leyva</strong> è una fermata obbligatoria per ammirare oltre alle suggestive vie acciottolate anche la piazza più grande di tutto il paese e una delle più grandi dell&#8217;America Latina. A rendere il tutto ancor più magico è la presenza di lussureggianti verdi montagne sullo sfondo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">È impressionante vedere come anche qui, come a Bogotá, la <em>Plaza Mayor</em> ricopra un ruolo così importante nella vita delle persone. Diviene punto d&#8217;incontro, pista da ballo, teatro all&#8217;aperto, o semplicemente luogo dove sedersi e osservare la vita che scorre. </span><br /><br /></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I problemi di Bogotà legati alla sicurezza sono ormai lontani. Tra le montagne tutto scorre serenamente. I colombiani poi sono un popolo meraviglioso, sorridente, gentile, accogliente. Un popolo profondamente interessato a conoscere chi gli sta di fronte, a maggior ragione se si tratta di uno straniero.</span><br /><br /></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nell&#8217;hostel in cui alloggiamo conosciamo una coppia di olandesi che ci raccontano di aver subito un tentativo di rapina a Bogotà proprio a due passi dalla piazza principale e dal luogo in cui alloggiavamo anche noi. Il malintenzionato ha mostrato loro un coltello, ma sono riusciti a scappare. L&#8217;evento non mi stupisce particolarmente in quanto anche io avevo percepito chiaramente un forte senso di insicurezza lungo le strade della capitale.</span><br /><br /></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il viaggio necessario a giungere alla destinazione successiva dimostra di essere particolarmente lungo e impegnativo. Ben 3 cambi tra minivan e bus che ci permettono però di ammirare da vicino la vita rurale delle piccole comunità disseminate tra le montagne. Le donne alle prime luci dell&#8217;alba sono già indaffarate e intente a mungere le mucche manualmente come si faceva un tempo. La strada si fa breccia tra le montagne e una vegetazione tropicale incredibilmente fitta. Di turisti oltre a noi neanche l&#8217;ombra. Mentre percorriamo una strada particolarmente impegnativa vedo che tutti attorno a me si fanno il segno della croce e penso: &#8220;La strada è brutta, ma mi sembra un po&#8217; esagerato&#8230;! Sono tentato di compiere gesti volgari molto meno sacri e molto più profani. Quando nuovamente tutto l&#8217;autobus compreso l&#8217;autista si fa il segno della croce, capisco che non stiamo per morire, ma che in realtà tra le rocce di tanto in tanto sbucano delle Madonnine alle quali porgono così omaggio. </span><br /><br /></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Barichara</strong> si rivela un villaggio incantevole situato sulla cima di una montagna proprio di fronte ad una vallata che toglie il fiato. Le difficoltà necessarie a raggiungere questa perla scoraggiano spesso i viaggiatori, inconsapevoli di perdere così una delle cittadine più affascinanti di tutta la Colombia. Il sole è tornato a splendere e tutto appare ancor più suggestivo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Facciamo lunghe chiacchierate con i colombiani, scoprendo così moltissime cose interessanti sulla cultura e sulla situazione socio-politica del paese.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sino all&#8217;ultimo istante ne approfittiamo per girovagare tra le viuzze di pietra in un continuo sali-scendi. </span><br /><br /></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per risparmiare tempo ed evitare estenuanti viaggi in autobus, decidiamo di recarci a <em>Bucaramanga</em> da dove prenderemo un volo interno per raggiungere le zone costiere del nord.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lungo il tragitto però ci attende una sorpresa. Attraversiamo infatti il <em>Canyon del Chicamocha</em>, il secondo canyon più grande al mondo. Le dimensioni e in particolare la profondità di tale capolavoro della natura fanno venire i brividi e le vertigini.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Caraibi stiamo arrivando!<br /><br /><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4795" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0064-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0064-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0064-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0064-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0064-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0064-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, 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2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4798" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0251-scaled.jpg?resize=1170%2C1755&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1755" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0251-scaled.jpg?w=1707&amp;ssl=1 1707w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0251-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0251-scaled.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0251-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0251-scaled.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, 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2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: #ff6600;"><strong><u>COLOMBIA &#8211; 2° PARTE<br />Santa Marta &#8211; Palomino &#8211; Cartagena</u></strong> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Con estrema facilità atterriamo a <strong>Santa Marta</strong> in soli 45 min. Avremmo voluto scappare subito a Palomino, ma si sta facendo notte e non ci sono più autobus in partenza. Santa Marta decisamente non é una località che fa per noi. Traffico esasperante e un massiccio turismo legato alle spiagge e al divertimento notturno. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il fresco delle montagne diviene improvvisamente solo un vago ricordo. Le temperature qui sono talmente alte che la quasi totalità delle case e delle strutture ricettive sono sprovviste di acqua calda. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il giorno seguente ci spostiamo a <strong>Palomino</strong>, precisamente un paio di km più avanti, all&#8217;interno della piacevolmente isolata riserva naturale El Matuy. Il luogo è incantevole e finalmente possiamo dormire all&#8217;interno di un bungalow sulla spiaggia. Addormentarsi cullati dalle onde del mare non ha prezzo, ed è un&#8217;emozione che non provavo da un po&#8217;.  </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Al calare della notte tutto diviene ancor più magico. La corrente elettrica è presente solo nella reception, perciò nei bungalow si rimane a lume di candela. La cena viene servita ai piedi di un enorme albero secolare al quale sono state appese decine e decine di candele. Puro incanto! </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Vorremmo rimanere qui almeno qualche giorno, nostro malgrado la seconda notte eravamo stati costretti a prenotarla in un&#8217;altra struttura per mancanza di disponibilità. Sebbene il cambiamento sia in meglio, in un bungalow più lussuoso, sentiamo la mancanza delle ristrettezze e del profondo senso di libertà che suscitava la nostra capanna illuminata solo dalla tenue luce del fuoco. Mi rendo conto che sembri assurdo, ma è proprio così. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rinfrancati dai giorni di relax riprendiamo carichi la nostra marcia. Purtroppo notiamo subito che tutta la costa nord presenta gli stessi problemi già riscontrati nelle zone caraibiche di tanti altri paesi come Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Belize&#8230; Tanti cani randagi abbandonati a sé stessi e spazzatura ovunque. Il problema dei rifiuti è da sempre un grave piaga del Mar dei Caraibi legata all&#8217;ignoranza di coloro che abitano queste zone. In passato avevamo conosciuto i <em>garifuna</em>, una popolazione di origine africana che abita parte dei territori caraibici e che purtroppo mi duole dirlo, ma si era rivelata sempre razzista, alcolizzata ed estremamente irrispettosa nei confronti della natura. In Colombia i <em>garifuna</em> non sono presenti, ma il risultato sembra essere sempre lo stesso. È un vero peccato perché sino ad ora invece eravamo rimasti colpiti dalla pulizia dei villaggi e dall&#8217;impegno dei colombiani verso iniziative green e verso la salvaguardia ambientale.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Cartagena</strong> ci accoglie con temperature da capogiro. Il caldo è davvero opprimente, e da quel che affermano i suoi abitanti è da così a peggio tutto l&#8217;anno. Esco dalla porta del nostro alloggio bello fresco grazie all&#8217;aria condizionata e inizio a sudare, sudare, sudare&#8230;e smetto di grondare solo al mio rientro. La colorata e vitale città coloniale però è talmente affascinante da far dimenticare ogni sofferenza legata alla calura. Passeggiamo in lungo e in largo attraverso il centro storico, le mura e il quartiere artistico di <em>Getsemani</em>. Nonostante l&#8217;innegabile fascino, bisogna ammettere che Cartagena è una città estremamente turistica. Qui arrivano principalmente statunitensi ed europei, in particolare francesi, belgi e olandesi. Gli europei si fanno notare poco ci dicono. Visitano i luoghi di interesse storico culturale, mangiano in buoni ristoranti, fanno qualche escursione. Gli statunitensi invece giungono qui quasi esclusivamente per fare festa e tanto baccano. Bevono spropositatamente, cercano donne e non si muovono da Cartagena.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ancora una volta per guadagnare tempo optiamo per un altro volo interno che ci condurrà rapidamente a Medellín, città per la quale nutriamo molta curiosità, tante aspettative e qualche timore.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4800" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0277-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0277-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0277-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0277-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, 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class="alignnone size-full wp-image-4801" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0295-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0295-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0295-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0295-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0295-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0295-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0295-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, 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2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4803" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0335-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0335-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0335-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0335-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0335-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0335-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, 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2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: #ff6600;"><strong><u>COLOMBIA &#8211; 3° PARTE<br />Medellín</u></strong></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La “città dell’eterna primavera” ci concede finalmente una tregua dal caldo opprimente della costa. <strong>Medellín</strong> gode infatti di un clima mite tutto l’anno ed è considerata dai colombiani come il luogo ideale in cui vivere all’interno del paese. Si tratta a tutti gli effetti di una metropoli, le periferie però sono piuttosto tranquille e gli spazi verdi non mancano. Quella che meno di vent’anni fa era considerata una delle città più pericolose al mondo, oggi ha di certo cambiato rotta o almeno tenta di farlo con tutte le sue forze.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La metropolitana collega comodamente gran parte della città, permettendoci così di evitare le trafficate vie del centro. Iniziamo la nostra esplorazione proprio dalla <em>Plaza de las Eculturas</em> uno dei luoghi più rappresentativi. Decine di sculture di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Botero" target="_blank" rel="noopener">Botero</a> sono ubicate qua e là e fungono da attrattiva per grandi e piccini. Tutte le opere sono state generosamente donate alla municipalità dallo stesso artista che qui è nato e cresciuto. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci dirigiamo verso il <em>Giardino Botanico</em>, ma dopo meno di un isolato ci rendiamo conto che la situazione si sta facendo eccessivamente pericolosa. Attorno a noi neanche una donna o un bambino. Ovunque persone svenute faccia a terra che non danno segni di vita. Quattro uomini con i vestiti laceri giocano a calcio in mezzo alla strada. Altri appoggiati alle pareti faticano a stare in piedi e appaiono alterati da alcool o droga. Controlliamo le vie adiacenti in cerca di un contesto più sicuro, ma niente da fare. Al siparietto si aggiungono anche le prostitute. Così per la prima volta in tutti i miei viaggi, sono costretto a tornare sui miei passi e a prendere nuovamente la metropolitana. Capiremo successivamente che essendo domenica le attività commerciali sono chiuse, e per questo motivo, alcune vie del centro divengono terra di nessuno. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Appena tre fermate della metro e sembra di esser stati catapultati in una città completamente diversa. Famiglie che passeggiano tranquillamente o fanno picnic con bambini e cani a seguito in un clima di festa che ben poco ha a che vedere con quanto visto poco prima. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’affascinante <em>Giardino Botanico</em> che solitamente rappresenta un’oasi di pace, oggi ospita una specie di fiera con musica da vivo, stand gastronomici e qualche bancarella di artigianato. Ci lanciamo nella mischia approfittando della situazione per assaggiare diverse prelibatezze locali e sviluppando una preoccupante dipendenza per una bevanda chiamata “<em>guarapo</em>” composta da succo di canna da zucchero e lime. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’indomani ci troviamo con <strong>Zoe</strong> (argentina) e <strong>Jules</strong> (canadese), una simpatica coppia di Montreal con la quale abbiamo condiviso il taxi il giorno prima. L’obbiettivo è visitare <em>La Comuna 13</em>, un agglomerato di abitazioni disseminate lungo la montagna che si erge alle spalle della stazione della metropolitana di <em>San Javier</em>. Pochi anni fa sarebbe stato impossibile uscire indenni da quella che un tempo era la zona più pericolosa della città, una zona che, per molti aspetti, può essere paragonata alle favelas brasiliane. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Oggi si organizzano veri e propri tour gratuiti (donazione volontaria) con l’obbiettivo non solo di far conoscere il quartiere, ma e direi soprattutto, di riqualificare la zona dimostrando che i turisti possono entrare senza correre nessun tipo di rischio. Tra i vari gruppi che effettuano questi tour il migliore e il più serio è sicuramente quello di <em>Zippy Tour Comuna 13</em> le cui guide sono ragazzi che vivono realmente all’interno della <em>Comuna 13</em>.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il tour è incentrato sui graffiti e sui murales disseminati praticamente ovunque, ma ad essere onesti, questo è l’aspetto che ho trovato meno stimolante. Le strade di Cartagena sono tappezzate di murales altrettanto belli se non addirittura superiori. Ad essere invece estremamente interessante e a rendere imperdibile la visita è la storia di questo luogo, raccontata in prima persona da coloro che la vivono tutti i giorni e che sono sopravvissuti agli anni più bui. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sull’argomento si potrebbero scrivere interi libri e le parti chiamate in causa sono talmente tante che ci vorrebbero settimane di studi per comprendere anche solo una minima parte della complessa situazione socio-politica colombiana. Cercherò di riassumente, mi rendo conto in modo superficiale ed eccessivamente riduttivo, la storia della <em>Comuna 13</em> per coloro che non ne hanno mai sentito parlare. </span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">All’inizio degli anni ’80 ai margini della città era nato spontaneamente questo agglomerato di baracche e casupole che in brevissimo tempo era cresciuto a tal punto che le forze dell’ordine non erano più state in grado di controllare. Abbandonato quindi completamente a sé stesso, il territorio aveva visto dilagare ogni genere di delinquenza. Per far fronte a tale problema nacquero spontaneamente tra i giovani, milizie urbane con lo scopo di garantire la sicurezza. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Al principio tutto sembrava andare bene, ma come sempre, prima o poi gli ideali vengono accantonati quando entrano in gioco potere e denaro. Si passò così dal rubare cibo ai camion per poi distribuirlo ai bisognosi chiedendo un piccolo contributo, fino all’esigere denaro come ricompensa di protezione, incrementando sempre più i rapporti con il cartello della droga del celebre Pablo Escobar. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Questi piccoli gruppi armati attirarono presto l’attenzione del <em>ELN</em> (<em>Esercito di Liberazione Nazionale</em>) che pensò di poterli controllare estendendo e rafforzando la sua presenza a Medellín. Non furono però gli unici. Anche le <em>FARC</em> (<em>Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia</em>) videro una possibilità di reclutamento e vi stabilirono una specie di quartier generale. D’altro canto la particolare conformazione della <em>Comuna 13</em>, fatta di stradine tortuose e molteplici luoghi dove nascondersi facilmente, la rendevano il luogo ideale dove insediarsi. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tra il 2001 e il 2002 l’allora presidente Alvaro Uribe lanciò ben 6 operazioni militari per tentare di recuperare il territorio. Finirono tutte in un bagno di sangue nel quale vennero utilizzati costantemente paramilitari (gruppi di mercenari) per compiere il lavoro sporco. Il peggiore tra tutti gli interventi fu probabilmente l’<em>operazione Orión</em>, durante la quale per 4 giorni le case di lamiera furono bombardate ed esposte al fuoco di elicotteri che indistintamente sparavano a qualsiasi cosa si muovesse. I paramilitari fecero di peggio. Portarono via chiunque potesse far parte dei gruppi guerriglieri, e questo implicava praticamente qualunque maschio sopra i 16 anni. Tutte persone che non fecero più ritorno a casa e i cui corpi sono ora sepolti sulla <em>Escombrera</em>, un promontorio non lontano usato un tempo come discarica edile. Si ipotizza che lì siano state giustiziate e sepolte più di 300 persone.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A tutto questo si aggiungono i “<em>falsi positivi</em>”. Nel gergo militare i “positivi” erano i nemici dello Stato, spesso guerriglieri delle <em>FARC</em>. I “falsi positivi” erano quindi una simulazione per far passare l’uccisione di un cittadino comune per quella di un militante della guerriglia ai fini di riscuoterne la taglia. Recentemente si è scoperto che solo nei primi anni della presidenza di Uribe i “falsi positivi” ufficialmente riconosciuti furono oltre 6500. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><em>La Comuna 13</em> oggi ha subito un cambiamento enorme. Il processo di riqualificazione della zona da parte della municipalità è risultato vincente grazie allo sviluppo di vie di comunicazione che potessero collegare in sicurezza il territorio con il centro di Medellín. Sono nate così teleferiche e scale mobili elettriche divenute oggi simbolo di riqualificazione e di rinascita.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Alla fine del tour, <strong>John</strong>, la nostra guida ci mette seduti e ci racconta dei tragici giorni dell’<em>operazione Orión</em>. Attorno a me gli sguardi sono seri. Qualche colombiano sorride e controbatte alcune affermazioni. Come spesso accade quando in una discussione subentra la politica, le opinioni possono essere molto diverse. Io cerco di non farmi vedere, ma fatico a trattenere le lacrime. L’empatia non è un dono come sostengono molti, è una vera condanna che ti obbliga non ad essere dispiaciuto, ma a sentire fisicamente il dolore delle altre persone. Chiedo a John dove si trovava quel giorno, quando tutto è iniziato. Mi racconta che aveva 13 anni ed era a casa con i suoi genitori e i suoi fratelli più piccoli. I paramilitari hanno fatto irruzione distruggendo parte dei loro averi, ma fortunatamente non hanno portato via nessuno vista la loro tenera età.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo esserci fermati a parlare qualche minuto da soli con John, pranziamo presso “<em>El Arte del Chocolate</em>” situato proprio nella stessa struttura dove si è concluso il tour. Siamo gli unici clienti. Mamma e figlio che gestiscono questo piccolo ristorante si dimostrano delle persone davvero deliziose e il cibo sarà tra i migliori di tutto il viaggio in Colombia. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Giro veloce tra i vicoli ormai estremamente turistici di questa parte de <em>La Comuna 13</em>, per poi correre in centro al <em>Museo Antioquia</em> prima che chiuda. Escludendo alcune opere del solito Botero, la visita si dimostra di scarso interesse. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Torniamo nuovamente a <em>La Comuna 13</em>, questa volta però non prendiamo le scale mobili verso la parte turistica, ma ci dirigiamo con il teleferico in direzione della zona più autentica, quella che non visita nessuno. Siamo venuti sino a qui per conoscere <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/viaggiare-sempre-col-sorriso-intervista-a-dario-nisivoccia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Dario Nisivoccia</strong></a>, un ragazzo che avevo intervistato circa 1 anno e mezzo fa attraverso la <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/" target="_blank" rel="noopener">pagina web di Va dove ti porta il blog</a>. Dario attualmente si trova qui come volontario dell’associazione benefica <em>Sembradores de la Comuna 13</em>. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Scendiamo a <em>San Juan XXXIII</em> e ben presto ci troviamo da soli lungo una strada in salita in mezzo a una moltitudine di piccole e basilari abitazioni. Sbagliamo strada non una, ma ben due volte, nonostante abbia con me il gps. Finalmente troviamo il campo da calcio e la sede dei <em>Sembradores</em>. Incontrare finalmente dal vivo Dario è una vera gioia, così come lo è conoscere <strong>Jenny</strong> la fondatrice dell’associazione e tutti coloro che ne fanno parte. La mia mente torna per qualche istante alle emozioni e alle sensazioni provate nel 2014 durante il nostro breve periodo di volontariato nel nord dell’Argentina per la ONG <em>Jardin de los Niños</em>. Jenny ci mostra la struttura e ci racconta dettagliatamente la storia dei <em>Sembradores</em> e le attività che svolgono. Parliamo a lungo della situazione de <em>La Comuna 13</em> e dei bimbi per i quali spesso lei è l’unico punto di riferimento. Jenny è riuscita partendo da un terreno adibito a discarica, a creare un campo da calcio, una sala dove poter studiare o seguire corsi di vario genere e una cucina, perché sembra assurdo, ma i bambini qui svenivano anche per la fame. Naturalmente non ha fatto tutto da sola. Molti sono coloro che come Dario si sono appassionati a questo progetto e hanno sostenuto sia economicamente che attraverso il loro tempo e la loro passione i <em>Sembradores</em>. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La storia personale di Jenny è estremamente drammatica. Anche lei ha vissuto sulla propria pelle l’<em>operazione</em> <em>Orión</em>, ma dal punto di vista opposto. Jenny infatti era tenuta prigioniera dalla guerriglia che oltre ai maltrattamenti le aveva portato via persino la figlia di appena un anno. Nel suo caso la sanguinaria operazione paramilitare le ha restituito la libertà. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci sentiamo talmente a nostro agio con queste persone che restiamo con loro anche dopo il calar della notte. Prima di andare i bambini e le bambine ci abbracciano e ci ringraziano di esser venuti a trovarli. Scendiamo insieme a Dario che deve tornare in città anche lui e ne approfittiamo per continuare a conoscerci meglio. L’oscurità ha ormai invaso i vicoli della <em>Comuna</em> e mentre percorriamo le strette scale che serpeggiano tra le numerose e umili abitazioni, mi sorprendo di quanto mi senta totalmente in pace con me stesso e non avverta minimamente la sensazione di essere in pericolo. Tutt’altro. Le persone ci sorridono e ci salutano amichevolmente. Mi sono sentito molto meno sicuro in pieno centro città e alla luce del giorno che qui di notte in uno dei quartieri più temuti. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima di scendere prendiamo il teleferico in senso opposto per poter così ammirare il panorama dalla cima della montagna. Durante il percorso la cabina sorvola zone ancor più in difficoltà della <em>Comuna 13</em>, dove le case non sono altro che rifugi di fortuna privi di qualsivoglia comodità. Senza neppure scendere dal nostro mezzo, la cabina fa il giro e inizia la sua discesa. La vista è mozzafiato e rappresenta il modo migliore per concludere questa giornata ricca di emozioni.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4806" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0605-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0605-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0605-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0605-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0605-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, 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src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0713-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0713-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0713-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0713-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0713-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0713-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0713-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, 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Jardín – Bogotà</span></span></strong><strong> <br /><br /></strong>Un paio d’ore di autobus e il paesaggio cambia completamente. Le campagne nei dintorni di Medellín, a lungo rimaste inaccessibili a causa della guerra civile, offrono la possibilità di immergersi in un’atmosfera di profonda quiete circondati dalla natura.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Meta imperdibile, e nostra prima tappa, la <em>Piedra del Peñol</em>, un gigantesco monolite dalla cui cima si gode di una vista mozzafiato sul lago <em>Embalse Guatapé</em>, caratterizzato da una serie di lussureggianti isolotti che ne arricchiscono l’indiscutibile fascino. Per raggiungere la vetta si devono percorrere ben 659 gradini attraverso stretti cunicoli scavati nella roccia. Ad essi si aggiunge anche il ripido pendio che dalla strada conduce all’ingresso della <em>Piedra</em>. Insomma, non proprio una passeggiata. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tutta la zona appare curata e molto pulita. A giudicare dalle ampie vetrate e dall’architettura moderna delle abitazioni disseminate attorno al lago, il territorio sembra essere destinato ai ceti più alti. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo per pochissimi chilometri fino a <strong>Guatapé</strong>, località presa d’assalto dai colombiani durante i weekend. Nonostante questa piccola cittadina possa apparire eccessivamente turistica, le abitazioni colorate e la gentilezza dei suoi abitanti rendono la visita piuttosto gradevole. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La sera, tornati a Medellín, decidiamo di esplorare il quartiere dove alloggiamo. <em>El Poblado</em> è considerato il <em>barrio</em> più sicuro e proprio per questa ragione ospita la maggior parte dei ristoranti e dei locali alla moda. Alcune strade vengono riservare solo ai pedoni che non si fanno di certo attendere, accalcandosi lungo le vie decorate a festa da ammalianti luminarie. I cocktails si susseguono rapidamente tra i tavolini all’aperto inondati da musica d’ogni genere rigorosamente a tutto volume.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Ego</strong>, il ragazzo spagnolo che avevamo conosciuto a Bogotà, è giunto in città proprio oggi. Ne approfittiamo così per rivederci e trascorrere una bellissima serata insieme. Ego fa parte di quelle persone speciali conosciute nel corso degli anni durante i nostri numerosi viaggi. Quelle persone che riconosci subito come affini e con le quali si instaura un rapporto di fiducia e complicità. Giunto il momento dei saluti, in noi non c’è tristezza, bensì gratitudine. Sono certo che ci rivedremo presto, in <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/category/italia/" target="_blank" rel="noopener">Italia</a>, in <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/category/spagna/" target="_blank" rel="noopener">Spagna</a> o a Dubai, dove Ego vive per metà dell’anno.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le piogge delle ultime settimane hanno creato non pochi problemi alle già precarie condizioni delle vie di collegamento colombiane. Molte sono state infatti le frane che hanno ostruito le strade della così detta “<em>zona cafetera</em>”, creando così ingorghi di ore ed ore. La nostra prossima meta sarebbe stata la <em>Valle del Cocora</em>, ma questi problemi di viabilità uniti ai violenti temporali previsti nei prossimi giorni, ci induco a cambiare i nostri piani. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ne approfittiamo così per conoscere <strong>Jardín</strong>, un villaggio consigliatoci da molti colombiani, situato 3-4 ore a sud di Medellín. Anche Dario aveva insistito per farci conoscere questo luogo a lui profondamente caro. In effetti non è difficile comprendere il motivo per cui recentemente Dario è rimasto “bloccato” per ben 2 settimane in questa piccola cittadina. Jardín incarna in sé quanto di più affascinante e autentico possa assaporare un viaggiatore in Colombia. Qui la vita scorre lentamente scandita dai ritmi del sole. Gli anziani indossano ancora il tradizionale cappello paisa e trascorrono le giornate conversando tra i caffè del <em>Parque Principal El Libertador</em>, vero fulcro della vita cittadina. Sedie e tavolini di legno inondano di colore la piazza, così come le variopinte abitazioni che rendono ogni vicolo un vero incanto per gli amanti della fotografia. Molti abitanti si spostano ancora a cavallo, motivo per cui non è difficile vedere legati all’ingresso dei bar questi meravigliosi animali, in attesa che il loro padrone finisca la sua birra. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A prima vista Jardín può sembrare un villaggio sperduto con ben poco da fare. In realtà non è affatto così. Numerosi sono infatti i trekking che partendo proprio dal centro cittadino conducono a sorprendenti cascate, grotte e viste mozzafiato sulla vallata. Tutto attorno a Jardín poi sorgono piccole aziende agricole produttrici di caffè, disseminate lungo i pendii di suggestive verdi montagne. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Visitiamo così la <em>Finca Tour Cafetero Los Correa</em>, che nonostante il mio scetticismo iniziale si rivela molto interessante, permettendoci non solo di conoscere ampiamente i processi di lavorazione del caffè, ma anche di trascorrere una mattinata a chiaccherare con coloro che abitano queste zone.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le condizioni metereologiche appaiono incerte, ma la voglia di esplorare i sentieri naturalistici circostanti è tanta. Sorpresi dalla pioggia, ci facciamo condurre da un tuk tuk sulla cima della montagna, fino al <em>Café Jardin</em>. La vista è spettacolare. Ben presto torna il sole, permettendoci così di riprendere il cammino e raggiungere prima la bellissima <em>Cascada la Escalera</em> e successivamente anche la <em>Cascada del Amor</em>. Ci sarebbero anche luoghi ancor più affascinanti a circa 7 h di cammino, ma il tempo a nostra disposizione sfortunatamente è troppo poco. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il nostro viaggio sta per giungere al termine. Visti i vari problemi di viabilità che continuano ad affliggere il paese, siamo costretti a tornare a Medellín e prendere un volo per Bogotà dove trascorriamo l’ultima notte prima del nostro rientro in Italia. Abbiamo ancora a disposizione un’intera giornata dato che il nostro volo parte in tarda serata. Non avendo apprezzato particolarmente il centro della capitale colombiana al nostro arrivo, optiamo questa volta per il tranquillo <em>Jardin Botanico</em> e per il gigantesco <em>Parque Metropolitano Simón Bolivar</em>. La scelta risulta vincente e ci permette di scoprire così lo spirito più pacato e sereno di Bogotà.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">È ora di salutare la nostra tanta amata America Latina e di tirare le somme di un’altra avventura, …ma questo lo vedremo nella prossima puntata.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4810" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0726-scaled.jpg?resize=1170%2C878&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0726-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0726-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0726-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, 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src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0773-f-scaled.jpg?resize=1170%2C878&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0773-f-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0773-f-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0773-f-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0773-f-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0773-f-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0773-f-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, 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2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4813" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0873-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0873-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0873-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0873-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0873-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0873-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, 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Nel complesso posso affermare di non aver avuto grandi sorprese. Le mie aspettative sia in positivo che in negativo si sono rivelate corrette. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La Colombia non è un paese che vanta mastodontiche attrazioni turistiche, per intenderci, non sono presenti alcuni di quei luoghi da vedere assolutamente almeno una volta nella vita. A renderla una meta imperdibile però sono i suoi abitanti. Il calore con il quale si viene accolti ovunque, la gentilezza a volte quasi ostentata o addirittura l’affetto con il quale le persone si rivolgono a voi, lasciano davvero esterrefatti. Se, ad esempio, per strada chiedete informazioni a una donna, questa vi risponderà con appellativi del tipo “<em>mi amor</em>”, “<em>cariño</em>”, “<em>mi corazón</em>”, “<em>mi vida</em>”, ecc… . Capite che, avere di fronte a sé qualcuno che vi parla in questo modo, predispone già in partenza un dialogo positivo e amichevole. Per dovere di cronaca bisogna dire che anche gli argentini tendono a usare questi epiteti, ma in modo minore e solitamente vengono utilizzati dalle persone anziane.  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Risulta impossibile quindi essere di cattivo umore o arrabbiati con qualcuno. Tutti vi sorridono, nessuno tenta mai di ingannarvi o di trarre profitto dalla vostra presenza.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4794" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0929-a-scaled.jpg?resize=1170%2C1560&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1560" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0929-a-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0929-a-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0929-a-scaled.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0929-a-scaled.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0929-a-scaled.jpg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0929-a-scaled.jpg?resize=520%2C693&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0929-a-scaled.jpg?resize=740%2C987&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Eravamo consapevoli che avremmo trovato un popolo straordinario proprio perché, nel nostro intenso girovagare per l’America Latina, avevamo sempre conosciuto persone meravigliose di nazionalità colombiana. Un popolo curioso, appassionato, gioviale e autentico. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non è un paese semplice da girare però, o almeno non lo è rispetto a molti altri latinoamericani. Le sue dimensioni sono molto più ampie di quanto possa sembrare. Il territorio poi, principalmente montagnoso, complica notevolmente gli spostamenti. Quasi sempre, è presente una sola strada, spesso in cattive condizioni. Attraverso di essa transitano di continuo, enormi camion merci. Ovviamente questo provoca rallentamenti considerevoli, aggravati ancor di più dalle continue frane che divengono frequenti nei mesi più piovosi. Si è quindi quasi costretti a ricorrere a voli interni che fortunatamente offrono costi abbastanza ridotti. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tanto i villaggi di montagna quanto quelli sulla costa si rivelano davvero affascinanti. Più sono sperduti e difficili da raggiungere, più appaiono autentici e privi di turisti. Al contrario le grandi città come Bogotà o Medellín destabilizzano un po’ e risultano prive di quel fascino particolare tipico delle località sudamericane. Vi sono poi grossi problemi legati alla sicurezza, difficoltà quasi inesistenti invece nelle zone più remote. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il clima di festa che si respira però è davvero contagioso. Ovunque vi troviate, che si tratti di un autobus, un negozio o semplicemente per strada, la gente canta e balla di continuo, trasmettendo quella gioia di vivere che spesso dimentichiamo.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4793" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0328-a-scaled.jpg?resize=1170%2C878&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0328-a-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0328-a-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0328-a-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0328-a-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0328-a-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0328-a-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0328-a-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0328-a-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2023/01/DSC_0328-a-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Vale la pena quindi di visitare la Colombia? Assolutamente sì, sebbene non mi sentirei di consigliarla come prima esperienza nel continente latinoamericano. Altro fattore importante poi è quello di avere tempo. Per godere davvero fino in fondo di questa destinazione è necessario viaggiare con lentezza, assaporando così ogni sfumatura di questa esplosiva e colorata Colombia.</span> <br /><br /></p>
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><br /><br /><span style="font-size: 14pt;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a>o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. </span></span><br /></strong></p>
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		<title>Cammino di Santiago Portoghese 2021 &#8211; Senda Litoral &#8211; (insieme a Myriam, Rachele, Kasia, Paolo, Igor, Jonatan e Josè)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2022 15:55:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durata: 16 giorni   Paesi percorsi: Portogallo – Spagna    Itinerario: Porto – Mindelo –<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/cammino-di-santiago-portoghese-2021-senda-litoral-insieme-a-myriam-rachele-kasia-paolo-igor-jonatan-e-jose/">Continua a leggere</a></p>
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<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Durata: 16 giorni   <br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Paesi percorsi: Portogallo – Spagna   <br /><br /></span></strong><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Itinerario: Porto – Mindelo – Esposende – Viana do Castelo – A Guarda – Mougás – Patos – Vigo – Redondela – Briallos – Iria Flavia – Santiago de Compostela – Finisterre   <br /></span></strong><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Periodo: settembre </strong>  <br /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo due anni di restrizioni e limitazioni negli spostamenti, la pandemia ancora non sembra giungere al termine. Tamponi e quarantene richieste dalla quasi totalità dei paesi, scoraggiano o rendono estremamente difficile organizzare qualsiasi viaggio. Questo clima di incertezza però ci offre il pretesto per realizzare finalmente uno dei miei sogni. Quale miglior momento per il Cammino di Santiago? Tornare a spostarsi come si faceva una volta, lontano dalle folle e immersi nella natura sembra davvero essere la soluzione più semplice e contemporaneamente la più geniale. I dubbi di <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener">Myriam</a> vengono velocemente accantonati quando invece del lungo, faticoso e purtroppo affollato Cammino Francese, le propongo quello Portoghese. Le basta sentire la parola “oceano” e i preparativi sono già iniziati.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4192" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/01-scaled.jpg?resize=1170%2C1560&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1560" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/01-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/01-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/01-scaled.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/01-scaled.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/01-scaled.jpg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/01-scaled.jpg?resize=520%2C693&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/01-scaled.jpg?resize=740%2C987&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Quanto segue è il resoconto giorno per giorno del nostro cammino. Emozioni, incontri e riflessioni di un’esperienza lontana dalla consuetudine, rivelatasi inaspettatamente meravigliosa.</strong> Questo “diario di viaggio” è stato pubblicato anche in tempo reale all’interno della <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">pagina Facebook di “Va’ dove ti porta il blog”</a> con la presenza di un gran numero di fotografie. Buona lettura a tutti!<br /><br /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: #bd1111;"><strong><u>CAMMINO DI SANTIAGO PORTOGHESE<br /></u></strong></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><span style="text-decoration: underline; color: #b00505;"><span style="color: #bd1111; text-decoration: underline;">SENDA LITORAL &#8211; 1° tappa (lunghezza 30 km, da PORTO a MINDELO)<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4559" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-1-A-A-1.jpg?resize=640%2C978&#038;ssl=1" alt="" width="640" height="978" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-1-A-A-1.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-1-A-A-1.jpg?resize=196%2C300&amp;ssl=1 196w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-1-A-A-1.jpg?resize=520%2C795&amp;ssl=1 520w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></span><br /></span><u><br /></u></strong></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dalla cattedrale scendiamo fino al <em>Ponte Luis I</em>, dove il giorno prima ci eravamo uniti agli abitanti del luogo nel quotidiano relax. Comincia la nostra marcia!!<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Si cammina sempre seguendo il fiume. Il primo tratto non è particolarmente piacevole in quanto si fiancheggia la strada dove sfrecciano veloci le automobili. Il <em>Duero</em> all&#8217;alba però ha il suo fascino. Numerosi anziani pescano sulla riva per tutto il percorso fino alla foce. Un ragazzo rasta a piedi nudi, gambe incrociate, suona il clarinetto rivolto verso il fiume. Unici spettatori paganti i gabbiani.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Avanziamo rapidi e sicuri. Nessuna fatica, nonostante il nostro scarsissimo allenamento. La scelta di portare con noi solo l&#8217;essenziale si rivela assolutamente azzeccata. Appena 4,5 kg per zaino.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Breve sosta per fare colazione in un piccolo caffè che sa di tradizione e di famiglia. Uno di quei luoghi autentici che tanto ci piacciono. Tutto squisito e prezzi quasi ridicoli. Temiamo che abbiano sbagliato il conto, non può essere così basso&#8230; forse è perché siamo pellegrini&#8230; o forse è perché davvero questo paese è così economico.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Superato <em>Matosinhos</em> tutto diventa più affascinante. Si attraversa una piccola cittadina le cui strade e abitazioni ricordano la mia tanto amata Montevideo. E poi finalmente l&#8217;oceano! Iniziano le distese di sabbia&#8230; dapprima piccole insenature rocciose, che divengono poi sempre più grandi e ci regalano lunghe spiagge selvagge di sabbia chiara finissima. Compaiono anche le passerelle di legno che caratterizzano il percorso portoghese della costa e che permettono di passeggiare accanto al mare. La vegetazione dapprima bassissima e arsa dal sole, diviene via via più verde e lussureggiante.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La gente si dimostra gentilissima e cordiale. A volte i tratti rudi dei volti inducono in errore. Ognuno di loro ci regala un sorriso accompagnato a volte da un &#8220;<em>Buen camino</em>!&#8221;, mentre una mano sventola come faceva mia nonna dalla finestra quando ero piccolo. In realtà ora che ci penso lo fa ancora adesso&#8230;<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Di pellegrini come noi ce ne sono diversi. Ci si saluta, si scambiano quattro chiacchiere. La sensazione è quella di incontrare un amico che sta condividendo con te un&#8217;esperienza unica.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Soffia una fresca brezza che rende i nostri sforzi meno gravi. Il sole si affaccia ogni tanto tra le nuvole. Nel complesso la temperatura è perfetta. La fatica e il fiato reggono alla grande. I problemi sopraggiungono solo dopo circa 20 km dalla partenza quando facciamo una sosta per rifocillarci. Il momento di ripartire diviene vera sofferenza. I muscoli delle gambe si sono contratti e faticano a riprendere il ritmo.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La nostra guida consiglia di fermarsi a <em>Labruge</em>, ma non è ancora finita la stagione estiva e gli alloggi sono tutti pieni. Pellegrini ce ne sono vari, non tantissimi, ma abbastanza da rendere al completo i pochissimi albergues presenti. Così si continua.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo 30 km e circa 6 h e 30 min di cammino, finalmente possiamo fermarci a <em>Mindelo</em>. Un piccolo villaggio dove godersi il tramonto sul mare sorseggiando una bella pinta ghiacciata.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4202" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0122-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0122-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0122-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0122-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0122-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0122-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 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Al nostro risveglio tutti i dolori muscolari del giorno precedente sono spariti&#8230; tutti tranne quella fastidiosa fitta al tendine d&#8217;Achille comparsa verso la fine della prima tappa. Il sole è sorto da poco, l&#8217;aria è pungente, siamo carichi e di buon umore. Appena inizio a camminare però appare evidente che il problema al tendine è piuttosto serio. Ogni passo è una fitta quasi insopportabile, la caviglia è visibilmente gonfia. Stringo i denti e si va avanti, altre soluzioni non ci sono.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il primo tratto continua lungo la seducente riva oceanica. Qualche nave da pesca e surfisti intenti a domare le onde, sembrano essere gli unici svegli a quest&#8217;ora oltre a noi.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ben presto però la strada devia verso l&#8217;interno. È necessario attraversare il fiume <em>Ave</em>. Giungiamo a <em>Vila do Conde</em>, cittadina che offre scorci interessanti, tra giardini, chiese e un antico acquedotto romano.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci fermiamo a fare colazione in un caffè dove conosciamo <strong>José</strong>, un pellegrino spagnolo. Ci racconta che molti albergues sono chiusi. I pochi aperti sono costretti a occupare le stanze con la metà dei posti disponibili a causa del covid. Le prenotazioni, un tempo non concesse, ora lo sono. Sicché molti si prenotano già tutte le notti. Bisognerebbe poi indossare sempre la mascherina nelle camerate, ma ovviamente non lo fa nessuno.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">È indubbio che l&#8217;aspetto più interessante del Cammino di Santiago sia quello umano. Quindi l&#8217;esperienza dell&#8217;albergue o ostello diviene quasi imprescindibile. Avendo noi viaggiato per anni da mochileros, anche per ostelli, ben conosciamo i meccanismi di questi alloggi, con tutti i loro pro e i loro contro. Ovviamente il covid costringe a mantenere alcuni accorgimenti in più. Sì quindi ad albergue e ostelli, ma meglio se con camere private con bagno in camera, in modo da poterci godere comunque quegli istanti di condivisione, ma sempre in sicurezza.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La mia tendinite non mi dà tregua, non riesco a pensare ad altro se non al dolore battente. Prendo degli antinfiammatori in farmacia. Mi dicono che dovrei fermarmi e stare a riposo se voglio guarire&#8230; purtroppo la tendinite non può che peggiorare se continuo a camminarci sopra. Questo è uno dei tanti motivi per cui amo viaggiare per mesi e non per settimane, e cioè il poter far fronte facilmente agli imprevisti. Non è il nostro attuale caso però&#8230; il tempo è poco quindi non ci sono alternative. Si continua e si tiene duro.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I cartelli blu con la conchiglia gialla che indicano la direzione per il cammino da qui divengono numerosi, impossibile sbagliare strada.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo dall&#8217;interno attraverso il Camino da Costa fino a <em>Póvoa do Varzim</em> tra il caos dei vacanzieri e strade cittadine di scarso interesse. Troviamo anche un locale che non saprei come definire&#8230; una cerealeria? In pratica un luogo dove entri e fai colazione o merenda solo con cereali. Nella vetrina decine e decine di marchi e generi diversi, scodelle e sgabelli. Fighissimo! Come può essere venuto in mente a qualcuno di crearne uno?<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il sole batte forte e il caldo si fa sentire. Superata <em>Póvoa</em> tornano per diversi chilometri le tanto amate passerelle di legno lungo l&#8217;arenile. Dopo <em>Aguçadoura</em> però il cammino vira nuovamente verso l&#8217;interno. Si passa accanto a bellissimi e nuovissimi campi da calcio, un campo da golf, coltivazioni di vario genere, vivai e soprattutto splendidi boschetti di eucalipto che ci regalano un po&#8217; di fresco e soprattutto un inebriante profumo.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Attraversiamo <em>Apúlia</em> un pittoresco villaggio dove a quanto pare tutti fanno la siesta. È la volta poi di <em>Fão</em> e infine <em>Esposende</em>, la nostra meta finale. Troviamo facilmente alloggio e, dopo una doccia e i consueti lavaggi dei vestiti, si esce a esplorare i dintorni.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Anche oggi 30 km in ben 7 h e 30 minuti di cammino, 1 ora in più rispetto a ieri, un ritardo dovuto al mio avanzare ostacolato dalla tendinite.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4552" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-a-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-a-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-a-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-a-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, 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decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4553" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-b-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-b-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-b-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-b-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-b-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-b-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-2-b-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, 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La nostra guida consiglia di camminare direttamente sulla sabbia, ma l&#8217;idea non mi fa impazzire. In alternativa bisognerebbe seguire alla lettera le loro indicazioni strada per strada all&#8217;interno. Decidiamo così di farci guidare dalle frecce gialle che indicano il cammino e di non preoccuparci troppo. La scelta si rivelerà positiva e negativa allo stesso tempo. Positiva perché i paesaggi saranno bellissimi&#8230; negativa perché dovremo attraversare grandi alture.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il percorso vira drasticamente verso l&#8217;interno, in un continuo sali-scendi di colline e paesini d&#8217;altri tempi dove la vita scorre lenta. Terminate poi le colline inizia la montagna&#8230; Montagna? Ma io non pensavo ci fossero montagne sulla costa portoghese!<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il promontorio è totalmente ricoperto da boschi di eucalipto che offrono fresco e riparo dal sole. La salita non è impegnativa, almeno per la prima parte&#8230; poi diventa più tosta sia per la pendenza che per il suolo. Fortunatamente la temperatura è perfetta, il sole batte sempre forte, ma l&#8217;aria è quasi fredda quindi non permette di percepire il calore. Faccenda ovviamente pericolosa perché si rischia di ustionarsi senza rendersene conto.