Insegnare lingue in Cina – intervista a Viola Pajalich

dalla capitale romana all’estremo Oriente, il coraggio di mettersi in gioco senza accontentarsi di una realtà soffocante 


Chi conosce Viola Pajalich, sa bene che probabilmente l’unico grande errore della sua vita è stato quello di non aver intrapreso la carriera di comica professionista. Viola infatti è una di quelle persone positive, ironiche e solari, capaci di raddrizzarti la giornata con un semplice messaggio, in particolare quando racconta delle sue disavventure. Nata a Roma, dopo la laurea in Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza, si trasferisce per qualche mese a Manchester dove perfeziona la lingua inglese. Tornata in patria consegue un Master in Marketing Management sempre alla Sapienza di Roma.


Oggi Viola vive in Cina dove insegna lingue. La sua è la storia di una ragazza curiosa che necessita sempre di nuovi stimoli e che preferisce stravolgere completamente la sua esistenza, piuttosto di rimanere ancorata a una vita che non le appartiene.



DIAMO IL “BENVENUTO” A VIOLA…

1) Puoi raccontarci brevemente la tua storia? La domanda che tutti si pongono probabilmente è: “Come sei finita a lavorare all’altro capo del mondo?”

Ciao Maurizio!


Bè, tutto è iniziato studiando cinese alla Sapienza di Roma! Nel 2013 ho avuto poi l’opportunità di studiare per alcuni mesi presso la Beiwai di Pechino. Cosa dire? Esperienza meravigliosa! La prima esperienza realmente da sola, dall’altra parte del mondo, in un ambiente super internazionale. È scontato dire che dopo aver mangiato ravioli di dubbia provenienza nei villaggi sperduti della Cina, dopo aver visitato alcuni dei più bei luoghi dell’Asia e aver cavalcato a -10 gradi nella steppa Mongola, sono tornata in Italia completamente cambiata.

Ma la svolta è avvenuta a fine 2016.

Un freddo pomeriggio d’inverno mi chiama il mio migliore amico dalla Cina e mi dice “Viola la mia compagnia sta cercando docenti di lingua. Io te la butto lì… Qui si vive bene, il lavoro non è stressante e in città ci sono tante cose da fare! E pensa che qui ci sono anche le scimmie! Se vieni giuro che ti porto a vedere le scimmie sulle montagne!”.
Insomma, quando il tuo migliore amico ti propone di andare a vedere le scimmie sulle montagne…. Come si può rifiutare?!
Ho inviato la mia candidatura e 3 colloqui dopo ho comprato un biglietto di sola andata per il paese del Dragone!




2) Riuscire a integrarsi in una cultura così diversa dalla nostra non deve esser stato semplice. Quali sono state le maggiori difficoltà?

Come ogni expact sa, il primo mese è il più duro! Quattro settimane di puro panico tra visto, documenti, casa, fuso orario, lingua e imprecazioni così lunghe da diventare dei mantra.
Superato il primo mese però sono iniziate le difficoltà vere, ossia: adattarsi, capire e farsi capire.

Personalmente la mia difficoltà più grande è stata, ed è tutt’ora, interagire con il popolo cinese. È un popolo estremamente chiuso e riservato. Inoltre hanno un modo di ragionare, lavorare, esprimersi e vivere completamente diverso dal nostro e questa marcata differenza rende l’integrazione davvero complicata!

Per il momento ho solo 3 amici cinesi e tutti e 3 hanno studiato all’estero! Sono “cinesi a metà” come loro stessi si definiscono.


3) La tua famiglia come ha reagito alla notizia del tuo trasferimento in Oriente?

Onestamente non ricordo reazioni particolari. Prima di trasferirmi in Oriente, avevo già vissuto un breve periodo a Pechino e in Inghilterra, quindi penso fossero già preparati psicologicamente! Inoltre ero già adulta, quindi questo ha sicuramente reso la notizia più digeribile.


4) Giunta in Cina hai dapprima lavorato tra le montagne a Guiyang e successivamente ti sei spostata a Hainan, un’isola situata proprio di fronte al Vietnam, nel Mar Cinese Meridionale. Due località agli antipodi. Quale delle due hai preferito e perché?         

Sono due luoghi completamente diversi che ho amato per ragioni diverse, quindi mi rimane impossibile scegliere!

Guiyang resterà per sempre nel mio cuore in quanto mi ha regalato tante prime volte: il mio primo anno all’estero, la mia prima vera esperienza lavorativa, la mia prima casa. Di Guiyang ricorderò per sempre le montagne (e le scimmie!), i pomeriggi bevendo Tè nei vari templi nascosti, le passeggiate sul lungo fiume, le pagode, il peperoncino ovunque (tacci lor…).
Guiyang è montagna, freddo, pioggia, tradizione, storia.

Haikou invece è mare, caldo, cocco, bellezza, zanzare, biciclette.
Haikou mi piace per l’aria pulita, per i parchi, la pulizia, il cibo, il caldo. È una città abbastanza piccolina, e la qualità della vita è buona. Un piccolo difetto? Essendo un’isola tropicale, una meta turistica, di tradizionale ha veramente poco.




5) Quali caratteristiche del popolo cinese apprezzi e vorresti fare tue e quali invece proprio vorresti cambiare?

Del popolo cinese ne apprezzo la spiritualità degli anziani, l’importanza per la famiglia, l’amore per il movimento e la natura. I parchi cinesi sono sempre pieni di gente che si allena, canta, balla, suona strumenti, si esibisce, recita poesie e fa volare aquiloni! Ovunque è possibile vedere persone che fanno flessioni, spaccate, piroette e salti con la spada! Parliamo di signori di 60-70-80 anni! È un popolo sempre in movimento, con tanti interessi e voglia di fare!