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La mia tendinite non accenna minimamente a darmi pace… i primi 2/3 km della giornata sono stati sofferenza pura&#8230; dopodiché tra l&#8217;effetto dell&#8217;antinfiammatorio e il fatto che il corpo si scalda riesco seppur con difficoltà a proseguire. Di certo però le discese tra i massi, i sanpietrini e le pavimentazioni romane, seppur molto affascinanti, non aiutano.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Vari incontri con i pellegrini oggi. Sembra quasi che più ci si avvicini alla metà più aumenti l&#8217;afflusso. Tra i vari, Antonio di Madrid e una coppia italiana di Bari.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il lungo <em>Ponte Eiffel</em> ci permette di attraversare il <em>Limia</em> e giungere a <em>Viana do Castelo</em> dove la fortuna ci assiste e, proprio come avvenuto ieri, troviamo alloggio al primo tentativo. L&#8217;ingresso in città avviene attraverso un viale alberato circondato da giardini in fiore. <em>Vian</em>a sembra essere davvero carina&#8230; tanto verde e numerose vie dedicate solo ai pedoni.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Gli sforzi di oggi hanno messo a dura prova le gambe. Speriamo che la notte ci permetta di recuperare. Domani si continua&#8230; ci attende l&#8217;ultima tappa in territorio portoghese.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4563" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-a-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4219" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0219-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4564" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-c-scaled.jpg?resize=1170%2C1755&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1755" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-c-scaled.jpg?w=1707&amp;ssl=1 1707w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-c-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-c-scaled.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-c-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-c-scaled.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-c-scaled.jpg?resize=1365%2C2048&amp;ssl=1 1365w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-c-scaled.jpg?resize=520%2C780&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-3-c-scaled.jpg?resize=740%2C1110&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: #bd1111;"><strong><u>CAMMINO DI SANTIAGO PORTOGHESE<br />CAMINO DA COSTA e SENDA LITORAL &#8211; 4° tappa (lunghezza 32 km, da VIANA DO CASTELO a A GUARDA)<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4565" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-4-A-A.jpg?resize=640%2C1112&#038;ssl=1" alt="" width="640" height="1112" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-4-A-A.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-4-A-A.jpg?resize=173%2C300&amp;ssl=1 173w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-4-A-A.jpg?resize=589%2C1024&amp;ssl=1 589w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-4-A-A.jpg?resize=520%2C904&amp;ssl=1 520w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><br /><br /></u></strong></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci svegliamo prima che suoni la sveglia a causa dei forti tuoni. Un bel temporale ci dà il buongiorno!  Questo piccolo imprevisto ci obbliga a partire alle 10:00, con ben 2 h e mezza di ritardo rispetto al solito. Il clima è umido, ma fresco, e ci permette di avanzare abbastanza rapidamente. La stanchezza e i dolori fisici però si fanno sentire e non poco.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le frecce ci conducono ancora una volta sulle colline, tra coltivazioni e meravigliose <em>Quintas</em> (l&#8217;equivalente di estancias, tenute, ranch) tutte molto curate o in restauro. Ieri al contrario avevamo attraversato diversi edifici storici purtroppo abbandonati a sé stessi, anche se probabilmente, proprio questo fascino decadente incarna ciò che li rende così intriganti.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Superata <em>Areosa</em> le frecce indicano su verso la montagna. Memori di quanto accaduto ieri decidiamo di cercare la Senda Litoral che a quanto pare non viene mai segnalata. Puntiamo così verso la spiaggia. Mai scelta fu più azzeccata.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Raggiungiamo facilmente l&#8217;oceano e troviamo le nostre amate passerelle di legno, immerse in un paesaggio stupefacente. Ex mulini fanno da guardiani lungo la costa, mentre la sabbia si alterna alle formazioni rocciose. Il percorso di tanto in tanto attraversa qualche pineta, qualche bosco di eucalipto e alcuni gruppi di pecore, caprette e cavalli, tutti intenti a brucare avidamente l&#8217;erba. A mala pena si spostano dal sentiero incuranti del nostro passaggio.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L&#8217;obbiettivo di oggi è quello di fermarci un po&#8217; prima del solito e di dormire a <em>Moledo</em>. Giunti a destinazione però non troviamo un alloggio, ma questa in realtà si rivelerà una grande fortuna.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Incontriamo infatti <strong>José</strong> e <strong>Paolo</strong>, lo spagnolo e il milanese conosciuti nei giorni scorsi. Bevono una birra in compagnia di altri pellegrini e ci accolgono come vecchi amici. L&#8217;atmosfera è talmente positiva che decidiamo di unirci a loro.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>José</strong> deve proseguire addirittura fino in <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/category/spagna/" target="_blank" rel="noopener">Spagna</a> perché ha già l&#8217;albergue prenotato. <strong>Paolo</strong> e la polacca <strong>Kasia</strong> hanno le tende e anche loro vogliono raggiungere la sponda opposta. <strong>Igor</strong> e <strong>Jonathan</strong> di Bilbao e <strong>Rachele</strong> di Milano invece come noi non hanno programmi.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per entrare in <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/category/spagna/" target="_blank" rel="noopener">Spagna</a> è necessario attraversare il fiume <em>Miño</em>, ma il ponte più vicino si trova a 7 km di distanza verso l&#8217;interno. Tutti i pellegrini passano all&#8217;altra riva o con il traghetto (il prossimo sarebbe domani alle 11:40) o con una lancia privata.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Camminiamo così altri 3 km, ma invece di entrare a Caminha decidiamo di proseguire e andare tutti insieme in Spagna con un discutibile barcaiolo in un’operazione che sembrava tutto tranne che legale&#8230;<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sbarcati nella riva opposta esausti, riprendiamo a camminare. Circa un&#8217;altra ora per raggiungere <em>A Guarda</em>. L&#8217;entusiasmo però di conoscere altri <em>peregrinos</em> condividendo con loro questa magnifica esperienza ci distrae dai problemi fisici e dalla stanchezza.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Troviamo alloggio tutti insieme e, dopo una bella doccia, usciamo in gruppo a cenare.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante la lunga marcia di oggi non programmata, i chilometri sono decorsi rapidamente sotto i nostri piedi, soprattutto dopo l&#8217;incontro con i nostri nuovi compagni di viaggio. Credo che questo fosse ciò che ci mancava per rendere indimenticabile la nostra esperienza.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4215" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0248-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0248-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0248-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0248-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0248-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0248-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, 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2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4214" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0266-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0266-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0266-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0266-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0266-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0266-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, 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I chilometri da percorrere sono relativamente pochi. Così dopo una bella colazione scendiamo verso il mare e inizia il nostro cammino seguendo sempre la Senda Litoral.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Avanziamo tutti insieme (<strong>Myriam</strong> ed <strong>io</strong>, <strong>Rachele</strong>, <strong>Igor</strong> e <strong>Jonatan</strong>) e, grazie alle chiacchiere e al clima festoso, nessuno ha il tempo di pensare ai dolori e alla fatica.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il paesaggio è seducente, la costa sabbiosa è scomparsa del tutto, ma le roccie scure aggiungono fascino a un&#8217;acqua particolarmente limpida e azzurra.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Presto ci raggiungono <strong>Paolo</strong> e <strong>Kasia</strong> che hanno trascorso la notte in tenda, o per lo meno, così avrebbero dovuto fare… <br />Preoccupati per un temporale mai arrivato, decidono di dormire all&#8217;aperto sotto la tettoia di un bar abbandonato.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Pochi minuti e ritroviamo anche <strong>José</strong> che come sempre è partito presto e ha corso perché deve raggiungere le tappe prefissate dalle sue prenotazioni. Questa volta però non ce la fa più. Ha i piedi pieni di vesciche e non riesce quasi più a camminare. È evidente che non raggiungerà <em>Baiona</em> in giornata come programmato.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il gruppo è di nuovo unito e avanziamo tutti e 8 tra racconti di vita e tante risate. Presto scorgiamo un bar lungo il cammino in un bel punto panoramico. Come non fermarsi per una birretta e una <em>tortilla de papas</em>!<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il resto del cammino scorre veloce. I 21 km di oggi ci sembrano uno scherzo rispetto alle tappe precedenti. Meglio così, tutti abbiamo qualche acciacco e con essi la necessità di riposare.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Arrivati a <em>Mougás</em>, troviamo facilmente un albergue fronte mare e occupiamo completamente una camera da 8. Laviamo come sempre gli abiti sporchi, noi stessi e poi giù tra le rocce a mettere i piedi nell&#8217;oceano o a fare il bagno.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Cena tutti insieme nel locale accanto e la giornata è già finita. Semplice, piena, bellissima.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4569" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-a-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4570" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-b-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4571" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-5-c-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: #bd1111;"><strong><u>CAMMINO DI SANTIAGO PORTOGHESE<br />SENDA LITORAL e CAMINO DE LA COSTA &#8211; 6° tappa (lunghezza 23 km, da MOUGÁS a PATOS)<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4572" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-A-A.jpg?resize=640%2C971&#038;ssl=1" alt="" width="640" height="971" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-A-A.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-A-A.jpg?resize=198%2C300&amp;ssl=1 198w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-A-A.jpg?resize=520%2C789&amp;ssl=1 520w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4573" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-A-B.jpg?resize=640%2C981&#038;ssl=1" alt="" width="640" height="981" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-A-B.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-A-B.jpg?resize=196%2C300&amp;ssl=1 196w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-A-B.jpg?resize=520%2C797&amp;ssl=1 520w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><br /><br /></u></strong></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Notte movimentata&#8230; <strong>Jonatan</strong> non solo russa, si agita, parla nel sonno, urta più volte la scala metallica del letto a castello. Risultato, non riesco a dormire per più di 3 h e come me anche <strong>Paolo</strong>.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il mattino ci accoglie però con una notizia ben più triste. <strong>José</strong> ha deciso di abbandonare il cammino. Non ce la fa più. Le vesciche gli danno davvero il tormento e la situazione dei suoi piedi appare effettivamente piuttosto grave. Prenderà l&#8217;autobus fino a <em>Pontevedra</em> e poi vedrà se tornare a casa o riprendere il cammino al nostro arrivo. Speriamo possa unirsi nuovamente a noi.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La notizia abbatte tutti, <strong>José</strong> è una roccia e vederlo così demoralizzato è un brutto colpo.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Riprendiamo il cammino, le tappe che ci attendono d&#8217;ora in avanti non dovrebbero essere lunghissime, ma come sempre i promontori fronte oceano rendono arduo il percorso. Dopo pochi chilometri infatti il sentiero ci conduce su, lungo una ripida salita.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Incontriamo diversi pellegrini che avevamo conosciuto nei giorni scorsi. Tutti con le loro storie e disavventure. Non conta più l&#8217;età, la nazionalità o qualsiasi altro fattore che nella vita quotidiana in qualche modo, consciamente o inconsciamente, tende a influenzarci. Sentiamo tutti di far parte di qualcosa di speciale, come se un filo sottile invisibile ci legasse lungo questa straordinaria esperienza.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Oltrepassata la cima giungiamo a <em>Baiona</em>, di certo una delle cittadine più affascinanti incontrate sino ad ora. Attraversiamo i suoi pittoreschi vicoli acciottolati e facciamo sosta per il pranzo in uno dei tanti localini disseminati nel centro storico. Nel frattempo anche altri pellegrini scendono dalle alture e vedendoci mangiare lì fuori, decidono di fermarsi anche loro. In poco tempo grazie a noi il ristorante si riempie.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rifocillati dal buon cibo e dalla buona compagnia proseguiamo lungo il litorale. Si susseguono varie fontane storiche che sembrano esser state posizionate lì di proposito a sostegno dei pellegrini.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Attraversiamo un magnifico ponte romanico del XII sec. e, in men che non si dica, sbuchiamo tra le spiagge di <em>San Pedro Ramallosa</em>. <em>Playa América</em> in particolare ci stupisce per la sua bellezza. La voglia di gettare a terra gli zaini e fare un tuffo è tanta. Dobbiamo però trovare alloggio per stanotte. Albergues qui non ce ne sono e le strutture sono poche e care. <strong>Paolo</strong> e <strong>Kasia</strong> riescono a trovare un’ultima piazzola in un camping a circa mezz&#8217;ora di distanza, ma dovranno in parte tornare indietro. Noi 5 invece dopo varie peripezie e un paio di disavventure con i classici albergatori disonesti, decidiamo di proseguire per altri 3 km fino a <em>Praia Pato</em>. Troviamo finalmente un bel hostel dove da subito ci sentiamo perfettamente a nostro agio. La ragazza alla reception è carinissima e riesce a farci dimenticare le brutte esperienze vissute poco prima. Tutta la zona gode davvero di &#8220;<em>buena onda</em>&#8220;. Evidentemente era destino che venissimo qui.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il tempo di lasciare gli zaini in stanza e siamo già in spiaggia con birre e panini. L&#8217;arenile è ampio, l&#8217;aria pungente, il calore della giornata va via via affievolendosi, mentre il sole cala dietro all&#8217;oceano. Un momento magico.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tornati in camera sono talmente stanco che crollo senza nemmeno rendermene conto.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Oggi per la prima volta ho evitato di prendere l&#8217;antinfiammatorio. Volevo fare almeno una pausa in modo da evitare di prendere farmaci per troppi giorni consecutivi. Il dolore è stato piuttosto forte, ma non così tanto da costringermi a fermarmi, motivo per cui sono molto soddisfatto. La sfortuna però evidentemente ha deciso di accanirsi su di me, o qualche entità a me ignota non vuole proprio che arrivi a Santiago. Tolte scarpe e calzini mi accorgo infatti di avere 3 belle vesciche. Speriamo bene&#8230;<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4574" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-a-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4217" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0365-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4575" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-6-c-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: #bd1111;"><strong><u>CAMMINO DI SANTIAGO PORTOGHESE<br />SENDA LITORAL &#8211; 7° tappa (lunghezza 18 km, da PATOS a VIGO)<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4577" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-A-A.jpg?resize=640%2C981&#038;ssl=1" alt="" width="640" height="981" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-A-A.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-A-A.jpg?resize=196%2C300&amp;ssl=1 196w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-A-A.jpg?resize=520%2C797&amp;ssl=1 520w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><br /><br /></u></strong></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Comincia l&#8217;ultima tappa sulla costa, poi saremo costretti a salutare l&#8217;oceano. Fortunatamente la maggior parte di questa giornata si svolgerà lungo l&#8217;arenile.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Paolo</strong> e <strong>Kasia</strong> partono presto dato che si trovano a circa 6 km di distanza da noi. Iniziamo così a camminare con la consapevolezza che ben presto ci raggiungeranno.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nel frattempo <strong>José</strong> ci fa sapere che sta bene e che si è fatto medicare. Purtroppo hanno dovuto persino asportargli l&#8217;unghia dell&#8217;alluce. Non sa ancora se riuscirà a unirsi nuovamente a noi.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La Senda Litoral finalmente appare ben segnalata con frecce e conchiglie verdi. Dapprima ci fa camminare proprio sulla sabbia per poi condurci nel solito continuo sali-scendi. Stavolta però niente montagne, ma meravigliose calette nascoste senza anima viva.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Segue qualche tratto meno piacevole dove le macchine sfrecciano accanto a noi, per poi attraversare una dopo l&#8217;altra diverse spiagge dotate di finissima sabbia bianca e acqua limpida e azzurra in stile caraibi!<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le persone che incontriamo lungo il cammino si dimostrano amichevoli e sorridenti nei nostri confronti. Una signora carinissima dalla soglia di casa, vedendoci passare, ci domanda se abbiamo bisogno di qualcosa. Quanta gentilezza! Un gesto se vogliamo anche banale, ma pieno di umanità che riempie il cuore e rinfranca lo spirito. A volte basta così poco a far svoltare in positivo una giornata.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le spiagge appaiono una più bella dell&#8217;altra, così ne troviamo una piccola, tutta per noi, con una parte ombreggiata&#8230; Ci fermiamo a riposare, pranzare e, alcuni di noi, persino a fare il bagno. Che relax! Ci voleva proprio. <em>Praia do Tombo do Gato</em> sembra davvero un paradiso.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Arrivano finalmente anche <strong>Paolo</strong> e <strong>Kasia</strong> che hanno seguito una strada diversa su per la montagna, macinando tra l&#8217;altro chilometri in più. Ora possiamo dare inizio ai festeggiamenti per il compleanno di <strong>Kasia</strong>! Purtroppo non c&#8217;è stato modo di trovarle un regalo decente, così dovrà accontentarsi di un tortino di crema e mele con un lecca lecca al posto della candelina.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il tempo passa ed è ora di andare se vogliamo raggiungere <em>Vigo</em>. Cerchiamo un alloggio per la notte attraverso internet e la situazione anche qui appare piuttosto difficile, non tanto per la disponibilità, quanto per i prezzi davvero alti.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Paolo</strong> e <strong>Kasia</strong> decidono di attendere la notte lì in spiaggia e montare le tende. Si offrono anche di dormire fuori lasciando agli altri i loro alloggi, ma la cosa sarebbe davvero complicata. <strong>Myriam</strong> ed <strong>io</strong> così scegliamo di proseguire fino a <em>Vigo</em>, in modo da macinare qualche chilometro in più oggi, dato che ne abbiamo fatti davvero pochi, e risparmiarli così domani. Torneremo a camminare insieme al resto del gruppo domani mattina quando raggiungeranno la città.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Poco più di 1 ora di cammino e arriviamo alla nostra meta. <em>Vigo</em> tra l&#8217;altro non si rivela una città grigia come credevo. Al contrario appare davvero piacevole. Così, dopo una doccia e i consueti lavaggi dei vestiti sporchi, facciamo un giro per il centro cittadino e troviamo un bel ristorante vegetariano dove mangiare qualcosa di sano.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4578" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-a-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-a-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-a-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-a-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-a-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, 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src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-b-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-b-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-b-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-b-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-b-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-b-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-7-b-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, 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Non sapendo a che ora partiranno i ragazzi dalla spiaggia abbiamo deciso di alzarci alle 7. Quando mi accorgo che nel telefono non ci sono ancora messaggi, capisco subito che probabilmente stanno ancora tutti dormendo&#8230; Giustamente, trovandosi sulla spiaggia, hanno approfittato per fare festa. Appare evidente che non raggiungeranno <em>Vigo</em> molto presto.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Myriam</strong> ed <strong>io</strong> quindi, dopo una bella colazione, ci mettiamo in cammino. Sicuramente tra la mia tendinite e le mie vesciche, sono certo che i ragazzi non tarderanno a raggiungerci.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Inizia a essere tardi, la temperatura aumenta e il sole batte alto nel cielo. Un anziano ci ferma e vuole a tutti i costi spiegarci nei minimi dettagli il percorso, anche se non ne abbiamo bisogno. Un altro ci regala due pesche e vorrebbe darci anche i suoi pomodori. Sembrano tutti gentilissimi e ben disposti nei confronti dei pellegrini.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La strada si inerpica su verso il promontorio che sovrasta la città. Poco prima che il sentiero si immerga nei bellissimi boschi di eucalipto, scorgiamo in lontananza su una panchina, un volto familiare. Si tratta di <strong>José</strong>! Non ci aveva detto nulla, voleva farci una sorpresa! Che gioia per tutti noi sapere che può riprendere il cammino. Sicuramente non sta ancora bene e fatica ad avanzare. Vedremo come si evolverà la situazione.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Superata la montagna scendiamo la ripida discesa che mette a dura prova le nostre caviglie e i tanti acciacchi. I chilometri che ci separano dalla meta di oggi fortunatamente però sono davvero pochi. Questa sarà probabilmente la tappa più breve di tutto il viaggio. Così dopo appena 17 km siamo già a <em>Redondela</em>.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I ragazzi si trovano ancora a 6 km di distanza. Così per ingannare il tempo, <strong>José</strong>, <strong>Myriam</strong> ed <strong>io</strong>, beviamo qualcosa in uno dei localini del centro. Nel frattempo <strong>Myriam</strong> trova un ostello davvero carino, disposto a lasciare tutta la struttura solo per noi con eccezione di una coppia di signori americani di Portland, tra l&#8217;altro molto carini. Un&#8217;occasione da non farsi sfuggire. La struttura del hostal mi ricorda molto quelli di Buenos Aires, con i soffitti alti e decorati, pavimenti in legno e quegli intonaci rovinati dalle incurie del tempo che ne aggiungono un fascino decadente.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La sera dopo esserci uniti ai festeggiamenti popolari per il <em>Festival Internazionale de Títeres</em>, compriamo 6 pizze da asporto, 4 bottiglie di vino e torniamo al nostro alloggio. L&#8217;ostello diventa così, improvvisamente, la nostra casa, dove cenare tutti insieme, brindare alla vita e tornare bambini per qualche istante, tra risate e sciocchi scherzi che alimentano l&#8217;euforia generale.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Inebriati dal vino e carichi della stanchezza accumulata, piombiamo infine in un sonno profondo.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4582" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-8-a-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-8-a-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-8-a-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, 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src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-8-c-scaled.jpg?resize=1170%2C1755&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1755" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-8-c-scaled.jpg?w=1707&amp;ssl=1 1707w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-8-c-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-8-c-scaled.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-8-c-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-8-c-scaled.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-8-c-scaled.jpg?resize=1365%2C2048&amp;ssl=1 1365w, 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Dopo un confronto sul da farsi per i prossimi giorni, ieri sera concordiamo di tentare le ultime 4 tappe in soli 3 giorni. Le motivazioni sono fondamentalmente due:<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">1- Rachele ha il volo di rientro in Italia venerdì sera, e vorremmo andare tutti insieme a <em>Finisterre</em> a festeggiare il completamento del Cammino. Raggiungendo <em>Santiago</em> in 4 giorni probabilmente non riuscirebbe a essere dei nostri.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">2- Le previsioni metereologiche indicano che ci attendono giorni di piogge e temporali. Dovremo quindi approfittare e avanzare il più possibile ora che ci è concesso farlo senza problemi.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci alziamo quindi presto e ci prepariamo in fretta. Siamo tutti carichi e motivatissimi. La mia tendinite fa davvero male, e la caviglia appare ormai perennemente un melone. Conscio della missione che ci attende oggi, prendo un antidolorifico che farà bene il suo mestiere.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><em>Redondela</em> è la città dove si riuniscono tutti e tre i Cammini Portoghesi di Santiago. Da ora vi è una sola via. Molti inoltre iniziano a camminare da qui o da <em>Vigo</em> in quanto bastano gli ultimi 100 km per poter ottenere la <em>compostela</em>. Solo nelle prime due ore, superiamo più pellegrini di quanti visti in tutto il resto del viaggio. Gli incontri divengono quindi banali e questo continuo flusso di persone rovina in parte quell&#8217;intimità e quel senso di impresa personale che trasmette il Cammino di Santiago. Tutto diviene quindi piuttosto commerciale.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Partiamo a mille, mai così rapidi come oggi. Sembriamo stare tutti abbastanza bene, così aumentiamo al massimo. Il percorso è davvero piacevole perché attraversa quasi costantemente i boschi. L&#8217;aspetto negativo ovviamente è che tali boschi si trovano tra le montagne, perciò gran parte della tappa sarà impegnativa. Nonostante le salite i primi 20 km scorrono rapidi a una media impressionante. Solo 3 h e 40 min. <strong>José</strong> purtroppo può avanzare solo lentamente, motivo per cui rimane indietro. Non pensa di riuscire a fare chilometri in più, perciò saremo costretti a separarci con la speranza di rincontrarci a <em>Santiago</em>.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lungo il cammino compaiono spesso scatoloni di frutta che i negozianti o gli agricoltori offrono gratuitamente ai pellegrini. Tanta gentilezza mi sorprende positivamente.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L&#8217;umidità è altissima, e il caldo ci mette alla prova. Dopo aver attraversato un enorme bellissimo ponte romano, entriamo a <em>Pontevedra</em>. Restiamo stupiti nel constatare quanto il centro cittadino sia affascinante. Pittoresche viuzze si alternano ad ampi spazi che compongono piazze e piazzette, veri e propri punti di ritrovo per i locali.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima di proseguire nella nostra folle marcia cechiamo qualcosa di pronto e veloce per pranzo. La nostra attenzione viene richiamata da un’alimentari con l&#8217;insegna: &#8220;<em>Take away, cocina casera</em>&#8220;. Avvicinatomi alla vetrina noto subito la <em>yerba mate</em> e il <em>dulce de leche</em> &#8220;<em>Los nietitos</em>&#8220;. Non possono che essere uruguaiani! E infatti è proprio così.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Finito il break riprendiamo a marciare seppur con meno vigore. Ci vuole sempre qualche chilometro per riuscire a scaldare nuovamente i muscoli. Attraversiamo tutta la città e puntiamo verso nord. Altro ponte, altri boschi, vigneti, coltivazioni varie e purtroppo anche qualche tratto di strada dove le automobili sfrecciano a velocità assurde. Riusciamo a mantenere una buona andatura sebbene accusiamo tutti il colpo e, chi più chi meno, soffre non tanto per la fatica quanto per i dolori.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo ben 38 km giungiamo all&#8217;albergue di <em>Briallos</em>, un villaggio sperduto, situato a soli 5 km da <em>Caldas de Reis</em>, meta ufficiale della tappa successiva. Insomma siamo riusciti nel nostro intento.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Anche qui la struttura è tutta per noi e per altri due ragazzi italiani che hanno compiuto il Cammino Francese e hanno deciso di proseguire fino a Fatima. L&#8217;atmosfera è di quelle che amiamo e trascorriamo così una bella serata seppur un po&#8217; ammaccati dalla tanta stanchezza.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4218" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/12/DSC_0559-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4586" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-b-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4619" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-c-da-FAcebbok-1.jpg?resize=1170%2C821&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="821" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-c-da-FAcebbok-1.jpg?w=1319&amp;ssl=1 1319w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-c-da-FAcebbok-1.jpg?resize=300%2C211&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-c-da-FAcebbok-1.jpg?resize=1024%2C719&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-c-da-FAcebbok-1.jpg?resize=768%2C539&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-c-da-FAcebbok-1.jpg?resize=520%2C365&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-9-c-da-FAcebbok-1.jpg?resize=740%2C520&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: #bd1111;"><strong><u>CAMMINO DI SANTIAGO PORTOGHESE<br />CAMINO CENTRAL &#8211; 10° tappa (lunghezza 26 km, da BRIALLOS a IRIA FLAVIA)<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4588" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-A-A.jpg?resize=640%2C1037&#038;ssl=1" alt="" width="640" height="1037" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-A-A.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-A-A.jpg?resize=185%2C300&amp;ssl=1 185w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-A-A.jpg?resize=632%2C1024&amp;ssl=1 632w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-A-A.jpg?resize=520%2C843&amp;ssl=1 520w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><br /><br /></u></strong></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le previsioni meteorologiche indicano che oggi pioverà tutto il giorno. Piccoli rovesci al mattino e violenti temporali dalle 11:00 fino a sera. Impietosa sveglia quindi alle 04:45 con l&#8217;intento di compiere la tappa odierna prima della tempesta.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A quest&#8217;ora siamo tutti parecchio rintronanti, quindi le operazioni vanno piuttosto a rilento. Infiliamo il k-way integrale che copre anche lo zaino, la pila da fronte e siamo pronti a partire.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A infastidire non sono tanto la pioggia e il buio, quanto il caldo infernale causato dal tessuto sintetico.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo soli 5 km giungiamo a <em>Caldas de Reis</em>, dove facciamo sosta per una rapida colazione, al termine della quale, la pioggia decide di darci tregua e di non farsi più vedere.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Riprendiamo il nostro buon ritmo di marcia. Oggi però è tutto molto più difficile in quanto, i 38 km di ieri, hanno incrementato i problemi fisici di tutti.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il cammino ci conduce attraverso splendidi boschi, ancora vigneti e qualche altura, ma niente di eccessivamente complicato. Temendo il mal tempo cerchiamo di evitare le soste. Così in men che non si dica siamo già a <em>Padrón</em>. La levataccia sicuramente non è stata per niente piacevole. Volendo però guardare il lato positivo delle cose, c&#8217;è da dire che in questo modo avremo a disposizione tutto il pomeriggio per lavare i vestiti, stare insieme e recuperare le forze.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per la nottata <strong>Myriam</strong> ha trovato un&#8217;intera casa per tutti e 7 a un prezzo talmente ridicolo da essere più conveniente dell&#8217;albergue. La struttura, ubicata circa 2 km dopo <em>Padrón</em>, è stupenda e, dato che abbiamo anche la cucina, ne approfittiamo per trascorrere un&#8217;altra piacevole serata tra noi.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Domani è il grande giorno, se tutto va bene raggiungeremo la meta finale. Siamo partiti da appena 10 giorni, eppure la percezione è quella che siano trascorsi mesi. Ogni singola giornata è stata carica di eventi, incontri ed emozioni.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4589" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-a-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4590" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-b-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4591" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-10-c-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: #bd1111;"><strong><u>CAMMINO DI SANTIAGO PORTOGHESE<br />CAMINO CENTRAL &#8211; 11° tappa (lunghezza 23 km, da IRIA FLAVIA a SANTIAGO DE COMPOSTELA)<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4592" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-A-A.jpg?resize=640%2C934&#038;ssl=1" alt="" width="640" height="934" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-A-A.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-A-A.jpg?resize=206%2C300&amp;ssl=1 206w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-A-A.jpg?resize=520%2C759&amp;ssl=1 520w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><br /><br /></u></strong></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci svegliamo carichi per compiere gli ultimi chilometri che ci separano dalla meta. Purtroppo però il meteo ci è decisamente avverso. La pioggia scende incessante e non sembra curarsi dei nostri progetti.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Attendiamo un paio d&#8217;ore, non che smetta, ma almeno che diminuisca.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante la pioggia avanziamo velocemente. La voglia di raggiungere <em>Santiago</em> è tantissima. Non c&#8217;è nessun dispiacere in noi, consapevoli che, terminato il Cammino, non dovremo salutarci. Continueremo infatti tutti insieme fino a <em>Finisterre</em>.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il paesaggio non cambia molto rispetto a quello degli ultimi due giorni. Qualche villaggio, molti vigneti e tantissimi boschi di eucalipto. Nel complesso un tratto molto affascinante, sebbene le continue salite mettano un po&#8217; in difficoltà.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo circa un&#8217;oretta il cielo si placa e riusciamo a toglierci gli ingombranti k-way. Scorgiamo alcuni tavoli in stile picnic sotto alcuni alberi. È il momento di una pausa &#8220;<em>tortilla</em>&#8221; avanzata dal giorno prima. Pochi minuti e siamo già nuovamente in cammino.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Copriamo praticamente l&#8217;intero tragitto senza soste. Alle porte della città però ci fermiamo. Il motivo ufficiale è quello di fare un brindisi prima della conclusione del nostro pellegrinaggio. In realtà probabilmente si tratta, più che altro, di assaporare il momento.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Man mano che ci avviciniamo alla cattedrale il flusso umano aumenta. Diverse persone ci salutano e ci danno il benvenuto indicandoci la direzione da seguire. L&#8217;emozione aumenta passo dopo passo. Varchiamo la celebre piazza di <em>Santiago de Compostela</em> dal lato est. Il cuore batte forte, le gambe tremano. Siamo tutti insieme, vicini, uno accanto all&#8217;altro. Ci portiamo di fronte alla facciata verso il centro, ma sul fondo, poco prima del colonnato. Lasciamo cadere gli zaini a terra. Gli occhi si riempiono di lacrime, mentre ci abbracciamo l&#8217;un l&#8217;altro esultando.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante le difficoltà e i tanti dolori fisici ci siamo riusciti. Dopo ben 301 km di cammino, siamo giunti al traguardo.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La facciata della cattedrale è davvero stupenda. Finalmente il restauro durato anni è terminato, concedendoci il privilegio di ammirarla in tutto il suo splendore. Restiamo a lungo a goderci il momento e a fare varie foto di gruppo per immortalare l&#8217;evento. Potrei osservare questa piazza per ore, non so se sia tanto per la sua bellezza o più che altro, per ciò che essa rappresenta.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Anche qui <strong>Myriam</strong> ha trovato un appartamento per tutti e 7 proprio dietro la Cattedrale. Prima però dobbiamo andare a ritirare la meritatissima &#8220;<em>compostela</em>&#8220;, l&#8217;attestato in lingua latina che viene rilasciato a tutti coloro che compiono almeno gli ultimi 100 km di pellegrinaggio.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ormai si è fatta sera, ma prima di dare inizio ai festeggiamenti, andiamo a porgere omaggio alla tomba di Santiago, ovvero San Giacomo, conservato nella cripta all&#8217;interno della Cattedrale.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Compiuto il nostro dovere non ci resta altro da fare se non festeggiare!!!<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Domani ci attende <em>Finisterre</em>&#8230;<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4593" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-a-scaled.jpg?resize=1170%2C878&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-a-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-a-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-a-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-a-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-a-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-a-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-a-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, 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src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-c-scaled.jpg?resize=1170%2C1560&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1560" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-c-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-c-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-c-scaled.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-c-scaled.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-c-scaled.jpg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-11-c-scaled.jpg?resize=520%2C693&amp;ssl=1 520w, 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Motivo? La messa del pellegrino delle 07:30. Sebbene nessuno di noi sia particolarmente credente, si tratta di una messa inconsueta, durante la quale coloro che sono giunti a <em>Santiago</em> in pellegrinaggio vengono ringraziati e benedetti per il loro ritorno a casa.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Poco più di mezz&#8217;ora e siamo pronti per spostarci a <em>Finisterre</em>! Ovvero il luogo che un tempo rappresentava la fine del mondo conosciuto. Questa volta però prenderemo tutti l&#8217;autobus&#8230; o almeno quasi tutti. <strong>Paolo</strong> infatti, che in passato ha già compiuto parte del tragitto a piedi, vuole assolutamente scendere a <em>Cee</em> e camminare per gli ultimi 14 km. Dice che il panorama è meraviglioso e ne vale la pena. Purtroppo però piove e con tutti i dolori che ancora mi affliggono, per me sarebbe impossibile. Giungere a <em>Santiago</em> in queste condizioni è già stato un miracolo. <strong>Kasia</strong> decide di scendere con lui, mentre <strong>io</strong>, <strong>Myriam</strong>, <strong>Rachele</strong>, <strong>Jonatan</strong> e <strong>Igor</strong> restiamo a bordo e proseguiamo fino al capolinea.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Mentre attendiamo i nostri amici che stoicamente stanno camminando sotto la pioggia, ci rifugiamo all&#8217;interno di un ristorante hippy vegetariano, situato proprio di fronte alla fermata finale del bus. L&#8217;atmosfera è di quelle che piacciono a noi. Tutti gentili, tutti sorridono e sono cordiali. Due ragazzi suonano la chitarra e cantano. Una ragazza danza a piedi nudi. Tutto molto affascinante. Il cibo è squisito e i prezzi sono estremamente convenienti. Terminato il pranzo si placa anche la pioggia e un tenero sole fa breccia tra le nuvole.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un ragazzo alle mie spalle con in mano un pennarello nero continua a disegnarsi cerchi sul petto e lungo la maglia bianca che indossa. Ok forse così è un po&#8217; troppo&#8230;<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ancora una volta <strong>Myriam</strong> ha trovato un bellissimo appartamento, più economico dell&#8217;albergue, con cucina e due bagni.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Approfittando del bel tempo decidiamo di salire la montagna su cui è collocato il faro. Siamo a quasi 4 km di distanza, ma ormai per noi le distanze hanno un metro di valutazione del tutto differente.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Onestamente il faro di per sé è piuttosto bruttino, ma il paesaggio lascia senza fiato. Le violente onde oceaniche si infrangono vigorose contro le rocce che compongono l&#8217;alta scogliera. Il vento soffia fortissimo, quasi fosse un monito a non avvicinarsi troppo al dirupo.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci allontaniamo dai tanti turisti che affollano la base del faro. Scendiamo tra i grandi massi sospesi nel vuoto. Ognuno di noi si sceglie una roccia e si rifugia nei suoi pensieri avvolto da una scenografia indimenticabile.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tornati in città, rapida spesa e poi dritti senza indugi alla spiaggia &#8220;<em>Praia do Mar de Fóra</em>&#8221; conosciuta anche come la &#8220;<em>Spiaggia Hippy</em>&#8220;. Diverse infatti sono le tende degli hippy piazzatisi lì sull&#8217;arenile.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La spiaggia è incantevole ed entra di prepotenza tra le più belle viste in vita mia. Non sembra nemmeno di essere in Europa, ricorda molto quelle selvagge dell&#8217;America Latina. Il fatto poi che vi siano pochissime persone, ovviamente ne incrementa il fascino.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><em>Praia do Mar de Fóra</em> però è celebre soprattutto per i suoi tramonti, dato che il sole si tuffa nell&#8217;acqua proprio di fronte alla spiaggia. </span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un paio di birre, qualcosa da sgranocchiare e il gioco è fatto, siamo pronti per goderci lo spettacolo.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rientrati in appartamento, consapevoli che si tratta dell&#8217;ultima serata tutti insieme, si cucina, si mangia e soprattutto si brinda, tante volte&#8230; troppe volte… con birra, vino e tequila.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Rachele</strong> ha stampato per ognuno di noi la foto fatta ieri all&#8217;arrivo in Cattedrale. Dietro alla foto scrive: &#8220;<em>Caminante no hay camino, se hace camino al andar</em>&#8220;. Una frase che conosco bene e che ho sempre apprezzato. È stata davvero tanto carina. Un gesto semplice che riempie il cuore. E qui iniziano i primi sentori di cedimento emotivo da parte di tutti.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L&#8217;indomani, complici i festeggiamenti e il semplice fatto di non avere impegni, ci svegliamo tardi. Facciamo una passeggiata per il centro del paesino fino alla spiaggia &#8220;<em>Praia da Langosteira</em>&#8220;, carina, ma niente in confronto a quella di ieri.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per il nostro ultimo pranzo insieme scegliamo ancora una volta il ristorante hippy, un po&#8217; perché essendo in 4 vegetariani su 7 diventa molto più semplice accontentare tutti, e un po&#8217; perché ormai abbiamo fatto amicizia con tutti e ci sentiamo come a casa.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I nostri pensieri però sembrano già essere rivolti a ciò che sta per accadere. <strong>Rachele</strong>, <strong>Kasia</strong>, <strong>Igor</strong> e <strong>Jonatan</strong> tra poco prenderanno l&#8217;autobus per <em>Santiago</em>. <strong>Rachele</strong> ha il volo di rientro in Italia stasera stessa. <strong>Kasia</strong> andrà a trovare la sorella a Madrid in treno, a bordo del quale, troverà anche <strong>José</strong> che ieri è riuscito a concludere il Cammino! <strong>Igor</strong> e <strong>Jonatan</strong> passeranno la notte a <em>Santiago</em> per poter prendere il mattino successivo un autobus per Bilbao. <strong>Paolo</strong>, <strong>Myriam</strong> ed <strong>io</strong> resteremo a <em>Finisterre</em> un giorno in più approfittando del bel tempo per goderci una giornata di mare e un altro incredibile tramonto sulla spiaggia. Domani poi torneremo a <em>Santiago</em> per visitare meglio la città, e poi tutti a casa con lo stesso volo.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">È giunto il momento, le nostre strade si dividono. Li accompagnamo al bus e quando iniziano gli abbracci di rito, nessuno riesce più a trattenere le lacrime. Sembra assurdo essersi affezionati talmente tanto gli uni agli altri in così poco tempo. Senza dubbio siamo stati davvero fortunati a trovarci e ad entrare così in sintonia sin da subito. Siamo tutti così diversi, ma in fondo così uguali.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Terminati i saluti, con gli occhi gonfi e un nodo alla gola, un gesto spontaneo che non dimenticherò mai. Ci abbracciamo in cerchio tutti insieme, quasi testa contro testa. Un ultimo istante di coesione che vale più di mille parole.<br /></strong></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Mentre osserviamo l&#8217;autobus che si allontana ci rendiamo conto di quanto ci mancheranno tutti. Abbiamo trascorso quasi due settimane sempre insieme 24 h su 24 h. Doversi lasciare adesso fa male veramente.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Una certezza però ce l&#8217;abbiamo. Il nostro non sarà di certo un addio. Trascorse appena 2 ore dal momento dei saluti, già stiamo organizzando sul nostro gruppo WhatsApp una rimpatriata a metà novembre a Treviso a casa nostra.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4596" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-a-scaled.jpg?resize=1170%2C1560&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1560" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-a-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-a-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-a-scaled.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-a-scaled.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, 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2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-4597 size-full" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-c-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-c-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-c-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-c-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-c-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-c-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, 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src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-g-scaled.jpg?resize=1170%2C878&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-g-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-g-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-g-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-g-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-g-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Tappa-12-g-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, 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Me la immaginavo piuttosto dura, e lo è stata. Me la immaginavo carica di soddisfazioni ed è stato così. Me la immaginavo bellissima, ed è stata stupenda.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I cammini che conducono a <em>Santiago</em> sono davvero tanti. Ognuno con le sue caratteristiche, ognuno con i suoi pro e i suoi contro. Credo che abbia poco senso affermare che uno sia migliore o peggiore dell’altro, per il semplice motivo che ogni singolo cammino rappresenta un’esperienza a sé, un’esperienza che viene vissuta in modi diversi secondo le molteplici variabili che si incontrano lungo il percorso.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sicuramente per noi, aver scelto la <em>Senda Litoral Portoghese</em> è stata una decisione azzeccatissima. Ci ha permesso infatti di camminare accanto all’oceano per giorni e giorni attraversando paesaggi straordinariamente malinconici e meravigliosi. Allo stesso tempo però ci ha fatto assaggiare alcuni tratti del <em>Camino de la Costa</em>, che molti erroneamente credono essere simili o addirittura uguali. Infine, giunti a <em>Redondela</em>, ricongiungendoci allo storico <em>Camino Central</em>, ci ha catapultato tra montagne e città storiche. Insomma un piccolo assaggio di tutto. Il percorso poi, lungo circa 300 km è ideale per chi si approccia per la prima volta a un viaggio a piedi, trattandosi appunto di una distanza non breve, ma nemmeno impossibile.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Camminare ogni giorno 25-30 km non è però affatto semplice. Sapevo che prima o poi i problemi fisici sarebbero arrivati, ma speravo accadesse verso le ultime tappe e non dal 2° giorno. Mentirei se non dicessi che fisicamente per me è stato un calvario. Due tendiniti piuttosto gravi mi hanno davvero messo a dura prova. Tanti anni di volley agonistico sia da giocatore che da allenatore mi hanno insegnato a stringere i denti in qualsiasi situazione. Arrivare ultimi non è un problema, ma mollare è fuori discussione. Per questo non ho mai avuto dubbi sul fatto che sarei giunto comunque al traguardo finale, consapevole appunto che piuttosto di rinunciare ci sarei arrivato in ginocchio se fosse stato necessario.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Mi sbagliavo alla grande però su una cosa. Credevo che la mia fosse una sfida con me stesso, una prova da portare a termine con le mie sole forze. Niente di più errato. Se sono riuscito a concludere il cammino nonostante tutto, il merito non è mio, ma di quelle splendide 7 persone che hanno camminato al mio fianco, sostenendomi passo dopo passo. Tra risate, discorsi frivoli e discussioni profonde, hanno tenuto impegnata la mia mente anche quando i pensieri erano offuscati dal dolore. Sono loro che mi hanno dato la forza di andare avanti rendendo questo viaggio indimenticabile.<br /></strong></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Credo che il fulcro del Cammino si celi proprio nella condivisione umana. Certo i paesaggi sono affascinanti, ma al mondo di luoghi più belli ce ne sono migliaia. A rendere unica questa avventura sono gli incontri che si fanno lungo la strada. E la variabile più grande per me è proprio questa.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Ciò che ho amato di più del Cammino di Santiago quindi sono loro: <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/gli-amici-del-cammino-di-santiago/" target="_blank" rel="noopener">Myriam, Rachele, Kasia, Paolo, Igor, Jonatan e Josè</a>. Non sarebbe stato lo stesso senza di loro.</strong> Abbiamo condiviso tutto per quasi due settimane, un tempo che può sembrare estremamente limitato, ma che in realtà non lo è. Le settimane divengono mesi quando si vive intensamente ogni singolo giorno.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante non sia ancora guarito, sarei pronto a ripartire anche subito, ma non vorrei nessun altro se non loro accanto a me.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Questo post quindi è solo per dire un enorme e sincero GRAZIE DI CUORE </strong></span><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">a queste bellissime persone che hanno arricchito la mia vita.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4602" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Myriam-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Myriam-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, 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src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Jonatan-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Jonatan-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Jonatan-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Jonatan-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Jonatan-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Jonatan-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/03/Jonatan-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, 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<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">&#8211; <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/il-cammino-di-santiago-portoghese-guida-completa/" target="_blank" rel="noopener"><u>Cammino di Santiago Portoghese (guida completa)</u></a></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">&#8211; <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/come-preparare-uno-zaino-di-soli-45-kg-per-il-cammino-di-santiago/" target="_blank" rel="noopener"><u>Come preparare uno zaino di soli 4,5 kg per il Cammino di Santiago</u></a></span><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><br /><br /><br /><br /><span style="font-size: 14pt;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a>o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. </span></span><br /></strong></p>
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		<title>Nepal 2019 (insieme a Myriam)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 May 2021 11:57:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[I viaggi di Mauri]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
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		<category><![CDATA[diario di viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durata: 16 giorni   Itinerario: Kathmandu – Pokhara – Sarangkot – Chitwan National Park –<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/nepal-2019-insieme-a-myriam/">Continua a leggere</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Durata: 16 giorni  <br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Itinerario: Kathmandu – Pokhara – Sarangkot – Chitwan National Park – Patan – Bhaktapur – Sanga – Nagarkot – Pashupatinath – Doha (QATAR)  <br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Periodo: aprile  </span></strong><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il 2018 si rivela un anno particolarmente impegnativo, ricco però di grandi soddisfazioni. Realizziamo infatti uno dei nostri sogni, quello di acquistare un terreno lontano dalla città e costruirci una casa in bioedilizia. Avete presente quando dicono che costruire una casa da zero è meraviglioso, ma contemporaneamente l’impresa più stressante della vita? Ecco, non è un modo di dire, è proprio così. Tempo libero e finanze sono ridotte all’osso. Per questo motivo l’annata scorre via velocemente permettendoci di concederci a mala pena un piccolo viaggetto in Lapponia che si rivelerà però uno dei più sorprendenti delle nostre vite (<a href="https://www.vadovetiportailblog.com/tromso/" target="_blank" rel="noopener">Tromso – a caccia dell’aurora boreale senza spendere una fortuna</a>).</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Terminati i lavori ed entrati nella nuova casa giunge finalmente il momento di ricominciare a sognare e quindi a viaggiare. Riprendiamo così a esplorare l’Asia, facendo rotta verso un paese unico, capace nel bene e nel male, di stravolgere completamente il visitatore. Si parte per il <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/nepal/" target="_blank" rel="noopener">Nepal</a>!</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sin dagli anni ’60 Kathmandu ha richiamato a sé avventurieri e hippie da ogni parte del mondo, affascinati in parte dal melting pot culturale, in parte da quel senso di spiritualità impregnato nei gesti della vita quotidiana nepalese. Oggigiorno la maggior parte dei visitatori è composta da escursionisti e amanti della montagna. Il Nepal è infatti il paradiso del trekking, specialmente per coloro che dispongono di molto tempo e possono così spingersi sino alle zone più remote e selvagge.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante le dimensioni del <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/nepal/" target="_blank" rel="noopener">Nepal</a> non siano così vaste, visitare in un unico viaggio i centri urbani, i parchi naturali e cimentarsi nel trekking su alcune delle cime più alte del pianeta appare estremamente difficile. Dovendo scegliere abbiamo così deciso di rimandare le spedizioni, lunghe settimane di cammino, a un viaggio successivo, senza però tralasciare escursioni in giornata immersi nella natura. L’obbiettivo come sempre è quello di entrare in contatto il più possibile con la popolazione locale per conoscere a fondo la cultura nepalese.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Da questa esperienza nascerà una piccola guida (<a href="https://www.vadovetiportailblog.com/nepal/" target="_blank" rel="noopener">Nepal – guida completa</a>) nella quale ho raccolto tutte le informazioni utili necessarie e tutte quelle sensazioni che hanno pervaso mente e spirito durante la mia visita. In questo articolo quindi mi limiterò a un breve resoconto del nostro itinerario, rimandando alla lettura della guida tutti coloro che sono in procinto di organizzare un viaggio in <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/nepal/" target="_blank" rel="noopener">Nepal</a>.<br /><br /></span><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1329" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-1-scaled.jpg?resize=1170%2C1755&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1755" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-1-scaled.jpg?w=1707&amp;ssl=1 1707w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-1-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-1-scaled.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-1-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-1-scaled.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-1-scaled.jpg?resize=1365%2C2048&amp;ssl=1 1365w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-1-scaled.jpg?resize=520%2C780&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-1-scaled.jpg?resize=740%2C1110&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il primo impatto con <strong>Kathmandu</strong> risulta a dir poco frastornante. Smog, clacson, veicoli di ogni genere, orde di persone ovunque. Insomma, un caos totale. Con il passare delle ore però, è come se la città inglobasse anche noi, mostrandoci anche il suo lato più profondo e nascosto. La capitale nepalese è un connubio tra amore e odio, fascino e disprezzo. Un turbinio di emozioni contrastanti da far girare la testa.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci immergiamo nel fiume umano lungo il dedalo di stradine che attraversano la città vecchia, fino alla celebre <em>Durbar Square</em>. Il sisma del 2015 ha purtroppo causato notevoli danni e molti dei templi sono ancora ridotti in macerie. È domenica e la piazza gremita sembra essere il principale punto di ritrovo della comunità. Intere famiglie e gruppi di amici d’ogni età, chiaccherano, ridono, mangiano o semplicemente osservano la folla, dalle gradinate o dalla cima dei vari templi. <strong>Trovo affascinante e in netto contrasto con la nostra concezione di salvaguardia storica, questo loro modo di inglobare l’antico alla vita quotidiana. Si crea così una specie di continuità e di intima relazione tra passato e presente capace di dare nuova linfa alla staticità di un mondo ormai scomparso.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1315" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Durbar-Square-Kathmandu-scaled.jpg?resize=1170%2C1755&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1755" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Durbar-Square-Kathmandu-scaled.jpg?w=1707&amp;ssl=1 1707w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Durbar-Square-Kathmandu-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Durbar-Square-Kathmandu-scaled.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Durbar-Square-Kathmandu-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Durbar-Square-Kathmandu-scaled.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Durbar-Square-Kathmandu-scaled.jpg?resize=1365%2C2048&amp;ssl=1 1365w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Durbar-Square-Kathmandu-scaled.jpg?resize=520%2C780&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Durbar-Square-Kathmandu-scaled.jpg?resize=740%2C1110&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></strong></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tra i pochi palazzi rimasti miracolosamente in piedi vi è il <em>Kumari Bahal</em>, che merita di essere visitato per la bellezza del cortile interno caratterizzato da colonne e balconi in legno intarsiato. Questa è anche la residenza della <em>kumari</em>, una bambina considerata la reincarnazione della dea della città. Vive in uno stato di quasi segregazione fino all’arrivo della pubertà, quando, secondo la tradizione, con l’arrivo delle prime mestruazioni, tornerà a essere un comune essere umano. Si mostra raramente, di solito si affaccia al balcone al mattino per pochi istanti. È severamente proibito fotografarla, e bisogna inchinarsi al suo cospetto. A me tutta la situazione ha lasciato particolarmente perplesso, vista soprattutto la tenera età della bambina. Mi è difficile non guardare a tutto ciò con occhio critico, senza pensare ai diritti di chi subisce passivamente una situazione a dir poco particolare. È anche giusto cercare di non giudicare culture diverse mantenendo la mente più aperta possibile. Confesso però che, a me, la vista della <em>kumari</em> ha suscitato un velo di tristezza. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Continuiamo a esplorare i vicoli di Kathmandu. Piccoli stupa, altari, candele e offerte d’ogni genere rivolte alle divinità. Tutto questo si alterna continuamente alla frenesia della vita moderna, tra botteghe, mercati, automobili e cavi elettrici che, come una fitta ragnatela, si diramano sopra le nostre teste lungo le zone maggiormente urbanizzate.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Alloggiamo nel quartiere di <em>Thamel</em> considerata da sempre zona di backpakers e hippie. Qui sorgono anche alcuni tra i migliori ristoranti e hotel a disposizione. Le sue viuzze sono costituite da un’infinita serie di negozi che vanno dall’artigianato ai classici souvenir, fino ad arrivare all’attrezzatura da trekking.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La sera scoviamo un ristorantino tradizionale di cui diverremo totalmente dipendenti, sperimentando così le varie specialità locali. La cucina nepalese risente fortemente delle influenze newari e indiane, e a noi che amiamo le spezie e i cibi piccanti, è piaciuta tantissimo.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’indomani saliamo la lunga scalinata che conduce allo <em>Swayambhunath</em>, conosciuto anche come il <em>Tempio delle Scimmie</em> per via appunto delle numerose scimmie che popolano il sito. Giunti in cima alla collina ci troviamo immersi in un emozionante complesso religioso, tra ruote di preghiere, mantra, bandiere colorate accarezzate dal vento e sadhu, i celebri asceti nepalesi. Osservo a lungo i fedeli che girano in senso orario attorno allo stupa centrale facendo girare le ruote di preghiera. L’aria è impregnata dall’inebriante profumo di incenso. Attorno a noi riecheggiano parole tanto ammalianti quanto incomprensibili, a volte recitate ad alta voce, altre volte appena sussurrate. Affascinato e coinvolto dal senso di spiritualità, mi unisco a loro. Potrei restare qui anche tutto il giorno senza nemmeno accorgermi del tempo che scorre.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La zona circostante al tempio è ricca di localini e ristoranti caratteristici che, pur affacciandosi sulle trafficate vie urbane, nascondono all’interno cortili e giardini del tutto inaspettati. Sembra quasi di oltrepassare una porta magica, dove il frastuono e il caos non possono entrare. Dopo aver quindi rinfrancato lo spirito, soddisfiamo anche lo stomaco avvolti da pace e beatitudine.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1317" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Sadhu-scaled.jpg?resize=1170%2C1760&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1760" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Sadhu-scaled.jpg?w=1702&amp;ssl=1 1702w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Sadhu-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Sadhu-scaled.jpg?resize=681%2C1024&amp;ssl=1 681w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Sadhu-scaled.jpg?resize=768%2C1155&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Sadhu-scaled.jpg?resize=1021%2C1536&amp;ssl=1 1021w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Sadhu-scaled.jpg?resize=1362%2C2048&amp;ssl=1 1362w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Sadhu-scaled.jpg?resize=520%2C782&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Sadhu-scaled.jpg?resize=740%2C1113&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciata Katmandu, ci dirigiamo verso nord-ovest fino a <strong>Pokhara</strong>, un villaggio in netta contrapposizione con la capitale nepalese. La vita infatti, qui scorre lentamente. Numerosi chioschi dove rilassarsi sorseggiando una birra fresca, sono disposti in fila sulle rive del lago. Colorate e pittoresche imbarcazioni a remi, amache e sfondi montuosi altamente suggestivi, completano il quadro di una delle mete più hippie del <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/nepal/" target="_blank" rel="noopener">Nepal</a>.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4406" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?resize=2048%2C1366&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/17-Pokhara-NEPAL-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci svegliamo quando ancora l’oscurità avvolge ogni cosa, mentre l’aria fredda e pungente di montagna ha sostituito quella densa e afosa della città. Saliamo di quota fino al villaggio di <strong>Sarangkot</strong> per poter godere della vista dell’<em>Annapurna</em> e di un lungo tratto della catena himalayana al sorgere del sole. Lo spettacolo lascia senza fiato.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dedichiamo poi l’intera giornata al trekking, ma la fortuna questa volta non è dalla nostra parte. Il cielo molto nuvoloso ci impedisce di godere dei diversi punti panoramici lungo il cammino. Ciononostante il percorso si rivela piacevole e interessante, soprattutto quando si attraversano piccolissime comunità dislocate tra le montagne.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1323" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?resize=1170%2C778&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="778" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?resize=1024%2C681&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?resize=768%2C511&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?resize=1536%2C1021&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?resize=2048%2C1362&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?resize=520%2C346&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?resize=740%2C492&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Phokara-trekkin-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Altro stravolgimento di scenario e siamo al <strong>Chitwan National Park</strong>. Questa riserva naturale situata a pochissimi chilometri dal confine con l’India è considerata una delle migliori di tutta l’Asia. A contribuire a questo riconoscimento oltre al fascino selvaggio del parco, è sicuramente anche la quantità e varietà delle specie animali presenti. Qui è infatti possibile avvistare senza grandi difficoltà rinoceronti, ippopotami, cervi, scimmie, svariate tipologie di uccelli, coccodrilli, bisonti (gaur) e, se si è particolarmente fortunati anche elefanti, ghepardi, orsi e soprattutto la magnifica tigre del Bengala, animale simbolo del parco, sebbene gli avvistamenti siano assai sporadici.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1314" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Chitwan-National-Park-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Giungiamo al villaggio di <strong>Sauraha</strong> dopo pranzo, da qui si entra nella riserva. Ormai è tardi per addentrarci nel parco come vorremmo. Ne approfittiamo per conoscere e valutare le varie agenzie e i tipi di escursioni possibili. Dopo aver escluso a priori il giro a dorso di elefante che rappresenta un autentico maltrattamento nei confronti di questi animali, eliminiamo anche l’opzione a piedi, in quanto permette di conoscere una minima parte del parco. Optiamo così per il veicolo 4&#215;4.  </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Scopriamo che le classiche escursioni partono nel primo pomeriggio e durano circa 3-4 ore, ma i mezzi vengono riempiti il più possibile, compromettendo ovviamente il fascino dell’esperienza. Come di consueto scoviamo uno stratagemma geniale. Esistono anche le escursioni private che partono al mattino presto, durano tutto il giorno e permettono di godere del parco in totale solitudine. Ovviamente è molto più caro, ma mentre vaghiamo per le polverose strade di Sauraha incontriamo <strong>Lis </strong>e<strong> Geert</strong>, una coppia di olandesi carinissima. Anche loro cercano un modo per visitare il parco. Decidiamo così di dividere la spesa del tour privato e di goderci al meglio la giornata. Un’esperienza indimenticabile, resa tale non solo dalla quantità e varietà di animali incontrati, ma anche dalla bellezza prorompente dei paesaggi che caratterizzano questa giungla incontaminata. Quando al pomeriggio torniamo indietro e incrociamo i tradizionali gruppi ammassati sui sedili che sgomitano per fare una foto, ci accorgiamo di quanto la nostra idea sia stata decisamente azzeccata.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4524" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/18-E-tanti-altri...-foto-25-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Mi sveglio nel cuore della notte, disturbato da una luce intermittente. Dalle ampie vetrate della nostra abitazione affacciata sul fiume che delimita l’ingresso alla riserva, osservo il cielo notturno illuminato da una vera e propria pioggia di fulmini come non avevo mai visto in tutta la mia vita. Lo scenario è tanto magnifico quanto inquietante. Il vento soffia fortissimo e crea dei piccoli uragani ben visibili. Quanto siamo piccoli e insignificanti di fronte alla devastante forza della natura. Fortunatamente tutto si concluderà con danni al villaggio piuttosto lievi, almeno rispetto alle premesse iniziali.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Torniamo in direzione della capitale fermandoci a <strong>Patan</strong>, altra città medievale che proprio come Katmandu e Bhaktapur racchiude il cuore pulsante nella splendida <em>Durbar Square</em>. Impossibile non fare confronti tra le tre, contemporaneamente così simili e così diverse. La <em>Durbar Square</em> di Patan è forse la più pittoresca per il suo impatto visivo. Il fascino dei suoi templi poi è indiscutibile. Ciò che la rende unica però è la possibilità di visitare non solo gli splendidi cortili interni, ma anche il palazzo principale fino ai piani superiori. Le vie limitrofe alla piazza poi sono un susseguirsi continuo di negozietti e ristoranti molto interessanti.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1310" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Patan-Nepal-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">All’interno di uno dei cortili un gruppo di uomini mi chie di poter fare una foto insieme a me. Naturalmente acconsento pur non comprendendone il motivo. A turno tutta la comitiva desidera fotografarsi in mia compagnia. Eventi di questo genere ci erano già accaduti in <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/sud-est-asiatico-2015-insieme-a-myriam/" target="_blank" rel="noopener">Myanmar</a>, ma questa volta le persone sono interessate solo a me e non a <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener">Myriam</a>.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">È la volta di <strong>Bhaktapur</strong>. Probabilmente la meglio conservata e di certo quella dall’atmosfera più placida e rilassata. I suoi vicoli pullulano di artigiani tra stoffe, gioielli, oggetti in legno e vasellame esposto ad asciugare al sole. Personalmente è una delle città che ho amato di più durante questo viaggio. La sera quando la maggior parte dei turisti scompare, Bhaktapur sa offrire il suo volto più autentico e accogliente verso coloro che, come noi, trascorrono qui la notte. Passeggiamo tra le tipiche costruzioni dai mattoni rossi, templi, altari, statue, fontane. Ovunque si posi lo sguardo trova pura bellezza. Quando però cala l’oscurità e le strade si svuotano completamente, purtroppo si rivela necessario chiudersi nei propri alloggi. Il considerevole numero di cani randagi infatti si raggruppa in branchi divenendo pericolosi. Per delle persone come noi, estremamente sensibili nei confronti degli animali, vedere così tanti cani lasciati a sé stessi fa davvero male. Affronteremo questo argomento e molti altri inerenti alle piaghe che affliggono questo paese insieme ai proprietari della struttura dove passeremo la notte, il <em>Cafe Beyond &amp; Guesthouse</em>. Due persone davvero meravigliose, lui nepalese e lei coreana, che devolgono praticamente la totalità degli introiti di questa struttura a progetti di sostegno per l’infanzia in particolare in ambito scolastico. Grazie a loro, qui ci siamo sentiti davvero a casa.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1330" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-2-scaled.jpg?resize=1170%2C1755&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1755" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-2-scaled.jpg?w=1707&amp;ssl=1 1707w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-2-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-2-scaled.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-2-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-2-scaled.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-2-scaled.jpg?resize=1365%2C2048&amp;ssl=1 1365w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-2-scaled.jpg?resize=520%2C780&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Katmandu-Nepal-statua-2-scaled.jpg?resize=740%2C1110&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ritroviamo anche Lis e Geert, che non sapendo dove andare a dormire, sotto nostro consiglio si fermano nella nostra struttura. Un’occasione per poter stare insieme e conoscerci meglio.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Assaggiamo il celebre <em>juju dhau</em>, uno yogurt davvero squisito di produzione locale talmente buono da creare dipendenza.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Con i mezzi pubblici raggiungiamo facilmente il vicino villaggio di <strong>Sanga</strong>, dove sorge la <em>Kailashnath Mahadev</em>, una spettacolare statua di Shiva alta 43,5 metri. Naturalmente il sito è un luogo di culto induista e i gruppi di indiani arrivano numerosi.  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Come spesso accade durante le mie avventure, parlando con gli abitanti del luogo e con gli altri viaggiatori si scoprono sempre destinazioni affascinanti e inaspettate. <strong>Nagarkot</strong> è infatti un fuori programma, suggeritoci caldamente da un commerciante nepalese. Questo villaggio si erge lungo un crinale e offre una delle più ampie vedute possibili sull’Himalaya. Alloggeremo all’<em>Hotel Mystic</em> <em>Mountain</em> che si trova in una posizione straordinaria da un punto di vista paesaggistico. La fortuna non ci assisterà molto però, permettendoci di godere della meravigliosa vista per pochi momenti, data l’eccesiva presenza di nubi all’orizzonte.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rientriamo a <strong>Kathmandu</strong> e dedichiamo gli ultimi due giorni a ciò che avevamo tralasciato. Visitiamo il <em>Boudhanath</em>, uno dei centri religiosi più grandi di tutta l’<a href="https://www.vadovetiportailblog.com/category/asia/" target="_blank" rel="noopener">Asia</a> e punto di riferimento per il buddhismo tibetano. La moltitudine di visitatori, i negozi attorno allo stupa, la musica e il caos cittadino rendono di certo l’esperienza meno affascinante di quanto ci si potesse aspettare, ma la struttura colpisce davvero per le sue dimensioni. L’impatto visivo è forte, ma il profondo senso di spiritualità che avevamo percepito nel <em>Swayambhunath</em>, qui è decisamente assente. La sensazione è quella che i pellegrini si rechino allo <em>Swayambhunath</em> per pregare, mentre allo <em>Boudhanath</em> per farsi una foto ricordo.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1303" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="Nepal" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/01-Principale-Articolo-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’esperienza più toccante e introspettiva di tutto il viaggio sarà però <em>Pashupatinath</em>, il più importante tempio hindu del paese. Il complesso religioso sorge sulle sponde del fiume sacro Bagmati a cui i fedeli affidano le ceneri dei propri cari che vengono cremati nei ghat appositamente predisposti sulla riva. Il rituale è lo stesso che avviene nella più celebre Varanasi sulle sponde del Gange. L’intensità emotiva del luogo è palpabile. Non vogliamo in nessun modo essere irrispettosi e comportarci come molti turisti che si fanno largo tra i parenti dei defunti per scattare qualche foto da vicino. Così ci sediamo sulla riva opposta e osserviamo rapiti la coinvolgente cerimonia funebre. Vi sono atti e gesti ben precisi da compiere che lasciano senza fiato l’osservatore, in parte per la sacralità del momento, in parte perché si tratta di una cultura totalmente diversa e lontana dalla nostra. Il dolore però è una componente comune a tutti noi, al di là di razza, sesso o religione.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1322" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/03/Pashupatinath-Nepal-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Come già accaduto a Patan e in altre cittadine, le persone continuano a chiedermi di fare foto insieme. Finalmente riesco a ottenere qualche spiegazione in merito da due giovani ragazzi. Mi dicono che si tratta della mia barba. I nepalesi solitamente non la portano, o comunque non in questo modo. Le loro guance sono sempre rasate, ma le mode stanno cambiando e il mio taglio (assolutamente normale) è quello attualmente di tendenza.<br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><br />Il nostro viaggio giunge al termine. Mentre stiamo uscendo dal nostro albergo per recarci in aeroporto, il personale della reception ci ferma e ci mette al collo una pashmina come dono d’addio. Un’usanza del luogo, un piccolo gesto che però riempie i nostri cuori.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le emozioni però non sono ancora finite. Il nostro volo farà scalo a <strong>Doha</strong> in Qatar, e invece di attendere una decina di ore in aeroporto, abbiamo deciso di uscire a conoscere la città. Purtroppo però avremo la possibilità di trascorrere fuori solo la serata. La nostra sarà quindi appena una rapida occhiata. Onestamente quel poco che ho visto non mi ha entusiasmato. Tutto mi è apparso finto, irreale, quasi mi trovassi all’interno di un parco divertimenti. Ciononostante i grattacieli illuminati che fanno da sfondo alle imbarcazioni tradizionali, compongono un inconsueto e affascinante sposalizio tra passato e presente.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4525" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/Doha-Qatar-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Conclusione<br /></u></strong></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il Nepal si è rivelato in parte diverso da quelle che erano le mie aspettative.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">In termini positivi, ero a conoscenza della gentilezza del popolo nepalese, ma non me lo credevo potesse essere così tanto aperto e accogliente.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Temevo inoltre che avrei patito molto di più il caos delle zone urbane che spesso si rivela insopportabile nelle città asiatiche, ma così non è stato. Poco alla volta si entra quasi a far parte di un vortice che invece di disturbare diviene quasi consapevolezza di umanità.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Infine non ritenevo fosse possibile vivere un safari nella giungla in Nepal, un paese che nel mio immaginario era sinonimo solo di trekking e cime innevate.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">In termini negativi invece, non mi aspettavo un livello di inquinamento così alto. Fiumi che scorrono senza nemmeno poterne intravedere la superficie, tanta è la quantità di immondizia che vi galleggia.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il paese è poi afflitto da una serie di gravi problematiche sociali, economiche e culturali. Si va dalla suddivisione in caste al randagismo canino, dal marginale ruolo della donna all’analfabetismo.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Insomma, un viaggio in Nepal lascia un segno indelebile, sotto tutti i punti di vista, un segno che col tempo invita a fare ritorno per mille motivi e per contemporaneamente per nessuno.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4529" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/05/Noi-a-Pokhara-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><br /><strong><span style="font-size: 14pt;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a>o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. </span></strong></span><br /><br /><br /></p>
<p>&nbsp;</p>
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</span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">

</span></p>


<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/nepal-2019-insieme-a-myriam/">Nepal 2019 (insieme a Myriam)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
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		<title>Europa Centrale 2017 (insieme a Myriam e Isotta)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 19:35:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durata: 16 giorni  Paesi percorsi: Germania – Polonia – Slovacchia – Austria   Itinerario: Monaco di<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/europa-centrale-2017-insieme-a-myriam-e-isotta/">Continua a leggere</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Durata</u>: 16 giorni  <br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Paesi percorsi</u>: Germania – Polonia – Slovacchia – Austria   <br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Itinerario</u>: Monaco di Baviera – Norimberga – Dresda – Kromlauer Park – Breslavia – Danzica – Varsavia – Cracovia – Auschwitz – Bratislava – Graz   <br /><u><br />Periodo</u>: ottobre   </span></strong><br /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-527" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-9.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="Kromlauer Park - Germania - 2017" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-9.jpg?w=6000&amp;ssl=1 6000w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-9.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-9.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-9.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-9.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-9.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-9.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-9.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-9.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo una breve fuga alla scoperta delle bellezze nostrane tra Napoli, Sorrento e la Costiera Amalfitana, giunge il momento di sperimentare una nuova tipologia di viaggio. O meglio, il viaggiare in compagnia del nuovo membro della famiglia. Nel novembre del 2016 infatti abbiamo adottato <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a>, una meravigliosa cagnolona di 10 mesi che aveva assoluta urgenza di trovare una famiglia. Inutile dire che il suo arrivo ha stravolto completamente le nostre vite e le nostre abitudini, donandoci però un amore puro e incondizionato meritevole d’ogni genere di sacrificio. Nelle nostre ultime avventure statunitensi e marocchine, ovviamente avevamo dovuto lasciarla a casa con i nonni, ma questa volta vogliamo sperimentare un viaggio <em>on the road</em> insieme a lei. Fortunatamente <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> non soffre l’automobile, anzi, si siede dietro e osserva curiosa il mondo che scorre fuori dal finestrino. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Partiremo quindi direttamente da casa e dedicheremo la maggior parte delle nostre attenzioni alla <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/polonia/" target="_blank" rel="noopener"><u>Polonia</u></a>, un paese che troppo spesso non riceve le attenzioni che merita.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Naturalmente i nostri timori sono legati principalmente agli aspetti prettamente organizzativi di un viaggio con un cane di grosse dimensioni a seguito. Bisognerà anteporre sempre le sue esigenze. Trovare soluzioni adeguate per poter comunque visitare i musei e individuare le strutture alberghiere che accettano anche la nostra Isotta. In alcuni paesi infatti la faccenda è piuttosto semplice, in altri un po’ meno. </span><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima tappa <strong>Monaco di Baviera</strong> dove la sera, dopo un bel giro per la città, ci mischiamo ai tedeschi in una delle tante locande tradizionali, dove la birra scorre a fiumi. Devo ammettere però che Monaco non mi ha colpito particolarmente, né per la sua bellezza, né per la sua popolazione che appare piuttosto fredda e poco accogliente nei confronti degli stranieri. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo così fino a <strong>Norimberga</strong>. Caratterizzata da una pittoresca architettura medievale, regala affascinanti scorci tra statue d’arte moderna e bellissimi ponti di legno che attraversano il fiume <em>Pegnitz</em>. L’atmosfera è piacevole e anche <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> sembra apprezzare le ampie vie pedonali cittadine.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4498" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0112-scaled.jpg?resize=1170%2C1755&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1755" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0112-scaled.jpg?w=1707&amp;ssl=1 1707w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0112-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0112-scaled.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0112-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0112-scaled.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0112-scaled.jpg?resize=1365%2C2048&amp;ssl=1 1365w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0112-scaled.jpg?resize=520%2C780&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0112-scaled.jpg?resize=740%2C1110&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ultima destinazione in territorio tedesco è la barocca <strong>Dresda</strong>, che si rivela una vera sorpresa. Non ne avevo mai sentito parlare da un punto di vista turistico, e invece Dresda è talmente bella che anche da sola meriterebbe un viaggio sino a qui.  Un intenso fervore culturale sottolineato da numerosi musei, gallerie d’arte, teatri e persino da un piccolo quartiere dedicato a designer e artisti. Il luogo più spettacolare però rimane il gigantesco <em>Grande Giardino</em>, che davvero non ha nulla da invidiare ai più celebri parchi europei. Ovviamente <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> ne approfitta per scatenarsi un po’ facendo anche amicizia con gli altri cani che corrono liberi e felici lungo queste immense distese. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima di lasciare la Germania però c’è un luogo quasi sconosciuto, situato a soli 3 km di distanza dal confine polacco, che attendo di visitare da anni. Sto parlando del <strong>Kromlauer Park</strong> e del suo <em>Rakotzbr</em><em>ücke</em>, conosciuto anche come il <em>Ponte del Diavolo</em>. La giornata è soleggiata e l’autunno decora le foglie degli alberi incendiandone i colori e accogliendoci con un crepitante tappeto rossastro che ravviva lo sfondo. È mattina presto e non c’è anima viva oltre a noi. Giungiamo facilmente sulle rive del laghetto dove si erge il ponte da me tanto agognato. Sgancio Isotta dal guinzaglio e neanche il tempo di aprire bocca che sta già correndo verso l’acqua come se fosse scattato il via a una gara di velocità canina. Il fango sulla riva però è così denso che le sue zampe affondano all’improvviso bloccandone l’avanzata e la costringono a tornare indietro imbrattata fino alla pancia. Sporchissima, ma felice. Il <em>Ponte del Diavolo</em> è un meraviglioso ponte di pietra risalente al XIX sec, che indipendentemente dal punto di osservazione, riflettendosi sull’acqua crea sempre un incredibile cerchio perfetto. Proprio questa caratteristica ha suscitato l’immaginazione popolare creando leggende che hanno dato vita a questo soprannome.<br /><br /></span><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-526" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-1-b.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="Kromlauer Park - Germania - 2017" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-1-b.jpg?w=6000&amp;ssl=1 6000w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-1-b.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-1-b.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-1-b.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-1-b.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-1-b.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-1-b.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-1-b.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/06-Kromlauer-Park-1-b.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Varchiamo il confine polacco senza quasi nemmeno accorgercene e ci dirigiamo verso <strong>Breslavia</strong>. Pochi istanti bastano per renderci conto che tutto è cambiato. Le persone per strada ci fermano in continuazione per poter accarezzare <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> che, quando si tratta di coccole, non si tira mai indietro. Contrariamente poi a quanto mi aspettassi da un paese con una storia travagliata come la <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/polonia/" target="_blank" rel="noopener">Polonia</a>, tutti appaiono sorridenti, pronti al dialogo e straordinariamente gentili. Pur essendo il quarto centro urbano per dimensioni del paese, Breslavia offre la tipica atmosfera rilassata della provincia. Non mancano poi i raffinati palazzi color pastello che caratterizzano quasi tutti i centri storici delle città polacche. Degna di nota la sorprendente installazione artistica chiamata “<em>Passage</em>”, composta da sette pedoni che vengono inghiottiti dal marciapiede per poi riemergere dall’altro lato della strada. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Facciamo rotta verso i mari del nord fino a <strong>Danzica</strong>, probabilmente la città più romantica e affasciante di tutta la <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/polonia/" target="_blank" rel="noopener">Polonia</a>. Passeggiamo tra corsi d’acqua e pittoresche vie pedonali circondate dai tipici palazzi colorati. La quiete che pervade ogni cosa è rigenerante e riesce persino a farci dimenticare il freddo vento che soffia implacabile. La sera le temperature scendono drasticamente, ma noi rientriamo presto in hotel, in parte per la stanchezza, in parte perché i polacchi cenano prestissimo, basti pensare che i ristoranti chiudono alle 18:30.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-504" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/02-Danzica-11-e1515932123823.jpg?resize=1170%2C1755&#038;ssl=1" alt="Danzica - Polonia - 2017" width="1170" height="1755" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/02-Danzica-11-e1515932123823.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/02-Danzica-11-e1515932123823.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/02-Danzica-11-e1515932123823.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/02-Danzica-11-e1515932123823.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/02-Danzica-11-e1515932123823.jpg?resize=520%2C780&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/02-Danzica-11-e1515932123823.jpg?resize=740%2C1110&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Cominciamo a tornare indietro, scendendo fino a <strong>Varsavia</strong>. Osservando la capitale è incredibile pensare che appena a metà del secolo scorso la città non era altro che un cumulo di macerie. Varsavia è stata infatti completamente rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale. Oggi rappresenta il contrasto tra passato e futuro, da una parte il quartiere storico riedificato, dall’altra la parte moderna tra luccicanti grattacieli e locali alla moda. Nonostante l’incessante sviluppo, Varsavia vanta numerosi spazi verdi che rendono più piacevole il contesto urbano.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tappa seguente la meta più rappresentativa del paese in termini di cultura, punti di interesse e testimonianze storiche. A <strong>Cracovia</strong> infatti è davvero difficile annoiarsi.  Fortunatamente troviamo un appartamento dotato di garage, dato che i parcheggi sono pochi e molto costosi. Lasciamo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> a sonnecchiare sul divano e ne approfittiamo per visitare le sbalorditive <em>miniere di sale di Wieliczka</em>. Un vero labirinto composto da 300 km di gallerie distribuite su 9 livelli, il più profondo dei quali raggiunge i 327 m. Fortunatamente i cunicoli sono ampi e ben arieggiati in modo da non percepire mai una sensazione di claustrofobia. Si scende a piedi attraverso un’interminabile scala di legno che sembra non finire mai. Da lì inizia il tour rigorosamente guidato che percorre circa 2 km culminando nella splendida <em>Cappella di Santa Cunegonda</em>.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-514" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/04-Cracovia-2.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="Cracovia - Polonia - 2017" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/04-Cracovia-2.jpg?w=6000&amp;ssl=1 6000w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/04-Cracovia-2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/04-Cracovia-2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/04-Cracovia-2.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/04-Cracovia-2.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/04-Cracovia-2.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/04-Cracovia-2.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/04-Cracovia-2.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/04-Cracovia-2.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Questa chiesa sotterranea è stata interamente scavata nel sale, così come qualsiasi elemento presente al suo interno, dall’altare alle numerose statue che la ornano. Un luogo che lascia senza parole. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Visitiamo poi il <em>Museo d’Arte Contemporanea</em> e la <em>Fabbrica di Schindler</em> che merita per le ricostruzioni storiche e per l’impatto visivo di alcune stanze. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Con <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> poi ricorriamo in lungo e in largo la città, dal quartiere ebraico di <em>Kazimierz</em> alla maestosa piazza <em>Rynek G</em><em>łòwny</em> che diviene magica al calar del sole quando si accendono i palazzi circostanti e le candele poste a terra. Ovunque poi si incontrano istallazioni artistiche dense di significato disseminate lungo le strade cittadine. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non lontano da Cracovia sorge il tristemente noto campo di sterminio di <strong>Auschwitz</strong>. Per evitare il sovraffollamento che risulterebbe poco rispettoso, gli ingressi anche se gratuiti, vengono regolati drasticamente. I pochi biglietti disponibili online sono esauriti da giorni. Non ci resta quindi che presentarci al mattino presto prima dell’apertura e metterci in coda per primi. Troviamo così un hotel proprio di fronte al campo. La sera tardi, mentre <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Myriam</u></a> dorme già, porto fuori <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> e mi accorgo che in giro non c’è anima viva. È notte fonda e, avvolto da un assordante silenzio, mi ritrovo solo davanti ai cancelli di Auschwitz, mentre un brivido scende giù lungo la schiena. Non si tratta di paura, ma di dolore. Il preludio a ciò che vedremo con i nostri occhi il giorno seguente.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-530" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/05-Auschwitz-28.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="Auschwitz - Polonia - 2017" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/05-Auschwitz-28.jpg?w=6000&amp;ssl=1 6000w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/05-Auschwitz-28.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/05-Auschwitz-28.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/05-Auschwitz-28.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/05-Auschwitz-28.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/05-Auschwitz-28.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/05-Auschwitz-28.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/05-Auschwitz-28.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/05-Auschwitz-28.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ovviamente ai cani è vietato l’ingresso. Fortunatamente il personale dell’hotel è carinissimo e ci permette di lasciare <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> in stanza per qualche ora senza alcun problema. Visitiamo così sia Auschwitz che Birkenau, situati a soli 2,4 km di distanza l’uno dall’altro e ben collegati da una navetta gratuita. Il primo è senza dubbio più completo e istruttivo, il secondo però permette di comprendere fino in fondo le proporzioni in termini di dimensioni e di numeri dell’olocausto. Sarò onesto, la visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau è un’esperienza molto forte, che mette a dura prova le persone particolarmente sensibili come il sottoscritto. Per me è stata una vera sofferenza, un susseguirsi di rabbia, orrore e dolore che si alternano lasciando nella mente una sola domanda: “Perchè?”. Le lacrime offuscano la vista e alcune stanze lasciano impietriti e impotenti. Tra queste, la montagna di capelli delle vittime e il cumulo di scarpette da bambino. Un’esperienza dura, ma doverosa.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4499" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0686-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciata la <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/polonia/" target="_blank" rel="noopener">Polonia</a>, cogliamo l’occasione per conoscere <strong>Bratislava</strong>. La capitale slovacca è uno di quei luoghi da cui si fatica a ripartire. Il dedalo di stradine pedonali che compongono il quartiere storico rappresenta una gioia per gli occhi e per lo spirito. Tutto appare pulito e ordinato. La quiete viene interrotta solo la sera quando inizia la movida notturna. I giovani sono tanti, e le donne, che si tratti di semplici bambine o di signore anziane, stupiscono per la cura maniacale nell’aspetto e nel vestiario. Sempre impeccabili in qualsiasi situazione. Non a caso vengono considerate tra le donne più belle d’Europa.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4501" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0823-scaled.jpg?resize=1170%2C1755&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1755" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0823-scaled.jpg?w=1707&amp;ssl=1 1707w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0823-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0823-scaled.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0823-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0823-scaled.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0823-scaled.jpg?resize=1365%2C2048&amp;ssl=1 1365w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0823-scaled.jpg?resize=520%2C780&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/02/DSC_0823-scaled.jpg?resize=740%2C1110&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /> </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ultima sosta prima di rientrare a casa a <strong>Graz</strong>. Una piccola metropoli austriaca che nonostante tutto non intimorisce il visitatore, invitandolo a scoprire la città poco a poco. Ovunque si percepisce la spinta verso il futuro mischiata all’attenzione verso la cultura, l’arte e il design. Senza dubbio una tappa imperdibile per chi si trova nelle vicinanze.  </span><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Conclusione<br /></u></strong></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il primo viaggio all’estero in compagnia della nostra cagnolona è andato nel complesso meglio di quanto immaginassimo. <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> è stata bravissima, rivelandosi una viaggiatrice provetta. Sicuramente le difficoltà non sono mancate. Gli ostacoli maggiori li abbiamo affrontati in Germania, dove la presenza di un cane è stata vista come un grosso problema sia dagli albergatori che dalle persone in generale. Entrati in <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/polonia/" target="_blank" rel="noopener">Polonia</a> invece tutto è cambiato. <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> è stata sempre accolta con grande affetto, a volte anche troppo. Per strada ci fermavano continuamente e in diversi ristoranti i camerieri chiamano il personale della cucina per far loro conoscere la nostra pelosa. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><a href="https://www.vadovetiportailblog.com/isotta/" target="_blank" rel="noopener"><u>Isotta</u></a> poi non è ancora capace di passeggiare al guinzaglio senza tirare, condizione particolarmente fastidiosa quando si cammina tutto il giorno. La stanchezza accumulata con il passare dei giorni però, l’ha resa più mansueta.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-238" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/03-Varsavia-13.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="Polonia - Varsavia - 2017" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/03-Varsavia-13.jpg?w=6000&amp;ssl=1 6000w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/03-Varsavia-13.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/03-Varsavia-13.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/03-Varsavia-13.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/03-Varsavia-13.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/03-Varsavia-13.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/03-Varsavia-13.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/03-Varsavia-13.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/01/03-Varsavia-13.jpg?w=3510&amp;ssl=1 3510w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le destinazioni visitate, considerate per lo più poco convenzionali, si sono rivelate al contrario una vera scoperta. Abbiamo attraversato territori incontaminati e cittadine meravigliose. Conosciuto lo spirito generoso e accogliente di alcune popolazioni, e patito la follia umana nei campi di sterminio. Insomma un complesso insieme di emozioni che costituiscono il nucleo centrale di un vero viaggio.<br /><br /><br /><br /><strong><span style="font-size: 14pt;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a>o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. </span></strong><br /></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Marocco 2017 (insieme a Myriam)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 14:17:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[I viaggi di Mauri]]></category>
		<category><![CDATA[Marocco]]></category>
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		<category><![CDATA[diario di viaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[Zaino in spalla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durata: 9 giorni    Itinerario: Casablanca – Rabat – Chefchaouen – Fès – Marrakech<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/marocco-2017-insieme-a-myriam/">Continua a leggere</a></p>