Se penso al tipico anziano italiano, me lo immagino a casa, seduto sul divano, a guardare la televisione! Se penso invece al tipico anziano cinese, me lo immagino al parco, a petto nudo, ad allenarsi con la spada!
Una bella differenza, non credi? Sicuramente un punto per il popolo cinese!


Tra le caratteristiche che non apprezzo del popolo cinese ci sono invece la disorganizzazione, la mancanza di logica e problem solving. Essendo un popolo abituato a “eseguire” e non a “ragionare”, è davvero difficile avere una discussione costruttiva con un cinese!

Altro punto a sfavore è il caos che regna ovunque! Il caos per le strade, il caos al ristorante, il caos a lavoro! È un popolo estremamente rumoroso e caotico!


6) Come tutti ben sanno l’origine della terribile pandemia che ancora oggi mantiene in ginocchio il mondo intero è stata proprio la Cina. Come hai vissuto quei giorni così drammatici lontana da casa?

Lontana? …magari! Mi sono ritrovata in Italia bloccata per 8 mesi!


Lo scorso gennaio stavo viaggiando per il Vietnam, quando è esplosa all’improvviso l’emergenza. Presa dal panico, ho deciso di proseguire le mie restanti 3 settimane di ferie con la famiglia in Italia.
Ingenuamente pensavo si sarebbe tutto risolto nell’arco di qualche settimana.
Purtroppo come tutti noi sappiamo poco dopo anche L’Italia è entrata in piena emergenza e la Cina a marzo ha chiuso i suoi confini per ben sei mesi! Così sono rimasta bloccata in Italia, a casa con i miei genitori, continuando a pagare l’affitto del mio appartamento in Cina!
Sono riuscita a tornare in Asia solo a settembre, grazie a un volo speciale organizzato dalla camera di commercio.
Decisamente un anno che nessuno di noi dimenticherà!


7) Ritieni che questa esperienza non solo lavorativa, ma di vita, ti abbia cambiata o senti di essere rimasta la Viola di sempre?

Bè, come dice Buddha: “Il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è.”

Il cambiamento è inevitabile e fondamentale se si vuole sempre migliorare! Personalmente penso di essere cambiata molto, aver vissuto così tante esperienze e sfide ha aperto i miei orizzonti, e ormai utilizzo l’aggettivo “impossibile” sempre più raramente.




8) Che consiglio daresti a chi vorrebbe intraprendere un’esperienza lavorativa o scolastica all’estero, ma si sente frenato da timori e insicurezze?

Rispondo citando Mark Twain:

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi non mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.

A tutti i ragazzi che vorrebbero fare un’esperienza all’estero, ma si sentono bloccati dalla paura, dico di buttarsi, provare, rischiare!
Quando sono partita nel 2015 per l’Inghilterra, il mio progetto iniziale era di restarci almeno un anno! Bè, sono tornata in Italia dopo appena 5 mesi! Non mi piaceva la città, il clima, le persone e stavo avendo problemi a lavoro, insomma una catastrofe! Ne ho preso coscienza e sono tornata in patria! Tra vent’anni questa esperienza sarà per me solo una disavventura, non un “fallimento”, e assolutamente non un rimpianto!
Ho provato, ho fallito, ho ritentato.
Avrete paura, sarà stressante, dovrete mettervi alla prova, ma imparerete sempre qualcosa!


9) Ti sei mai pentita di esserti trasferita in Cina?

Assolutamente no! Forse dopo tre anni sento che è arrivato il momento di iniziare una nuova avventura, ma sono assolutamente riconoscente a questo paese per tutte le opportunità che mi ha dato.


10) Attualmente stai studiando Digital Marketing. Che progetti hai per il futuro? Pensi un giorno di tornare in Italia?

Digital Marketing? Si.

Tornare in Italia? No.

Attualmente sto approfondendo alcune tematiche di Digital Marketing perché il mio obiettivo è quello di diventare una nomade digitale. Vorrei riuscire a costruire una carriera completamente online così da potermi spostare liberamente. Per il momento è più un sogno che un progetto vero e proprio, ma sto iniziando a lavorarci.

L’Italia è un paese meraviglioso, e appena ne avrò la possibilità mi piacerebbe tanto visitarla da nord a sud gustandone tutte le meraviglie artistiche, paesaggistiche e culinarie, ma al momento non riesco a vedermi residente permanente. Il nostro è un paese dalla mentalità molto chiusa e arretrata, inoltre è il secondo paese più vecchio al mondo! Mancano i giovani, la vitalità, le idee, l’innovazione, la curiosità.
Ho 30 anni e l’Italia al momento non rispecchia ciò che cerco.




UN GRAZIE DI CUORE A VIOLA PER LA DISPONIBILITÀ E PER AVERCI APERTO LE PORTE DEL SUO MONDO.



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2 pensieri riguardo “Insegnare lingue in Cina – intervista a Viola Pajalich

  1. So di essere di parte perché Viola è mia nipote ,ma so che ha fatto bene ,perché anche io amo viaggiare conoscere altri popoli e altri luoghi, ma non è questo il punto Viola dice il giusto la nostra ‘Italia è troppo vecchia per apprezzare le nuove leve di giovani ,qui non esiste logica chi sta nei posti di comando pur sbagliando vengono premiati ,all’ Estero non funziona così, se stai in un posto di comando e sbagli vieni degradato, se fai bene vieni Premiato come meriti.

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