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<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Durata</u>: 9 giorni   <br /><br /></span></strong><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Itinerario</u>: Casablanca – Rabat – Chefchaouen – Fès – Marrakech – Casablanca   </span></strong><br /><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Periodo</u>: marzo   </span></strong><br /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4341" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-867-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante i nostri continui e lunghi viaggi, l’Africa rimane ancora un continente a noi quasi sconosciuto. L’unico assaggio risale infatti a molti anni fa quando avevamo soggiornato a Ilha do Sal (Capo Verde). L’idea quindi di esplorare nuove realtà e una cultura così diversa dalla nostra suscita in noi grande entusiasmo. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il Marocco è forse uno dei migliori punti d’accesso e di approccio al continente africano. Un paese aperto al mondo esterno, ma con radici ben ancorate alle proprie tradizioni. Sfortunatamente i giorni a disposizione sono pochi, specialmente se consideriamo la quantità di attività e di meraviglie disseminate lungo tutto il territorio. Oltre al celebre deserto del Sahara e ai caratteristici affollati mercati infatti, il Marocco cela paesaggi del tutto inaspettati. Pochi conoscono le sue alte montagne, i villaggi di pescatori e le spiagge tanto amate dai surfisti. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il Marocco è estremamente affasciante, ma è anche un paese ricco di contraddizioni. Un luogo dove la gente si prende letteralmente a pugni per strada per poi abbracciarsi e baciarsi come fossero migliori amici. Dove il primo tassista non vuole farsi pagare la corsa in omaggio al figlio che vive in Italia, e il secondo tassista tenta invece di fregarti in tutti i modi. Dove la straordinaria ospitalità radicata nella cultura marocchina, si alterna alle insistenti attenzioni dei procacciatori d’affari. Si crea così un’atmosfera che abbraccia il visitatore con il suo calore e la sua umanità, e che contemporaneamente, si rivela frastornante e disorientante.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Viaggiare attraverso il Marocco è fondamentalmente un’esperienza sensoriale.</strong> Quando i ricordi riaffiorano nella mia mente, riesco quasi a sentire in bocca il dolce sapore del tè alla menta. I profumi delle piramidi di spezie che colorano le bancarelle dei <em>souk</em>. Il trambusto umano tra quel labirintico dedalo di stradine che compongono la <em>Medina</em>. La profonda quiete dei <em>riad</em>, oasi di pace nascoste e custodite gelosamente. Il possente richiamo del <em>muezzin</em> che dalla cima del minareto rompe il silenzio della notte e, inaspettatamente, invece di infastidire diviene un compagno fedele, una carezza per l’anima. Insomma un insieme di odori, suoni e colori che si fondono e sovrastano i sensi.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4336" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-266-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Atterrati a Casablanca decidiamo di non fermarci e di visitare la città al nostro ritorno. Ancor prima di lasciare l’aeroporto assistiamo a una scena che ci lascia un tantino basiti. All’interno di un noleggio auto due uomini che discutono animatamente perdono la testa e iniziano a picchiarsi. Volano sedie, calci, pugni, tra l’indifferenza generale dei passanti. Mi trovo davvero in difficoltà perché non capisco se sia il caso di intervenire o di avvisare qualcuno. La scontro si conclude in fretta lasciando evidenti ferite e vestiti lacerati in colui che ha avuto la peggio. Tutto riprende come se nulla fosse accaduto. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Troviamo facilmente un autobus per Rabat. Nonostante le brevi distanze ci accorgiamo subito che gli spostamenti con i mezzi pubblici in questo paese sono molto simili a quelli dell’America Latina. Tutto avviene con grande calma. L’autista attende senza alcuna fretta che la maggior parte dei posti siano occupati. Poi una volta partito inizia un tortuoso percorso simile a quello di uno scuola bus. E come se non bastasse dopo nemmeno un’ora fa anche una lunga pausa. Situazioni alle quali siamo ben abituati e che non ci infastidiscono minimante, al contrario, suscitano in noi un sorriso. Molto meno divertente è invece la seconda rissa a cui assistiamo al nostro primo giorno in suolo marocchino. Al momento di favorire il biglietto infatti, un signore seduto proprio dietro di me, ingaggia un’accesa discussione con il controllore. Il passeggero sostiene di aver pagato la cifra corretta per giungere a destinazione, mentre il controllore afferma che debba pagare di più. Mi offro di pagare la differenza, ma niente da fare, un ragazzo mi spiega che si tratta di una questione di principio. In pochi istanti la situazione degenera, e dalle grida si passa alle mani. I due scendono dal mezzo fermo a bordo strada, e iniziano a menarsi. Noi siamo in parte sconvolti, in parte seccati da questo inutile contrattempo. Gli altri passeggeri sembrano essere abituati a scene come queste e vivono la situazione con estrema rassegnazione. Dopo più di un’ora arriva anche la polizia che invece di portarseli via entrambi si getta nell’accesa discussione. Il tutto si conclude con i due protagonisti che si abbracciano, si baciano e risalgono felici e sorridenti nel bus. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Giunti a <strong>Rabat</strong>, un po’ sconvolti per l’accaduto, facciamo subito la conoscenza della straordinaria accoglienza del popolo marocchino che caratterizzerà tutto il viaggio. Il nostro <em>riad</em> infatti, ci attende con tè alla menta, dolcetti tipici e tutta una serie di attenzioni che rinfrancano lo spirito. Questi alloggi rappresentano senza dubbio il miglior modo di immergersi nella cultura locale. Si tratta delle tradizionali abitazioni marocchine. Un insieme di stanze quasi sempre a due piani sviluppate attorno a un cortile interno. Dai più umili ai più lussuosi, tutti conservano un fascino indiscusso che alimenta la magia di questo paese. Quasi tutti i riad poi sono dotati di una terrazza sul tetto che offre pittoreschi scorci della città e seducenti visioni del cielo stellato. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima di uscire in esplorazione, saliamo quindi sulla terrazza ad ammirare il repentino variare della luce al tramonto. All’improvviso una potente voce si diffonde nell’aria sovrastando il brusio delle vie di Rabat. È il richiamo del muezzin che esorta i fedeli alla preghiera. Questo evento avviene ben 5 volte al giorno. Le parole per noi incomprensibili che si propagano dalla cima del <em>minareto</em> (torre della moschea) simili a un canto o a una preghiera, smuovono qualcosa dentro. Non serve essere devoti ad Allah per percepirne la solennità e la profonda spiritualità.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per cena entriamo subito a contatto con la comunità locale, fermandoci in un affollato caffè-ristorante all’interno del quale siamo di certo gli unici stranieri presenti. Quando viaggiamo cerchiamo sempre di evitare i ristoranti turistici, prediligendo esperienze più autentiche e stimolanti. Attorno a noi le donne sono pochissime. Tutti fumano e sorseggiano tè alla menta, osservando il continuo via vai della strada.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proviamo subito la <em>tajine</em> un tipico piatto della cucina berbera, in versione vegetariana. Un piccolo assaggio della squisita cucina marocchina che ci accompagnerà per tutto il nostro soggiorno. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rabat non sembra affatto una capitale. Le strade appaiono pulite, curate e poco trafficate. Situata lungo la costa proprio di fronte all’oceano è ricca di spazi aperti e angoli nascosti dove rifugiarsi se si desidera una pausa dal contesto urbano. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Percorriamo le strade di una <em>medina</em> meno affascinante rispetto a quelle che ci attendono a Fès o a Marrakech, ma sicuramente più tranquilla, dove i venditori non si dimostrano per niente insistenti. Passeggiamo lungo la costa, prima di immergerci tra i pittoreschi vicoli della <em>Kasbah les Oudaias</em>, un quartiere fortificato posto su uno sperone roccioso, caratterizzato dalle pareti dipinte di bianco e azzurro.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo con i <em>Giardini Andalusi</em>, <em>Le Tour Hassan</em> e il <em>Mausoleo di Mohammed V</em>, per poi allontanarci dal centro città visitando il suggestivo sito archeologico di <em>Chellah</em>. Dapprima insediamento fenicio, poi importante città romana e infine necropoli della dinastia dei Merinidi. Oggi ad aver preso possesso del complesso è una stupefacente colonia di cicogne. Questi meravigliosi animali hanno fatto di Chellah la loro casa, costruendo decide e decine di enormi nidi in cima ad ex minareti e ad alte mura in rovina, dalla cui sommità osservano incuranti i visitatori.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4337" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-276-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci spostiamo a nord verso le montagne, per conoscere uno di quei luoghi che non si dimenticano. <strong>Chefchaouen</strong>, conosciuta anche come la “perla blu”, è una destinazione più unica che rara. Per secoli proibita agli stranieri, in quanto ritenuta città sacra. Oggi, nonostante il considerevole afflusso turistico, è riuscita a preservare l’autenticità e la semplicità di un tempo. Girovagare per le strette vie della medina è un viaggio nel viaggio. I visitatori giungono fino a qui ammaliati dall’azzurro intenso delle case che pervade ogni cosa e dall’atmosfera rilassata e bohemien che si respira. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proprio come già accaduto a Rabat, anche qui il nostro bellissimo riad ci riserba attenzioni che scaldano il cuore. Scopriremo presto che questa è proprio la consuetudine in questa tipologia di alloggi. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Chefchaouen è anche la città dei gatti. Sono dappertutto! Mi spiegano che sono di tutti e di nessuno, nel senso che non hanno un padrone, ma tutti se ne prendono cura. Sembra quasi che il gatto sia un animale apprezzato in Marocco, non so se per questioni pratiche (caccia ai topi) o per ragioni culturali o religiose. Sfortunatamente questo non avviene anche nei confronti dei cani che al contrario sono spesso cacciati in malo modo.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4395" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/06-Chefchaouen-MAROCCO-scaled.jpg?resize=1170%2C1747&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/06-Chefchaouen-MAROCCO-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/06-Chefchaouen-MAROCCO-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/06-Chefchaouen-MAROCCO-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/06-Chefchaouen-MAROCCO-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/06-Chefchaouen-MAROCCO-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/06-Chefchaouen-MAROCCO-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/06-Chefchaouen-MAROCCO-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/06-Chefchaouen-MAROCCO-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo il nostro itinerario alla volta di <strong>Fès</strong>. Giunti a destinazione ancora a bordo dell’autobus, un episodio del tutto banale, mi induce però a riflettere. Al momento di scendere tutti sembrano avere fretta. Tutti tranne le donne che se ne stanno ferme in piedi aspettando che passino gli altri. A me è stato insegnato che donne, bambini ed anziani hanno la precedenza. Così in piedi nel corridoio blocco il flusso di persone e cedo il passo ad una giovane ragazza. Indossa lo <em>hijab</em> (velo) e un abito tradizionale color porpora che però sembra essere una versione moderna della classica tunica. Questo infatti aderisce completamente al corpo sottolineandone le forme invece di nasconderle come di consueto. La ragazza appare stupita dal mio gesto, e con un gran sorriso mi ringrazia rivolgendosi a me in inglese. Il suo tono e gli sguardi degli altri passeggeri sembrano redarguirmi. Come se avessi infranto una loro tradizione. Non voglio fare nessun tipo di polemica. Sono fortemente convinto che ciò che a noi può sembrare strano o ingiusto, faccia parte di usi e costumi che costituiscono la cultura di un popolo. Senza alcun dubbio alcune nostre usanze risulteranno incomprensibili ai loro occhi. Non posso però non confessare di essermi interrogato molto sulla condizione femminile in questo paese e più generalmente nel mondo musulmano. Il Marocco in verità è un paese molto tollerante. La maggior parte delle donne indossano solo lo <em>hijab</em>, sebbene per le strade si vedano anche donne con lo <em>niqab</em> (velo nero che lascia scoperti solo gli occhi) o il <em>burqa</em> (velo azzurro che copre tutto completamente). Non voglio affermare che sia giusto o sbagliato. Fa parte di una cultura diversa dalla mia. Mi piacerebbe solo capire se queste donne siano fiere di indossare questi abiti o se venga loro imposto di farlo. Le osservo e mi chiedo cosa provino davvero. Se tali vesti nascondano solo i loro corpi o anche le loro anime.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4340" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-764-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Fès, è senza alcun dubbio una delle città più rappresentative e autentiche di tutto il Marocco. L’antica medina infatti sembra quasi non accorgersi della presenza turistica proseguendo incurante le sue attività. La sensazione è che qui tutto sia rimasto uguale nonostante il trascorrere dei secoli. A primo impatto questo affollato labirinto può sopraffare i sensi. Ben presto però ci si accorge che non c’è proprio nulla da temere. Gli angusti vicoli sbucano di tanto in tanto in graziose piazze e il caotico via vai umano interessa solo le zone più centrali dedite al commercio di tutti i giorni. Ovunque c’è sempre un volto sorridente pronto a darti una mano in caso di necessità. Perdersi in questo intreccio di stradine non solo è più che normale, ma rappresenta forse il modo migliore di esplorare la medina. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I bazar e le bancarelle che offrono ogni genere di mercanzia si alternano alle botteghe artigianali. Chi martella il rame, chi incide i giganteschi piatti metallici, chi ancora decora le tipiche lampade. Si possono trascorrere ore senza rischiare mai di annoiarsi. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Saliamo sul tetto di uno dei tanti negozi di pellame che si affacciano sulle colorate vasche delle concerie. L’odore è nauseabondo, ma la scena è di straordinario impatto visivo. Sebbene ovviamente si tratti di un’esperienza estremamente turistica, permette di osservare qualcosa di reale, di autentico, senza intralciare o infastidire il duro lavoro di questi uomini.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4339" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-554-scaled.jpg?resize=1170%2C1747&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-554-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-554-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-554-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-554-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-554-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-554-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-554-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-554-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La nostra esplorazione continua tra la visita di musei, mederse (scuole coraniche), riad e antichi palazzi. Soffitti in legno scolpiti, pavimenti a mosaico, fontane al centro di cortili, colonne incise dalla sinuosa calligrafia araba, ogni cosa, ogni dettaglio è votato alla ricerca della bellezza.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciamo un po’ a malincuore Fès, ma emozionati di conoscere la celebre <strong>Marrakech</strong>. L’impatto iniziale non è dei migliori. I racconti sui venditori eccessivamente insistenti e sui bambini che ti seguono instancabili per avere una moneta purtroppo sono veri. La città è sicuramente invasa dal turismo e proprio questo ha fatto sì che la popolazione si abituasse alla presenza straniera con tutti i suoi pro e contro. Marrakech offre infatti tutto ciò che un visitatore possa desiderare e incarna probabilmente ogni stereotipo occidentale rispetto al mondo arabo. Appare così meno tradizionale rispetto a Fès, ma più cosmopolita e per assurdo forse la meta più bella tra tutte dal punto di vista prettamente estetico.<br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Marrakech non è una città che si può semplicemente osservare dall’esterno senza immergersi completamente in essa con il giusto atteggiamento. Il trambusto della folla che culmina nella gigantesca e sbalorditiva piazza <em>Jemma el-Fna</em> si alterna agli anziani assopiti sulle porte delle loro abitazioni. Il vivace e colorato souk al benessere degli <em>hammam</em>. Le sofisticate gallerie d’arte all’intramontabile fascino delle moschee, dei riad e dei curatissimi giardini. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Decidiamo così di provare e vedere tutto senza mai tirarci indietro. Visitiamo la <em>Moschea Kotoubia</em>, il <em>Palazzo El Bahia</em>, la <em>Medersa di Ali ben Youssef</em>, la <em>Maison de la Photographie</em>, le <em>Tombe dei Saaditi</em> e il <em>Jardin Majorelle</em>. Tutti luoghi che lasciano senza fiato per fascino e magnificenza. La sera poi dalla cima di una terrazza che si affaccia su piazza<em> Jemma el-Fna</em>, osserviamo incantati cantastorie, musicisti e artisti di strada, sorseggiando il tipico tè alla menta marocchino.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4342" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?resize=1024%2C686&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto-1036ccopia-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Marrakech è celebre anche per la sua straordinaria tradizione culinaria. In effetti si mangia talmente bene che vale la pena venire fino a qui anche solo per questo motivo. Da non perdere il cous cous, tipico piatto marocchino, che andrebbe mangiato però solo di venerdì. Questo perché tradizionalmente sia i privati che i ristoranti lo cucinano appunto il venerdì e ne preparano così tanto da farlo bastare per l’intera settimana. Ovviamente però il sapore cambia col passare dei giorni.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Giunge l’ora di tornare a <strong>Casablanca</strong>, la nostra ultima destinazione prima di fare rientro in Italia. Come la maggior parte delle metropoli anche qui le contraddizioni tra fasto e povertà assoluta sono piuttosto evidenti. La città non ha niente a che vedere con il fascino esotico delle altre tappe di questo viaggio. In tutta onestà non posso affermare che mi sia piaciuta. Vale però assolutamente la pena di conoscere la possente <em>Moschea di Hassan II</em>, situata proprio di fronte all’oceano, che possiede il minareto più alto al mondo. Un vero e proprio vanto e simbolo del mondo islamico. La visita è strettamente guidata e consentita anche alle donne. Le dimensioni sono davvero impressionanti, basti pensare che la struttura può accogliere 25.000 mila fedeli al suo interno e altri 80.000 tra cortili e piazze adiacenti.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4343" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/Foto-1119-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La sera tornando in albergo ci imbattiamo in una giovane ragazza a terra in un giaciglio di fortuna. Stringe al petto un neonato, tentando di proteggerlo dal freddo pungente della notte. Non indossa nemmeno una giacca adatta alla stagione. Le lasciamo qualche soldo, ma una volta sdraiati nel nostro caldo letto non riesco a chiudere occhio. Decidiamo così nel cuore della notte di uscire e di portarle da mangiare e il giubbotto imbottito di Myriam. Purtroppo capita spesso nei nostri viaggi di incontrare persone in grave difficoltà economiche e sfortunatamente è impossibile aiutare tutti. Non so per qualche motivo questa ragazza con il suo bambino mi abbia così profondamente sconvolto. Forse per la totale indifferenza dei passanti o forse perché al posto suo poteva esserci chiunque di noi. </span><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Conclusione<br /></u></strong></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Innamorarsi del Marocco è davvero facile, così come lo è anche il rischio di esserne travolti. <strong>Per conoscere davvero questo paese e la sua accogliente popolazione è necessario sposarne la lentezza, la calma, la pace interiore. Le città brulicano di vita e se affrontate nel modo sbagliato possono rivelarsi estenuanti. È come l’impeto di un fiume, se ci si oppone, lo sforzo diviene arduo e le possibilità di trionfo minime. Se al contrario si abbandona ogni genere di resistenza, lasciandosi trasportare dalla corrente, allora tutto cambia. </strong></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ciò che più colpisce però sono gli sguardi. Quegli occhi carichi di parole non dette, di attimi rubati. Un insieme di timore e curiosità nascosto a volte sotto a un velo, altre volte dietro a un sorriso, altre ancora sotto un piccolo inchino. Confesso di essermi follemente innamorato degli occhi del popolo marocchino. Che si tratti di un anziano, di una giovane donna o di un bambino, tutti possiedono una tale intensità capace di suscitare profonde emozioni.<br /><br /><br /><br /><strong><span style="font-size: 14pt;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a>o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. </span></strong></span></p>
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		<title>Stati Uniti 2016 – Route 66 + Parchi Nazionali (insieme a Myriam)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 17:19:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I viaggi di Mauri]]></category>
		<category><![CDATA[Nord America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durata: 1 mese  Itinerario: Chicago – Tucumcari – Santa Fe – Mesa Verde National<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/stati-uniti-2016-route-66-parchi-nazionali-insieme-a-myriam/">Continua a leggere</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Durata</u>: 1 mese <br /><br /></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Itinerario</u>: Chicago – Tucumcari – Santa Fe – Mesa Verde National Park – Goosenecks State Park – Monument Valley – Horseshoe Bend – Antelope Canyon – Sedona – Grand Canyon – Zion National Park – Yellowstone National Park – Portland – Astoria – Redwood National Park – Yosemite National Park – Sequoia National Park – Half Moon Bay – Sausalito – San Francisco<br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Periodo</u>: agosto</span></strong><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sono trascorsi diversi anni dal nostro primo viaggio negli USA (<a href="https://www.vadovetiportailblog.com/stati-uniti-east-coast-2009-insieme-a-myriam-e-flavio/" target="_blank" rel="noopener"><u>Stati Uniti &#8211; East Coast 2009 insieme a Myriam e Flavio</u></a>). Nonostante non fosse in cima alla nostra lista dei paesi da visitare, poter attraversare “on the road” i territori a stelle e strisce si era rivelata un’esperienza esaltante. Di certo, il modo migliore per conoscere e apprezzare questo immenso paese. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Come proseguire la nostra esplorazione si rivela una scelta piuttosto semplice. Solitamente prediligiamo la natura rispetto alle grandi città e in materia di parchi nazionali gli Stati Uniti regalano panorami tra i più spettacolari al mondo. Ovviamente dovendo spostarsi tra i vari National Park avremo bisogno di un mezzo tutto nostro. Perché quindi non approfittare per compiere almeno in parte la leggendaria Route 66? Nel frattempo poi, il nostro amico <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/flavio/" target="_blank" rel="noopener"><u>Flavio</u></a> si è trasferito per motivi di lavoro nella costa ovest, precisamente a Portland.  </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ricapitolando quindi, Parchi Nazionali + Route 66 + Costa Ovest. Non ci resta che allacciare le cinture e dare il via a una nuova prorompente avventura.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3334" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-2-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Voliamo direttamente su <strong>Chicago</strong>, una metropoli spesso paragonata a New York per i tanti grattacieli che si stagliano all’orizzonte. Nonostante le dimensioni però possiede uno spirito più intimo e personale. Gli enormi spazi infatti garantiscono respiro e permettono di isolarsi dalla folla in qualsiasi momento. Confesso di essermi letteralmente innamorato di Chicago, grazie a quello spirito culturale che sembra inglobare ogni cosa e mischiarsi alla vivace vita mondana. Spazi verdi, spiagge in riva al lago, stimolanti musei, elementi di interesse architettonico, ristoranti e locali per tutti i gusti. Una città che sembra invitare a rallentare nonostante corra senza tregua.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Agli appassionati di cinema come me poi, sembrerà di essere finiti all’interno di uno dei tanti film e telefilm qui ambientati. Impossibile infatti non pensare alla Gotham City di Nolan. Imponenti scure strutture d’acciaio sovrastano le strade sostenendo la metropolitana sospesa che si destreggia tra i moderni palazzi di vetro. Vi scoprirete a passeggiare con il naso all’insù in attesa che da qualche tetro vicolo possa spuntare la sagoma di Batman.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Capitiamo a Chicago proprio durante il <em>Lollapalooza</em>, un festival musicale che vede esibirsi artisti di fama mondiale e richiama migliaia di persone. Sfortunatamente i biglietti sono tutti sold-out, ma il clima di festa che invade le strade è contagioso.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3329" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/01-Chicago-2-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ritiriamo la nostra macchina a noleggio e diamo ufficialmente inizio al nostro viaggio “<em>on the road</em>”! La madre di tutte le strade americane, così viene definita la mitica <strong>Route 66</strong>. Quasi 4000 km che collegano Chicago a Los Angeles, in un vero e proprio viaggio indietro nel tempo. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Contrariamente a quanto si pensi la Route 66 non è una sola e unica strada continua, o almeno non lo è sempre. Alcuni tratti sono rimasti quelli storici mentre altri sono stati sormontati da altre carreggiate. Fortunatamente i caratteristici cartelli stradali indicano abbastanza bene la via da seguire.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ciò che si espande davanti ai nostri occhi è <strong>un inno di libertà e un inebriante profumo di avventura</strong>. Trascorreremo diversi giorni macinando chilometri, ma non sarà assolutamente un peso. Tutt’altro. L’asfalto scorre incessante sotto di noi, tra diner dall’atmosfera retrò, storiche pompe di benzina ormai dismesse, auto d’epoca abbandonate e motel dalle colorate insegne al neon. Tutto molto affascinante, sebbene debba ammettere che con il passare del tempo appaia un tantino ripetitivo, e la sorpresa iniziale perde di intensità e interesse. L’aspetto più stimolante del nostro “andare” però, non è dato da questi pittoreschi e folcloristici elementi, bensì dagli incontri lungo il cammino. Tatuati centauri coperti di pelle e borchie, squattrinati autostoppisti a bordo strada, stravaganti eccelsi artigiani e rassicuranti cameriere vestite in stile anni ’60, alimentano le più classiche delle fantasie del sogno americano.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3315" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/02-Route-66-4-scaled.jpg?resize=1170%2C1747&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/02-Route-66-4-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/02-Route-66-4-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/02-Route-66-4-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/02-Route-66-4-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/02-Route-66-4-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/02-Route-66-4-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/02-Route-66-4-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/02-Route-66-4-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci lasciamo alle spalle l’<em>Illinois</em>, il <em>Missouri</em>, l’<em>Oklahoma</em>, il <em>Texas</em> e il <em>Nuovo Messico</em>. Giunti alla bellissima <strong>Santa Fe</strong> infatti, dopo aver compiuto più di metà percorso della Route 66, soddisfatti e desiderosi di nuovi stimoli, viriamo verso nord in direzione dei tanti parchi nazionali che ci attendono.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il primo è quello di <strong>Mesa Verde</strong>, un paesaggio insolito che alterna desertici canyon a lussureggianti vallate. Questo parco viene raramente incluso nei classici circuiti turistici, sebbene da un punto di vista archeologico rappresenti uno dei siti più importanti di tutto il Nord America. All’interno di enormi nicchie rocciose sono infatti ancora oggi straordinariamente conservati veri e propri villaggi rupestri attribuiti ai nativi &#8220;pueblo&#8221;. Attorno a questo antico popolo aleggia una coltre di mistero. Studi e ricerche proseguono, ma sino ad oggi non molto è stato scoperto.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3316" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/03-Mesa-verde-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo fino al <strong>Goosenecks State Park</strong>. Una vista a dir poco spettacolare da un’altezza di circa 300 m sul letto del fiume <em>San Juan</em> che nel corso di milioni di anni ha letteralmente scavato la roccia creando tortuosi meandri davvero impressionanti. Il parco si trova in pieno deserto, motivo per cui è poco frequentato. Fattore che rende la visita ancor più suggestiva.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3330" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/04-Goose-1-scaled.jpg?resize=1170%2C433&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="433" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/04-Goose-1-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/04-Goose-1-scaled.jpg?resize=300%2C111&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/04-Goose-1-scaled.jpg?resize=1024%2C379&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/04-Goose-1-scaled.jpg?resize=768%2C284&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/04-Goose-1-scaled.jpg?resize=1536%2C568&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/04-Goose-1-scaled.jpg?resize=2048%2C757&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/04-Goose-1-scaled.jpg?resize=520%2C192&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/04-Goose-1-scaled.jpg?resize=740%2C274&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/04-Goose-1-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Più ci addentriamo in questi territori e più le temperature aumentano. Una ritta lingua di cemento si perde all’orizzonte circondata da infinite distese di terra rossa e sporadici bassi cespugli, unici abitanti di una natura tanto affascinante quanto inospitale. Da queste parti è possibile guidare anche per ore senza incontrare anima viva. Il calore inganna la vista distorcendo le immagini attorno a noi. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci alziamo all’alba nel tentativo di godere delle ore più clementi del giorno. In lontananza, ci appaiono simili a un miraggio, le celebri guglie rocciose della leggendaria <strong>Monument Valley</strong>. Un vero tuffo nel Far West! Tutta la valle è gestita dalla comunità Navajo che ancora oggi abita questo territorio. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il paesaggio è davvero impressionante. Ci addentriamo con la nostra automobile dentro la valle seguendo il percorso creato appositamente dai nativi americani. Naturalmente però i momenti più emozionanti sono quelli in cui si abbandona il proprio mezzo per arrampicarsi su qualche altura. Potremmo stare seduti tra queste rocce per giorni senza mai distogliere lo sguardo da questo panorama.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3317" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-3-scaled.jpg?resize=1170%2C1560&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1560" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-3-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-3-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-3-scaled.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-3-scaled.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-3-scaled.jpg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-3-scaled.jpg?resize=520%2C693&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-3-scaled.jpg?resize=740%2C987&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Riprendiamo a viaggiare verso ovest fino all’<strong>Horseshoe Bend</strong>, un meandro del fiume <em>Colorado</em>, in parte simile al Goosenecks, ma dai colori più contrastanti. Non credo di esagerare affermando che si tratta di una delle cose più belle che abbia mia visto in vita mia. Lasciata l’auto, si cammina per soli 700 m lungo un percorso in parte in salita e privo di ombra. La distanza sembra breve, ma obbiettivamente il sole batte talmente forte da rendere spesso necessario l’intervento del personale medico situato nei pressi del parcheggio. Giunti sul ciglio del baratro, un brivido mi attraversa tutta la schiena. La vista lascia letteralmente senza fiato. Non vi sono protezioni di nessun genere, e visto il notevole numero di visitatori qualche timore sorge. La bellezza però è talmente tanta da offuscare qualsiasi altro pensiero.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3318" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-4-scaled.jpg?resize=1170%2C611&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="611" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-4-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-4-scaled.jpg?resize=300%2C157&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-4-scaled.jpg?resize=1024%2C535&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-4-scaled.jpg?resize=768%2C401&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-4-scaled.jpg?resize=1536%2C802&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-4-scaled.jpg?resize=2048%2C1069&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-4-scaled.jpg?resize=520%2C271&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-4-scaled.jpg?resize=740%2C386&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/05-4-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non ci è concesso un attimo di tregua. Si passa da una meraviglia all’altra. Nelle vicinanze infatti sorge l’<strong>Altelope Canyon</strong>. Anche qui ci troviamo in territorio Navajo, e sono proprio loro a gestire le visite guidate. Per motivi di sicurezza non è permesso accedere da soli. Il canyon sotterraneo infatti è soggetto a improvvisi allagamenti anche se nei dintorni non sta piovendo. Anni fa morirono numerosi turisti nel sottosuolo, così si rese necessario regolamentare gli accessi. L’Antelope si divide in <em>Upper</em> e <em>Lower</em>, due formazioni separate che la strada suddivide idealmente. Il primo è piuttosto corto, appena 270 m, mentre il secondo supera i 4 km. Decidiamo di scendere nelle viscere della terra del Lower. Una stretta e lunga scala di ferro ci conduce sempre più giù fino a quando la temperatura diminuisce e la roccia rossa sembra prendere vita avvolgendoci teneramente. Il sole filtra attraverso le fessure sopra di noi creando spettacolari fasci di luce che alterano la percezione dei colori. Avanziamo lentamente nel canyon attraverso stretti canali simili più a opere d’arte che a tortuosi canali formati dall’acqua e dal vento nel corso di millenni. Una meraviglia della natura difficile da descrivere e ancor più da fotografare. Le condizioni di luce sono talmente particolari da rappresentare una vera sfida anche per i fotografi più esperti.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3313" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/06-Antelope-1-scaled.jpg?resize=1170%2C1747&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/06-Antelope-1-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/06-Antelope-1-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/06-Antelope-1-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/06-Antelope-1-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/06-Antelope-1-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/06-Antelope-1-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/06-Antelope-1-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/06-Antelope-1-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Una rapida occhiata a <strong>Sedona</strong>, giusto il tempo di una passeggiata immersi nella natura, per poi dirigerci verso una di quelle mete che non necessitano di presentazioni, il <strong>Grand Canyon</strong>. Lo esploreremo da sud, il <em>South Rim</em> appunto. Il programma è quello di trascorrere due giorni di trekking dormendo in una delle strutture alberghiere situate all’interno del parco nazionale. Un piccolo regalo che ci siamo concessi. Ad attenderci però c’è una brutta sorpresa che si rileverà al contrario un gran colpo di fortuna. Il nostro hotel è in overbooking, così ci offrono una camera panoramica migliore proprio davanti al precipizio. Il paesaggio lascia senza fiato. <strong>L’immensità che si staglia davanti a noi stimola la percezione di quanto siamo piccoli e insignificanti di fronte a tutto questo.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3314" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/07-Grand-Canyon-2-scaled.jpg?resize=1170%2C1560&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1560" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/07-Grand-Canyon-2-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/07-Grand-Canyon-2-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/07-Grand-Canyon-2-scaled.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/07-Grand-Canyon-2-scaled.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/07-Grand-Canyon-2-scaled.jpg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/07-Grand-Canyon-2-scaled.jpg?resize=520%2C693&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/07-Grand-Canyon-2-scaled.jpg?resize=740%2C987&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></strong> </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il primo giorno lo trascorriamo ad esplorare il Grand Canyon dall’alto. Il percorso panoramico è sviluppato in salita, così usufruiamo della navetta fino al punto più estremo per poi ridiscendere a piedi fermandoci a godere dei vari punti di osservazione. Una scelta assolutamente vincente data la lunghezza del tragitto e le elevate temperature. Man mano che ci si allontana dall’ingresso del parco, la folla di turisti svanisce e presto ci si ritrova ad essere soli, seduti su una roccia, con le gambe a penzoloni nel vuoto, avvolti da una pace irreale. Lo sguardo si perde nella vastità e nella magnificenza di un orizzonte talmente inconsueto da sembrare finto, come una foto ben incollata sullo sfondo. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Abbiamo quasi terminato la discesa che si odono suonare delle sirene. Una navetta si ferma e ci chiede di salire a bordo, stanno evacuando il parco, è in arrivo un forte temporale. Appena il tempo di sederci che un violento acquazzone si abbatte su di noi. Fortunatamente alloggiando all’interno del parco non siamo costretti ad andarcene. Passato il pericolo ci godiamo il tramonto sul Grand Canyon, un’immagine commuovente, quasi mistica.  </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’indomani perlustriamo il canyon da un punto di vista opposto. Scendiamo giù a piedi. Ore ed ore di cammino sufficienti a offrire solo un piccolo assaggio di un territorio infinito. Seppur l’effetto visivo sia di minor impatto, risulta comunque interessante ritrovarsi all’interno del canyon.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3326" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/08-scaled.jpg?resize=1170%2C768&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/08-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/08-scaled.jpg?resize=300%2C197&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/08-scaled.jpg?resize=1024%2C672&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/08-scaled.jpg?resize=768%2C504&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/08-scaled.jpg?resize=1536%2C1009&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/08-scaled.jpg?resize=2048%2C1345&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/08-scaled.jpg?resize=520%2C341&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/08-scaled.jpg?resize=740%2C486&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/08-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">È tempo di tornare al volante e riprendere il cammino. Ad attenderci questa volta c’è lo <strong>Zion National Park</strong>. La natura circostante cambia notevolmente. La caratteristica principale di questo parco infatti è la massiccia presenza di acqua e di conseguenza di verde nei dintorni del <em>Virgin River</em>. Tra i tanti trekking che offre lo Zion sicuramente il più particolare e affascinante è quello dei <em>Narrows</em>. Camminiamo con i piedi dentro l’acqua risalendo controcorrente il letto del fiume che si riduce via via sempre di più, districandosi tra strette alte pareti rocciose. Ci troviamo presto a tutti gli effetti dentro a un canyon. Il livello dell’acqua aumenta sempre di più fino a che siamo costretti a fermarci e tornare indietro. L’esperienza è una di quelle che non si dimenticano e che ripaga ampiamente lo sforzo compiuto. Siamo stati un pochino sfortunati, dato che solitamente, l’acqua è talmente limpida da permettere la visione di eventuali rocce sul fondale. Le abbondanti piogge dei giorni scorsi hanno però portato con sé fango e detriti, rendendo l’acqua scura e rallentando così notevolmente il nostro avanzare.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3331" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/10-Zion-3-scaled.jpg?resize=1170%2C1560&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1560" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/10-Zion-3-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/10-Zion-3-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/10-Zion-3-scaled.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/10-Zion-3-scaled.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/10-Zion-3-scaled.jpg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/10-Zion-3-scaled.jpg?resize=520%2C693&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/10-Zion-3-scaled.jpg?resize=740%2C987&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima di andarcene, mentre attendo che <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Myriam</u></a> esca dal bagno all’ingresso del parco, noto un ragazzo dall’aria familiare che parla al telefono. Mi ricorda Matteo, un ragazzo milanese che ho conosciuto in Birmania (<a href="https://www.vadovetiportailblog.com/sud-est-asiatico-2015-insieme-a-myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Sud-Est Asiatico 2015 insieme a Myriam</u></a>). Pochi istanti dopo lo raggiunge una ragazza dai lunghi capelli biondi. Non ho più dubbi. Si tratta di Chiara e Matteo! È a dir poco incredibile! Ci siamo conosciuti esattamente 1 anno fa a Bagan, per poi viaggiare insieme fino a Mandalay. Eravamo rimasti in contatto su Facebook, ma ci eravamo completamente persi di vista. Incontrarsi così per caso, all’altro capo del mondo ha davvero dell’incredibile. Sfortunatamente loro sono appena arrivati, mentre noi siamo in partenza. Così dopo una bella chiaccherata ci salutiamo scambiandoci i numeri, con la speranza di incontrarci nei prossimi giorni.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Facciamo rotta verso nord, lasciandoci alle spalle quell’affascinante e inospitale territorio desertico, tra <em>Colorado</em>, <em>Arizona</em> e <em>Utah</em>, per avventurarci tra le fitte foreste e le vaste praterie del <em>Wyoming</em>, precisamente all’interno dello <strong>Yellowstone National Park</strong>. Le nostre aspettative sono altissime, e non saranno affatto deluse. Le dimensioni del parco sono gigantesche, motivo per cui ci si sposta in automobile, fermandosi poi di tanto in tanto a visitare i diversi punti di interesse. Impossibile riuscire a vedere tutto in un solo giorno. Noi trascorreremo 2 giorni interni e probabilmente sarebbe stato meglio disporre di ancor più tempo per godere pienamente di questa meravigliosa natura selvaggia.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3320" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-1-scaled.jpg?resize=1170%2C1747&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-1-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-1-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-1-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-1-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-1-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-1-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-1-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-1-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lo Yellowstone si caratterizza principalmente per le numerose sorgenti termali che creano impetuosi e suggestivi geyser, e per l’incredibile concentrazione di fauna selvatica che prospera incurante della presenza umana. Possenti bisonti attraversano la strada passeggiando tra i veicoli come se niente fosse, per poi raggiungere le mandrie disseminate lungo le vallate. Cervi e alci spuntano all’improvviso tra la boscaglia, specialmente durante le ore meno calde. Orsi e lupi invece sono certamente più difficili da individuare, soprattutto se non ci si allontana dal classico percorso automobilistico battuto dai tanti visitatori.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un ecosistema straordinario, all’interno del quale è necessario addentrarsi con cautela e profondo rispetto.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3319" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/11-Yellowstone-2-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sebbene vorremo restare qui per sempre, è arrivato il momento di sospendere temporaneamente la nostra scoperta dei grandi parchi americani, per dirigerci verso la West Coast, dove ci attende il nostro caro amico <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/flavio/" target="_blank" rel="noopener"><u>Flavio</u></a>. Il viaggio è piuttosto lungo, ma gli sperduti villaggi del <em>Montana</em> e dell’<em>Idaho </em>ci regalano emozioni autentiche, a stretto contatto con la comunità locale. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Portland</strong> si rivela da subito una bellissima città a misura d’uomo. Ampi spazi verdi, ristoranti e locali alla moda, birrifici artigianali e una fervente vita culturale, la rendono una delle località con la miglior qualità della vita di tutti gli Stati Uniti. L’unico grande difetto è che piove molto spesso, almeno a quanto pare dalle autoironiche t-shirt con la scritta “Sono stato a Portland e… pioveva”. Fortunatamente durante il nostro breve soggiorno però il sole splenderà alto nel cielo. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Flavio purtroppo si ammala proprio in questi giorni, e così toccherà soprattutto a <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/rosina/" target="_blank" rel="noopener"><u>Rosina</u></a> farci da Cicerone prima a Portland, e poi ad <strong>Astoria</strong>. Mi rendo conto di cosa sia questa città solo giunto in loco. Si tratta niente meno che del set di uno dei film cult della mia infanzia: “<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/I_Goonies" target="_blank" rel="noopener">I Goonies</a>”! Non sto più nella pelle, mi sembra di essere tornato bambino. Visitiamo la prigione, la casa, le strade, il ristorante e le spiagge in cui è ambientata la pellicola. Un regalo inaspettato ed emozionante. Inoltre abbiamo anche avuto la possibilità di conoscere bene Rosina, una ragazza simpaticissima con la quale abbiamo da subito legato. Spero proprio che Flavio se la tenga ben stretta, anche perché non so dove possa trovare un’altra ragazza così paziente e generosa, capace di sopportarlo tutti i giorni! ?<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3332" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/12-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci piacerebbe poter rimanere più tempo con Flavio e Rosina, ma c’è ancora tanto da vedere. Così imbocchiamo la <em>Pacific Coast Highway</em>, una strada panoramica che ci permetterà di attraversare tutto l’<em>Oregon</em> e la <em>California</em> godendo di meravigliosi panorami e fermandoci lungo il tragitto a visitare vari pittoreschi villaggi costieri. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A circa metà del percorso facciamo sosta al <strong>Redwood National Park</strong>. Il nome del parco deriva dal colore rossastro delle sue gigantesche sequoie. Sebbene si tratti degli alberi più alti al mondo, il fattore che più sconvolge è dato dalla loro larghezza. Alcuni dei tronchi presentano cavità talmente grandi che permettono di entrare all’interno, e per assurdo vi si potrebbe anche vivere dentro date le dimensioni. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Restiamo sconvolti dalle dimensioni di queste affascinanti creature, che ancora una volta ci ricordano quanto possiamo essere piccoli e insignificanti. Probabilmente è così che si sente una formica passeggiando in mezzo all’erba.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3322" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/13-Redwood-3-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Continuiamo a percorrere la strada panoramica costiera fino a quando ci è possibile, prima di virare a est per raggiungere lo <strong>Yosemite National Park</strong>. Devo ammettere che tra tutti, questo è il parco che ho apprezzato meno. Non perché non sia bello come tutti gli altri, tutt’altro, ma perché dal punto di vista paesaggistico è quello che più si avvicina alle nostre Dolomiti. Motivo per cui mi è sembrato qualcosa già visto e rivisto. Ciò non toglie che meriti assolutamente di essere visitato. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Probabilmente per godere pienamente dello Yosemite bisognerebbe dedicare alla sua esplorazione più giorni, allontanandosi dai percorsi escursionistici più battuti. Nonostante ciò, il nostro trekking giornaliero è davvero piacevole e le alte montagne circostanti rivelano continue cascate mozzafiato.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3321" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/14-Yosemite-2-scaled.jpg?resize=1170%2C1560&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="1560" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/14-Yosemite-2-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/14-Yosemite-2-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/14-Yosemite-2-scaled.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/14-Yosemite-2-scaled.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/14-Yosemite-2-scaled.jpg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/14-Yosemite-2-scaled.jpg?resize=520%2C693&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/14-Yosemite-2-scaled.jpg?resize=740%2C987&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ancora un altro parco, il <strong>Sequoia National Park</strong>, purtroppo l’ultimo del nostro itinerario. Come è facile intuire dal nome anche in qui le protagoniste assolute sono le imponenti sequoie. Il paragone con il Redwood Nation Park sorge spontaneo. Paesaggio e vegetazione appaiono molto simili, sebbene qui tutto sembri più organizzato, ma anche molto più turistico. Il Sequoia è sicuramente più vasto e l’impatto visivo è notevole, ma visitarlo in totale solitudine come avevamo fatto noi al Redwood risulta praticamente impossibile.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3323" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/15-Sequoia-2-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ritorniamo sulla costa, fermandoci ad assaporare il profumo dell’oceano a <strong>Half Moon Bay</strong>. Un po’ di relax prima di gettarci a capofitto alla scoperta di San Francisco. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Avendo l’auto ancora a disposizione, ne approfittiamo per visitare la vicina <strong>Sausalito</strong>, una località molto carina considerata anche una zona residenziale di lusso. Tralasciando la passeggiata del centro piacevole seppur estremamente turistica, l’aspetto più interessante va ricercato nel piccolo porticciolo. Qui infatti dagli anni ’60, si è stabilita una comunità di artisti e hippie che vive tutt’oggi su piccole case galleggianti estremamente pittoresche e stravaganti. Sebbene tutti siano i benvenuti, è fondamentale addentrarsi nel porticciolo con rispetto ed educazione. In fondo è come infilarsi nel giardino di casa di qualcuno.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3333" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-5-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non lontano sorge anche il <em>Golden Gate Bridge</em>, l’iconico ponte rosso simbolo di San Francisco. La nebbia rovina un tantino il panorama, ma l’atmosfera è magica.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3324" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/16-Saussalito-3-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Restituiamo l’automobile, cara fedele compagna di questa straordinaria avventura, e dedichiamo gli ultimi giorni a conoscere <strong>San Francisco</strong>. La città è celebre in tutto il mondo non solo per il suo indiscutibile fascino, ma anche e soprattutto per le idee liberali e anticonformiste dei suoi abitanti. A San Francisco convivono due anime, quella colta e sofisticata, e quella stravagante e mondana. Un enorme calderone che racchiude in sé raffinati parchi e locali alla moda, stimolanti musei e shopping sfrenato, eventi culturali e una vita notturna fatta di eccessi. Ciò che amalgama tutto questo tenendolo saldamente unito è la consapevolezza che la diversità non è un difetto, bensì esattamente l’opposto. Un’occasione di arricchire e migliorare sé stessi e quindi la comunità. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se devo essere del tutto sincero però c’è una cosa che non ho apprezzato. San Francisco è suddivisa in vari quartieri, ciascuno caratterizzato dalla presenza di uno specifico gruppo etnico. Da una parte tutti gli afroamericani, dall’altra tutti gli asiatici, di qua tutti gli italiani, di là tutti i latinoamericani. Questa specie di ghettizzazione mi è sembrata del tutto inutile e contraddittoria in una città dalla mente così aperta.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3337" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/17-San-Francisco-6-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Conclusione</u></strong></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nel corso degli anni ho avuto occasione di conoscere molti statunitensi, sia durante i miei viaggi che per motivi di lavoro. Spessissimo mi dicevano che non nutrivano il desiderio di uscire dagli USA perché tutto ciò che a loro serviva era già lì. Sebbene non condivida minimamente questo modo di pensare, grazie a questo viaggio sono riuscito a comprendere realmente cosa intendessero. In effetti gli Stati Uniti sono talmente vasti e possiedono così tanti luoghi meravigliosi da rendere inutile concentrare la propria attenzione verso l’estero. I parchi nazionali e le riserve indiane con la loro natura incontaminata ci hanno lasciato letteralmente senza fiato.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3325" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/04/09-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Gli Stati Uniti sono un paese davvero adatto a tutti. Quasi sempre gli scenari più celebri ed emozionanti dei vari parchi sono raggiungibili in poche centinaia di metri dal luogo in cui si parcheggia l’auto. Questo aspetto per certi versi è fantastico perché offre, anche a coloro con problemi motori, la possibilità di godere di cotanta bellezza. Dall’altro lato però, ammetto che mi ha letteralmente destabilizzato, perché sono sempre stato abituato a guadagnarmi la meta con il sudore della fronte. Ore di cammino o faticose scalate che offrono in cambio il raggiungimento di un panorama gratificante. Si tratta però non di un difetto, quanto di una semplice questione di abitudini. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Abbiamo attraversato ben 14 stati, ciononostante siamo riusciti a vedere solo una briciola di questi affascinanti territori. Ancora una volta abbiamo avuto la conferma che la modalità “<em>on the road</em>” è sicuramente la più adatta per vivere al meglio il sogno americano.  </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Molto altro resta ancora da esplorare, ma siamo sulla buona strada. </span><br /><br /></p>
<p><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><span style="font-size: 14pt;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a>o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. </span></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giappone 2016 (insieme a Myriam)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2021 14:52:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[I viaggi di Mauri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durata: 11 giorni   Itinerario: Tokyo – Kyoto – Narita  Periodo: aprile Nel 2015 durante l&#8217;organizzazione<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/giappone-2016-insieme-a-myriam/">Continua a leggere</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/giappone-2016-insieme-a-myriam/">Giappone 2016 (insieme a Myriam)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Durata</u>: 11 giorni  <br /><br /></span></strong><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Itinerario</u>: Tokyo – Kyoto – Narita  <br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Periodo</u>: aprile</span></strong><br /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2487" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/01-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nel 2015 durante l&#8217;organizzazione del nostro viaggio in Asia (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-est-asiatico-2015-insieme-a-myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Sud-Est Asiatico 2015 insieme a Myriam</u></a>) ricordo che la nostra unica preoccupazione fosse quella di non essere in grado di interagire adeguatamente con la popolazione locale, di non comprendere cartelli e indicazioni. Insomma, di non essere capaci di cavarcela come sempre nei momenti di difficoltà. Questi timori si erano radicati in noi proprio a causa del nostro modo di viaggiare che si basa fortemente sulla comunicazione e sulla condivisione verso coloro che incrociano il nostro cammino. Fortunatamente le nostre paure si sono rivelate eccessive, dimostrandoci che basta qualche gesto e un sorriso sincero per essere accolti e sostenuti da tutti.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non ci sono quindi più scuse per rimandare un paese che, da sempre, stimola i nostri sogni e le nostre fantasie. Purtroppo questa volta, tempo e finanze a disposizione sono piuttosto ridotte. Tra poco più di 3 mesi infatti, ci attende una lunga avventura on the road negli States (<a href="https://www.vadovetiportailblog.com/stati-uniti-2016-route-66-parchi-nazionali-insieme-a-myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Stati Uniti &#8211; Route 66 + Parchi Nazionali 2016 insieme a Myriam</u></a>). Per questo motivo decidiamo che per ora, il nostro sarà solo un piccolo assaggio di Giappone. Torneremo sicuramente in futuro ad esplorare il paese in lungo e in largo, dedicandoci con particolare attenzione alle zone meno battute.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non vogliamo correre, ma assaporare delicatamente ogni singolo istante. Quale momento migliore quindi se non quello dell’<em>hanami</em>? Durante la fioritura dei ciliegi infatti tutto il paese si veste a festa. Parchi, templi e persino le vie più trafficate vengono avvolte da migliaia di fiori rosa o bianchi, talmente belli da lasciare senza fiato.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2492" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-34-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’impatto con la capitale non è così traumatico come ci immaginavamo. <strong>Tokyo</strong> è l’esempio più evidente di un paese dotato di una doppia anima, in bilico tra tradizione e modernità. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il vibrante scalpitio della metropoli, si alterna di continuo ad angoli di pace assoluta. Girovagare per Tokyo è come viaggiare nello spazio e nel tempo. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Restiamo sbalorditi da come i giapponesi vivano con profondo rispetto e con grande gioia l’<em>hanami</em>. Nei parchi intere famiglie si dispongono sotto agli alberi di ciliegio organizzando picnic degni di un re. L’aspetto più sorprendente è che la stessa cosa avviene anche lungo le asfaltate vie del centro seppur con qualche piccola differenza. A terra lungo le strade vengono disposti cartoni e non coperte. Non ci sono più famiglie, ma amici o colleghi che, usciti dal lavoro, si concedono una bevuta con lo sguardo all’insù. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ciò che accomuna chiunque durante questa ricorrenza è la spensieratezza e l’allegria con la quale sono pronti ad accogliere perfetti sconosciuti come noi, incuranti di trovarsi di fronte due stranieri.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ogni giorno milioni di persone affollano metro, strade, negozi, senza mai eccedere in atteggiamenti inappropriati o irrispettosi nei confronti degli altri.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2491" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-30-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-30-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-30-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-30-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-30-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-30-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-30-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-30-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-30-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Come Buenos Aires, anche Tokyo è diviso in quartieri diversissimi tra loro eppure a un passo l’uno dall’altro. Pochi metri bastano per passare da antichi templi a innovativi grattacieli, dallo shopping sfrenato alla contemplazione di giardini zen.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Vorremmo tanto assistere ad un incontro di sumo. Purtroppo però in questo periodo dell’anno non ci sono incontri. Ci accontentiamo così di spiare i lottatori durante gli allenamenti.  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nei dintorni della capitale nipponica poi sorge il <a href="https://www.ghibli-museum.jp/" target="_blank" rel="noopener"><u>Museo dello Studio Ghibli</u></a>. Meta di culto imprescindibile per due grandi fans del maestro Hayao Miyazaki come noi. Un luogo magico dove poter tornare per qualche ora a osservare il mondo con gli occhi di un bambino.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Esauriti i giorni a disposizione a Tokyo, siamo già innamorati follemente di questo straordinario paese, ma in realtà, non ci rendiamo conto che il meglio deve ancora venire. </span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci spostiamo a <strong>Kyoto</strong> grazie a un autobus notturno. Uno dei nostri metodi più efficienti per risparmiare tempo e denaro. Certo sarebbe stato più emozionante prendere lo <em>shinkansen</em>, il celebre treno ad altissima velocità giapponese, ma i prezzi sono davvero proibitivi. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’autobus è proprio come ce lo eravamo immaginato. Pulitissimo, silenzioso, puntuale e molto comodo. Sempre che non siate alti 1,84 m come il sottoscritto.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2488" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/05-scaled.jpeg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le meraviglie che custodisce Kyoto sono davvero impressionanti e superano di gran lunga le aspettative di chiunque. Impazienti noleggiamo due biciclette e iniziamo subito l’esplorazione delle tante attrazioni cittadine.  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Saliamo in cima alla collina del <em>Fushimi Inari</em>, attraversando centinaia di <em>torii</em> arancioni in un costante turbinio di emozioni davvero difficili da spiegare a parole. C’è qualcosa di sacro e di profondo che pervade questo luogo e che, in qualche modo, induce a un momento di introspezione e di confronto con sé stessi.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Visitiamo poi l’impressionante tempio buddhista di <em>Kiyomizu Dera</em>, nominato, non a caso, patrimonio dell’Unesco. Sia la struttura principale che l’enorme terrazza panoramica sono interamente realizzate in legno.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo con la celebre <em>Foresta di Bambù</em>. Un percorso pedonale che si fa largo tra migliaia di altissime e incantevoli canne di bambù. Il silenzio è doveroso per poter godere del tipico fruscio delle sue fronde.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2497" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0911-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">È il turno del <em>Tempio d’Oro</em>, un luogo capace di rilassare cuore e mente. La bellezza qui è talmente tanta da essere concreta, palpabile. Una visione che resta incisa per sempre negli occhi.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2490" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_1000-10-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Fortunatamente di tempo a disposizione ne abbiamo ancora. Kyoto ha infatti ancora moltissimo da offrire. Il <em>Parco del Palazzo Imperiale</em>, il <em>Mercato Nishiki</em>, il <em>Sentiero della Filosofia</em> e soprattutto i pittoreschi vicoli di <em>Gion</em> dove, tra locali e case da tè, non è raro incontrare qualche geisha.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima di ripartire trascorriamo l’ultima notte a <strong>Narita</strong>, in un villaggio situato nelle vicinanze dell’aeroporto internazionale. Il tempio di Narita-san Shinshō-ji è aperto 24 h su 24. Così nonostante l’oscurità e in totale solitudine, saliamo la gradinata e passeggiamo attraverso questo suggestivo luogo di culto buddhista. Non poteva esserci modo migliore per salutare il nostro Giappone. </span><br /><br /><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Conclusione</u></span></strong><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tirando le somme di questo viaggio devo dire che ho amato follemente sia Tokyo che Kyoto. Entrambe coinvolgono il visitatore sotto tutti i punti di vista. Vi sono centinaia di esperienze diverse da poter vivere in ciascuna di queste due perle d’oriente. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La qualità dei ristoranti tradizionali è a dir poco eccellente ovunque e la delinquenza praticamente inesistente.</span><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Certo è innegabile che Kyoto sia probabilmente la città che maggiormente incarna il fascino che il paese nipponico esercita sull’immaginazione di un viaggiatore straniero. Tokyo però offre una finestra sul futuro, un futuro che appare sempre più vicino. </span></strong><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ciò che rende il Giappone davvero unico è tutto l’insieme. Appare come un mondo a parte, completamente diverso da qualsiasi altro paese. Un connubio di contrasti dove i valori e le tradizioni vengono celebrate e anteposte a qualsiasi altra cosa. Un paese che seduce al primo sguardo e di cui un po’ alla volta ci si innamora follemente. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Un encomio a parte va fatto ai suoi abitanti. I giapponesi sono un popolo straordinario, ospitale, disposto ad aiutarti in qualsiasi situazione e sempre pronto a regalare un sorriso. Una fiera compostezza che nasconde un mare di emozioni e una sensibilità fuori dal comune.<br /></strong></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non ho dubbi a riguardo. Il nostro è solo un arrivederci.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2489" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/DSC_0879-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><br /><strong><span style="font-size: 14pt;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a>o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. </span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">     </span></p>
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		<title>Sud-Est Asiatico 2015 (insieme a Myriam)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 20:04:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[I viaggi di Mauri]]></category>
		<category><![CDATA[Backpackers]]></category>
		<category><![CDATA[Birmania]]></category>
		<category><![CDATA[diario di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Laos]]></category>
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		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[Sud-Est Asiatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durata: 1 mese  Paesi percorsi: Thailandia – Myanmar (Birmania) – Laos  Periodo: agosto   &#160; Rientrati in<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/sud-est-asiatico-2015-insieme-a-myriam/">Continua a leggere</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Durata</u>: 1 mese  <br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Paesi percorsi</u>: Thailandia – Myanmar (Birmania) – Laos  <br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Periodo</u>: agosto  <br /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2111" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0448-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0448-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0448-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0448-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0448-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0448-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0448-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0448-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0448-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rientrati in patria dopo i nostri <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2014-insieme-a-myriam-e-christian/" target="_blank" rel="noopener"><u>6 mesi di vagabondaggio attraverso l’America Latina</u></a>, la vita pian piano torna alla normalità, ma tutto appare sotto una luce diversa. I cambiamenti ovviamente non riguardano il mondo esterno, ma noi stessi. Siamo noi ad avere occhi nuovi nei confronti di tutto ciò che ci circonda. Di certo la nostra grande avventura ci è servita moltissimo. Tra i tanti doni ricevuti da questa esperienza forse quello che influirà maggiormente sulle nostre azioni e sul nostro modo di pensare d’ora in avanti, sarà la piena consapevolezza di quanto fortunati siamo in realtà. Un dettaglio a cui solitamente nessuno fa caso e che si dà per scontato con troppo leggerezza.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Qualcuno potrebbe ipotizzare che dopo così tanto tempo lontani da casa nei mesi seguenti ci siamo dedicati al più totale ozio. E invece tutto il contrario. Dopo un breve riposo riprendiamo a viaggiare con maggior vigore. La nostra attenzione si rivolge alle capitali europee, ma soprattutto all’Italia, cogliendo anche l’occasione per andare a trovare vecchi e nuovi amici sparsi lungo il territorio nazionale.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il desiderio di afferrare di nuovo i nostri zaini e partire verso mete lontane però è sempre lì che freme e non accenna a placarsi. È come avere un elefante che gira per casa, puoi ignorarlo, ma le pareti tremano quando si muove. Così iniziamo a riflettere non su quale paese vogliamo visitare. Sappiamo bene che la risposta è sempre la stessa, “tutti”. Il punto è decidere semplicemente quale vogliamo vedere per primo. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><a href="http://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Myriam</u></a> ed io abbiamo entrambi voglia di approfondire la conoscenza dell’Asia di cui avevamo avuto un assaggio 3 anni fa (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-est-asiatico-2012-insieme-a-myriam-simone-e-ilaria-2/" target="_blank" rel="noopener"><u>Sud-Est Asiatico 2012 insieme a Mryriam, Simone e Ilaria</u></a>). Scegliamo così di proseguire l’esplorazione del sud-est asiatico ripartendo proprio da dove ci eravamo fermati e concentrandoci su paesi meno conosciuti e meno turistici. L’obbiettivo è quello di rendere il più autentica possibile la nostra esperienza.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il piano iniziale è quello di usare ancora una volta la <strong>Thailandia</strong> come base di arrivo e di partenza, approfittandone inoltre per conoscere lo straordinario sito archeologico di Ayutthaya che si trova non lontano dalla capitale. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La nostra attenzione sarà però per lo più concentrata su due paesi troppo spesso trascurati e sottovalutati, il <strong>Myanmar</strong> (ex Birmania) e il <strong>Laos</strong>. Il primo è rimasto per moltissimo tempo chiuso ai visitatori stranieri e finalmente da poco ha aperto le sue porte al mondo esterno. Il secondo invece sembra quasi non essere nemmeno a conoscenza che vi sia un mondo al di fuori dei suoi confini. Insomma due realtà estremamente affascinanti, originali e soprattutto vere.  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Creiamo un itinerario di massima senza imporci troppi paletti. Oramai siamo consapevoli di essere in grado di cavarcela in ogni situazione. Sarà proprio questa nostra sicurezza però, unita alla sorte avversa, che ci costringerà a cambiare una parte del nostro itinerario. Eravamo infatti convinti di poter attraversare senza grandi intoppi le remote zone orientali birmane per entrare via terra direttamente in Laos. Non abbiamo tenuto conto però degli scontri armati tra le forze governative e le milizie ribelli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kokang_(popolo)" target="_blank" rel="noopener"><em><u>Kokang</u></em></a> che interessano in particolare il nord-est del paese. Anche volendo rischiare non ci permettono di passare. A questo piccolo intoppo poi si somma una vera tragedia, una delle alluvioni più terribili della storia del Myanmar. Le vittime saranno 46 e gli sfollati 200.000, per non parlare della vicina India i cui numeri saranno ancor più gravi. Per noi significherà solo bagnarci un po’ e dover saltare alcune città, ma per la popolazione sarà devastante.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante qualche intoppo quindi, il nostro viaggio si rivelerà a dir poco meraviglioso. Come al solito la componente umana avrà un peso importante. Se i sorridenti tailandesi ci avevano già conquistato in passato, i birmani e i laotiani ci faranno davvero innamorare. Certo comunicare spesso non è semplice. Tutto però avviene tra grandi sorrisi e gesti sinceri. Così anche quando le barriere linguistiche appaiono insormontabili, in un modo o nell’atro si riesce sempre a comprendersi l’un l’altro. L’impressione che resta poi è che le difficoltà legate alle differenze culturali e idiomatiche scompaiano all’istante se l’approccio reciproco si rivela empatico, sensibile e carico di allegria.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il popolo birmano stupisce per la sua estrema cortesia e per la sua curiosità. Una curiosità più che comprensibile se si pensa che per molti anni l’ingresso in Myanmar agli stranieri è rimasto interdetto. Le persone per strada ci sorridono in continuazione e, sembra assurdo, ma molti ci chiedono il permesso di fare una foto insieme a loro. Tutti in un modo o nell’altro tentano di instaurare un dialogo per capire chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto con l’intento di coinvolgerci nel loro mondo e nelle loro tradizioni. Che si tratti infatti di giocare in cerchio a <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Chinlone" target="_blank" rel="noopener"><em><u>chinlone</u></em></a>, di assaggiare il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Betel_(pianta)" target="_blank" rel="noopener"><em><u>betel</u></em></a>, di indossare un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Longyi" target="_blank" rel="noopener"><em><u>longyi</u></em> </a>o di truccarsi il volto con il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Thanaka" target="_blank" rel="noopener"><em><u>thanaka</u></em></a>, la sensazione è sempre quella di essere i benvenuti.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I laotiani possiedono lo stesso spirito pacato e gentile, ma dotato di una maggior timidezza. Per quanto siano abituati infatti a vedere turisti, specie nei centri urbani, trovare qualcuno che parli inglese nelle zone rurali è praticamente impossibile. Questo probabilmente ne frena il desiderio di interazione, per lo meno all’inizio.  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Questo viaggio si rivelerà più sorprendente di quel che pensassimo. <strong>La Thailandia non solo riconfermerà le impressioni positive già avute in passato, ma ci permetterà di scoprire un nuovo volto, più mite e sereno, lontano dalla frenesia della capitale. Il Myanmar riempirà i nostri occhi con cotanta bellezza da rubarci l’anima al primo sguardo, grazie alle sue innumerevoli pagode dorate e alla fortissima spiritualità che pervade ogni cosa. E infine il Laos, un vero e proprio balzo indietro nel tempo avvolti nel silenzio di un’</strong></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>epoca ormai lontana, tra monaci buddhisti, donne intente a lavarsi sotto i ruscelli avvolte nei loro affascinanti sarong e, possenti elefanti, veri guardiani di una natura ancora selvaggia e incontaminata.</strong><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2119" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0537c-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0537c-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0537c-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0537c-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0537c-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0537c-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0537c-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0537c-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0537c-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0537c-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br />  </span><br /><br /></p>
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<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Itinerario dettagliato e rapida descrizione</u>:</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Thailandia</u><br /></strong>BANGKOK – MAE SOT</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Myanmar (Birmania)<br /></u></strong>KYAIKTO – BAGO – YANGON – BAGAN – MANDALAY</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Thailandia</u><br /></strong>CHIANG MAI – CHIANG RAI – MAE SAI</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Laos<br /></u></strong>LUANG NAM THA – NONG KHIAW – MUANG NGOY – HUAY SEN – LUANG PRABANG – SAINYABULI – VIENTIANE – NONG KHAI</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Thailandia</u><br /></strong>AYUTTHAYA – BANGKOK</span></p>
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<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Bangkok</strong> ci dà il benvenuto in Oriente. Per quanto conosciamo già abbastanza bene la capitale tailandese, una visita ai suoi templi dorati è quasi d’obbligo. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Recuperate le forze e ormai già immersi in questa nuova realtà, partiamo subito verso nord-ovest in direzione <strong>Mae Sot</strong>. Da qui ci lasciamo alle spalle la <strong>Thailandia</strong> per entrare in un nuovo affascinante paese, un tempo conosciuto come Birmania, oggi dopo il colpo di stato militare, ribattezzato in <strong>Myanmar</strong>. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Mentre sbrighiamo le classiche operazioni di controllo alla dogana ci accorgiamo di una coppia di spagnoli spaesata e un po’ in difficoltà. Naturalmente non esitiamo a dar loro una mano. Il fortuito incontro con <strong>Xisca</strong> e <strong>Javi</strong> si rivela un vero colpo di fortuna, per loro, dato che non sembrano essere viaggiatori provetti, e per noi, perché avremo l’occasione di conoscere due bellissime persone, la cui spensieratezza e simpatia arricchirà le nostre giornate. Entrambi sono insegnanti delle scuole medie con qualche anno in più di noi. Il loro itinerario non è molto chiaro, anzi, sembra quasi che siano entranti in Myanmar senza molte idee, ma solo con tanta curiosità. Tra noi scatta subito una reciproca simpatia, decisamente inconsueta tra sconosciuti. Così senza ulteriori indugi Xisca e Javi si uniscono a noi.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Saliamo a bordo di uno sgangherato autobus di lamiera che, inconsapevole dei suoi anni corre all’impazzata sfidando l’usura del tempo. Ovviamente l’aria condizionata è assente, ma i finestrini sono tutti abbassati e lasciano entrare un’aria fresca e rigenerante. Il bus è praticamente vuoto. <strong>Sono seduto da solo sul fondo a sinistra. Un paio di file avanti a me sulla destra <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Myriam</u> </a>conversa allegramente con Xisca e Javi. Guardo fuori dal finestrino. Un nuovo mondo si apre davanti ai miei occhi. Mi accorgo che senza volerlo sto sorridendo. I miei occhi incrociano quelli di <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Myriam</u> </a>che mi sorride a sua volta. E all’improvviso eccolo lì, arriva. La consapevolezza di un istante. Sono felice. Ora, qui, adesso, sono felice.</strong> Sembra una cosa sciocca, ma non lo è affatto. Solitamente quando si pensa a un momento in cui ci si è sentiti davvero felici i propri pensieri si rivolgono sempre al passato. È difficilissimo rendersi conto di quando questo avviene nel presente.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La nostra prima tappa è <strong>Kyaikto</strong>, un villaggio, dove tutti appaiono di una gentilezza disarmante, che sarà la nostra base per salire sul <em>Monte Kyaiktiyo</em>. Questa montagna rappresenta un importantissimo luogo di pellegrinaggio per tutti i fedeli che culmina in cima con un santuario e il celebre <em>Golden Rock</em>. Si tratta di un gigantesco macigno in bilico su un dirupo ricoperto dai fedeli con foglie d’oro. La leggenda vuole che sia un capello del Buddha a tenerlo in equilibrio.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Purtroppo in questi giorni tutto il paese è afflitto da una violentissima alluvione che sta causando vittime e sfollati specialmente al confine con Bangladesh e India. Le piogge però interessano tutto il territorio nazionale e non accennano a interrompersi. Inutile quindi rimandare la nostra scalata. K-way, ombrelli e quant’altro sembrano davvero inutili. La pioggia scende copiosa da tutte le direzioni. Giunti sul punto di partenza decido di togliermi le scarpe e di affrontare la salita scalzo, cosa che avrei comunque dovuto fare nel tratto finale dove è imposto dal regolamento.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2097" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0128-Copia-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sebbene il <em>Golden Rock</em> possa apparire un po’ pacchiano, sarà per la nebbia che avvolge la vallata, sarà per la devozione di questa gente, o semplicemente perché scalare una montagna a piedi nudi sotto un acquazzone non è certo cosa da tutti i giorni, ma l’atmosfera è carica di spiritualità e di introspezione.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’indomani prima di riprendere il nostro cammino, le ragazze del villaggio vestite con i loro abiti tradizionali e truccate con il caratteristico <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Thanaka" target="_blank" rel="noopener"><em><u>thanaka</u> </em></a>chiedono a <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Myriam</u></a> e Xisca il permesso di truccare anche i loro volti secondo le usanze del luogo. Ovviamente non si tirano indietro. Questo genere di interazione culturale rappresenta sicuramente uno degli aspetti più interessanti per un viaggiatore.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ben presto ci rendiamo conto che le recenti alluvioni hanno messo a dura prova le strade birmane. Giunti a <strong>Bago</strong> ci informano che l’intera città si trova sotto acqua ed è impossibile raggiungerla. Così nostro malgrado, non possiamo fare altro che saltare questa tappa e proseguire fino a <strong>Yangon</strong>.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Capitale della Birmania fino al 2005, prima che la giunta militare al potere la declassasse scegliendo Naypyidaw, Yangon è certamente il centro urbano più grande, più popolato e, nonostante tutto, più importante del paese. Avendo già visitato in passato diverse metropoli asiatiche, credevamo di trovarci di fronte ad un ambiente caotico, carico di smog, insomma un trambusto insopportabile. E invece no, niente affatto. Yangon conserva diversi angoli nascosti e scorci a misura d’uomo.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Percorriamo in lungo e in largo la città soffermandoci ad ammirare templi, mercati, santuari, monasteri e mastodontiche statue sacre. Le persone ci fermano per strada o all’ingresso dei vari punti di interesse e ci chiedono il permesso di fare una foto insieme a loro. All’inizio la cosa ci appare poco chiara e quasi imbarazzante, ma una volta familiarizzato con la nostra nuova identità da superstar, la situazione diviene divertente e ci permette di abbattere ogni barriera con un semplice sorriso.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Accomunati da una grande curiosità che ci pervade e dal desiderio di immergerci sempre più nella cultura birmana, Victor ed io acquistiamo i tipici <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Longyi" target="_blank" rel="noopener"><em>longyi</em></a>, una specie di pantalone-gonna indossato dagli uomini locali. Inoltre non possiamo esimerci dall’assaggiare il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Betel_(pianta)" target="_blank" rel="noopener"><em>betel</em></a>. Tutti in questo paese masticano continuamente questa foglia farcita con noce di areca, calce spenta, spezie varie e a volte tabacco. Il sapore è piuttosto forte, ma non è male. L’odore inconfondibile invade le strade, e quelle che sembrano macchie di sangue sull’asfalto non sono altro che gli sputi di questa sostanza che stimola la salivazione. Non c’è quindi da spaventarsi se le vecchiette quando sorridono sembrano appena uscite da un film horror con tutti i denti color porpora.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2103" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0202-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ciò che ci porteremo dentro per sempre di Yangon è senza alcun dubbio il fascino mistico dello <em>Shwedagon Paya. </em>Uno dei luoghi di culto buddhisti più importanti al mondo. A lasciare senza fiato non sono solo le dimensioni o lo straordinario splendore delle cupole dorate, ma una profonda aurea di spiritualità che pervade ogni cosa, ogni gesto, ogni individuo. Impossibile non rimanerne affascinati ed emotivamente coinvolti. Visitare lo <em>Shwedagon Paya</em> infonde nuova linfa vitale all’anima. Trascorriamo ore avvolti da cotanta bellezza, per poi sederci insieme agli altri fedeli ad ammirare il tramonto e la cupola centrale che, illuminata, diviene un vero e proprio faro dorato capace di eludere la più profonda oscurità.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2110" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0344-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo verso <strong>Bagan</strong>, la meta più attesa di tutto il nostro il viaggio. Purtroppo <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Myriam</u> </a>ed io accusiamo entrambi un certo malessere, niente di grave, qualche linea di febbre e un senso di nausea e spossatezza che ci obbliga ad uno stop di 24h. Xisca e Victor invece sono giunti alla fine del loro viaggio. Disponevamo purtroppo di pochi giorni e dopo Bagan devono far ritorno a Bangkok. È stato davvero bello condividere con loro parte della nostra avventura. Ci salutiamo con tanta tristezza nel cuore e con la speranza un giorno di rivederci ancora.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un tantino provati, ma con grandissimo entusiasmo, ci alziamo all’alba e noleggiamo uno scooter elettrico, fondamentale per poter esplorare la vasta piana di Bagan lungo la quale sono disseminati più di 3000 templi buddhisti. Sarebbero necessari mesi per poterli vedere tutti. Ognuno tra l’altro racchiude in sé qualche caratteristica o particolare unico. Al loro interno infatti si celano antiche statue, decorazioni variopinte e pitture straordinariamente conservate. Sebbene il caldo si faccia sentire lo scooter offre un certo refrigerio tra uno spostamento e l’altro. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2113" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0610-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Trascorriamo l’intera giornata a vagare attraverso questo luogo unico al mondo che sembra inglobare i visitatori in una dimensione al di fuori del tempo. Verso sera saliamo sulla cima di uno dei templi più alti. L’intento è quello di ammirare al meglio il tramonto su questa infinita distesa di cupole che emergono dalla vegetazione, testimoni di un passato glorioso ormai scomparso. La vista è stupefacente e ci regala uno di quei momenti magici che, anche dopo anni, il solo pensiero riempie ancora lo sguardo di indefinibile bellezza e il cuore di gioia. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2552" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?resize=1170%2C783&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/07-Bagan-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">È tempo di ripartire. Il nostro avanzare di questi giorni è stato però rallentato dalle alluvioni e dal breve stop causato dai nostri problemi di salute. Per questo motivo siamo costretti con grande dispiacere a saltare la nostra escursione al <em>Monta Popa</em>. Questa scelta è dettata anche dal fatto che per raggiungere il tempio buddhista che sorge sulla cima di questo picco vulcanico, bisogna salire 777 scalini resistendo ai continui assalti di centinaia di scimmie che, dispettose, tentano incessanti di rubare il cibo o qualsiasi altro oggetto di cui si disponga. Le nostre condizioni sebbene migliorate non sono proprio al top per affrontare una tale fatica.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Come se non bastasse veniamo a sapere che tutti i villaggi intorno al <em>Lago Inle</em>, nostra prossima tappa, sono completamente sommersi, e che le vie di accesso sono impraticabili. Cechiamo informazioni e soluzioni per proseguire, ma invece arriva la batosta finale. Il nostro itinerario prevedeva di spingerci a est fino a entrare via terra in Laos. Eravamo a conoscenza che questo territorio fosse considerato “zona rossa” in quanto teatro di scontro tra le forze governative e le milizie ribelli <em>Kokang</em>, ma la situazione sembrava da tempo sotto controllo. Le tensioni invece sono riprese proprio in questi giorni. Anche volendo rischiare, i militari non permettono a nessuno di passare.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Purtroppo non abbiamo molte alternative, se non quella di prendere un volo da <strong>Mandalay</strong> verso il nord della Thailandia e da lì varcare il confine con il Laos. In questo modo perderemo anche <em>Pindaya</em> con le sue grotte che ospitano migliaia di statue del Buddha.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Saliamo a bordo di un tuc-tuc con destinazione il terminal degli autobus di Bagan. Qui incontriamo <strong>Chiara</strong> e <strong>Matteo</strong>, una coppia di Milano diretti come noi a Mandalay. Non avendo nessun programma questa volta siamo noi a unirci a loro. Alloggiamo così nello stesso hotel. Un veloce giretto per la città e qualche commissione per poi ritrovarci nuovamente a trascorrere la serata insieme.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La mattina seguente è già ora di salutare questo incantevole paese. Mentre attendiamo la partenza del nostro volo veniamo ospitati all’interno della sala vip della compagnia aerea. Qui ci offrono una colazione che in realtà sembra più che altro un pranzo. Conosciamo <strong>Diego</strong>, un simpatico ragazzo argentino che viaggia da solo attraverso il sud-est asiatico e che in patria fa il giornalista e il conduttore del telegiornale per la rete nazionale. Le nostre comuni radici rioplatensi aiutano da subito a rompere il ghiaccio. Diego ci racconta che sono settimane che non ha la possibilità di parlare in spagnolo con nessuno e così mangiamo insieme raccontandoci le nostre rispettive disavventure.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2098" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0845-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Atterriamo a <strong>Chiang Mai</strong>, siamo di nuovo in Thailandia. Salutiamo Diego e proseguiamo subito fino a <strong>Chiang Rai</strong>. Cogliamo l’occasione per visitare il <em>Wat Rong Khun</em>, meglio conosciuto come il <em>Tempio Bianco</em>. Si tratta di una costruzione a dir poco bizzarra e visionaria, realizzata con l’intento di essere luogo di culto sia buddhista che induista. L’intero complesso è un insieme di modernità kitsch, un miscuglio di elementi artistici e personaggi cinematografici o puramente di fantasia. Bisogna ammettere però che nell’insieme quest’opera, realizzata totalmente in gesso bianco in modo così pittoresco, suscita un forte senso di attrazione nell’osservatore.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2104" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0866-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Passando per <strong>Mae Sai</strong> ci lasciamo alle spalle ancora una volta il paese tailandese per dare il via ad una nuova avventura. Entriamo in <strong>Laos</strong>.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sin dal primo istante sembra di aver attraversato un portale temporale. L’asfalto scompare. Tutte le vie sono tracciate sulla terra battuta. Mezzi a motore pochissimi e sgangherati. Attorno a noi solo natura. Sul ciglio della strada sbucano piccoli ruscelli sotto ai quali, donne di tutte le età, sono intente a lavarsi, avvolte nei loro caratteristici sarong.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci fermiamo a <strong>Luang Nam Tha</strong>, un piccolo villaggio rurale, ideale per esplorare le comunità limitrofe e per fare un po’ di trekking tra montagne selvagge e coltivazioni di riso disseminate lungo la vallata. Nessuno parla inglese o qualsiasi altra lingua oltre al laotiano. I problemi di comunicazione divengono però momenti di ilarità generale, tra improbabili gesti e tante, tante risate. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2105" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0964-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Giriamo in lungo e in largo sia a piedi che in bicicletta, lasciandoci avvolgere completamente da quel senso di quiete e di lentezza che caratterizza le vite di queste zone remote. Se crediamo però di trovarci in un luogo sperduto e lontano dal mondo, capiremo presto che in realtà non abbiamo ancora visto niente. Il nostro obbiettivo infatti è quello di conoscere fino in fondo lo spirito più autentico di questo paese. Così optiamo per spingerci ancora più in profondità.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Viaggiamo lungo strade fangose per circa 6 ore fino a <strong>Nong Khiaw</strong>. Da qui siamo costretti a proseguire in barca. La nostra prossima destinazione infatti non è raggiungibile via terra, non perché si trovi su un’isola, ma semplicemente perché non esistono strade. Saliamo quindi su una piccola lancia di legno che in poco più di un’oretta ci porterà fino a <strong>Muang Ngoy</strong>. A bordo conosciamo <strong>Ori</strong> e <strong>Tomer</strong>, due ragazzi israeliani che come noi viaggiano zaino in spalla per il sud-est asiatico. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2106" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1006-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La navigazione sul fiume <em>Nam Ou</em> è davvero uno spettacolo. Attorno a noi le montagne, coperte da una fitta vegetazione, lambiscono la riva dove sbucano bufali e bambini che giocano tra tuffi e risate. L’azzurro del cielo e il verde circostante poi fanno da contrasto con l’intenso colore marrone rossastro dell’acqua.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ora si che siamo davvero in mezzo al nulla e il mio cuore è colmo di gioia. A Muang Ngoy non c’è nulla, ma in realtà c’è tutto. Contrariamente a quanto si possa credere, gli alloggi e i ristorantini lungo il fiume sono ottimi e ricchi di fascino. Ci si sposta a piedi, tra bambini scalzi che giocano felici mentre ci osservano curiosi e intimiditi. Dormiamo nella stessa struttura dei nostri due nuovi amici israeliani e insieme a loro trascorriamo la serata in riva al fiume sorseggiando qualche birra. A noi si aggiungono anche altri viaggiatori. Per la precisione due ragazzi spagnoli e due ragazze anch’esse spagnole. L’occasione giusta per divertirci un po’ familiarizzando con culture diverse.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2099" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1072f-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1072f-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1072f-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1072f-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1072f-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1072f-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1072f-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1072f-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1072f-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1072f-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La mattina seguente Ori si unisce a noi in una lunga, ma non particolarmente faticosa giornata di trekking. Il suo amico Tomer invece preferisce restare a letto a riposare. Ci lasciamo velocemente alle spalle il Muang Ngoy e attorno a noi appaiono nuvole di farfalle arancioni e bianche che sembrano accompagnare divertite il nostro cammino. Che meraviglia! Attraversiamo piccoli fiumi e silenziose vallate, soffermandoci ad esplorare alcune grotte e visitando il piccolo villaggio di <strong>Huay Sen</strong>, realizzato interamente su palafitte. L’atmosfera qui è indescrivibile. Probabilmente la sensazione è la medesima che provavano in passato gli esploratori che incontravano per la prima volta un’altra civiltà. Ci fermiamo a bere qualcosa nell’unica abitazione che somiglia vagamente a un bar con l’intento di lasciare un contributo economico alla comunità e di fare due chiacchere con il proprietario, anche se in questo caso la comunicazione è davvero molto difficile.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Uno degli aspetti più interessanti di questa giornata è stato sicuramente il confronto con Ori. Purtroppo sebbene sia perfettamente consapevole che la cosa più sbagliata in assoluto sia “fare di tutta l’erba un fascio”, in passato ho avuto sempre brutte esperienze con persone di origine israeliana. Fortunatamente Ori mi ha ricordato che non si può giudicare qualcuno in base ai preconcetti. Abbiamo parlato tantissimo, toccando anche argomenti piuttosto delicati su cui nutriamo opinioni radicalmente opposte. Ciononostante è stato un confronto costruttivo e intelligente che sono certo abbia giovato a entrambi.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciatoci alle spalle questo mondo perduto e insieme a lui anche i nostri nuovi amici, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener"><u>Myriam</u> </a>ed io torniamo alla civiltà facendo sosta in quella che probabilmente è la città più affascinante di tutto il Laos. Sto parlando di <strong>Luang Prabang</strong>. Al Mondo esistono città che apparentemente per nessun motivo, ma in realtà per mille ragioni inducono a uno stop e obbligano il viaggiatore a sostare più di quanto avesse pianificato. Luang Prabang è certamente uno di questi luoghi. La sua indiscutibile bellezza e la quantità di attività e attrazioni naturali richiamano un ingente numero di turisti. La sensazione però non è quella di un’invasione di massa che danneggia il fascino locale. Al contrario. Sembra quasi una meta di ritrovo tra vecchi amici che, anche se non si conoscono, giungono sin qui consci di quel legame profondo e segreto che unisce tra loro tutti i viaggiatori.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4413" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/24-Luang-Prabang-LAOS.jpg?resize=1170%2C780&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="780" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/24-Luang-Prabang-LAOS.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/24-Luang-Prabang-LAOS.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/24-Luang-Prabang-LAOS.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/24-Luang-Prabang-LAOS.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/24-Luang-Prabang-LAOS.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/24-Luang-Prabang-LAOS.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/24-Luang-Prabang-LAOS.jpg?resize=520%2C347&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2022/01/24-Luang-Prabang-LAOS.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Scoprire Luang Prabang è un continuo alternarsi di emozioni. Si inizia all’alba quando lungo le strade sfilano i monaci buddhisti rigorosamente in fila indiana, con le loro caratteristiche tuniche arancioni. Pregano e ringraziano i fedeli che, inginocchiati, offrono loro cibo con grande rispetto e devozione. Si fa colazione in qualche sofisticato cafè francese per poi immergersi nell’essenza più profonda dei templi dorati cittadini. Si sceglie tra trekking, il kayak o, ancora meglio, il semplice girovagare in bicicletta per le campagne limitrofe. In città poi ovunque sorgono spa dove rilassarsi con un buon massaggio o qualche trattamento di bellezza. Verso sera le strade divengono vere e proprie pedonali e ci si tuffa a capofitto tra le colorate bancarelle artigianali, non prima però, di aver assaggiato una di quelle enormi e squisite baguette imbottite, simbolo ormai dello street food locale.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Oltre a tutto ciò noleggiamo uno scooter per raggiungere le cascate <strong>Kuang Si</strong>, con le sue meravigliose pozze naturali color turchese. Irresistibili per rinfrancarsi dalla calura estiva e rigenerarsi tra una natura splendida e selvaggia. Prima di raggiungere le piscine c’è anche un interessante centro di recupero e salvaguardia degli orsi neri asiatici. È possibile osservarli da vicino rendendosi conto del fondamentale lavoro svolto per combattere il bracconaggio e il commercio illegale di questi magnifici esemplari.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2118" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1387-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1387-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1387-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1387-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1387-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1387-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1387-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1387-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_1387-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Mentre facciamo il bagno incontriamo due ragazzi italiani, <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/gianluca/" target="_blank" rel="noopener"><u>Gianluca</u></a> e Cristian, che da mesi stanno attraversando il sud est asiatico a bordo di due sgangherate motociclette dal fascino retrò. Entriamo subito in simpatia, e l’impressione è quella di conoscerci da sempre. Lo spirito avventuriero e sognatore che pervade me e Gianluca contribuisce di certo a farci legare. Sarà uno di quegli incontri che lasciano il segno.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Solo il pensiero di quella che sarà la nostra prossima meta ci permette di trovare le forze per afferrare nuovamente i nostri zaini. A <strong>Sainyabuli</strong> infatti ci attende un’esperienza indimenticabile. Trascorreremo 3 giorni all’<a href="https://www.elephantconservationcenter.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong><u>Elephant Conservation Center</u></strong></a>. Dormiremo li, nutriremo gli elefanti, li porteremo a fare il bagno, ma soprattutto, impareremo a conoscerli da vicino e a rispettarli come è giusto che sia. Il centro è raggiungibile solo in barca, proprio perché si trova praticamente in mezzo alla foresta, prerogativa che permette appunto di offrire un habitat naturale perfetto per i tanti elefanti di cui questo ente si prende cura ogni giorno. La maggior parte di questi mastodontici esemplari provengono da situazioni di maltrattamento, abusi o vittime dirette o indirette del bracconaggio. Fatto sta che col tempo tutti sono tornati ad avere fiducia nell’uomo e, sebbene si avverta chiaramente di essere di fronte ad animali selvaggi, in loro traspare un’intelligenza e una bontà d’animo che lascia senza fiato. All’inizio sembra quasi che ci sia uno studio reciproco, tra noi e gli elefanti. Quasi dovessimo capire se possiamo fidarci l’uno dell’altro. Col trascorrere delle ore però gli stessi elefanti prendono coraggio e comunicano con noi in modo talmente naturale e diretto da essere quasi commovente.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2116" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/14-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/14-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/14-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/14-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/14-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, 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È stata una delle esperienze più emozionanti della mia vita.        </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ripresa a fatica la nostra marcia ci spostiamo nella capitale del Laos. <strong>Vientiane</strong> però ha ben poco in comune con quelle caotiche e frenetiche metropoli asiatiche. In effetti non sembra affatto una capitale, semmai una piccola cittadina di provincia molto curata e organizzata che sa accogliere al meglio i suoi visitatori.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Due sono i luoghi assolutamente da includere nel proprio itinerario e per motivazioni decisamente diverse. Lo <strong>Xieng Khuan</strong>, un parco artistico impressionante, dove centinaia e centinaia di statue di pietra dalle dimensioni più varie, cercano in qualche modo di fondere insieme iconografie buddhiste e indù in un connubio votato più all’arte che alla religione. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">E il <a href="http://copelaos.org/" target="_blank" rel="noopener"><strong><u>COPE Visitor Centre</u></strong></a> fondamentale per comprendere come mai un paese che non è mai entrato in guerra durante il conflitto tra Stati Uniti e Vietnam si ritrovi oggi con il maggior numero di bambini mutilati e campi minati. Una visita struggente, ma doverosa.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rientriamo in Thailandia, facendo sosta a <strong>Nong Khai</strong>, per esplorare i templi e i mercati situati sulle rive del Mekong. Proseguiamo verso sud in direzione Bangkok, ma non è ancora giunta l’ora della folle metropoli tailandese. Il nostro obbiettivo è <strong>Ayutthaya</strong>. Oggi restano solo le tracce del prestigio di un tempo. Per secoli infatti questo è stato il fulcro del commercio internazionale. Ed è proprio questo passato glorioso che si respira nell’aria e che contribuisce ad alimentare il fascino di Ayutthaya. Il Parco storico è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, e offre la possibilità di immaginare come poteva essere la città al massimo del suo splendore. Noleggiamo due biciclette, fondamentali per spostarsi all’interno di questo straordinario sito archeologico, tra rovine, templi di mattoni e statue che sembrano sfidare il trascorrere del tempo. In qualche modo questo vagare tra antiche vestigia ci ricorda la piana di Bagan, sebbene con ovvie differenze sostanziali.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2109" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/12/DSC_0524-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Esausti, ma felici torniamo a <strong>Bangkok</strong>. Abbiamo deciso però che dopo tanto pellegrinare ci meritiamo un premio. Ci concediamo così le ultime due notti in un hotel a 5 stelle extralusso, alternando in questo modo la visita della città al più totale relax in un luogo paradisiaco.</span><br /><br /><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Conclusione</u></span></strong><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Purtroppo la nostra avventura volge al termine. Rispetto a 3 anni fa (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-est-asiatico-2012-insieme-a-myriam-simone-e-ilaria-2/" target="_blank" rel="noopener"><u>Sud-Est Asiatico 2012 insieme a Mryriam, Simone e Ilaria</u></a>) siamo riusciti a rallentare e a goderci maggiormente ogni singola destinazione. Vi sono state certamente diverse difficoltà da affrontare, ma come sempre tutto si è risolto per il meglio.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se dovessi definire con una sola parola questo viaggio, adotterei il termine “sorprendente”. Tutti coloro che nel corso della loro vita hanno viaggiato tanto, sanno che prima o poi, arriva un momento in cui si sente la necessità di qualcosa di nuovo, di diverso, quel qualcosa che possa tornare a stupire. Il Myanmar, in particolare, credo rappresenti proprio questo. La possibilità di lasciare senza parole anche i viaggiatori più incalliti. A questo si aggiunge la sensazione di essere sempre i benvenuti, tanto qui quanto in Laos. Altro paese che lascia sbigottiti per la sua autenticità più pura e profonda. Una piccola gemma nascosta nella giungla che si spera resti tale più a lungo possibile.</span><br /><br /></p>
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<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. <br /><br /></span></span></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/sud-est-asiatico-2015-insieme-a-myriam/">Sud-Est Asiatico 2015 (insieme a Myriam)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
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		<title>America Latina 2014 (insieme a Myriam e Christian)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 19:25:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Zaino in spalla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durata: 6 mesi  Paesi percorsi: Brasile – Argentina – Paraguay – Bolivia – Cile –<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2014-insieme-a-myriam-e-christian/">Continua a leggere</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Durata</u>: 6 mesi  <br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Paesi percorsi</u>: Brasile – Argentina – Paraguay – Bolivia – Cile – Uruguay – Panama – Nicaragua – Costa Rica – Honduras – El Salvador – Guatemala – Belize – Messico<br /></span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Periodo</u>: febbraio &#8211; marzo &#8211; aprile &#8211; maggio &#8211; giugno &#8211; luglio<br /><br /></span></strong></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2015" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Puerto-Escondido-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sin da piccolo ho sempre invidiato coloro che conoscono con certezza assoluta cosa vogliono fare da grandi. Purtroppo io non ho mai avuto le idee chiare sull’argomento. Naturalmente se fossi nato in un’altra epoca sarei stato un esploratore, mi sarei lanciato alla scoperta di nuovi mondi, viaggiando per anni in lungo e in largo. Al giorno d’oggi ovviamente le cose non funzionano più così, <strong>ma è anche vero che la vita è quella che ci scegliamo, e che spesso i vincoli a cui siamo relegati non sono altro che paletti che noi stessi ci imponiamo di rispettare</strong>. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’idea di questo lungo viaggio comincia a radicarsi nella mia mente nel 2012 mentre mi trovavo in un piccolo ristorantino di un villaggio sperduto nel sud del Vietnam. Quando si incontrano altri viaggiatori, ancor più se si tratta di backpackers, diventa quasi un fattore naturale interagire con semplicità. Si percepisce un legame, un sentimento di condivisione e di fratellanza. Faccio così la conoscenza di un ragazzo tedesco, unico altro commensale oltre a me e ai miei compagni di viaggio. Ci racconta di essersi preso un anno sabbatico per conoscere il mondo e che proprio quella sera “festeggia” i primi 6 mesi lontano da casa. Di certo non era la prima volta che incontravo personaggi più o meno stravaganti che vagavano da mesi o addirittura da anni. In qualche modo avevano sempre suscitato il mio interesse, sia per l’esperienza che stavano vivendo sia per le loro idee e i loro ideali che spesso condividevo e sentivo fortemente affini ai miei. Ciò che mi colpì particolarmente di questo ragazzo però fu il suo equilibrio, la pace interiore che pareva avesse trovato. Sarà stato il contrasto col fatto che noi disponessimo solo di 23 giorni e dovessimo viaggiare di notte per guadagnare tempo (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-est-asiatico-2012-insieme-a-myriam-simone-e-ilaria-2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Sud-Est Asiatico 2012 – insieme a Myriam, Simone e Ilaria</u></a>), ma ricordo di averlo guardato fisso negli occhi e di non essermi mai sentito così invidioso in vita mia. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il seme di questo sogno è piantato, ma questo non basta. Una serie di eventi lieti e tragici in qualche modo mi spingono verso questo passo. La scomparsa del <em>abuelo</em>, mio nonno, a cui ero legatissimo, dapprima mi abbatte con inaudita violenza, ma poi mi induce a riflettere sull’inesorabile scorrere del tempo e su ciò che voglio davvero. Pensieri forse anche banali, ma su cui spesso non ci soffermiamo abbastanza. <strong>Cosa mi rende realmente felice?</strong> Il tempo è l’unico bene che non possiamo comprare, è limitato per ognuno di noi, e che ci piaccia o no, prima o poi si esaurirà. Non è quindi forse il caso di cercare di realizzare i propri sogni approfittando di ogni singolo istante? Non è forse il caso almeno di tentare di essere felici? Per farlo non esiste una ricetta che valga per tutti, ognuno deve trovare la sua strada, capire cosa lo gratifichi e lo faccia stare bene. Può essere la carriera, può essere la famiglia, può essere qualsiasi cosa. Per me di certo è viaggiare. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Altro evento catalizzatore è offerto da una proposta di lavoro che porterebbe <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener">Myriam</a> a viaggiare per mesi all’estero. È quindi giunto il momento di cogliere l’occasione al balzo unendo l’utile al dilettevole. Chiedo un’aspettativa di 1 anno, in caso contrario comunico già che sono pronto a dare le dimissioni. Mi viene fatta una controproposta, 6 mesi di aspettativa e la possibilità di conservare il mio impiego. Accetto. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Quella che sembrava essere solo una fantasia ora prende sostanza e diventa concreta. Ad accompagnare me e Myriam in questa nuova avventura c’è finalmente di nuovo <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/christian/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;">Christian</span></a>, con il quale anni fa, avevo già condiviso il mio primo viaggio da mochilero (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>). Anche Christian sta attraversando un periodo difficile e sente la necessità di un cambiamento radicale. Anche in lui poi, il richiamo ad afferrare lo zaino e partire non si è mai placato. Non potevo quindi immaginare compagni migliori. Mia moglie, la donna che amo e che è parte integrante di me stesso, e il mio migliore amico, colui che c’è sempre stato, che mi conosce forse meglio di chiunque altro e con il quale nutro un legame profondissimo. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dove andare? Per noi la scelta è scontata. Il continente che amiamo alla follia, quello in cui ci sentiamo liberi e a casa. L’America Latina ci attende. Esploreremo zone del sud America che abbiamo trascurato, torneremo in quei luoghi che ci hanno fatto perdere la testa e ci lanceremo verso la conoscenza dei paesi, per noi ancora inesplorati, dell’America Centrale. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un itinerario impegnativo che ci vedrà attraversare ben 14 paesi, alcuni dei quali obbiettivamente piuttosto pericolosi. Conosceremo una quantità di persone meravigliose, sia tra i viaggiatori che tra la popolazione locale, con i quali stringeremo legami di profonda amicizia che tutt’oggi sopravvivono più saldi che mai nonostante il trascorrere degli anni. Dedicheremo quasi una settimana al volontariato, pochi giorni che sapranno regalarci emozioni uniche e che ci arricchiranno come mai nessun’altra esperienza aveva fatto in passato. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Che dire? 6 mesi di vagabondaggio non sono una vacanza, non sono un viaggio, o meglio, non un viaggio convenzionale. 6 mesi sono vita, pura vita che scorre lungo le vene e che punta dritta all’anima. Un tempo per riflettere, un tempo per imparare a guardare il mondo con occhi nuovi, un tempo per cambiare sé stessi.</strong> Certo in passato avevo già intrapreso lunghi periodi lontano da casa facendomi trasportare qua e là dal vento, ma questa è stata di certo l’esperienza più avventurosa e consapevole tra tutte. Perché “consapevole” vi chiederete?  Semplicemente perché mai come in questo frangente delle nostre vite siamo stati così consapevoli delle nostre scelte, consapevoli che fosse quello che volevamo davvero fare e di cui avevamo fortemente bisogno. Consapevoli del modo in cui affrontare e vivere a pieno questa nuova “follia”, senza timori di sorta e con la convinzione che un atteggiamento positivo, un approccio aperto e solare verso gli altri, inducano il mondo a riservarci solo cose belle. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Che altro dire quindi se non “<em>Pura vida mochilero!</em>”.</span><br /><br /><br /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Itinerario dettagliato e rapida descrizione</u>:</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Brasile</u><br /></strong>RIO DE JANEIRO – PARATI – SAN PAOLO – FOZ DO IGUAÇU</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Argentina<br /></u></strong>PUERTO IGUAZÙ</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Paraguay<br /></u></strong>CIUDAD DEL ESTE – ASUNCIÓN – AREGUÁ – TRINIDAD – ENCARNACIÓN  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Argentina</u><br /></strong>POSADAS – SALTA – CAFAYATE – CACHI – TILCARA – LA QUIACA</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Bolivia</u><br /></strong>VILLAZÓN – UYUNI – SALAR DE UYUNI – SUD DEL LIPEZ</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Cile<br /></u></strong>SAN PEDRO DE ATACAMA – CALAMA – LA SERENA – VICUÑA – SANTIAGO – VALPARAISO – VIÑA DEL MAR – VILLARRICA – OSORNO – MAICOLPUÉ – BAHÍA MANSA – PUERTO VARAS – COCHAMÓ – LA JUNTA – PUERTO MONTT – CHILOÉ – ANCUD – PUÑIHUIL – CASTRO – DALCAHUE – CURACO DE VÉLEZ – ACHAO – CUCAO – QUELLÓN – PUERTO CHACABUCO – PUERTO AYSÉN – COYHAIQUE – PUERTO RIO TRANQUILO – CHILE CHICO </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Argentina<br /></u></strong>LOS ANTIGUOS – EL CHALTÉN – EL CALAFATE</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Cile<br /></u></strong>PUERTO NATALES – TORRES DEL PAINE – PUNTA ARENAS </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Argentina<br /></u></strong>USHUAIA – BUENOS AIRES – LA CESIRA – CORDOBA – CAPILLA DEL MONTE – CONCORDIA </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Uruguay<br /></u></strong>SALTO – DAYMÁN – MONTEVIDEO – PUNTA DEL ESTE – CABO POLONIO – COLONIA DEL SACRAMENTO – MONTEVIDEO<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2017" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?resize=912%2C855" alt="" width="912" height="855" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?w=912&amp;ssl=1 912w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?resize=300%2C281&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?resize=768%2C720&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?resize=520%2C488&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sud-America.jpg?resize=740%2C694&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 912px) 100vw, 912px" />  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Panama<br /></u></strong>PANAMÁ – SABANITAS – PORTOBELO NATIONAL PARK – LA GUAIRA – ISLA GRANDE – EL VALLE – LAS LAJAS – DAVID – CHIRIQUI GRANDE – ALMIRANTE – ISLA COLÓN – ISLA BASTIMENTO – CHANGUINOLA – GUABITO </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Costa Rica<br /></u></strong>SIXAOLA – PUERTO VIEJO – MANZANILLO – PUNTA UVA – CAHUITA – PUERTO LIMÓN – SAN JOSÉ – MANUEL ANTONIO – QUEPOS – ALAJUELA – LA FORTUNA – MONTEVERDE – LIBERIA – PLAYA FLAMINGO – POTRERO – PLAYA PENCA – PLAYA CONCHAL – PEÑAS BLANCAS</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Nicaragua<br /></u></strong>SAPOÁ – RIVAS – ISLA OMETEPE – MOYOGALPA – PLAYA VENECIA – ALTAGRACIA – PLAYA SANTO DOMINGO – GRANADA – CATARINA – MASAYA – LEÓN – GUASAULE </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Honduras<br /></u></strong>GUASAULE – TEGUCIGALPA – COMAYAGUA – LAGO DE YOJOA – SAN PEDRO SULA – COPÁN – SANTA ROSA – LA ESPERANZA – GRACIAS – NUEVA OCOTEPEQUE – EL POY</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>El Salvador<br /></u></strong>LA PALMA – SUCHITOTO – SANTA ANA – SAN CRISTOBAL </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Guatemala<br /></u></strong>CITTÀ DEL GUATEMALA – ANTIGUA – CHIMALTENANGO – LOS ENCUENTROS – SOLOLÁ – PANAJACHEL – LAGO DE ATITLÁN – SANTA CRUZ – JAIBALITO – SAN MARCOS – SAN JUAN – CHICHICASTENANGO – SANTA CRUZ DEL QUICHÉ – USPANTÁN – COBÁN – LANQUÍN – SEMUC CHAMPEY – SAYAXCHÉ – FLORES – EL REMATE – YAXHÁ – TIKAL – MELCHOR DE MENCOS  </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Belize<br /></u></strong>BENQUE VIEJO DEL CARMEN – DANGRIGA – INDIPENDENCE – PLACENCIA – DANGRIDA – HOPKINS – BELIZE CITY – CAYE CAULKER – BELIZE CITY</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong><u>Messico<br /></u></strong>CHETUMAL – TULUM – SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS – SAN JUAN CHAMULA – SALINA CRUZ – OAXACA – HIERVE EL AGUA – POCHUTLA – MAZUNTE – PUERTO ESCONDIDO – ACAPULCO – PIE DE LA CUESTA – CITTÀ DEL MESSICO – PACHUCA – REAL DEL MONTE – PRISMAS BASALTICOS – TEOTIHUACÁN – XOCHIMILCO – COYOACÁN<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2016" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?resize=1170%2C618" alt="" width="1170" height="618" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?w=1612&amp;ssl=1 1612w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Sezione-America-Centrale.jpg?resize=300%2C159&amp;ssl=1 300w, 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L’impatto è ricco di contrasti. La bellezza di Rio, immersa tra verdi colline lussureggianti che fanno da contrasto con l’azzurro dell’oceano e la terra tinta di rosso, è a dir poco indiscutibile. Contrariamente a quanto ci aspettassimo però la popolazione appare scorbutica, maleducata, quasi infastidita dalla nostra presenza. Il divario economico tra i diversi ceti sociali appare netto ed estremo. Alcune zone sono considerate off-limits perché pericolose, un pericolo però che personalmente non ho percepito, sebbene scippi e rapine ai danni dei turisti siano pressoché all’ordine del giorno. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le spiagge di <em>Copacabana</em> e <em>Ipanema</em> rappresentano il luogo ideale per riprenderci dalla stanchezza del lungo volo. Ci lanciamo subito alla scoperta della gastronomia brasiliana, che si tratti di ristorantini affollati o di cibo da strada, tutto risulta delizioso e a buon mercato. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Saliamo sulla cima del <em>Pan de Azucar</em>, per godere di una vista a 360° che lascia senza fiato, e poi sul <em>Corcovado</em>, per ammirare da vicino il <em>Cristo Redentore</em>, imponente statua simbolo del paese che sembra abbracciare la folle Rio. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Fortunatamente l’atteggiamento ostile dei brasiliani incontrati sino ad ora cambia radicalmente nel villaggio costiero di <strong>Parati</strong>. Qui tutti appaiono aperti, cordiali, pronti al dialogo. Grandi massi che sembrano esser stati gettati lì a casaccio compongono il manto stradale delle vie che caratterizzano il piccolo, ma affascinante, centro storico. Una perla dell’architettura coloniale che grazie a splendide spiagge deserte, al calore della sua gente e al clima di festa che avvolge ogni cosa al calare della sera, rende difficile proseguire il proprio viaggio. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A <strong>San Paolo</strong> ci attendono <strong>Sil</strong> e <strong>André</strong>, due cari amici di Myriam con i quali aveva lavorato in nave quando era imbarcata con Costa Crociere. Alloggiamo nel quartiere di <em>Vila Madalena</em>, una zona tranquilla che la sera si trasforma completamente. Migliaia di persone affollano i locali in un clima di festa allegro e contagioso nel quale ci buttiamo a capofitto. Non vedevo così tanta gente per strada dall’ultima volta in cui l’Italia ha vinto i mondiali di calcio. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2847" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/03-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante San Paolo sia una vera metropoli, la metro permette di coprire le grandi distanze con facilità. Ciò che più ci colpisce è il <em>Mercado Municipal</em>, un tripudio per i sensi, un luogo unico dove assaporare una varietà infinita e deliziosa di frutta fresca e spremute degne di esser definite “opere d’arte”.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Più di 15 ore sono necessarie per giungere a <strong>Foz do Iguazù</strong>, una città che di piacevole ha ben poco se non le celebri cascate. Avendo però già in passato visitato il versante brasiliano (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Sud America 2007-2008 insieme a Myriam</u></a>) siamo consapevoli che il lato argentino è decisamente superiore sotto tutti i punti di vista. Così decidiamo di salutare il Brasile e di varcare il confine.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/argentina/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><u>Argentina</u></strong></a> per noi è come una vecchia amica, un paese dove è facile sentirsi a casa e dove si viene sempre accolti con un affetto del tutto ingiustificato che, proprio per questo, riempie il cuore. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per Christian è la prima volta a <strong>Puerto Iguazù</strong> e per noi tornare è quasi un dovere. La cittadina non è affatto cambiata, continua fortunatamente a resistere ad un eccessivo sviluppo nonostante il continuo afflusso turistico. È giunto il momento di esplorare le <em>Cascate di Iguazù</em>. Proprio come era accaduto a me e Myriam anni fa, anche Christian fatica a trattenere le lacrime di fronte alla spettacolare <em>Garganta del Diablo</em>. In effetti questa gola enorme in cui precipita una continua e prorompente massa d’acqua lascia senza parole e come si dice qui in Argentina “<em>te impacta</em>”. Trascorriamo l’intera giornata immersi nella giungla lungo sentieri che permettono di ammirare da diverse angolazioni le numerose cascate. La sorte poi ci fa un regalo più unico che raro. Una piccola imbarcazione permette di raggiungere un’isoletta dove è concesso immergersi in acqua vicino alle cascate. Evidentemente per qualche errore di comunicazione tra il personale del parco, veniamo portati sull’altra riva quando ancora il servizio è chiuso al pubblico. Così per 20 minuti non arriva nessuno. Noi tre completamente soli a fare il bagno con una scenografia da cartolina. Una di quelle esperienze che non si dimenticano. </span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Salutiamo solo momentaneamente il territorio argentino per conoscere un nuovo paese, il <strong>Paraguay</strong>. Per raggiungere la capitale siamo costretti a passare per la malfamata <strong>Ciudad del Este</strong>. In prossimità del terminal degli autobus, lo scenario che si presenta davanti ai nostri occhi gela il sangue. Intere famiglie accampate in tende e baracche di fortuna sul ciglio della strada. Bambini piccolissimi vestiti con stracci e tranquillamente seduti in mezzo al fango e ai rifiuti. Nel corso degli anni mi è capitato spesso di visitare paesi con gravi problemi legati alla povertà. Mai però prima d’ora avevo incontrato persone in condizioni così estreme. Il dolore si fonde alla rabbia e all’impotenza di fronte a tutto questo. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Asunción</strong> non è particolarmente grande, ciononostante il traffico è costante e degno di una metropoli asiatica. I motori dei veicoli ormai datati rendono così l’aria quasi irrespirabile nelle aree del centro. Restiamo stupiti dall’estrema gentilezza dei paraguaiani. Probabilmente non sono molti gli stranieri che visitano il paese, motivo per cui destiamo grande curiosità in coloro che incontriamo. Qui è molto facile trascorrere ore intere a conversare con perfetti sconosciuti senza nemmeno rendersene conto. Bianchi e guaranì convivono pacificamente, ma i contrasti sociali sono forti. Le Mercedes sfilano accanto a senzatetto sdraiati sul ciglio della strada.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Gita in giornata ad <strong>Areguá</strong>, una località poco lontana che un tempo godeva di un certo lustro. Oggi purtroppo tutto appare desolato e trascurato. Per anni infatti le fabbriche hanno riversato nelle acque del lago su cui sorge, ogni tipo di scarto senza alcun controllo. L’inquinamento oggi ha raggiunto livelli talmente preoccupanti che nessuno osa avvicinarsi all’acqua. Il tragitto dalla capitale sin qui offre però uno sguardo autentico e sincero sulla realtà campestre del paese. Si attraversano infatti villaggi rurali percorrendo strade di terra rossa e facendo slalom tra animali da allevamento che vagano indisturbati. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il carnevale è alle porte, e da queste parti il più famoso è certamente quello di <strong>Encarnación</strong> che ogni anno richiama un numero cospicuo di visitatori. Approfittiamo quindi anche noi per vivere in prima persona l’esperienza del sambodromo. Uomini e donne dai corpi scultorei sfilano danzando per ore, dando vita ad una festa spensierata e travolgente. Una notte magica dove tutti non pensano ad altro che a divertirsi. Incontriamo anche un gruppo di studenti italiani tra i 16 e 17 anni che svolgono un anno di studio all’estero grazie a un progetto di Intercultura. Appaiono tutti molto sorpresi di incontrare dei loro connazionali e soprattutto affascinati dal nostro viaggio di 6 mesi zaino in spalla. Loro invidiano noi, e noi invidiamo loro per l’esperienza formativa che stanno vivendo e che ai miei tempi era impensabile.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2011" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=1170%2C878" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Encarnacion-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ancora stravolti dai festeggiamenti visitiamo le rovine delle missioni gesuite a <strong>Trinidad</strong>, un patrimonio mondiale dell’UNESCO da tutti dimenticato. Non è affatto raro infatti essere gli unici a vagare in totale solitudine attraverso questo sito, simbolo dell’oppressione subita dai guaranì. Nonostante la connotazione negativa l’atmosfera che si respira è serena, e il contrasto di colori tra il verde dell’erba, l’azzurro del cielo, e il rosso intenso della terra e dei mattoni, si rivela decisamente suggestivo.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Anche qui a colpirci profondamente è il popolo paraguaiano. Le persone per strada ci salutano e ci rivolgono sorrisi sinceri. Alcuni vengono addirittura a stringerci la mano, altri ancora si soffermano chiedendoci quale sia la nostra storia. Nulla di più affascinante a mio parere. <strong>Il modo migliore per comprendere un popolo è quello di chiacchierare con le persone comuni. Niente mi fa sentire più vivo di un momento di condivisione e di complicità.</strong></span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un semplice fiume divide il confine paraguaiano da quello argentino. Per evitare le infinite code doganali decidiamo così di attraversare la frontiera con una barca a motore. Scelta azzeccatissima. In un batter d’occhio siamo a <strong>Posadas</strong>. Qui comincia un viaggio nel viaggio. Un’esperienza carica di emozioni di cui potrei scrivere all’infinito. Posadas non è certo una meta turistica o degna di essere inserita nel proprio itinerario per qualche attrazione culturale o paesaggistica. Ci troviamo infatti in una delle zone più povere dell’Argentina. Siamo giunti sin qui per conoscere da vicino una ONG italiana chiamata “<em>Jardin de los Niños</em>” e fare volontariato presso la loro struttura per alcuni giorni. L’associazione fa un po’ di tutto, perché a Posadas c’è bisogno di tutto. Si va dalla didattica scolastica alla formazione lavorativa, dalla costruzione di alloggi alla distribuzione di cibo per i bisognosi, dalle coltivazioni necessarie al sostentamento di tutte queste attività all’accoglienza rivolta a ragazze madri, bambini di strada e anziani abbandonati a sé stessi.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Avevamo scritto a Jardin de los Niños prima di partire e da subito si erano dimostrati gentilissimi e disponibili a offrirci ospitalità. Ad accoglierci al porticciolo troviamo <strong>Enrico</strong>, la nostra figura di riferimento, colui che, nei giorni a seguire, si prodigherà nel mostrarci e spiegarci ogni aspetto della realtà in cui ci stiamo addentrando. Enrico appare da subito una bella persona, venuto qui la prima volta come volontario per 15 giorni, è poi tornato per 6 mesi, ed ora si è trasferito in pianta stabile da più di 10 anni.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ovviamente non siamo gli unici volontari, conosciamo così i nostri coinquilini. <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Matteo</u></a>, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Ilena</u></a> e <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Angela</u></a>, studenti di psicologia a Padova che svolgono il tirocinio di 6 mesi, e <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Martina</u></a>, estetista di Montegrotto Terme che ha deciso di dedicare 1 mese ad aiutare gli altri. Avete presente quando incontrate qualcuno che vi sembra di conoscere da sempre? Beh così è stato per tutti noi. Sin dal primo istante si è creata un’armonia e una complicità tra noi tale da rendere meravigliosa un’esperienza che già di per sé sarebbe stata a dir poco interessante.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-924" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=960%2C639" alt="" width="960" height="639" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?w=960&amp;ssl=1 960w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=768%2C511&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=520%2C346&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2018/05/07-Volontari-ONLUS-Jardin-de-los-ninos-foto.jpg?resize=740%2C493&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nella casa famiglia accanto alla nostra, chiamata <em>hogar</em>, alloggiano le ragazze madri con i loro bimbi. Ognuna di loro ha alle spalle storie terribili che hanno inevitabilmente lasciato un segno indelebile. Stupri, maltrattamenti, abbandoni, il tutto spesso da parte di coloro che avrebbero dovuto proteggerle. Trascorriamo molto tempo insieme a loro, e anche se non sarà facile abbattere la diffidenza iniziale, riusciamo a conquistare prima la fiducia dei bambini e poi quella delle loro mamme. Vi sono varie figure che si prendono cura di loro e che hanno il compito di insegnare le regole basilari dell’igiene e della cura verso sé stessi e verso i bimbi. Tutte cose che noi diamo per scontate, ma che in realtà non lo sono affatto in situazioni come queste. <strong>Andrea </strong>è certamente la persona più adatta a questo ruolo e si distingue dalle altre per dolcezza e professionalità.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il secondo giorno è dedicato a <em>San Jorge</em>, il quartiere più povero che sorge su quello che un tempo non era altro che una discarica. Nel corso degli anni Jardin de los Niños ha costruito più di 800 abitazioni, oltre ad un centro sociale, un ambulatorio e un centro per gli anziani. Nonostante gli sforzi compiuti però il lavoro è tutt’altro che finito. Una distesa di capanne senza fine, edificate con materiali di fortuna e fognature che scorrono a cielo aperto, attendono speranzose l’aiuto della ONG. <strong>Carina</strong>, responsabile del centro sociale, ci accompagna attraverso quella che a grandi linee possiamo definire una favela. Tutti ci salutano, ci abbracciano, ci baciano. In questo contesto di degrado sociale purtroppo violenze, abusi e furti sono all’ordine del giorno. Carina è molto colpita dal mio spagnolo, naturalmente la fortuna di essere bilingue rende tutto più semplice permettendomi di interagire con le persone senza limiti. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nei giorni seguenti visitiamo la <em>chacra</em>, cioè la fattoria e le coltivazioni che fungono da sostentamento per la mensa dei poveri e per tutti coloro che trovano alloggio e riparo presso le varie strutture del centro. Un’esperienza formativa soprattutto dal punto di vista umano grazie all’accoglienza riservataci dai contadini, pronti a condividere con dei perfetti estranei quel poco che hanno. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Torniamo poi ancora a San Jorge, alla “<em>Casa de los Abuelos</em>”, il centro anziani dove cucineremo la pizza per tutti. In realtà a fare tutto è Matteo, noi ci limitiamo a dare una mano e soprattutto a chiacchierare a lungo con i carinissimi vecchietti e con la responsabile <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/lucia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Lucia</u></a>, un’altra di quelle persone straordinarie che non posso che ammirare profondamente. Los abuelos sono bellissimi, ognuno a modo suo. Da <strong>Felicia </strong>che sorride mostrando l’unico dente che le rimane a <strong>Pedro </strong>che quando parla non si capisce una parola. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’ultimo giorno avremo anche l’opportunità di conoscere <strong>Emilio</strong>, il fondatore dell’associazione. La sua storia mi tocca particolarmente dato che anche la mia famiglia ha vissuto in prima persona i tragici eventi della “<em>Guerra sucia</em>”. Emilio era figlio di un industriale, quando nel ’76 scoppiò la dittatura in Argentina, venne fuori che la persona a cui aveva affittato un suo appartamento altri non fosse che un esponente della sinistra. Questo bastò a etichettarlo come nemico della giunta militare. Venne rapito, imprigionato e torturato per 19 mesi. Riuscì a salvarsi solo grazie ai mariti delle sue due sorelle che, militari anch’essi, riuscirono in piena notte a farlo evadere caricandolo in fin di vita su un aereo diretto in Italia. Molti anni dopo, tornato nella sua terra natia, Emilio rimase sconvolto dall’estrema povertà in cui versavano alcune zone del paese, decidendo così di fondare <em>Jardin de los Niños</em>.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tra le tante persone speciali conosciute non ho ancora menzionato <strong>Ilaria</strong>, altro nostro fondamentale punto di riferimento sin dai primi contatti via mail. Anche lei, come accadde a Enrico, giunta come semplice volontaria decise poi di rimanere, cambiando vita e creando qui la sua famiglia. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sono trascorsi solo 5 giorni dal nostro arrivo, pochi giorni vissuti con così tanta intensità da sembrare mesi. Ricordo di essere arrivato con una voglia matta di fare, di aiutare gli altri, di sporcarmi le mani. Non sempre però sono necessarie grandi gesta. A volte basta solo ascoltare chi ne ha bisogno, tenere loro compagnia, far sentire che sei lì per loro e che non sono soli e dimenticati. Quello che non mi aspettavo poi è che ciò che si riceve è di gran lunga superiore a quello che si lascia. È stata un’esperienza emotivamente impegnativa e profonda. Mentirei se dicessi di non aver provato una certa riluttanza il primo giorno quando sconosciuti sporchi, vestiti di stracci, mi abbracciavano e mi baciavano. Superata però quella naturale iniziale avversione si comincia a guardare tutto con occhi nuovi, dando più importanza alle cose che contano davvero e non a ciò che appare. <strong>Mi porto via da qui sorrisi, abbracci e lacrime di persone meravigliose, per le quali conserverò sempre un posto speciale nel mio cuore.</strong></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciamo a fatica, tra le lacrime, il nostro hogar e i saluti divengono strazianti. Sembra assurdo essersi affezionati così tanto in così poco tempo. Durante le ben 22 ore che ci separano da <strong>Salta</strong> discutiamo senza tregua sull’ipotesi di abbandonare il viaggio e fermarci a <em>Jardin de los Niños</em>. Alla fine prevale il desiderio di proseguire, ma con la certezza che questo non sarà un addio, ma un semplice arrivederci.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Salta “l<em>a linda</em>”, ci appare esattamente come la ricordavamo, pulita, curata e graziosa. Un benessere al quale non eravamo più abituati. Questa è anche la nostra base per esplorare due località imperdibili, <strong>Cafayate</strong> e <strong>Cachi</strong>. Diversissimi tra loro, ma in egual misura affascinanti. A Cafayate attraversiamo un territorio arido, dove gigantesche rocce multicolori plasmate da millenni di erosione da parte dell’acqua e del vento danno vita a scenari vagamente simili al Gran Canyon. Ci addentriamo in profonde gole rocciose per poi fare sosta tra i vigneti di una delle case produttrici di vino della zona. A Cachi il paesaggio cambia completamente. Lussureggianti verdi montagne si alternano a giganteschi cactus, indiscussi padroni e custodi dell’altopiano.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prossima destinazione <strong>Tilcara</strong>, un villaggio tra le montagne di cui anni fa ci eravamo già innamorati Myriam ed io (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Sud America 2007-2008 insieme a Myriam</u></a>). Il desiderio di tornare e di far conoscere questo luogo così speciale anche a Christian è enorme. Niente sembra essere cambiato. Strade polverose di terra battuta, colorate bancarelle artigianali, squisite specialità locali da street food che creano pericolose dipendenze, e ritmi blandi e rilassati che scandiscono la vita degli abitanti. Indimenticabile poi la volta stellata che, grazie all’assenza di inquinamento luminoso, permette di ammirare chiaramente la via lattea.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Scendendo dall’autobus conosciamo <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/adriel/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Adriel</u></a>, un ragazzo di Buenos Aires che si unirà a noi per qualche giorno. Condivideremo con lui il nostro alloggio, giornate di cammino tra surreali montagne multicolori, piacevoli cene e quei momenti di umanità che rendono così speciale viaggiare senza il timore di aprirsi al prossimo. Inutile dire che sarà l’inizio di una profonda amicizia.   </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La quiete e il fascino di Tilcara sono contagiosi. Tre notti saranno necessarie per convincerci a ripartire.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2032" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/003-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo verso nord fino a <strong>La Quiaca</strong>. I tratti somatici attorno a noi, gli abiti e in alcuni casi persino la lingua, cominciano a cambiare. I controlli doganali sono praticamente inesistenti, così in un batter d’occhio siamo a <strong>Villazón</strong>. La <strong>Bolivia</strong> ci accoglie con la sua esplosione di colori, dall’artigianato ai tradizionali abiti delle donne indigene. Le ampie gonne assumono anche una funzione importante e poco ortodossa. È consuetudine infatti contrabbandare merce nascondendola proprio sotto le vesti. Una pratica ovviamente da condannare, ma che nonostante ciò, suscita da sempre in me grande ilarità. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Troviamo velocemente un autobus per <strong>Uyuni</strong>. I trasporti in questo paese hanno prezzi quasi ridicoli, ma scegliere una compagnia o un mezzo è esattamente come giocare alla roulette russa. Tutto è in mano alla dea bendata. Fondamentale quindi è prenderla con filosofia, aspettandosi sempre il peggio e cercando di non perdere mai il sorriso e la pazienza. Comincia il viaggio della speranza! Ritardo di 2 h e 30 min alla partenza, mezzo sgangherato che sfida le leggi della fisica e del tempo, gomma bucata, finestrini rotti che non si chiudono… nessun problema se non fosse che durante la notte sull’altopiano andino le temperature scendono sotto lo zero. Insomma 10 ore di calvario. Anche questo però è il viaggio, e spesso col passare degli anni, le disavventure sono quelle che si ricordano con maggior ironia. A consolarci poi è la consapevolezza che ci stiamo avvicinando al <em>Salar de Uyuni</em>, un deserto di sale che ancora oggi considero come il luogo più incredibile che abbia mai visto in vita mia. Durante la stagione delle piogge si crea una coltre d’acqua di circa 10 cm sopra la superficie bianca. L’effetto è quello di uno specchio che fonde terra e cielo in un unico elemento. Tutto e tutti vengono inglobati e l’ingannevole sensazione è quella di fluttuare nel vuoto. Questa volta però siamo capitati durante la stagione secca, motivo per cui l’acqua non c’è, e se da una parte ovviamente ne compromette lo charme, dall’altra ci permetterà di attraversare completamente il deserto facendoci poi lasciare al confine con il Cile. Prendiamo così un’escursione organizzata di 3 giorni attraverso il <em>sud del Lipez</em>, unico modo di addentrarsi in un territorio tanto meraviglioso quanto inospitale. Insieme a noi, tre giovani svizzeri-tedeschi molto simpatici, ma con i quali faremo fatica a legare anche a causa delle barriere linguistiche. Nonostante l’esperienza non si rivelerà magica come quella del 2008 (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/sud-america-2007-2008-insieme-a-myriam/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Sud America 2007-2008 insieme a Myriam</u></a>) godremo comunque di paesaggi straordinari, attraversando distese desertiche, lagune colorate, cactus giganti, geyser naturali, alberi pietrificati, circondati poi da migliaia di fenicotteri rosa, lama e vigogne.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Accusiamo un po’ i disturbi fisici legati all’altitudine, d’altra parte 5000 m non sono proprio uno scherzo. Fortunatamente la strada verso il <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/cile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><u>Cile</u></strong></a> scende rapidamente, così rapidamente che sembra quasi di percorrere la via magica di una fiaba. Una discesa vertiginosa e sempre dritta che sembra non avere fine. Ci sentiamo così subito meglio e siamo pronti per <strong>San Pedro de Atacama</strong>, dove ad attenderci c’è <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/diego/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Diego</u></a>, un vecchio amico di Christian che non vede da anni. Diego si unirà a noi per le prossime 2 settimane e ci ospiterà a casa sua durante la nostra permanenza nella capitale cilena. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sebbene San Pedro de Atacama non sia altro che un paesino ai confini del deserto, il contrasto con la Bolivia è più che evidente. Strade asfaltate, pulizia e agiatezza economica sono in netta contrapposizione con la realtà a cui ci eravamo abituati nei giorni scorsi. Il paesino è delizioso sebbene l’affluenza turistica sia un tantino eccesiva. Visitiamo la <em>Valle della Luna</em>, così chiamata proprio per la somiglianza con la superficie lunare. Ci addentriamo nelle viscere della terra, per poi risalire i ripidi pendii rocciosi e godere dalla sommità dell’indimenticabile spettacolo del tramonto sulla distesa desertica.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2041" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/800-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Cominciamo a scendere verso sud, e dopo una breve sosta a <strong>La Serena</strong> per riposare sulla spiaggia davanti all’oceano, raggiungiamo la <strong>Valle dell’Elqui</strong> fermandoci a <strong>Vicuña</strong>. La zona è nota per la quantità di avvistamenti ufo e, secondo i suoi abitanti, per la presenza di particolari energie cosmiche. Al di là di queste bizzarrie, l’atmosfera che si respira è di estrema serenità e pace interiore. Le persone sono estremamente gentili e inclini al dialogo, forse anche troppo, trascorriamo ore ed ore ad ascoltare i racconti di coloro che per caso incrociano il nostro cammino. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La meravigliosa vallata dal verde intenso è anche il centro nevralgico della produzione vinicola e del pisco, tipica bevanda alcolica cilena. Visitiamo anche l’osservatorio astronomico <em>Mammaluca</em>, che si rivelerà una vera delusione, tuttavia però la sua posizione in cima a un’altura immersa nell’oscurità permette naturalmente una visione delle stelle strepitosa.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A <strong>Santiago</strong> abbiamo la fortuna non solo di essere ospiti di Diego, ma anche di poter vivere intensamente la capitale grazie a lui e ai suoi carinissimi amici. Ampi spazi verdi, gallerie d’arte, festosa vita notturna e un particolare fervore culturale saranno gli ingredienti principali del nostro soggiorno. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2845" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/01-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />La domenica poi Diego ci porterà a pranzo da sua nonna, dove ci attende tutta la sua famiglia ansiosa di incontrarci. Persone fantastiche che ci faranno conoscere da vicino le tradizioni cilene, ma soprattutto ci accoglieranno con calore, facendoci sentire a casa.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Meno di due ore ci dividono da <strong>Valparaiso</strong>, un tripudio di colori sgargianti, incastonato tra la magia dell’oceano e la maestosità delle montagne. Passeggiamo a lungo attraverso tortuose viuzze in un continuo sali-scendi, scoprendo anche negli angoli più nascosti variopinti murales che contribuiscono a rendere Valpo una delle città più suggestive del paese. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ne approfittiamo anche per goderci una giornata al mare nella vicinissima <strong>Vi</strong><strong>ña del Mar</strong>. Purtroppo è giunta l’ora di salutare Diego che deve tornare ai suoi obblighi lavorativi. Il nostro modo di viaggiare però ha conquistato anche lui a tal punto che promette di raggiungerci in <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/messico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Messico</u></a> tra qualche mese.<br /><br /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rimasti soli ci rimettiamo sulla strada, verso la zona dei laghi, un’area molto affascinate da un punto di vista naturalistico e decisamente meno turistica rispetto alle nostre ultime tappe. <strong>Villarica</strong> si rivela una piacevole cittadina, impreziosita da un incantevole lago custodito da un vulcano attivo perennemente fumante. Lunghe passeggiate, profondissima quiete e tanto cibo genuino. La sera facciamo festa insieme a tutti gli ospiti dell’ostello in cui alloggiamo. Vino e <em>pisco</em> scorrono a fiumi, e l’alcool annulla facilmente qualsiasi barriera linguistica e culturale. Cileni, turchi, inglesi, argentini, ecc… Un vero miscuglio di etnie, tutti felici e consapevoli della fortuna di poter essere lì a condividere esperienze, pensieri e momenti speciali che ci inducono a riflettere su quanto siamo tutti così simili.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2846" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/02-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Passando per <strong>Osorno</strong>, ci fermiamo a <strong>Maicolpué</strong>, vicino a <strong>Baia Mansa</strong>. La stagione balneare è terminata, e il villaggio appare totalmente deserto. Fatichiamo a trovare da mangiare e un alloggio per la notte. Speravamo di poter avvistare i delfini che sovente si avvicinano molto alla riva, ma il cattivo tempo rende l’impresa assai difficile. Così decidiamo di proseguire fino a <strong>Puerto Varas</strong>, altra località che sorge sulle sponde di un lago, meno affascinante rispetto a Villarica, ma pur sempre graziosa e caratterizzata da scorci che ricordano più la Svizzera che l’America Latina.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il nostro obbiettivo principale è <strong>Cochamò</strong>, un minuscolo villaggio sperduto tra le montagne. Da qui parte un trekking di 13 km tra i più belli di tutto il paese. Al nostro arrivo piove a dirotto, gli alloggi sono pochissimi e cari. Come al solito però la dea bendata e gli incontri che si fanno lungo la strada ci danno una mano. Veniamo accolti da una coppia carinissima che ci affitta il loro delizioso bungalow di legno ubicato in giardino. L’indomani la pioggia non accenna a diminuire, così trascorriamo la giornata in totale relax, scrivendo, leggendo, studiando il nostro itinerario e coccolati dalla padrona che ci porta i suoi squisiti dolci fatti in casa. Il mattino seguente finalmente possiamo imboccare il sentiero. A causa delle piogge alcuni tratti sono talmente infangati da rendere estremamente difficile avanzare. Impiegheremo ben 5 ore per sbucare a <strong>La Junta</strong>, un enorme prato circondato da una corona di gigantesche montagne che danno vita ad uno scenario straordinario. Purtroppo non disponiamo di una tenda e non avevamo pianificato di fermarci a dormire qui, ma ne sarebbe valsa assolutamente la pena. Tornando indietro ci perdiamo più volte a causa della scarsissima segnaletica, ma il rumore del fiume ci aiuta ad orientarci.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2051" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cochamo-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /> </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Riprendiamo la nostra discesa, in direzione di un’altra meta da noi tanto agognata. Sto parlando dell’<strong>Isola di Chiloé</strong>. Si passa per <strong>Puerto Mont</strong>, si carica l’autobus a due piani su un traghetto circondati da centinaia di uccelli, leoni marini e pinguini che nuotano attorno a noi incuranti della nostra presenza, ed è fatta! Misteri e antiche leggende alimentano da sempre il fascino di queste terre lontane. Inizia la nostra esplorazione dell’arcipelago. <strong>Ancud</strong> e la sua Costa Nera. <strong>Puñihuil</strong> e i suoi innumerevoli, simpaticissimi pinguini. <strong>Castro</strong> con le sue chiese colorate e le pittoresche abitazioni su palafitte. <strong>Achao</strong>, <strong>Dalcahue</strong> e <strong>Curaco</strong> <strong>de Velez</strong>, soporiferi villaggi fuori dal tempo. <strong>Cucao</strong>, dove ci inoltriamo nel <em>Parque Nacional Chiloé</em> in concomitanza con i festeggiamenti per il compleanno di Myriam.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2034" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0005-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"> </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per proseguire il nostro viaggio verso sud disponiamo di due opzioni. Tornare indietro fino a Puerto Mont e riprendere la “carretera”, o spingerci fino alla punta dell’isola e prendere un’imbarcazione che salpa dal malfamato porto di <strong>Quellón</strong> in direzione <strong>Puerto Chacabuco</strong>. Le informazioni a riguardo sono poche, la nostra guida Lonely Planet non ne parla nemmeno, ma a noi non piace mai tornare per la stessa strada, quindi optiamo per la navigazione. La scelta si rivela azzeccatissima. Al di là della comodità e dello spazio che offrono le poltrone della nostra nave, potersi alzare, passeggiare lungo il ponte, prendere il sole sul tetto, mangiare o semplicemente godersi un caffè al bar, rende il lento trascorrere delle ore molto più piacevole. Inoltre sembra assurdo, ma probabilmente i paesaggi più incantevoli del <u>Cile</u> li abbiamo potuti ammirare proprio qui. La nostra imbarcazione infatti prosegue dritta verso sud, addentrandosi tra meravigliosi fiordi, attraverso territori privi di qualsivoglia presenza umana. Numerosi delfini giocano attorno a noi. Tramonti, albe e cieli stellati da cartolina. Insomma un’esperienza indimenticabile. Certo il viaggio durerà molto più del previsto, ben 36 ore saranno necessarie per giungere a destinazione, ma ne sarà valsa assolutamente la pena.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Scesi dalla nave però non è ancora finita. Tra mille peripezie, disavventure e problematiche varie attraversiamo <strong>Puerto Aysen</strong>, <strong>Coyaique</strong> e riusciamo finalmente ad arrivare a <strong>Puerto Rio Tranquilo</strong>, sulle sponde del <em>Lago Carrera</em>. Tutti ci avevano sconsigliato di spingerci sino a questa zona remota. Effettivamente il viaggio è davvero impegnativo. Le strade sono dissestate e polverose, l’ambiente appare inospitale, i mezzi di trasporto pochissimi e inadeguati. Eppure nonostante tutto qui si nasconde una perla rara. La <em>Capilla de Marmol</em> è la più celebre tra l’insieme di grotte marmoree immerse nelle acque turchesi del lago. Quando i raggi solari colpiscono la superficie dell’acqua creano un incredibile gioco di luci e riflessi che toglie il fiato.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciare la città si rivelerà ancor più difficoltoso. Stipati sul retro di un minivan, in condizioni quasi disumane per 4 ore, giungeremo a <strong>Cile Chico</strong> da dove attraverseremo la frontiera.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Los Antiguos</strong> ci dà nuovamente il benvenuto in <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/argentina/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><u>Argentina</u></strong></a>. La località è un insieme di fattorie dove si coltiva frutta di ogni genere. Le persone sono tutte gentilissime. Gli argentini sotto questo punto di vista hanno davvero una marcia in più. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Fortunatamente torniamo a godere dei comodi ed efficienti autobus argentini, mentre la <strong>Patagonia</strong> si rivela ai nostri occhi attraverso il vetro dei nostri finestrini. Ci dirigiamo verso El Calafate per far conoscere anche a Myriam l’impressionante meraviglia del <em>Perito Moreno</em>. Quando il nostro autobus fa la sua fermata a <strong>El Chalten</strong>, io e Christian restiamo sbalorditi nel constatare quanto sia cambiato. Fino a qualche anno fa (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>) non c’era praticamente niente. Qualche casetta, un paio di alimentari, nessun albergo. I mezzi pubblici lasciavano i passeggeri sul ciglio di una strada vuota e polverosa. Ora invece c’è un enorme terminal, strade asfaltate e molte abitazioni in più. Mentre il nostro bus riparte, l’alba illumina il villaggio e incendia le montagne attorno a noi. In quel momento ci rendiamo conto del grande errore commesso. Avremmo dovuto fermarci.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>El Calafate</strong> invece sembra essere rimasto lo stesso di sempre. La città è molto turistica, forse un po’ troppo. D’altro canto però questa è la base migliore per visitare il <em>Perito Moreno</em>, il celebre imponente ghiacciaio che, a mio parere, fa parte di quelle cose che vanno ammirate almeno una volta nel corso della vita.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2013" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Perito-Moreno-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rientriamo nuovamente in <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/cile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Cile</u></a> facendo sosta a <strong>Puerto Natales</strong>. Le temperature cominciano a scendere e un vento gelido ci mette a dura prova, ma anche questo fa parte del fascino selvaggio della Patagonia. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nel bed &amp; breakfast in cui alloggiamo facciamo la conoscenza di una carinissima coppia di giapponesi. La comunicazione non è affatto semplice, ma con un po’ di inglese, molti gesti e tantissimi sorrisi riusciamo a comprenderci gli uni con gli altri. Sono in viaggio di nozze da ben 2 anni! Hanno attraversato via terra tutta la Cina, l’India, il Pakistan, l’Iran, ecc… Entrambi erano stufi di un lavoro snervante a Tokyo che impegnava completamente le loro vite, così hanno preso la decisione di lasciarsi tutto alle spalle. Ora però che vorrebbero far ritorno a casa purtroppo non possono. Vivono infatti in una zona che è stata fortemente contaminata dal disastro nucleare del 2011, quindi continueranno a viaggiare ancora per un po’ finchè la situazione non sarà migliorata.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Durante la notte ci svegliamo di soprassalto a causa di un suono metallico fortissimo. Un colpo secco che ci fa sobbalzare. Mi affaccio alla finestra e vedo un’automobile che ha centrato in pieno le auto parcheggiate e che si dà alla fuga. Purtroppo una delle vetture colpite appartiene ad alcuni ospiti della nostra struttura, così io e Christian scendiamo a dare una mano per spostare il veicolo che a causa degli ingenti danni non si mette neanche in moto. Ci spiegano che da queste parti purtroppo, non essendoci molte attività di svago per i giovani, il problema dell’abuso di alcool è molto diffuso. Per questo motivo gli incidenti stradali nelle ore notturne sono molto comuni.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Al di là della notte movimentata siamo pronti e carichi per conquistare la vetta di <strong>Torres del Paine</strong>, il parco nazionale considerato, giustamente, tra i più affascianti di tutta l’America Latina. Il paesaggio intorno a noi è spettacolare. La salita diventa via via sempre più impegnativa. Impiegheremo circa 3 h e 30 min per raggiungere la cima, ma gli ultimi 45 min saranno davvero estenuanti. Una pendenza vertiginosa e uno strato di ghiaia nel quale i piedi affondano e tornano addirittura indietro. Le nostre fatiche però saranno ampiamente ricompensate dalla meravigliosa vista che ci attende al traguardo.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Continuiamo a scendere verso sud, sempre più a sud. Passando per <strong>Punta Arenas</strong>, varchiamo ancora una volta la frontiera. Attraversiamo lo <strong>Stretto di Magellano</strong> e avanziamo fino alla città più australe del mondo, la celebre <strong>Ushuaia</strong>. Niente sembra essere cambiato. Probabilmente la seduzione che Ushuaia esercita nell’immaginario collettivo è dovuta più che altro alla sua collocazione geografica, ma in realtà c’è molto di più. La corona di montagne innevate che sembra quasi abbracciare la città crea uno scenario estremamente suggestivo che non si dimentica.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il soggiorno sarà caratterizzato dagli incontri fatti con persone davvero speciali che arricchiranno il nostro viaggio e le nostre vite. Pochi giorni prima, su un autobus in <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/cile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Cile</u></a>, avevamo conosciuto <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/paolo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Paolo</u></a> e <strong>Lavinia</strong>, una simpaticissima coppia di Roma. Lui dentista, lei psichiatra, entrambi ammaliati dal nostro vagabondare di 6 mesi. Eravamo subito entrati in sintonia, e il caso volle che ci incontrassimo nuovamente durante la traversata dello Stretto di Magellano. Poi c’è <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/andrea/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Andrea</u></a>, un ragazzo totalmente folle, residente a Nervesa della Battaglia. Un viaggiatore temerario capace di tenere tutti col fiato sospeso raccontando le sue disavventure. E infine <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/jose/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Josè</u></a>, talentuoso musicista italo-argentino che alloggiava nel nostro stesso ostello e che produce da solo hang drum, meravigliosi strumenti metallici a percussione che ho sempre ammirato e desiderato.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Vivremo una delle serate più divertenti di tutta la nostra lunga avventura facendo festa con Paolo, Lavinia e Andrea. Una notte indimenticabile.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Facciamo due conti e ci accorgiamo che tornare in autobus fino a <strong>Buenos Aires</strong> ci costerebbe tanto quanto prendere un biglietto aereo. Così decidiamo di risparmiare tempo e fatica volando direttamente sulla capitale argentina. In aereo ritroviamo anche Andrea con il quale condividiamo il tragitto fino in centro. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ad attenderci a Buenos Aires c’è <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/ariel/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Ariel</u></a>, un caro amico al quale siamo molto affezionati e che avevamo conosciuto Christian ed io durante il nostro primo viaggio da mochileros (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>). Ariel vive in periferia, così per godere a pieno del fervore della capitale e sfruttare al massimo i giorni a disposizione decidiamo di alloggiare tutti insieme in un hotel del centro. Trascorriamo cinque giorni a spasso per la capitale, una metropoli di cui sono follemente innamorato e che ha così tanto da offrire da non permettere mai di annoiarsi. Da ricordare sicuramente il concerto di musica classica gratuito a cui abbiamo assistito nell’incantevole <em>Teatro Colòn</em> e lo spettacolo straordinario di <em>Fuerza Bruta</em>. Quest’ultima è opera teatrale del tutto innovativa che coinvolge completamente lo spettatore in prima persona mischiando musica, danza e interpretazione a livelli mai visti. Un nuovo modo di concepire il rapporto tra attore e spettatore. Tamburi, acrobati, giochi di luce, ballerine che fluttuano immerse nell’acqua in una piscina che cala dal soffitto sopra le nostre teste. Ne usciamo entusiasti!</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Salutato Ariel è il turno di andare a trovare un altro grande amico che non vediamo da ben 8 anni. Anche l’incontro con <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/nicolas-e-la-sua-famiglia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Nicolas</u></a> risale al nostro viaggio del 2006, (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>), ma a differenza di Ariel, non avevamo più avuto occasione di rivederci. È giunto finalmente il momento di porvi rimedio. Nicolas vive a <strong>La Cesira</strong>, un piccolo villaggio situato nella <em>Pampa Umeda</em>, 400 km a sud di Cordoba. Il viaggio è lungo e le difficoltà aumentano a causa di un brutto temporale che rallenta inevitabilmente il nostro autobus. L’emozione di riabbracciare Nicolas è tanta. Ad attenderci poi c’è tutta la sua famiglia che ci ha preparato un fantastico asado. L’affetto di tutti nei nostri confronti è talmente tanto da farci sentire di nuovo a casa. Verremmo coccolati e viziati spudoratamente per due giorni prima di riuscire a trovare la forza di ripartire tra lacrime, abbracci e la promessa di tornare presto.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2849" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/DSC_0521-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Attraversiamo decine e decine di minuscoli villaggi rurali. Come dice Lourdes, la mamma di Nicolas, qui il bus “hace màs paradas que el lechero”, cioè “fa più fermate del lattaio”. Visitiamo <strong>Cordoba</strong>, una piacevole città universitaria piena di vita e dalla frizzante movida notturna.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tappa successiva <strong>Capilla del Monte</strong>, una località di montagna dall’atmosfera hippie che conquista al primo istante e che diverrà una delle nostre mete preferite. Capilla però è un luogo particolarmente controverso. Nessun altro posto vanta un numero così cospicuo di avvistamenti UFO. Si crede infatti che sia la porta di accesso ad un altro mondo e che al di sotto del <em>Cerro Uritorco</em>, montagna che le fa da scenografia, vi sia una città sotterranea chiamata <em>Erk</em>. Altri ritengono che l’<em>Uritorco</em> sia una porta verso un&#8217;altra dimensione, altri ancora che si tratti di un centro energetico. Insomma vi sono diverse e svariate teorie, alcune si basano su leggende, altre su basi pseudoscientifiche, altre ancora sembrano semplicemente i deliri di un pazzo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Indipendentemente da ciò che ognuno può pensare riguardo a questo particolare mondo, che ammetto essere molto lontano dal mio, un dato di fatto invece indiscutibile è che la cittadina è incantevole nella sua semplicità e che nei dintorni si possono fare escursioni tra paesaggi spettacolari. Inoltre si respira un’atmosfera di totale pace e armonia con il cosmo che potrebbe giustificare l’influenza e il fascino che Capilla ha sulle persone. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante il mio scetticismo in materia però, anche io sono spettatore di qualcosa a cui non riesco a dare una spiegazione razionale. L’ultima sera saliamo sulla terrazza del nostro albergo a chiacchierare e a brindare con un bicchiere di vino, quando ad un tratto, in un lasso di tempo non superiore ai 2 secondi, il cielo sopra la montagna si squarcia e una fiamma cilindrica di grandi dimensioni scende in traiettoria perfettamente perpendicolare alla terra. Mai visto niente di simile prima d’ora. La prima reazione è di vero e proprio spavento. Dopo di che, da brava persona razionale quale sono, inizio a riflettere e a valutare a che tipo di fenomeno ambientale posso aver assistito. Ipotizzo persino qualche tipo di operazione militare o spaziale, ma nessuna teoria sembra essere plausibile. In passato mi era già capitato di vedere satelliti e stelle cadenti, ma questa sembra essere tutt’altra storia. Non si è trattato di una scia luminosa, ma di una specie di lanciafiamme gigante. Il moto poi non è stato ellittico o orizzontale, bensì perfettamente perpendicolare dal cielo alla terra. L’unica considerazione vagamente razionale a cui riesco a giungere è che si tratti di un qualche fenomeno elettromagnetico dovuto al fatto che l’<em>Uritorco</em> è una formazione granitica ricchissima di quarzo, ma in totale sincerità la tesi mi sembra un po’ fiacca. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La mattina seguente così mi reco perplesso e quasi imbarazzato da <strong>Alicia</strong>, la proprietaria dell’hotel, con la speranza che possa darmi qualche spiegazione plausibile su quanto accaduto.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima ancora di iniziare a raccontare l’evento, lei stessa mi descrive alla perfezione ciò che ho visto, e questo per me si rivela un vero sollievo perché implica che non sono impazzito e ciò che ho visto è stato reale. Poi, come se fosse una cosa normalissima, mi dice che si tratta delle navi aliene che entrano nella città di <em>Erk</em>. Vedendo il mio volto assumere un’espressione perplessa, tira fuori il computer e mi mostra tutta una serie di foto di UFO scattate sia di giorno che di notte proprio dalla terrazza. Personalmente non sono un esperto di Photoshop, ma devo ammettere che mi sembrano autentiche. Mi racconta poi di gnomi, folletti, persone che levitano, che si incendiano di luce, che parlano con gli extraterrestri e tante altre cose a cui in tutta onestà pur sforzandomi faccio davvero fatica a credere. Spiego alla signora che per me è davvero difficile accettare tutto questo e che non sono venuto a Capilla con l’intento di vedere navi aliene o fenomeni paranormali. Lei si mette a ridere e mi dice che accade sempre così, gli scettici se ne vanno sconvolti, mentre coloro che credono fortemente e giungono qui appositamente nel tentativo di avvistare qualcosa se ne tornano a casa delusi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Infine mi racconta la storia della sua vita e il motivo che l’ha spinta a trasferirsi a Capilla del Monte. La storia è abbastanza inquietante e affascinante, ma naturalmente dato che fa parte della sfera privata di un’altra persona non sta a me divulgarla senza il suo consenso. Un brivido lungo la schiena però l’ho provato anche io.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Certo, ritenere la Terra l’unico pianeta dotato di esseri viventi evoluti in un universo infinito, probabilmente è pura superbia e scientificamente assurdo. Credo quindi nell’esistenza di altre forme di vita, ma è tutto il contorno che mi lascia perplesso. Non so cosa fosse ciò che vidi quella notte, l’unica certezza è che non era qualcosa di normale.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2033" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/004-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Viaggiamo tutta la notte fino a <strong>Concordia</strong>, attraversiamo la frontiera ed entriamo a <strong>Salto</strong>. Finalmente il mio <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/uruguay/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><u>Uruguay</u></strong></a>! Prima di proseguire ci concediamo una giornata di puro relax nelle celebri <strong>Terme di Dayman</strong> che caratterizzano la zona. Ci attende poi un altro spostamento notturno fino alla capitale. Mentre attendiamo l’arrivo del nostro mezzo, vado a fare rifornimenti di acqua in un piccolo supermarket limitrofo al terminal. In giro non c’è anima viva. Quando mi avvicino alla cassa un signore anziano al di là del bancone inizia a parlarmi come se mi conoscesse da sempre e, senza darmi nemmeno il tempo di controbattere, mi racconta di strani eventi e fenomeni soprannaturali. Poi si ferma un istante, cambia tono di voce e inizia a parlare della mia vita, di me e di come il viaggio che sto facendo mi stia cambiando. Ho i brividi lungo la schiena. Mi dice cose del tutto personali che non poteva conoscere. Mi sembra di essere dentro a un film o vittima di qualche scherzo. Perdo la cognizione del tempo, così dopo 20 minuti di assenza Myriam viene a cercarmi e mi trova ancora lì, fermo e inebetito ad ascoltare l’anziano signore.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A <strong>Montevideo</strong> dopo tanto tempo posso finalmente riabbracciare mia nonna, i miei zii e i miei cugini. Ma non solo, anche i miei genitori si trovano qui in vacanza. Rivedere tutti è come sempre una grande emozione, mi sono davvero mancati tutti.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Trascorriamo la prima settimana in famiglia, tra <em>asados</em>, feste e passeggiate lungo le strade della capitale dove i miei genitori sono cresciuti. Ho sempre amato girovagare per Montevideo con loro ascoltando gli aneddoti di quando vivevano qui. La seconda settimana invece, approfittando delle loro vacanze, ci raggiungono <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Matteo</u></a>, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Ilena</u></a> e <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/volontari-onlus-jardin-de-los-ninos/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Angela</u></a>, tre dei volontari che abbiamo conosciuto a <em>Jardin de los Niños. </em>Purtroppo Martina è già rientrata in Italia e la sua mancanza si farà sentire. Entusiasti di esserci ritrovati decidiamo di far loro da ciceroni attraverso alcune delle bellezze di questo paese. Iniziamo dalle spiagge e dalla movida dell’esclusiva <strong>Punta del Este</strong> per poi proseguire lungo la costa più selvaggia fino alle dune di <strong>Cabo Polonio</strong>, un villaggio hippy di rara bellezza che conquista al primo sguardo. Poi il fervore di <strong>Montevideo</strong> tra eventi culturali e la sua squisita tradizione culinaria. E infine le suggestive e placide vie dell’affascinante <strong>Colonia del</strong> <strong>Sacramento</strong> dove faremo festa per concludere la nostra rimpatriata promettendoci di ritrovarci in Italia.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2008" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Cabo-Polonio-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo questa parentesi “familiare” è giunto il momento di proseguire il nostro cammino. I soliti strazianti saluti accompagnano la nostra partenza. Sono trascorsi ormai 3 mesi dall’inizio della nostra avventura e sebbene un po’ di stanchezza si sia fatta sentire, il nostro soggiorno in Uruguay si è rivelato particolarmente ristoratore. Siamo pronti quindi ad esplorare una parte del continente latinoamericano a noi del tutto sconosciuta.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un volo terribile, a causa delle turbolenze legate al mal tempo, ci apre la porta dell’America Centrale. Siamo a <strong>Panama</strong>. La popolazione locale appare dapprima diffidente, ma non appena comprendono di non avere nulla da temere si dimostrano estremamente gentili e disponibili. I tratti somatici dei panamensi sono particolarissimi. Vi è un egual numero di neri e di mulatti che sembrano essersi mischiati con gli orientali conservando i caratteristici occhi a mandorla. L’omonima capitale del paese sembra essere l’emblema del continente latinoamericano. Due città convivono in una. Da una parte i lussuosi grattacieli, pulizia e attenzione per i dettagli. Dall’altra quartieri abbandonati alle incurie del tempo tra degrado, sporcizia e costruzioni fatiscenti. Nonostante ciò preferiamo concentrare la nostra attenzione sul <em>Casco Viejo</em>, la zona più antica e pittoresca della città. Apprezziamo da subito la cucina tradizionale panamense che risente chiaramente delle influenze caraibiche.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’impatto con Panama non è semplicissimo, un po’ per il caldo, un po’ perché dobbiamo abituarci ai problemi legati alla sicurezza. Purtroppo infatti qui omicidi, sequestri e rapine sono all’ordine del giorno. L’aspetto più agghiacciante è quello delle sparizioni di giovani, spesso turisti e spesso di sesso femminile, legate al traffico di organi indirizzati prevalentemente verso gli Stati Uniti.  Proprio pochi giorni prima del nostro arrivo sono scomparse due ragazze olandesi di ventidue anni. Non vogliamo per nessuna ragione modificare il nostro approccio aperto e fiducioso verso gli altri, ma questa situazione ci impone di pianificare bene i nostri spostamenti e il nostro itinerario per ridurre il più possibile i rischi.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Decidiamo di saltare nostro malgrado San Blas principalmente a causa dei costi eccessivi e non adatti a dei <em>mochileros</em> come noi. Ci dirigiamo comunque verso il Mar dei Caraibi. Dopo una breve sosta a <strong>Sabanitas</strong>, dove per poco non veniamo reclutati come lavoratori a bordo di una barca a vela diretta a San Blas, passiamo per <strong>Portobello</strong> e la <strong>Guayra</strong>, e giungiamo finalmente a <strong>Isla Grande</strong>. L’isola è piccolina, la vegetazione lussureggiante, l’acqua paradisiaca, la fauna rigogliosa e impressionante, tra mante salterine, svariati pesci e volatili coloratissimi. Un sogno, se non fosse per i rifiuti gettati ovunque. Vere e proprie discariche ad ogni angolo e nemmeno tanto nascoste. Gli isolani si dimostrano estremamente maleducati, ignoranti e purtroppo spesso ubriachi. L’incontro con questa popolazione caraibica in prevalenza di colore si dimostra una vera delusione. Così dopo appena due giorni scappiamo via spostandoci a <strong>El Valle</strong>, una piacevole località di montagna tra cascate, acque termali e piscine naturali. Probabilmente siamo gli unici visitatori stranieri, di mochileros come noi non vi è traccia. Dopo la pessima esperienza umana avuta a Isla Grande, fortunatamente ritroviamo fiducia nel prossimo grazie a <strong>Javier </strong>e a sua moglie che si mantengono producendo e vendendo braccialetti e collane, offrendo alloggio ai pochi visitatori e gestendo una specie di ristorante vegano all’interno della loro abitazione. Due belle persone. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2848" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/04-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Oltre a loro conosciamo anche una famiglia di Novara che, stufa di lavorare incessantemente, ha deciso di lasciare tutto e aprire qui una pizzeria italiana. Aprono solo 3 giorni alla settimana, quanto basta per vivere dignitosamente e godersi la vita.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciamo le montagne e torniamo in spiaggia! <strong>Las Lajas</strong> sorge sulle rive dell’Oceano Pacifico in una zona remota e piuttosto selvaggia. Anche qui incontriamo italiani emigrati. <strong>Elisa </strong>infatti è la proprietaria dell’ostello ecologico dove alloggiamo. Fortunatamente disponiamo di una cucina dato che non vi sono posti dove acquistare cibo se non un minuscolo alimentari dagli scaffali quasi completamente vuoti. I panamensi, da queste parti, sembrano non apprezzare particolarmente la frutta che viene data principalmente in pasto agli animali o dimenticata sugli alberi o ancora, lasciata a marcire a terra tra gli insetti. Così vista la carenza di cibo a nostra disposizione, Christian ed io, da veri acrobati, ci arrampichiamo l’uno sull’altro e raccogliamo una miriade di cocchi e manghi. Quest’ultimi si riveleranno talmente buoni che ancora oggi li ricordiamo come i migliori mai mangiati in vita nostra.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2045" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Panama-Las-Lajas-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Trascorriamo 3 giorni a stretto contatto con una natura primordiale, lontani dal superfluo. A farci compagnia oltre ai fantastici genitori di Elisa che proprio in questi giorni sono qui in visita, vi sono pipistrelli appesi a testa in giù sul soffitto della nostra capanna, insetti di ogni genere e soprattutto la meravigliosa quanto terrificante <strong>Camilla</strong>. Una tarantola pelosa grande quanto una mano che si aggira indisturbata per la struttura e che una mattina mi sono trovato dentro al lavandino del bagno.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Abbandoniamo le fragorose onde oceaniche per spingerci nuovamente verso nord nel Mar dei Caraibi. Passando per <strong>David</strong>, <strong>Chiriqui Grande</strong> e <strong>Almirante</strong> ci imbarchiamo per le isole di <strong>Bocas del Toro</strong>. Il primo motoscafo ci porta a <strong>Isla Colòn</strong>, precisamente nella città di <strong>Bocas Town</strong>, un tantino caotica ed eccessivamente festaiola per i miei gusti. Una seconda lancia ci conduce fino a <strong>Isla Bastimento</strong> che a prima vista sembra un vero e proprio paradiso! Proprio com’era già avvenuto in precedenza però, ci rendiamo subito conto che il problema dei rifiuti nelle località caraibiche continua a rappresentare una grave piaga. Spiagge e un mare da sogno vengono rovinati da cumuli di immondizia disseminati ovunque. Uno spettacolo che fa male all’anima. Anche qui la popolazione locale quasi totalmente di colore si rivela maleducata, razzista nei nostri confronti e ancora una volta dedita all’abuso di alcool.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante tutto cechiamo di non farci scoraggiare e ci godiamo la fine sabbia, l’acqua turchese, le rocce vulcaniche e le ristoratrici palme della bellissima e solitaria <em>Playa Wizard</em>. Non c’è anima viva, abbiamo tutta la spiaggia per noi. Ci hanno avvisato però di stare molto attenti durante il tragitto. Il sentiero di accesso infatti è tristemente noto per il numero di aggressioni e rapine ai danni dei turisti. A confermare tali nefaste notizie sono proprio due poliziotti che pattugliano l’arenile e che ci consigliano vivamente per la nostra sicurezza di andarcene entro le 17:00.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Purtroppo Panama devo ammettere che mi ha un tantino deluso. Vi sono dei luoghi incredibili, ma i grossi problemi relativi ai rifiuti e all’insicurezza rovinano inevitabilmente l’insieme.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tornati sulla terra ferma ci dirigiamo verso il confine costaricano. Nel tragitto conosciamo un ragazzo americano con il quale entriamo subito in sintonia. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ryan_Lewis" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Ryan Lewis</strong></a> ci racconta le sue disavventure tragicomiche qui a Panama e ci fa ascoltare la sua musica, dato che in patria fa il cantante e ha fondato un suo studio di produzione. Rimaniamo esterrefatti da quanto è bravo! Ha una voce spettacolare e anche le canzoni e le tematiche da lui trattate nei testi sono davvero interessanti. Oggi Ryan ha fatto carriera ed è diventato parecchio famoso. Di certo tutti conoscete alcuni suoi celebri brani prodotti in collaborazione con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Macklemore" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Macklemore</em></a>.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Giunti a <strong>Guabito</strong> la frontiera si varca a piedi con una facilità disarmante, camminando su alcune travi marce e bucherellate che vanno a comporre un pittoresco ponte tra i due paesi. Nessun tipo di controllo se non i consueti timbri di transito sul passaporto.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Siamo a <strong>Sixaola</strong>. Siamo in <strong>Costa Rica</strong> e si capisce subito che qualcosa è cambiato. Salta all’occhio una minor presenza umana e soprattutto una notevole pulizia alla quale non eravamo più abituati. Il paesaggio, sembra impossibile, ma appare ancor più lussureggiante e selvaggio rispetto a quello panamense. Una sola strada e tutto attorno a noi selva e coltivazioni di banane che si stendono per chilometri e chilometri. Appartiene quasi tutto al noto marchio Chiquita, e anche qui i problemi non mancano. Incuranti infatti del benessere della popolazione, il noto marchio lancia i diserbanti direttamente da piccoli aeroplani. Metodo più comodo e rapido, ma che crea gravissimi problemi di salute agli abitanti della zona.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il nostro autobus ci accompagna fino a <strong>Puerto Viejo</strong>, pittoresca e festosa cittadina dove però non abbiamo intenzione di fermarci. Giusto il tempo di fare un po’ di spesa e il destino, come sempre, gioca la sua carta, facendoci incontrare tra le corsie del supermercato <strong>Giulia</strong> e <strong>Alex</strong>, una coppia di italiani che gestisce dei bungalow in una località vicina. Giulia in particolare ci piace da subito talmente tanto che non abbiamo neanche bisogno di riflettere. Promettiamo di andare da loro tra un paio di giorni. La scelta si rivelerà azzeccatissima. Giulia e Alex rappresenteranno una delle interazioni umane più belle e profonde di tutto il nostro viaggio.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proseguiamo fino a <strong>Manzanillo</strong> che sfortunatamente si rivelerà meno piacevole di quanto ci aspettassimo. Sebbene la spiaggia sia molto carina, l’eccessiva presenza di zanzare e di moscherini che mordono a tutte le ore rendono difficile potersi rilassare. Certo una cosa che non dimenticheremo mai del nostro soggiorno saranno i versi delle grosse scimmie urlatrici che vivevano nella foresta giusto alle spalle del nostro alloggio e della cucina all’aperto dove preparavamo i nostri pasti.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Anche in questo caso però il destino ci ha condotto qui per un motivo. Facciamo amicizia con i nostri vicini di stanza, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/franklin-e-xinia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Franklin e Xinia</u></a> che, da questo momento, diverranno i nostri genitori adottivi “<em>ticos</em>” (= costaricani). Non so per quale motivo ci abbiamo accolti sotto la loro ala protettiva, ma tutto avvenne con una tale naturalezza e spontaneità che nessuno di noi si pose troppe domande. Ci hanno sempre detto che sembravamo tre bravi ragazzi e che insieme a noi portavamo un’aurea di positività contagiosa. Franklin e Xinia si trovano qui in vacanza, ma vivono ad Alajuela, e si offrono di ospitarci a casa loro quando arriveremo da quelle parti. Come se non bastasse poi, decidono di darci un passaggio in macchina fino a <strong>Cahuita</strong> dove ci attendono Giulia e Alex. Inoltre, dato che è di passaggio, ci portano anche a conoscere <strong>Punta Uva, </strong>che effettivamente si rivela una località molto più affascinante di Manzanillo.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Giulia attendeva con ansia il nostro arrivo. Siamo in bassa stagione quindi di ospiti oltre a noi neanche l’ombra. L’impressione è che Giulia si senta un po’ sola e che abbia davvero bisogno di compagnia. Era da parecchio poi che non aveva occasione di interagire con suoi connazionali. Giulia è arrivata 2 anni fa ed è originaria di un paesino nelle vicinanze di Pisa. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2840" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/05-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Alex invece vive qui da ben 20 anni, ha acquistato un terreno gigantesco e un po’ alla volta ne ha fatto una magnifica “<em>finca</em>” (= fattoria) con la quale riesce a provvedere al proprio sostentamento in maniera quasi del tutto autonoma. Alleva e coltiva una varietà incredibile di piante, frutti e animali. Naturalmente Alex è molto fiero del lavoro svolto e ci accompagna con entusiasmo attraverso la tenuta alla scoperta di questa natura straordinaria. Tra le fronde degli alberi poi spuntano qua e là le teste dei simpatici bradipi che sembrano sorridere incuriositi dalla nostra presenza.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La riserva naturale e le spiagge di Cahuita si riveleranno davvero piacevoli, ma ciò che ci porteremo dentro per sempre, saranno le serate trascorse tutti insieme sotto il portico, condividendo oltre al cibo, pensieri, opinioni e riflessioni profonde come se fossimo vecchi amici che si ritrovano dopo tanto tempo.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2009" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ripartire è difficilissimo, ma la strada ci chiama. Cambiamo autobus prima a <strong>Puerto Limòn</strong> e poi ancora a <strong>San Josè</strong> per giungere finalmente a <strong>Manuel Antonio</strong> che è già buio. Troviamo facilmente alloggio proprio dove inizia il sentiero che porta al <strong>Parque Nacional Manuel Antonio</strong>, il vero motivo per cui ci siamo spinti fino a qui. Il parco nazionale è sicuramente un luogo da non perdere. Bradipi, scimmie e svariate specie di uccelli vivono in totale libertà nel loro habitat naturale. Le spiagge sono stupende e i numerosi procioni che sbucano dalla foresta sull’arenile a caccia di cibo danno vita a scene di irresistibile ilarità. Col tempo infatti hanno imparato ad aprire gli zaini dei visitatori alla ricerca di qualcosa di commestibile che non esitano a rubare indegnamente. Il divertimento però non si ferma qui. Trascorriamo un intero pomeriggio a ridere fino alle lacrime osservando decide e decine di persone che nel tentativo di farsi fare una foto in riva al mare, vengono poi totalmente travolti dalle violente e fragorose onde. Lo so, siamo delle brutte persone, ma è più forte di noi. Specialmente le donne qui hanno l’abitudine di sistemarsi per bene prima dello scatto. Curano il trucco, la pettinatura e soprattutto la posizione del corpo, per poi essere scaraventate a terra e trascinate per alcuni metri dalla forza dell’acqua. Impossibile restare seri.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2044" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Costa-Rica-Parque-San-Antonio-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Passando per <strong>Quepos</strong> ci riavviciniamo alla capitale San Josè fino ad <strong>Alajuela</strong> dove ci attendono <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/franklin-e-xinia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>Franklin e Xinia</u></a>. Ci sarebbe davvero tanto da dire su queste due persone eccezionali che hanno aperto la loro casa e i loro cuori a tre perfetti sconosciuti. Insieme a loro visiteremo i dintorni della città e l’affascinante vetta ancora attiva del vulcano <em>Poàs</em>.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non potrò ringraziarli mai abbastanza per aver avuto la possibilità di conoscere il Costa Rica e la sua gente dall’interno in modo così autentico, ma soprattutto per averci dato l’affetto di una vera famiglia che, per coloro che come noi sono lontani da casa, è il dono più grande che si possa ricevere.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tappa successiva la città di <strong>La Fortuna</strong>, per poter ammirare l’<em>Arenal</em>, un altro vulcano attivo che è possibile ammirare solo a distanza a causa del suo pericoloso eruttare di fumo e lava lungo le pendici. Uno spettacolo impressionante. <br />Degno di nota è anche il limitrofo parco nazionale tra cascate e terme naturali. Ci immergiamo nelle sue acque bollenti in piena notte circondati da una naturala altamente suggestiva. A rendere poi indimenticabile la serata sarà la nostra guida che inizierà magicamente a sfornare cocktail tipici del luogo. Risultato? Una mandria di ubriachi a mollo nell’acqua calda. Una serata divertentissima.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci dirigiamo verso <strong>Monteverde</strong>, località dove si dice venga praticato il miglio canopy al mondo. Le distanze che sulla mappa appaiono piuttosto brevi, in realtà sono ostacolate dalla mancanza di strade e dall’impossibilità quindi di poter attraversare zone boschive e corsi d’acqua. Ciononostante non possiamo rinunciare a questa occasione e le nostre aspettative non saranno affatto deluse. Il percorso di cavi sospesi tra albero e albero di oltre 4 km rappresenta già di per sé un’esperienza adrenalinica e da brividi, ma a questo si aggiungono anche il “<em>Tarzan</em>” e il “<em>Superman</em>”. Il primo è una sorta di bungee jumping in cui ci si lancia nel vuoto appesi a un albero giù per una vallata, mentre il secondo non è altro che una zip line di 1 km che collega due montagne alla quale si viene legati su schiena e gambe.<br /><br /></span><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2564" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=1170%2C878&#038;ssl=1" alt="" width="1170" height="878" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=520%2C390&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?resize=740%2C555&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/01/19-Canopy.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Attraversiamo <strong>Liberia</strong> e <strong>Playa Flamingo</strong> per poi fermarci a <strong>Playa Potrero</strong> dove conosceremo <strong>Holly</strong>, cara amica di una collega di Myriam che ci aveva raccomandato di andare a trovare se fossimo stati in zona. Holly, originaria di Varese è qui da 2 anni, ma ha vissuto in tanti paesi diversi. Oltre a lei c’è anche <strong>Lucia</strong>, la sua coinquilina pugliese. <br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2841" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/06-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br />Scopriamo presto che qui a Potrero vi sono ben tre interi villaggi di soli italiani, nel senso che per regolamento possono viverci solo ed esclusivamente italiani. Mi sembra una cosa davvero assurda. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non sono proprio riuscito a comprendere bene i vari italiani presenti nella zona. Parlando con loro mi sono reso conto che tutti si lamentano dell’Italia, degli italiani e della vita che facevano prima. Alzarsi tutti i giorni per andare a lavorare, avere poco tempo per sé, ecc… Questioni più che comprensibili e condivisibili. Quando però chiedi loro di cosa si occupano qui in Costa Rica, rispondono che per ora non fanno nulla.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Quindi riassumendo odi l’Italia, gli italiani e il sistema che ti impone di lavorare tutti i giorni. La tua soluzione è trasferirti all’estero in un villaggio di soli italiani dove entri inevitabilmente all’interno dei medesimi meccanismi che ti infastidivano, ma dove puoi lamentarti tutto il tempo del tuo paese e, non si sa per quanto tempo, non fare nulla dalla mattina alla sera. Ammetto di essere perplesso.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Potrero è una località modesta dove non c’è molto, ma il suo fascino è proprio questo. L’assenza di inquinamento luminoso permette alla volta stellata di illuminare completamente il cielo. Le strade di terra battuta e i prati quando cala la notte vengono letteralmente invasi da centinaia di lucciole come non ne vedevo da tempo immemore. Le spiagge di Potrero poi sono fantastiche, <em>Playa Penca</em> in particolare, ma anche <em>Playa Conchal</em>. <strong>Pippo</strong>, uno dei cani adottati da Holly, non ci lascerà mai soli neanche per un minuto. Ci seguirà ovunque, anche in spiaggia. Inutile dire che avrei tanto voluto portarlo via con me. L’ultimo giorno ci ha accompagnato fino alla fermata del bus e una volta arrivato voleva salire anche lui. Non sono riuscito a trattenere le lacrime.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Varchiamo la frontiera a <strong>Peñas Blancas</strong>, anche questa volta nessun tipo di controllo a parte il passaporto. Il Costa Rica si è dimostrato un paese davvero affasciante per la sua gente, ma soprattutto per l’incredibile ricchezza e varietà di flora e fauna.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’impatto con il <strong>Nicaragua</strong> è forte, per lo meno per quanto riguarda <strong>Sapoá</strong>, la sua città di frontiera. Sembra di essere piombati improvvisamente a Saingon, o in qualche metropoli asiatica. Un caos totale, ovunque veicoli, biciclette, orde di persone urlanti che ti offrono ogni genere di merce. Fortunatamente questo delirio dura poco. Saliamo subito su un autobus pubblico identico a quello giallo dei Simpson che ci porterà fino a <strong>Rivas</strong>. Dal finestrino del nostro mezzo il paese nicaraguense inizia a poco a poco a svelarsi ai nostri occhi. Le radicali differenze con il Costa Rica sono piuttosto evidenti. Il paesaggio appare decisamente più spoglio, quasi arido. Foreste, alberi e grossi arbusti qui lasciano spazio a campi infiniti e piantagioni basse. Gli abitanti hanno dei tratti somatici molto attraenti, sembrano un misto tra indigeni ed europei. Contrariamente a quanto letto sulle guide turistiche non mi sento per niente in pericolo, tutt’altro. Non capisco per quale motivo, ma sono pervaso da una sensazione di pace e serenità.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2029" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/00Nicaragua-Ometepe-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Da Rivas ci imbarchiamo verso <strong>Isla Ometepe</strong>. Il forte vento e il mare estremamente mosso mettono a dura prova la nostra navigazione. Dico mare, ma in realtà non si tratta di un mare. Il <em>Lago Nicaragua</em> (detto anche <em>Lago Cocibolca</em>) è però talmente grande da non riuscire a vederne la fine. Si tratta infatti del lago più grande di tutta l’America Latina.  Giungiamo fortunatamente incolumi a <strong>Moyogalpa</strong> dove ancora una volta prendiamo un bus pubblico per <strong>Playa Venecia</strong>. Ormai si è fatto tardi e il buio cala avvolgendo ogni cosa. Quando l’autista ci fa cenno di scendere, ci accorgiamo che attorno a noi non c’è assolutamente niente. Prendiamo i nostri zaini e osserviamo i fari del nostro mezzo allontanarsi e con lui l’unica fonte di luce. Piomba su di noi una totale oscurità. Pochi istanti però per abituare la vista e restiamo esterrefatti guardando all’insù sopra le nostre teste. Un cielo stellato talmente bello che pare esser stato dipinto da un artista. Rinfrancati iniziamo a camminare su un sentiero sabbioso, verso quella che dovrebbe essere la direzione della finca che stiamo cercando. In realtà è l’unico alloggio disponibile, o per essere più precisi, l’unica struttura presente. Pochi metri e veniamo circondati da migliaia e migliaia di lucciole. Non riusciamo a credere ai nostri occhi, la scena appare surreale e meravigliosa. Con lo sguardo e il cuore pieno di emozione raggiungiamo finalmente la <em>Finca Hotel Venecia</em>. Il luogo è molto grazioso, curatissimo ed estremamente pulito. Gli standard appaiono come quelli europei con la differenza che i prezzi sono davvero bassissimi. Il personale poi è cortese e disponibile. Insomma abbiamo trovato un luogo dove rilassarci per bene e dove fare base per esplorare il resto dell’isola.<br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Visiteremo la riserva naturale e la <em>Laguna Charco Verde</em>, piccola ma carina. Poi la modesta cittadina di <strong>Altagracia</strong> e la <em>Finca Magdalena</em> per ammirare i petroglifi risalenti al 1500 a.c. realizzati dai primi abitanti dell’isola. Interessante, ma tutto lasciato a sé stesso e poco valorizzato. E infine <strong>Playa Santo Domingo</strong> dove è possibile fare il bagno con uno sfondo da cartolina delineato dalla bellezza di uno dei due vulcani presenti sull’isola. Nonostante la piacevole e rilassante ambientazione non c’è proprio da stare tranquillissimi in quanto sembra assurdo, ma le acque del <em>Lago Nicaragua</em> sono abitate da squali leuca, celebri per essere spesso imprevedibili e piuttosto aggressivi.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Rientrati a Rivas, ci spostiamo a <strong>Granada</strong>. Un vero e proprio gioiello multicolore dall’architettura coloniale. Curato nei minimi particolari e a misura d’uomo rappresenta sicuramente una delle destinazioni da non perdere assolutamente. Dopo tutti questi mesi riusciamo anche a mangiare una pizza molto simile alla nostra grazie ad una coppia di italiani che, trasferitisi qui, hanno aperto una pizzeria.Ci intratteniamo con loro volentieri per conoscere gli aspetti positivi e negativi della vita in questo paese. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Affascinante poi il vulcano <em>Catarina</em> il cui cratere è oramai pieno d’acqua. Piuttosto deludente invece il mercato <em>Masaya</em>.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2010" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/DSC_1427-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Meta seguente <strong>Leòn</strong>, località sicuramente meno seducente rispetto a Granada, ma comunque molto piacevole e per molti versi più autentica perché non turistica.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Guasaule</strong>, città di frontiera divisa letteralmente in due, è il nostro punto di ingresso verso uno dei paesi più pericolosi al mondo.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I timori per ciò che ci attende in <strong>Honduras</strong> sono molti, ma in noi è più forte il desiderio di esplorare e di proseguire il nostro viaggio con un atteggiamento positivo. Ci rendiamo conto ovviamente che è necessario avanzare con cautela prendendo tutte le precauzioni necessarie per non esporci a inutili rischi. Purtroppo però non è così semplice. Feroci organizzazioni criminali chiamate <em>Maras</em>, detengono praticamente il controllo totale del paese. Le loro attività si espandono dal traffico di droga all’estorsione verso commercianti e ditte di trasporti. Gli omicidi sono all’ordine del giorno e in alcune città i dati giornalieri sembrano veri e propri bollettini di guerra. Ciononostante dietro a questo clima di violenza e insicurezza vive uno dei popoli più gentile e accogliente che abbia mai incontrato.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Seduta accanto a me nell’autobus c’è una ragazza del luogo che sembra essere allo stesso tempo incuriosita e intimorita da me. Ci osserva guardinga probabilmente tentando di comprendere quale lingua parliamo tra noi. Dopo un po’ si fa coraggio e con un filo di voce mi chiede da dove veniamo e come mai stiamo entrando in Honduras. Le spiego del nostro viaggio, ma non riesce a capire. Non comprende per quale motivo si possa viaggiare solo per il gusto di viaggiare. È evidente che si tratti di qualcosa che lei non lo ha mai fatto. Mi racconta che gli stranieri non vengono da queste parti e mi dice di fare molta attenzione perché il suo è un paese davvero molto pericoloso. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Vorremmo evitare la capitale <strong>Tegucigalpa</strong>, ma non è possibile. Dobbiamo cambiare autobus proprio qui. Fortunatamente alla dogana abbiamo fatto amicizia con un signore carinissimo diretto nella nostra stessa destinazione. Oltre ad averci atteso e aiutato a trovare i bus da prendere, una volta giunti a <strong>Comayagua</strong> telefona addirittura a sua sorella che in macchina ci viene a prendere e ci accompagna direttamente in albergo perché teme per la nostra incolumità. Non avevamo previsto di fermarci in questa cittadina, purtroppo però si è fatto tardi e viaggiare di notte in Honduras equivale a un suicidio. Ceniamo in un centro commerciale a pochi passi dal nostro alloggio. Qui facciamo la conoscenza di una famiglia locale che tra una chiacchera e l’altra finisce per invitarci a passare la notte a casa loro. Decliniamo con gratitudine dato che siamo solo di passaggio, ma restiamo sbalorditi dall’estrema gentilezza di queste persone che, nonostante tutto, si dimostrano così aperte e generose.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’indomani ripreso il nostro cammino raggiungiamo finalmente il <strong>Lago de Yojoa</strong>. Il paesaggio è piacevole seppur non eccezionale, ma ci attendono emozioni degne di un vero esploratore. I fondali del lago infatti sono ricchi di reperti archeologici risalenti alla civiltà <em>Lenca</em>, successori dei <em>Maya</em> intorno al 500 a.c.. Il governo è riuscito ad acquistare i terreni circostanti al lago, purtroppo però non dispone delle risorse economiche per recuperare l’ingente quantitativo di oggetti antichi che la corrente spinge fino a riva. Tra i sassi e la terra troviamo decine e decine di punte di frecce, cocci di vasellame decorato, punte di coltelli antichi. Istintivamente vorremmo prendere tutto e portarlo al museo cittadino. Ci hanno informato però che sarebbe tutto inutile, dato che il museo poi rivende di nascosto i reperti che trova. Che tristezza lasciare tutte queste preziose testimonianze del passato a disintegrarsi e marcire nel terreno.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciamo il lago con l’idea di trascorrere alcuni giorni di relax a <strong>Roatan</strong>, un’isola paradisiaca. Nonostante le distanze siano piuttosto modeste, le pessime condizioni stradali e la mancanza di collegamenti tra le varie città rallentano notevolmente il nostro avanzare. L’esercito poi occupa le strade con continui posti di blocco. In quanto stranieri, ad ogni avamposto ci vengono controllati minuziosamente i documenti.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’ultimo luogo al mondo in cui vorremmo andare adesso è <strong>San Pedro Sula</strong>, la città col maggior numero di omicidi del paese. Purtroppo non abbiamo altra scelta, qualsiasi sia la nostra destinazione dobbiamo cambiare autobus proprio lì. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Seduto davanti accanto al <em>conductor</em> del nostro minivan, ascoltiamo alla radio la notizia che sulla stessa “<em>carretera</em>” che stiamo percorrendo, appena due ore prima c’è stato un assalto delle <em>Maras</em> ai danni di un minivan come il nostro. Per la prima volta da quando siamo partiti avvertiamo un po’ di nervosismo nell’aria. Non abbiamo paura, ma in questo clima di incertezza non capiamo fino a dove sia possibile spingerci. Ci sconsigliano vivamente la strada che collega San Pedro Sula e <strong>La Ceiba</strong> a causa delle continue e numerose aggressioni. Se vogliamo proseguire verso Roatan però non abbiamo alternative. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ne parliamo a lungo e consapevoli di averla già scampata bella oggi, a malincuore decidiamo di saltare la nostra amata isola dirigendoci direttamente a <strong>Copàn</strong>. La cittadina è molto graziosa e ci sono un sacco di cose interessanti da fare. Tutto poi è talmente economico da permetterci la soddisfazione di toglierci qualche sfizio. Iniziamo con una piacevole cavalcata di 3 h per visitare i villaggi <em>Lenca</em>. A seguire ci immergiamo nel sito archeologico di Copàn che meriterebbe di certo maggior considerazione internazionale visto l’eccellente stato di conservazione dei sue alti steli di pietra incisi da bassorilievi. La natura circostante inoltre è prorompente ed offre riparo a numerosi pappagalli rossi che si aggirano indisturbati tra i prati e le fronde degli alberi secolari. Infine facciamo visita al <em>Parque de Aves</em>, un centro di recupero e reinserimento in natura di ben 181 specie di uccelli diversi. I vari esemplari non sono in gabbia, bensì completamente liberi o al massimo in strutture gigantesche che simulano il loro habitat. Si passeggia accanto ai vari esemplari, alcuni di loro si avvicinano e tentano di interagire con noi, come il meraviglioso tucano che curioso ci osserva a lungo per poi iniziare per gioco a mordicchiarci le scarpe. Ricorderò per sempre questa esperienza incredibile.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2049" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Honduras-Parque-de-Aves-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ancora un cambio di veicolo a <strong>Santa Rosa</strong> per poi avanzare fino a <strong>La</strong> <strong>Esperanza</strong>. Come al solito sono seduto davanti con l’autista e una ragazza francese di nome <strong>Lisa</strong> che viaggia da sola e nella vita fa la traduttrice cinematografica. Il tema della conversazione presto si sposta sulle <em>Maras</em> e sulle problematiche legate all’insicurezza del paese. Lisa infatti mi chiede un parere perché essendo sola nutre diversi timori. All’inizio l’autista sembra non volerne parlare. Poi col passare del tempo probabilmente si rende conto di potersi fidare di noi e comincia a confidarsi. Ci racconta che ogni lunedì un tipo grosso, pelato e tutto tatuato in volto si presenta nel loro deposito e chiede l’equivalente di 90 euro, cifra altissima per l’economia di questo paese. Loro però non hanno scelta. A chi non vuole o non può pagare vengono rapinati e incendiati i minivan. Se ciò non basta e si continua a non pagare le conseguenze divengono ben più gravi. Qualsiasi tipo di attività subisce questo genere di estorsione, in silenzio, con rassegnazione. Nessuno è in grado o vuole aiutarli, dato che, la corruzione è talmente radicata da non esistere nessun tipo di ente a cui rivolgersi. Sembra tutto così assurdo. Mi sale una tale rabbia a pensare che non si possa fare niente per aiutare queste persone. Le <em>Maras</em> in questo modo tengono in ginocchio l’economia del paese, opprimendo un popolo straordinario  </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">che è costretto a subire e patire questa triste realtà quotidiana. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La Esperanza è un paesino dal clima fresco, con una graziosa piazzetta, ma niente più. Nonostante di turisti qui non vi sia nemmeno l’ombra, esiste un ufficio di turismo. L’impiegata è gentilissima e visto che oltre a noi non c’è nessuno, ci fermiamo volentieri a fare due chiacchere. Dato che non sappiamo cosa fare, la ragazza ci propone di unirci gratuitamente a un suo amico che deve portare del materiale edile alle comunità lenca delle montagne. Cosa abbiamo da perdere? Saliamo così sul pick-up di <strong>Geovani</strong> restando fuori sul retro. Man mano che l’auto continua a salire sulla montagna il paesaggio accresce di fascino e autenticità. Ci fermiamo di continuo per far salire e scendere studenti e anziani a cui Geovani offre volentieri un passaggio senza naturalmente volere nulla in cambio. L’estrema cortesia e disponibilità di queste persone ci lascia senza parole. Tutto, attorno a noi, appare genuino e sincero. Attraversiamo diversi villaggi, osserviamo le donne che lavorano instancabili il telaio e acquistiamo qualcosa in modo da contribuire seppur con poco al benessere della comunità. Geovani poi ci accompagna anche a vedere una bellissima cascata del tutto nascosta che naturalmente conosce solo chi vive da queste parti. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un aspetto che ci ha colpito positivamente è stata la quantità di studenti e di scuole incrociate lungo la strada. In un paese dove l’istruzione non è obbligatoria e dove un numero spaventoso di bambini è costretto a lavorare invece che studiare, vedere una tale partecipazione e dedizione verso il mondo dell’istruzione tra le montagne ci ha davvero sorpreso.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci spostiamo a <strong>Gracias</strong>, anche qui nulla di eccezionale, ma l’ambientazione è piacevole. Inoltre ci sono le terme. L’acqua che sgorga dalle profondità è caldissima e le piscine naturali sono avvolte dagli alberi della selva. Insomma uno stop rilassante e ristoratore.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ora si presenta davanti a noi una scelta difficile che abbiamo rimandato in attesa che gli eventi ci dessero maggiori indicazioni a riguardo. Possiamo dirigerci verso nord ed entrare così in Guatemala, oppure possiamo virare a sud e varcare la frontiera di quello che è considerato forse il paese più pericoloso al mondo. In questi giorni ci siamo confrontati a lungo a riguardo, cercando di valutare accuratamente aspetti positivi e negativi. Ogni singolo individuo incontrato sul nostro cammino ci ha messo in guardia e sconsigliato vivamente dall’entrare a <strong>El Salvador</strong>. L’Honduras già di per sé è stato un grosso rischio che ci ha costretti nostro malgrado ad adottare diverse precauzioni. I racconti su El Salvador spaventano. D’altra parte però siamo qui, e non sappiamo se e quando ci ricapiterà questa occasione. Siamo consapevoli dei rischi, però ci rendiamo anche conto che se non entriamo solo perché abbiamo paura ce ne pentiremo per il resto della vita. Inoltre avevamo deciso fin dal primo giorno che il nostro viaggio sarebbe stato caratterizzato da un atteggiamento positivo e di apertura verso il prossimo. È nostro dovere quindi essere fedeli ai nostri ideali e alle nostre convinzioni. In cuor nostro sappiamo quale sia la decisione giusta.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Facciamo quindi rotta verso sud con qualche clausola però che concordiamo di imporci. Non trascorreremo più di una settimana a El Salvador, e soprattutto, ai primi segnali di estremo pericolo faremo dietro front e usciremo di corsa dal paese.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">I punti di accesso sono ben pochi. Passando per <strong>Nueva Ocotepeque</strong> giungiamo alla dogana di <strong>El Poy</strong>. Nessun tipo di controllo, solo una rapida occhiata al passaporto e mio malgrado, nemmeno il timbro che per me rappresenta un nostalgico ricordo da collezionare.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Proprio come era già avvenuto entrando in Honduras, ci accorgiamo da subito che contrariamente a quel che si possa pensare la gente del posto è carinissima, cordiale e disponibile. Persino i poliziotti di frontiera si dimostrano simpatici e alla mano.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Arriviamo velocemente a <strong>La Palma</strong>, una mini cittadina conosciuta per i suoi murales disseminati tra le pareti delle case. Una rapida occhiata e ci rendiamo conto che non si tratta di nulla di speciale, così decidiamo di proseguire verso <strong>Suchitoto</strong>. L’autobus però ci lascia a un incrocio dove non vi è anima viva. Nessun villaggio all’orizzonte, solo una strada polverosa. Secondo quanto riferitoci dall’autista dobbiamo attendere un altro autobus che dovrebbe giungere a momenti. Gli orari in questo continente però sono più un’indicazione di massima che una certezza. Aspettiamo fiduciosi, ma inizia a farsi tardi e se non troviamo una soluzione presto sarà buio. Ci hanno raccomandato di non farci trovare in giro dopo le 18:00. Il nostro mezzo non arriva così, seppur con un po’ di incoscienza, decidiamo di fare l’autostop. Incredibilmente ogni singola auto o camion che passa si ferma e tutti cercano di aiutarci con estrema gentilezza. Non passa molto prima che due carinissimi signori ci carichino sul retro del loro pick-up. Giunti a destinazione non vorranno neppure accettare i pochi dollari che offriamo loro come ringraziamento.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Suchitoto è una piccola città molto gradevole dall’architettura coloniale. La sua piazza principale brulica di bancarelle di artisti e talentuosi artigiani. La cucina locale è squisita e i prezzi sono davvero bassissimi. Sono certo che lasceremo il paese con una forte dipendenza da <em>pupusas</em>, uno squisito piatto tipico salvadoregno venduto come street food un po’ ovunque.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tra le pittoresche vie acciottolate sbucano di continuo gruppi di 4 militari, molto giovani, troppo giovani se vogliamo essere onesti. Camminano in formazione in mezzo alla strada con i mitra spianati e il dito sul grilletto, come se si aspettassero di essere attaccati all’improvviso da tutte le direzioni. Ai nostri occhi appare tutto surreale, quasi fossimo in una zona di guerra. Per quanto lo spettacolo non sia proprio rassicurante, grazie a queste numerose forze militari, Suchitoto è considerata una delle città più sicure del paese.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La capitale <strong>San Salvador</strong> al contrario gode di una pessima fama. Così sebbene ci sarebbero alcuni interessanti musei da non perdere decidiamo di attraversarla senza fermarci. La meta successiva si rivelerà purtroppo piuttosto deludente. Contrariamente infatti a quanto afferma la nostra guida, <strong>Santa Ana</strong> appare davvero brutta. I pochissimi hotel presenti sono scadenti, e le strade brulicano di gente poco raccomandabile. Inutile dire che qui in effetti non ci sentiamo assolutamente al sicuro.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Lasciamo El Salvador da <strong>San Cristobal Frontera</strong> un po’ delusi, ma consapevoli di non aver visitato diverse affascinanti località lungo la costa. Il nostro buon senso ha però avuto la meglio, impedendoci di correre rischi eccessivi. Nonostante tutto siamo molto felici di non aver rinunciato a questa esperienza, soprattutto, perché ci ha permesso di conoscere lo straordinario popolo salvadoregno, ben diverso da quello che ci aspettavamo.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il peggio sembra essere passato. <strong>Guatemala City</strong> ci accoglie con tutta la sua vitalità e con uno spirito moderno e innovatore decisamente poco comune alle altre capitali centroamericane. Anche qui tutti ci danno una mano. Ci accompagnano sempre quando chiediamo indicazioni e addirittura non ci fanno pagare la metro di superficie dato che dispongo solo di grandi banconote e non ho monetine come richiesto.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ad attenderci c’è una delle mete più affascinanti di tutto il nostro viaggio. Non è facile descrivere l’estrema bellezza di <strong>Antigua</strong>. Una città che sembra evocare il suo antico splendore tra i colori sgargianti delle abitazioni, numerose e suggestive chiese, pittoresche strade acciottolate e una cura per i dettagli e per la pulizia poco comune. L’aspetto poi che conquista del tutto è il ritmo di vita pacato e a misura d’uomo, nonostante una considerevole presenza turistica.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La popolazione guatemalteca è composta da un’enorme fetta di indigeni che conferisce al paese una ricchezza etnica e cultura straordinaria. In particolare colpiscono le donne, dalle bambine fino ad arrivare alle signore anziane, tutte appaiono sempre impeccabili e perfettamente in ordine nei loro tradizionali abiti variopinti. I colori delle stoffe e i motivi ricamati sono tantissimi e indicano il villaggio di provenienza.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tra mercati, bancarelle e antiche rovine conosciamo anche <strong>Oliver</strong>, un amico di Christian, nato qui da papà statunitense e mamma italiana che sarà la nostra piacevole guida durante la nostra permanenza in città.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Familiarizziamo subito con la folle guida degli autisti guatemaltechi che non lesinano mai un sorpasso neanche in prossimità di una curva cieca. Cambiamo ben 4 minivan in meno di 3 ore, ma tutto con estrema velocità, in un sali-scendi-riparti continuo. Toccando così <strong>Chimaltenango</strong>, <strong>Los Encuentros</strong> e <strong>Sololá</strong>, giungiamo a <strong>Panajachel</strong>, località situata sulle rive dello strepitoso <strong>Lago di Atitlán</strong>. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nell’ostello in cui alloggiamo conosciamo <strong>Cecilia</strong> una ragazza argentina dalle idee poco chiare. L’artista colombiano <strong>Angel</strong> e il simpaticissimo spagnolo <strong>Ruben</strong>. Trascorreremo con loro divertenti serate di festa condividendo le nostre storie, i nostri pensieri e le nostre convinzioni, brindando alla vita tra un bicchiere e l’altro.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2842" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/07-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Panajachel è la base ideale per visitare i villaggi indigeni attorno al lago, tutti raggiungibili comodamente da frequenti imbarcazioni che collegano le varie località. Prima tappa <strong>Santa Cruz</strong>, la meno visitata, probabilmente perché in effetti non offre molto, ma di certo appare come la meno turistica e quindi più autentica. Raggiungiamo poi a piedi <strong>Jabalito</strong> attraverso uno stretto sentiero che regala scorci paesaggistici mozzafiato. Il villaggio però è davvero deludente. Riprendiamo così una barca fino a <strong>San Marco</strong> ottima meta per chi ama le atmosfere un po’ bohemien. Vi sono molti ostelli carini e svariate possibilità di farsi fare massaggi o seguire corsi di meditazione. C’è persino una persona che fa corsi di macramè, disciplina per cui nutro un certo interesse in quanto durante questo viaggio ho iniziato ad apprenderla. Altro spostamento in barca e siamo a <strong>San Juan</strong>, pieno di tentatrici bancarelle e negozietti di artigianato indigeno da perdere la testa.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Salutati i villaggi del Lago Atitlán, appena 1 ora di autobus ci separa da quello che è considerato all’unanimità il mercato artigianale indigeno più bello di tutto il paese. Siamo a <strong>Chichicastenango</strong>! </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La cittadina possiede un fascino particolare che naturalmente offre il meglio di sé la domenica, quando tutte le vie del centro si trasformano in un gigantesco, affollatissimo, mercato all’aperto. Un’esplosione di colori in un tale caos da rendere difficile orientarsi tra tendoni, bancarelle, e un via vai continuo di persone.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le scalinate delle chiese possiedono un qualcosa di solenne e antico, quasi fossero lì a testimoniare un passato ancorato e radicato più che mai al presente. L’interno delle chiese ricordano quelle indigene dei villaggi messicani, strutture spartane in legno e centinaia di candele a terra a eludere l’oscurità.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2046" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Guatemala-Chichicastenango-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tra gli incontri fatti e gli episodi rilevanti sicuramente non dimenticheremo facilmente la famiglia proprietaria di un ristorantino non lontano da dove alloggiavamo. La prima sera avendo fatto un po’ tardi, a fine cena hanno voluto a tutti i costi riaccompagnarci in hotel perché temevano che potesse capitarci qualcosa di spiacevole camminando di notte da soli lungo le strade buie. Ancora oggi la cosa mi lascia senza parole. Non riesco proprio a immaginare un ristoratore in Italia che riaccompagna in hotel dei clienti perché teme che possano essere rapinati.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Cambio di autobus a <strong>Santa Cruz del Quiché</strong> e poi ancora a <strong>Uspantán</strong> per raggiungere <strong>Cobán</strong>. La città non offre granché, ma rappresenta un’ottima base per le escursioni dei dintorni.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’idea iniziale era quella di visitare il parco “<em>Biotopo del Quetzal</em>”, con l’intento ovviamente di poter avvistare qualche esemplare del bellissimo uccello nazionale, per l’appunto il <em>quetzal</em>. All’ufficio di informazione turistica però, ci convincono che nell’adiacente parco “<em>El ranchito del quetzal</em>” se ne vedono molti di più. Così cambiamo i nostri piani, ma del <em>quetzal</em> neanche l’ombra. La delusione si dissolve velocemente il giorno seguente quando, passando per <strong>Lanquìn</strong>, giungiamo a <strong>Semuc Champey</strong>. Il luogo è a dir poco meraviglioso. Una serie di cascate disposte a gradoni, immerse nel verde lussureggiante della foresta e caratterizzate dal colore turchese e intenso delle sue fresche acquee. Lo scenario somiglia molto a quello di <em>Plitviche</em> in Croazia. Accostando le due foto le similitudini sono davvero notevoli. Col senno di poi ci pentiamo di aver intrapreso questa escursione solo in giornata, Semuc Champey meriterebbe senz’altro un soggiorno più lungo.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Niente da fare, gli autobus diretti, qui sembrano proprio non esistere. Ancora tanti cambi, ben 5 tra bus e barca, attraversando <strong>Sayaché</strong> e <strong>Flores</strong> per raggiungere <strong>El Remate</strong>, un piccolo villaggio situato sulle rive del <em>Lago de Petén Itzá</em>. Non lontano da qui sorge il celebre sito archeologico di Tikal. Prima di visitarlo però, seguiamo il consiglio sia di <strong>Oliver</strong> che di <strong>Robert</strong> (ragazzo americano proprietario dell’ostello in cui avevamo alloggiato presso il Lago de Yojoa in Honduras) di essere tra i pochissimi a esplorare le rovine maya di <strong>Yaxhá</strong>. La scelta si rivela azzeccatissima. Camminiamo per ore ed ore tra piramidi e antiche costruzioni straordinariamente conservate senza incontrare anima viva. Di tanto in tanto incrociamo qualche guardia parco con i quali scambiamo volentieri qualche parola, increduli che una meraviglia del genere non sia conosciuta e presa d’assalto dai turisti. Come avviene anche per molti altri siti anche Yaxhá sembra emergere dalle profondità della giungla, ma a rendere unico il paesaggio è l’adiacente laguna che regala incantevoli scorci, in particolare dalla cima della piramide 216. Decidiamo di salirci proprio a fine giornata, sul calar della sera, per poter ammirare il tramonto in tutte le sue sfaccettature. Ed è proprio qui che finalmente incontriamo altri visitatori, gli unici oltre a noi di tutta la giornata. Conosciamo così <strong>Aaron</strong>, un ragazzo americano che vive in questo paese, dove ha aperto un’agenzia turistica che organizza viaggi in Guatemala, Messico e Belize, dando un’impronta un po’ spirituale a tutta l’esperienza. È qui infatti con altri 5 ragazzi/e a cui fa da guida e ci racconta di aver pianificato l’intero itinerario per poter essere qui sulla cima della piramide 216 proprio in questo preciso momento durante l’ultimo tramonto prima del solstizio d’estate. Aaron sembra una brava persona, e anche se non sono particolarmente incline a credenze mistiche e quant’altro, devo ammettere che mi affascina il fatto di trovarmi per caso nel posto giusto al momento giusto. Vista l’esperienza di Aaron ne approfittiamo per fargli qualche domanda sul Belize e parlando della sicurezza, anche lui, ci dice una cosa che ci siamo sentiti dire una miriade di volte durante questi mesi: “<span style="text-decoration: underline;"><em>Voi non dovete preoccuparvi della sicurezza, si vede come viaggiate, si vede come siete, non c’entrate niente con gli americani che fanno solo casino! Voi emanate un’energia positiva, troppo bella, non vi può capitare niente</em></span>”.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il giorno seguente è la volta di <strong>Tikal</strong>. Alle 06.00 del mattino siamo già dentro, un po’ per approfittare delle ore meno calde viste le alte temperature, e un po’ per cercare di evitare le folle di turisti. Come temevamo infatti i visitatori sono davvero tanti. Fortunatamente il sito archeologico è abbastanza grande da favorirne la dispersione, ma i luoghi più caratteristici sono comunque presi d’assalto. A rendere poi la vita difficile ci sono veri e propri sciami di zanzare estremamente aggressivi. Tutto appare poco curato. Non vi è alcun personale a controllare e infatti la gente ignorante si arrampica sulle rovine e getta rifiuti ovunque.  </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se dovessi fare un confronto tra i due siti maya devo ammettere che nel complesso ho preferito senza alcun dubbio Yaxhá. Va detto però a dover di cronaca che la piazza centrale di Tikal è di una bellezza indescrivibile e sarebbe un vero peccato perdersela.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2038" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/308-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci dirigiamo a est verso la frontiera a bordo di un minivan di pazzi, in senso buono. Appena saliamo a bordo tutti iniziano a ridere e a scherzare con noi come se fossimo vecchi amici. Raggiunto <strong>Melchor de Mencos</strong>, a malincuore, ci lasciamo così alle spalle il Guatemala che si è rivelato essere per ora il paese più affascinante del centroamerica.<br /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Varchiamo il confine con il <strong>Belize</strong> ed entriamo a <strong>Benque Viejo del Carmen</strong>. Le operazioni doganali sono velocissime e come al solito nessun tipo di controllo. Non sappiamo bene cosa aspettarci dal Belize. Le informazioni che abbiamo sono poche, ma la curiosità è tanta. Il primo trauma è dover cambiare lingua. La lingua ufficiale è l’inglese, sebbene la maggior parte degli adulti e degli anziani parlino correttamente spagnolo. Per i giovani il discorso invece è diverso in quanto profondamente fieri di essere una colonia inglese. La quasi totalità della popolazione è <em>garifuna</em>, quell’etnia di colore che già avevamo conosciuto a Panama e che non ci era piaciuta particolarmente. L’impressione avuta allora, purtroppo trova nuove conferme. Tutti appaiono maleducati, casinisti, ubriaconi e spesso arroganti.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Le dimensioni del paese sono piuttosto ridotte, ma i collegamenti lasciano un po’ a desiderare. Così passando prima per <strong>Dandriga</strong>, e poi per <strong>Indipendence</strong> saliamo su un motoscafo che ci conduce finalmente a <strong>Placencia</strong>. La cittadina è piccolissima, circa 800 m per 200 m. Le abitazioni sono dipinte con colori sgargianti, la sabbia è bianca e l’acqua inizia ad avere il tipico color caraibico. Siamo in bassa stagione, tutto appare molto calmo, così ne approfittiamo per riposarci un paio di giorni.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ripreso il nostro cammino ci spostiamo a <strong>Hopkins</strong>, dipinta dalla Lonely Planet come una delle spiagge più belle del paese. Ben diversa è la situazione che troviamo al nostro arrivo. L’arenile è praticamente scomparso a causa dell’erosione ed è pieno di rifiuti. Come già avevamo avuto modo di constatare, anche qui i <em>garifuna</em> gettano senza alcun ritegno la spazzatura ovunque. Preferiamo quindi non fermarci e con lo stesso metodo utilizzato per arrivare ce ne andiamo facendo autostop fino a Dangriga. Qui prenderemo un autobus per <strong>Belize City</strong>. La capitale non gode di buona fama, ed effettivamente le voci sul suo conto sono vere, ma non abbiamo altra scelta che attraversarla se vogliamo imbracarci per <strong>Caye Caulker</strong>. Percorriamo a piedi il caotico e trafficato tragitto che va dalla stazione dei bus fino al porto. A terra numerosi ubriachi e drogati chiedono l’elemosina, ma l’impressione non è di essere in pericolo, in quanto nelle loro condizioni faticano persino a reggersi in piedi. Di certo però non è uno spettacolo che lascia indifferenti.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">In 45 minuti di lancia siamo sull’isola. “<em>Welcome to Paradise guys</em>!”, ci accoglie un signore appena sbarcati. Difficile dargli torto. Il colore dell’acqua è impressionante. Limpida e trasparente dove il fondale è più basso e di un turchese acceso dove è più profondo. Troviamo facilmente una bellissima cabaña, spaziosa, con cucina e tutto a un prezzo irrisorio. L’unico difetto di questa piccola isola è che non ci sono vere e proprie spiagge, ma piuttosto dei pontili che si insinuano nel mare. C’è il pontile dove la sera ci si ritrova tutti a bere una birra ammirando il tramonto, c’è quello da cui ci si tuffa, e soprattutto c’è quello dove non vi è anima viva, in quanto mezzo crollato, che diventerà il nostro luogo preferito dove crogiolarci al sole e dove immergersi tra i pesci caraibici nell’acqua placida e ammaliante.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2042" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/0000-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Decidiamo di partecipare a un’escursione di snorkeling della durata di quattro ore per poter osservare da vicino la barriera corallina, immergendoci in quella che da oltre 30 anni, è una riserva acquatica protetta. Tra le tante agenzie scegliamo l’unica che rispecchia il nostro modo di viaggiare, dimostrando un approccio nei confronti della natura più corretto ed ecosostenibile. Si raccomandano infatti di non toccare assolutamente gli animali o i coralli e si rifiutano categoricamente di dar da mangiare agli squali per attirarli. Cose che dovrebbero essere abbastanza scontate, ma purtroppo non lo sono dato che tutte le altre compagnie utilizzano questi metodi. Ci attende una delle esperienze più sorprendenti e indimenticabili della nostra vita. Una piccola imbarcazione ci conduce al largo fino a un punto in cui l’acqua sembra quasi entrare in una baia invisibile. Ci buttiamo in mare armati solo di pinne, occhiali e boccaglio. La corrente è piuttosto forte, ma lo sforzo viene presto ricompensato. Guardo giù e ai miei occhi appare come per magia un mondo nuovo! Mai visto nulla del genere in vita mia. Sembra di essere in un documentario di Super Quark! Piante marine e coralli giganteschi danno vita a un’esplosione di colori sgargianti impressionati. Alcuni coralli hanno le sembianze di enormi cervelli! Attorno a noi migliaia di pesci tropicali, dai più piccoli agli enormi barracuda. E ancora gigantesche mante nere ricoperte da puntini bianchi che sbattendo le “ali” sembrano volare in acqua. All’improvviso la guida mi afferra per un braccio e mi fa cenno di guardare alla mia destra, per poco non mi viene addosso una tartaruga marina grande quanto me! Poi è la volta degli squali, così maestosi nei loro movimenti da intimorire non poco, sebbene sembrino del tutto incuranti della nostra presenza. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Non essendo abituato a respirare dalla bocca così a lungo, purtroppo dopo un’oretta di immersione sono costretto a tornare in barca perché sento che mi manca il respiro. Invece di stare meglio però, complice probabilmente il continuo oscillare dell’imbarcazione, il mio malessere aumenta, costringendomi a non rientrare più in acqua. Questo sarà uno dei miei più grandi rimpianti. Myriam e Christian infatti incontrano tre esemplari di lamantini, fermi e ritti l’uno di fronte all’altro, quasi stessero dialogando tra loro sul fondo del mare. Il tutto però non dura tanto da permettermi di buttarmi in acqua. Il cretino di turno infatti, proveniente da un’altra imbarcazione, si avvicina troppo mettendo ovviamente in fuga questi animali meravigliosi!<br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Durante il nostro tour abbiamo conosciuto un simpatico ragazzo tedesco che ha vissuto un anno a Venezia e una carinissima coppia californiana in viaggio di nozze, <strong>Audrey</strong> e <strong>Brandon</strong>. Tornati in terraferma decidiamo di andare prima a bere qualcosa sul molo ammirando così il tramonto sul mare, per poi proseguire la serata cenando tutti insieme. Come sempre una bella occasione per conoscere persone nuove e confrontare culture diverse.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2843" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/08-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Trascorse ormai ben 4 notti in questo paradiso giunge purtroppo l’ora di afferrare i nostri zaini e proseguire la nostra avventura. Ritorniamo così a Belize City da dove prenderemo un autobus che ci porterà direttamente oltre confine. </span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il Belize è un paese che mi ha lasciato un po’ perplesso e combattuto. Da un lato le zone turistiche come Placencia e Caye Caulker sono a dir poco favolose. Dall’altro basta addentrarsi verso l’interno del paese o semplicemente nelle zone più residenziali per trovare contrastanti situazioni di degrado.</span><br /><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Superati i controlli della dogana messicana, questa volta fin troppo scrupolosi, il bus ci lascia a <strong>Chetumal</strong>. Dopo quasi 9 anni dalla mia precedente esperienza zaino in spalla in queste zone (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>), finalmente sono di nuovo in <strong><u>Messico</u></strong>!</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Chetumal ha ben poco di interessante da offrire e ormai si è fatta sera. Molti ci hanno parlato bene della Laguna Bacalar, ma sebbene si trovi a soli 50 km di distanza esiste un solo autobus al giorno che parte in tarda mattinata. Questo ci rallenterebbe troppo, e la voglia di ripartire è tanta. Gli alberghi dei dintorni poi sono cari e piuttosto scadenti. Decidiamo così di trascorrere la notte all’interno del terminal e di prendere il primo bus per <strong>Tulum</strong> delle 04:45 del mattino.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il terminal di Tulum si trova nel centro della cittadina, ben lontano dalle sue spiagge da sogno. Così prima di dirigerci verso la costa, ne approfittiamo per fare una bella spesa alimentare per i prossimi giorni e, in particolare, per riempire l’intero bagagliaio del nostro taxi di bottiglie di Corona! Il litorale è lungo, ma noi sappiamo già dove farci lasciare. Vicinissimo all’entrata del sito archeologico sorgono delle capanne sulla spiaggia, un po’ spartane, ma molto affascianti dato che offrono la possibilità di alloggiare praticamente sulla spiaggia addormentandosi con il dolce suono delle onde del mare. Il complesso alberghiero è stato ampliato rispetto a un tempo, ma i veri cambiamenti ci attendono sull’arenile. Quella che una volta era una distesa bianca totalmente deserta, oggi ospita ristoranti, resort, imbarcazioni che portano i turisti a fare snorkeling. Di certo ha perso una parte del suo fascino selvaggio, ma nonostante tutto resta ancora una delle spiagge più belle mai viste. Fine sabbia bianchissima, acqua calda dall’azzurro intenso, e palme da cocco che offrono ristoro e riparo dal sole. Certo durante il weekend di gente ce n’è parecchia, ma gli altri giorni sembra quasi di rivedere il paradiso che abbiamo lasciato anni fa.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2031" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/002DSC_0482-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante di strada da fare ce ne sia ancora tanta avevamo deciso che giunti a Tulum ci saremmo concessi una pausa dal nostro vagabondare. Trascorriamo quindi ben 5 giorni in totale relax. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Prima di andarcene però Christian ed io andiamo a visitare il complesso archeologico maya che si trova a soli 8 min di cammino dalle nostre cabañas. Il biglietto di ingresso è davvero economico, ma per entrare c’è una bella coda composta soprattutto da americani e italiani. Di per sé le rovine non sono nulla di eccezionale se paragonate a quelle di Palenque, Chichén Itzà, o agli altri siti visitati in centroamerica. La vegetazione però e soprattutto il mar dei caraibi che fa da sfondo al complesso rendono unico ed estremamente affascinante il paesaggio.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Viaggiamo tutta la notte per coprire la distanza che ci separa da <strong>San Cristobal de las Casas</strong>. Purtroppo mentre tutti dormono due coppie a bordo vengono derubate. Eventi come questi sono molto comuni durante i tragitti notturni. Per questo motivo è necessario prestare la massima attenzione e custodire sempre addosso i propri valori. I poveri sventurati avevano lasciato denaro e documenti nel borsone situato in alto all’interno della cappelliera o nel bagaglio a terra tra le gambe, ma verso il corridoio.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">San Cristobal al contrario di Tulum sembra non essere cambiata affatto. L’atmosfera allegra e spensierata che la caratterizzano è rimasta invariata. Tutti sorridono, tutti appaiono aperti e pronti al dialogo. Si tratta indubbiamente della città coloniale più attraente di tutto il paese. Variopinte case dai colori sgargianti si affacciano a vie pedonali di acciottolato dando vita a un vero e proprio spettacolo per gli occhi. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">A tutto ciò si aggiungono mercatini artigianali indigeni, artisti di strada e squisiti caffè francesi sorti un po’ ovunque. Per queste ragioni e per molte altre San Cristobal è così tanto amata dai mochileros e dagli spiriti un po’ bohemien. È difficile da spiegare, ma questa città possiede la capacità di sedurre e conquistare completamente al primo sguardo. Il rischio è quello di rimane bloccati qui, rimandando di giorno in giorno la partenza.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tutto attorno a San Cristobal sorgono piccoli villaggi indigeni. Dedichiamo così una giornata alla visita di <strong>San Juan Chamula</strong>, di certo il più interessante tra tutti. La pittoresca chiesa cittadina viene ridipinta ogni tre mesi, sempre con colori sgargianti. È chiaro quindi che ci appaia diversa rispetto a un tempo. A non essere cambiato invece è lo scenario che riserva al suo interno. Inginocchiati a terra sulla paglia i fedeli pregano ad alta voce, ma in modo totalmente autonomo e individuale. Le parole che si propagano nell’aria insieme a fitti fumi di incenso sembrano provenire da un antico passato, e infatti la lingua parlata è quella maya. Centinaia e centinaia di candele illuminano l’oscurità aggiungendo ancor più fascino a questo luogo carico di sacralità e misticismo.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Viaggiamo tutta la notte fino a <strong>Salina Cruz</strong>, il nostro obbiettivo è “<em>Playa la Ventosa</em>”. Parlando con i locali però scopriamo che non è poi così vicina e soprattutto che non ci sono alloggi. Questo ci costringerebbe a fare avanti e indietro e soprattutto a dormire a Salina Cruz, località che ci hanno sconsigliato per ragioni di sicurezza. Fatte le dovute considerazioni quindi si prosegue. Un’ora dopo siamo già a bordo di un autobus diretto a <strong>Oaxaca</strong>. La città è davvero enorme, sembra essersi ingrandita molto, ma soprattutto sembra essere migliorata sotto tutti i punti di vista. Il quartiere storico in particolare appare curato, variopinto, tranquillo, insomma a misura d’uomo. Oaxaca è poi anche una città universitaria, perennemente in festa e celebre per il suo fervore culturale.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La nostra prossima tappa è caratterizzata da un alone di mistero. Sono mesi infatti che cerchiamo informazioni precise su <strong>Hierve el Agua</strong> senza riuscire ad ottenere granché. Persino i viaggiatori più incalliti sembrano non averne mai sentito parlare. Nonostante il dubbio che non esista ci sia venuto, non vogliamo arrenderci, e i nostri sforzi verranno ampiamente ricompensati. Un autobus pubblico ci porta fino a <strong>Mitla</strong> da dove, cercando cercando, scoviamo un camioncino che ci condurrà a Hierve el Agua. La strada è polverosa, dissestata e piena di curve. Sicuramente non si tratta di un tragitto piacevole, ma nemmeno così difficile da giustificare lo scarsissimo numero di visitatori che si spingono fino a qui. Lo spettacolo che si presenza dinnanzi ai nostri occhi è impressionante. Una serie di cascate pietrificate e pozze naturali scavate nella roccia dall’acqua termale che sgorga prepotente dal sottosuolo. Il tutto situato sulla cima di uno strapiombo da brividi con tutta la vallata a fare da scenografia. È mattina presto, e siamo completamente soli. Inutile spiegare il piacere di immergersi all’interno delle piscine naturali in totale solitudine con un paesaggio del genere.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Verso l’ora di pranzo compaiono diverse persone, motivo che ci spinge a rivestirci e ad esplorare un po’ i dintorni. Imbocchiamo un sentiero che conduce a diversi punti panoramici per poi scendere lungo le cascate pietrificate. Notiamo dei primitivi condotti d’acqua scavati nella roccia, forse dai maya. La sensazione infatti è proprio quella di trovarsi in una zona archeologica. Come già avvenuto in Honduras, trovo un’antica punta di freccia conficcata nel terreno. Questa volta non in ossidiana, bensì realizzata con un minerale bianco dotato di qualche sfumatura rosea. Sarebbe bello proseguire lungo il sentiero che attraversa la vallata scomparendo all’orizzonte, ma purtroppo si è fatto tardi e dobbiamo tornare indietro.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2012" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Hierve-el-Agua-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Altro viaggio notturno fino a <strong>Pochutla</strong>, da dove con un <em>collectivo</em> raggiungiamo velocemente <strong>Mazunte</strong>, una località che molti ci hanno consigliato di non lasciarci sfuggire. Si tratta di un minuscolo villaggio costiero dotato di una bellissima spiaggia resa ancor più affascinante da enormi ammassi rocciosi che spiccano in mezzo all’oceano. Le onde sono alte e decisamente violente, ma il loro infrangersi sulla battigia sarà l’unico suono udibile in questo luogo così placido e sereno. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci lasciamo convincere a fare un’escursione in barca per vedere i delfini e nuotare con loro. Ci garantiscono al 100% che ci sono. Dopo 3 ore di navigazione dei delfini neanche l’ombra. Avvistiamo solo qualche uccello e due tartarughe impegnate in atti non adatti ai minori. Finiamo poi anche a litigare con la guida che per far divertire i soliti turisti americani si butta in acqua, afferra una delle tartarughe e la porta praticamente a bordo per farla toccare e fotografare da quei quattro ignoranti. Una giornata da dimenticare.<br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Degno di nota invece il mio incontro casuale con <strong>Mary Carmen Barròn</strong>, una signora che si occupa di cerimonie tradizionali temazcalli, meditazione e massaggi. Insomma una specie di curandera. Oltre ad entrare subito in sintonia con lei, mi rendo conto che possiede una considerevole preparazione scientifica sul corpo umano, nervi, agopuntura, digitopressione e quant’altro. Considerando che da anni ho un problema al collo che nessuno riesce a risolvere e soprattutto che per 2 ore di massaggio chiede l’equivalente di 22 euro, senza ulteriori indugi provo ad affidarmi alle sue mani esperte. Nonostante non sia incline agli aspetti mistici, a maggior ragione quando vengono associati a tecniche di guarigione, decido di darle fiducia e, pur consapevole delle mie riserve, mi impongo di ascoltarla con mente aperta senza giudicare le sue parole. All’inizio mi mette ritto in piedi davanti al fumo sacro, una specie di incenso. Poi mi passa delle piume sul corpo pregando ad alta voce. Mi osserva e afferma che ho qualche problema di stomaco e che sto maltrattando i miei reni. In effetti da qualche giorno avevo qualche disturbo, e, per quanto riguarda i reni, sono purtroppo solito bere pochissimo. Nessuna rivelazione sconvolgente comunque. Ad essere sconvolgente invece è la sua bravura nel messaggio. Intanto capisce subito che ho qualcosa di strano al collo e utilizzando delle ampolle di vetro insieme ad alcuni bastoncini infuocati, crea dei vuoti d&#8217;aria appoggiandoli sul mio corpo. Poi preme in determinati punti, soprattutto di mani e piedi che a suo dire sono collegati con gli organi interni. Terminate le 2 ore di massaggio vuole leggermi i miei <em>nahuel</em>. Sinceramente non so nemmeno cosa siano, ma la lascio fare. Osserva i miei spiriti guida e in qualche modo cerca di capire che tipo di persona sono. Mi dice che con le parole sono in grado di far credere al moribondo di essere sano e viceversa al sano che sta per morire. Poi rimanendo in tema dice che non posso morire in un incidente perché il mio spirito guida è la Morte. Afferma che possiedo un potere più grande del suo, ma che non so utilizzarlo. Dice che posso prevedere la morte degli altri attraverso il sogno e proprio per questo non sogno mai, come se mi fossi costruito una barriera mentale, un muro difensivo. In effetti, avrà anche avuto fortuna, ma è vero, non sogno mai o, se sogno, non ricordo assolutamente nulla. Infine mi dice quasi commossa, che il mio cuore è carico di malinconia e di tristezza e che devo liberarmene donandole al mare. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Al di là di tutte queste cose poco credibili seppur di innegabile fascino, l’esperienza si è rivelata davvero ottima. Tant’è vero che dopo tempo immemore non sento alcun dolore al collo e riesco a muoverlo perfettamente. Anche Christian e Myriam il giorno seguente decidono di andare a trovare Mary e ne usciranno entusiasti e sconvolti. Rivela loro infatti alcune informazioni molto personali che non avrebbe potuto sapere in nessun modo. Coincidenze? Per quanto io sia scettico in materia non vedo come possa aver azzeccato dettagli familiari così precisi e particolari semplicemente buttando lì a caso.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Mary ha da poco acquistato un terreno vicino a Puerto Escondido dove intente trasferirsi. È diretta proprio lì e, dato che Puerto Escondido è la nostra prossima destinazione si offre di darci un passaggio. Naturalmente anche in questo lei ci vede un segno del destino, un destino che ci ha volutamente fatti incontrare.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Puerto Escondido</strong> durante il mio primo viaggio zaino in spalla di alcuni anni fa (<a href="http://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2005-2006-insieme-a-christian-e-simone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><u>America Latina 2005-2006 insieme a Christian e Simone</u></a>) è stato un luogo magico che ha lasciato dentro di noi un segno indelebile. Senza indugi quindi ci dirigiamo verso <em>Playa Marinero</em> con l’intento di alloggiare nuovamente nelle nostre vecchie <em>cabañas</em> sulla spiaggia. La delusione però è tanta. Le basiche, ma affascinanti capanne di paglia con solo sabbia a terra hanno lasciato il posto a tristissime e fatiscenti capanne di cemento. Come se non bastasse poi <em>Playa Marinero</em> è stata deturpata da palazzoni osceni, delle vere colate di cemento che rovinano completamente la bellezza del paesaggio.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Avviliti ci spostiamo a <em>Playa Zicatela</em>, la celebra spiaggia dei surfisti che, contrariamente a quanto ci aspettassimo è migliorata molto. Troviamo facilmente una stupenda <em>cabaña </em>di legno fronte mare, dotata di cucina, bagno privato, e persino di piscina, il tutto a un prezzo davvero ridicolo. Abbiamo tutti gli ingredienti per dare il via ai folli festeggiamenti per il compleanno di Christian! Non potevamo capitare in un luogo migliore di questo. Party in piscina a tutte le ore e Corona a fiumi.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">L’ultimo giorno conosciamo <strong>Lin</strong>, transessuale venezuelano, fuggita dal suo paese dove la situazione è divenuta insostenibile e particolarmente drammatica.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Dopo 5 notti di festa e relax giunge il momento di lasciare anche Puerto Escondido.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per l’ennesima volta cerchiamo di guadagnare tempo coprendo le lunghe distanze con autobus notturni. Quando l’autista annuncia l’arrivo ad <strong>Acapulco</strong> il sole deve ancora sorgere. Attendiamo un’oretta prima di muoverci, consapevoli che nonostante le apparenze possano ingannare, ci troviamo in una delle città più pericolose di tutto il Messico. Al di là dell’aspetto legato alla sicurezza, Acapulco non ci ha mai entusiasmati. Troppo caos, troppo smog, troppo turismo di massa e soprattutto un caldo infernale. Anni fa però avevamo scoperto per caso una piccola località molto carina a soli 5 km di distanza da qui. Siamo diretti infatti a <strong>Piè de la Cuesta.</strong> Constatiamo nostro malgrado che anche qui lo sviluppo urbano è proseguito senza alcun ritegno. Ciononostante resta comunque una meta piacevole dove poter oziare su un’amaca, all’ombra di un ombrellone di paglia, sorseggiando un buon cocktail. L’aspetto più interessante poi è che Piè de la Cuesta sembra essere riservata esclusivamente alle vacanze dei messicani, turisti stranieri non ce ne sono, infatti siamo gli unici.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Una notte veniamo svegliati da un temporale violentissimo. Il cielo è illuminato a giorno da centinaia di lampi che attraversano l’oscurità in tutte le direzioni. Non mi era mai capitato di vedere lampi infrangersi orizzontalmente nella volta celeste. Che spettacolo ammirare la forza prorompente della natura. L’intera casa dove alloggiamo è sveglia e, dato che il nostro alloggio è al primo piano nel sottotetto, la padrona di casa ci invita a scendere in una delle stanze più nuove in cemento al piano terra.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Scampato il pericolo della nottata senza grandi conseguenze, Myriam ed io facciamo un salto ad Acapulco per acquistare i biglietti per <strong>Città del Messico</strong>, approfittandone anche per fare un giro.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2014" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Pie-de-la-Cuesta-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ad attenderci nella capitale c’è <strong>Tadashi</strong>, un ex collega del fratello di Myriam che abbiamo avuto il piacere di conoscere in Italia e che, saputo del nostro viaggio, ci ha generosamente invitati a casa sua. Nato da madre messicana e padre giapponese, anche Tadashi un tempo era un <em>mochilero</em> proprio come noi. Durante il suo girovagare però ha conosciuto <strong>Angelica</strong> qui in Messico e ha deciso così di fermarsi. Oggi sono sposati e hanno una splendida bambina di nome <strong>Hiromi</strong>, che in giapponese significa “la più bella”.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per noi è davvero una gran fortuna poter vivere Città del Messico e i suoi dintorni dall’interno, attraverso gli occhi di chi ci abita. Tadashi e Angelica poi sono due persone davvero carine che si prodigheranno per cercare di farci vedere il più possibile e soprattutto di farci assaggiare tutte le squisite prelibatezze tipiche della cucina locale.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Durante il weekend Tadashi e Angelica approfittando di essere liberi da impegni lavorativi ci fanno da ciceroni permettendoci di visitare luoghi poco conosciuti e lontani dalla capitale. Prima tappa la cittadina di <strong>Pachuca</strong>, seguita poi da <strong>Real del Monte</strong>, interessante località di montagna celebre più che altro per i suoi <em>pastes</em>! Si tratta di una specie di sofficini al forno riempiti con svariati ingredienti talmente buoni da aver fatto nascere un festival a loro dedicati.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Terza tappa i <strong>Primas Basalticos</strong>, un impressionante complesso naturale di cascate che si infrangono su colonne di rocce dalla bizzarra forma a prisma. Tale conformazione è dovuta al raffreddamento improvviso della roccia lavica. Un vero spettacolo.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Quarta tappa il famoso sito archeologico di <strong>Teotihuachan</strong>. Avendo già visitato la quasi totalità delle più celebri rovine maya e azteche, il timore è quello di trovarci davanti a qualcosa di già visto e rivisto. E invece niente affatto. Le dimensioni di Teotihuachan sono davvero impressionanti, ci troviamo infatti di fronte alla piramide più grande di tutta l’America Latina. Sculture, incisioni, templi, tutto si trova in uno stato di conservazione straordinario.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Il secondo giorno restiamo più in zona buttandoci prima nella mischia del mercato di <strong>Xochimilco</strong> per poi unirci alle tradizioni locali a bordo delle folcloristiche <em>trajineras</em>. Queste colorate imbarcazioni infatti vengono utilizzate soprattutto la domenica da famiglie e amici come sede di veri e propri festosi picnic da guinnes dei primati. </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La sera cena in famiglia dai gentilissimi genitori di Angelica.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Tadashi, Angelica, Hiromi e le loro famiglie sono stati tutti così carini con noi che non sappiamo come ringraziarli. Non vogliamo comunque pesare più del necessario. Decidiamo così di lasciarli un po’ tranquilli e di trascorrere gli ultimi 3 giorni nel pieno centro della capitale.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2844" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2021/02/09-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nonostante si tratti di una vera e propria metropoli, Città del Messico ha davvero molto da offrire. Prima di tutto una quantità impressionante di musei imperdibili. Come lasciarsi sfuggire l’occasione di ammirare da vicino le straordinarie tele di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Frida_Kahlo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Frida Kahlo</a> al<em> Museo Dolores Olmedo</em> o nella <em>Casa <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Frida_Kahlo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Museo di Frida Kahlo</a></em>. Come dimenticarsi poi dell’enorme <em>Museo Antropologico</em> o del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Soumaya" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Museo Soumaya</em></a> che solo per l’architettura del suo futuristico palazzo merita assolutamente una visita. A completare poi il quadro di questa vibrante capitale sono alcuni dei suoi quartieri più affascinanti e a misura d’uomo come quello di <strong>Coyoacán</strong>.</span><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Per la nostra ultima cena decidiamo di incontrare Tadashi e Angelica per un ultimo saluto.</span><br /><br /><br /><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Conclusione</u></span></strong><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Sembra impossibile, ma siamo giunti al termine di questo lungo viaggio durato 6 mesi. Abbiamo vissuto intensamente ogni singolo instante rendendoci conto di come un semplice giorno racchiuda in sé la possibilità di rivoluzionare tutto completamente. Mi spiego meglio. Quando sono a casa, la mattina mi alzo, mi preparo e vado in ufficio. Quando finisco di lavorare ormai di tempo libero ne resta ben poco, così tra la stanchezza e qualche commissione, il più delle volte le giornate finiscono così, con la sensazione di non aver combinato nulla. Durante questo viaggio ogni giorno ci siamo dedicati a centinaia di cose diverse, abbiamo conosciuto persone nuove, cercato di fare più esperienze possibili imparando tutto ciò che ci potesse arricchire e stimolare. Le attività delle solite 24 ore sono state talmente tante da alterare la nostra percezione temporale, dandoci l’illusione che i giorni corrispondessero a settimane, le settimane a mesi. I 6 mesi trascorsi quindi sì sono stati tanti, ma per noi sono durati molto più di 6 mesi. È stato come vagare per anni in piena e totale libertà, con l’animo privo di qualsiasi peso e il cuore aperto al mondo.</span><br /><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La cosa che più ci ha colpito è stato ciò che ci siamo sentiti ripetere innumerevoli volte da persone totalmente diverse e in paesi diversi. Tutti coloro che abbiamo incrociato nel nostro cammino ripetevano sempre la stessa cosa e cioè che in noi vedevano qualcosa di speciale. Affermavano che era più che evidente che portassimo con noi una positività contagiosa e che proprio grazie ad essa nulla di male ci sarebbe mai potuto accadere. Personalmente non credo che fossimo speciali o che portassimo con noi il buonumore, ma è anche vero che se così tante persone hanno percepito questo fattore un motivo ci sarà pur stato. Secondo me tutto può essere ricondotto ad un concetto semplicissimo e forse persino banale. A mio parere eravamo solo felici, e la felicità si sa è contagiosa. Affrontare ogni avvenimento con il sorriso, sdrammatizzando invece di arrabbiarsi o preoccuparsi, cercando sempre di non prendersi mai troppo sul serio. Questo tipo di attitudine rappresenta già un buon punto di partenza per essere felici. </span></strong><br /><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ci eravamo prefissati di lasciarci andare completamente cercando di guardare solo agli aspetti positivi della vita, del mondo e delle persone. Non sempre è stato facile, ma ci eravamo imposti di tenere lontano ogni paura di sorta e di fidarci del prossimo. Qualcuno dirà che siamo stati solo fortunati, ma io non credo che sia così. Al Mondo vi sono tante cose terribili, è innegabile. Così come ci sono tante persone terribili. Il punto però è che si tende a parlare e a ricordarsi solo di queste, tralasciando il piccolo particolare che la stragrande maggioranza della popolazione di qualsiasi paese è invece composta da persone straordinarie, generose e pronte a dare una mano a tre perfetti sconosciuti come noi senza aspettarsi assolutamente nulla in cambio.</span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"> </span><br /><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><strong>Quando sento parlare con disprezzo, arroganza o superficialità di razze, religioni, convinzioni politiche, tendenze sessuali, mi rendo conto che l’unico vero grande ostacolo è sempre e solo la paura. La paura di ciò che è diverso da noi, la paura di ciò che non conosciamo. Il mio consiglio è sempre lo stesso. Viaggiate. Viaggiate il più possibile e fermatevi qualche istante a conoscere chi incrocia il vostro cammino, non solo i luoghi, ma coloro che li abitano. Scoprirete che in realtà siamo tutti uguali, vogliamo tutti le stesse cose e ciò che ci differenzia gli uni dagli altri è quanto di più interessante abbiamo da offrire al prossimo e quanto di più straordinario abbiamo da tramandare a chi verrà dopo di noi. L’odio non è mai la risposta. Tutto ciò che facciamo nella vita non è forse un modo per farci voler bene un po’ di più?</strong><br /><br /><br /></span><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2047" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=1170%2C1567" alt="" width="1170" height="1567" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?w=1912&amp;ssl=1 1912w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=224%2C300&amp;ssl=1 224w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=765%2C1024&amp;ssl=1 765w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=768%2C1028&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=1147%2C1536&amp;ssl=1 1147w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=1530%2C2048&amp;ssl=1 1530w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=520%2C696&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/11/Fine-scaled.jpg?resize=740%2C991&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br />    <br /><br /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. <br /></span></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vadovetiportailblog.com/america-latina-2014-insieme-a-myriam-e-christian/">America Latina 2014 (insieme a Myriam e Christian)</a> proviene da <a href="https://www.vadovetiportailblog.com">Va&#039; dove ti porta il blog</a>.</p>
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		<title>Croazia 2013 (insieme a Myriam)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 13:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[I viaggi di Mauri]]></category>
		<category><![CDATA[Backpackers]]></category>
		<category><![CDATA[Croazia]]></category>
		<category><![CDATA[diario di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Mochileros]]></category>
		<category><![CDATA[On the road]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durata: 7 giorni   Itinerario: Umago – Spalato – Parco Nazionale del Krka – Laghi<a class="read-more" href="https://www.vadovetiportailblog.com/croazia-2013-insieme-a-myriam/">Continua a leggere</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">Durata</span>: 7 giorni  <br /> </span></strong><br /><strong><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">Itinerario</span>: Umago – Spalato – Parco Nazionale del Krka – Laghi di Plitviche – Kuterevo – Capo Kamenjak – Bale  <br />   </span></strong><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Periodo</span>: settembre</strong><br /><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1754" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0075-scaled.jpg?resize=1170%2C1747" alt="" width="1170" height="1747" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0075-scaled.jpg?w=1714&amp;ssl=1 1714w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0075-scaled.jpg?resize=201%2C300&amp;ssl=1 201w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0075-scaled.jpg?resize=685%2C1024&amp;ssl=1 685w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0075-scaled.jpg?resize=768%2C1147&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0075-scaled.jpg?resize=1028%2C1536&amp;ssl=1 1028w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0075-scaled.jpg?resize=1371%2C2048&amp;ssl=1 1371w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0075-scaled.jpg?resize=520%2C777&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0075-scaled.jpg?resize=740%2C1105&amp;ssl=1 740w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Spesso mi accorgo che tendo a trascurare, o meglio, a rimandare le destinazioni più vicine. In parte può essere un errore, in parte una strategia, cercando di affrontare così i viaggi più lunghi e impegnativi ora che sono ancora relativamente giovane. Per anni ho sentito parlare della Croazia, fedele meta estiva di tanti amici e colleghi. Tutti però si concentrano solitamente solo sulla costa, attratti dalle sue acque limpide e dai prezzi molto convenienti. Non essendo io un amante delle spiagge rocciose e nemmeno dell’acqua gelida, confesso di non esser mai stato particolarmente attratto dall’idea di una vacanza in questi territori. Tutto ciò però, prima di vedere per caso, alcune immagini dei Laghi di Plitviche, uno spettacolare parco nazionale dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Così nel 2013, <a href="http://www.vadovetiportailblog.com/myriam/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Myriam</a> ed io, ci lanciamo in una nuova avventura on the road, con l’idea non solo di crogiolarci al sole, ma anche di esplorare le città e soprattutto le bellezze naturali di questo paese.<br /><br /><br /></span><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong>Umago</strong> è per noi il primo assaggio della Croazia, inteso come territorio, ma anche come ottime specialità culinarie. Nonostante la massiccia presenza turistica questa località vacanziera risulta essere gradevole per una breve parentesi balneare. Dico “breve” perché per come sono fatto io al secondo giorno già comincio a sentire la necessità di qualcosa di più stimolante. Al tramonto però, sorseggiare un cocktail ammirando il sole che si tuffa in acqua dietro l’orizzonte è certamente un’esperienza da non lasciarsi sfuggire.<br /></span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Puntiamo dritti a <strong>Spalato</strong>, custode dell’inestimabile <em>Palazzo di Diocleziano</em>, altro patrimonio dell’umanità UNESCO. L’elegante lungomare, tra palme, bancarelle e un mare color turchese, completano l’intrigante scenario. Anche qui importante presenza di turisti e soprattutto prezzi piuttosto elevati che ci costringono a non dormire in città proseguendo così il nostro itinerario.<br /></span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Ci addentriamo nell’entroterra fermandoci nel <strong>Parco Nazionale del Krka</strong>, un complesso di favolose cascate dove è possibile fare il bagno tra le sue rigeneranti acque. Stupiti da tanta bellezza siamo ormai ansiosi di scoprire cosa ci attende nella prossima tappa che per noi rappresenta l’obbiettivo principale di questo viaggio. I <strong>Laghi di Plitviche</strong> sono tutto ciò che immaginavo e molto, molto di più. Un insieme di lagune color turchese e verde nelle cui acque limpide e trasparenti proliferano una quantità impressionate di pesci. Alte cascate e rigogliosi boschi circondano le acque. I pochi visitatori si disperdono lungo passerelle di legno perfettamente integrate al paesaggio, che ne aumentano il fascino e permettono di immergersi nella natura a 360°. Il percorso offre scorci incantevoli sia dall’alto che dal basso, superando ponti sospesi, costeggiando argini e attraversando completamente le varie lagune.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1756" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0288-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Guardandoci attorno e parlando con le persone che ci circondano, ci accorgiamo che il sito è estremamente conosciuto in Oriente e in America Latina. Gli europei e in particolar modo gli italiani invece sono quasi del tutto assenti. È inspiegabile come una meraviglia del genere non sia celebre nel nostro paese.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1757" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0369-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Tornando verso la costa ci imbattiamo nei paesaggi più desolati e affascinanti di questo viaggio. Non incrociamo nemmeno un veicolo per tutto il tragitto. In mezzo a questo placido paradiso facciamo sosta a <strong>Kuterevo</strong>, precisamente in un rifugio per orsi lontano dalla civiltà. Il personale è giovane e molto disponibile. Ammirare questi animali da vicino è un privilegio senza eguali. Rimarrei qui per sempre, ma presto sarà buio e bisogna proprio andare. La strada scende dalle montagne e poco prima di tuffarsi in mare, si apre di fronte ai nostri occhi su un tramonto da togliere il fiato.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1758" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0396-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /></span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Abbiamo ancora voglia di spiaggia e relax, ma vorremmo un luogo meno turistico e più appartato rispetto alla nostra precedente esperienza balneare. <strong>Capo Kamenjak</strong> fa proprio al caso nostro. Una piccola penisola poco frequentata dove poter godere del dolce far niente e di un mare cristallino anche se gelido.<br /></span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">Lungo la strada del ritorno, la nostra ultima tappa è <strong>Bale</strong>. Un borgo medievale dall’atmosfera bohémien che fa venir voglia di una piccola fuga dalla realtà, rifugiandosi tra i suoi vicoli alla ricerca di sé stessi, leggendo, scrivendo, insomma allontanandosi per un po’ dal mondo esterno.<br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1760" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0467-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /></span><br /><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><u>Conclusione</u></span></strong><br /><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">L’aspetto più affascinante di questo viaggio è stato sicuramente quello di girovagare tra villaggi sperduti nell’entroterra e piccoli paesini lungo la costa, spesso soli o comunque circondati da pochissimi turisti. La sensazione è stata quindi, quella di essere veri e propri esploratori immersi nella quiete surreale di una natura selvaggia e incontaminata.<br /></span><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">La prima impressione del popolo croato confesso che non è stata delle più rosee. Camerieri e negozianti non sono stati affatto gentili, sembravano quasi infastiditi dalla nostra presenza. Ho capito però successivamente che in realtà gesti e tono della voce, fanno parte del loro modo di essere e, sebbene possa trarre in inganno, non si tratta di atteggiamenti ostili, quanto di una specie di barriera di diffidenza. Se si riesce a rompere il ghiaccio poi le cose cambiano radicalmente.<br /></span><br /><strong><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;">La Croazia si è rivelata una meta seducente e inaspettata, capace di premiare i più audaci, coloro che si allontanano dai classici itinerari turistici alla ricerca di qualcosa di più autentico e concreto.</span></strong><br /><span style="font-family: verdana,geneva,sans-serif;"><strong>Il mio consiglio quindi è quello di individuare i luoghi che non si vuole assolutamente perdere, per poi lasciarsi portare dal vento, fermandosi dove capita, senza pianificare troppo.</strong><br /><br /><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1759" src="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?resize=1170%2C783" alt="" width="1170" height="783" srcset="https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?resize=1024%2C685&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?resize=1536%2C1028&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?resize=2048%2C1371&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?resize=390%2C260&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?resize=520%2C348&amp;ssl=1 520w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?resize=740%2C495&amp;ssl=1 740w, https://i0.wp.com/www.vadovetiportailblog.com/wp-content/uploads/2020/05/DSC_0399-scaled.jpg?w=2340&amp;ssl=1 2340w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /><br /><br /><br /><strong><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Se questo diario di viaggio ti è piaciuto o ti è stato utile fammelo sapere con un &#8220;mi piace&#8221; alla pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/vadovetiportailblog/" target="_blank" rel="noopener">Va&#8217; dove ti porta il blog </a></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">o seguimi su Instagram attraverso il profilo <a href="https://www.instagram.com/va_dove_ti_porta_il_blog/" target="_blank" rel="noopener">va_dove_ti_porta_il_blog</a>. </span></span></strong><br /><br /><br /></span></p>
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